Collisione navi: ispezione rileva altro carburante in cisterna danneggiata

Collisione navi: ispezione rileva altro carburante in cisterna danneggiata

Sono in corso valutazioni tecniche sulle opportune modalità di esaurimento per trasferire la quantità residua di carburante a bordo di un’unità specializzata e scongiurare ulteriori rischi per l’ambiente marino.

A scopo precauzionale sono state immediatamente dirottate sul posto le navi della Guardia Costiera: Nave Peluso e Nave Ingianni e il mezzo disinquinante della Castalia ‘Koral’. L’unità antinquinamento d’altura ‘Ievoli Shuttle’ è stata specificatamente dedicata al monitoraggio continuo con finalità di protezione e prevenzione dell’Arcipelago Toscano.

La presenza di ulteriore carburante all’interno della cisterna lesionata della portacontainer Virginia, che si è scontrata lo scorso 7 ottobre con un mercantile a nord della Corsica, è stata rilevata nel corso di un’ispezione a bordo. Ispezione fatta da esperti in materia di sicurezza della navigazione italo-francesi.

Questa mattina, l’aereo Manta della Guardia Costiera, nell’attività di monitoraggio delle navi, ha registrato un continuo allontanamento dell’inquinamento dalle coste liguri. Motovedette dei Comandi regionali della Guardia Costiera di Genova e Livorno continuano il costante controllo delle acque liguri e toscane.
Intanto, l’altra nave coinvolta nella collisione, la Ulisse, ha raggiunto autonomamente il porto di Rades (Tunisia) assistita da un rimorchiatore e monitorata, a garanzia della sicurezza della navigazione e tutela dell’ambiente, da diversi mezzi navali dei Comandi territoriali della Guardia Costiera interessati al transito.

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Collisione navi, Greenpeace: da satellite idrocarburi su 100km quadrati

Collisione navi, Greenpeace: da satellite idrocarburi su 100km quadrati

Greenpeace afferma che le immagini satellitari, ottenute dal Satellite Sentinel, sulla collisione delle navi a nord della Corsica, nel Santuario dei cetacei, “mostrano che la contaminazione da idrocarburi interessa ormai oltre 100 chilometri quadrati”.

Greenpeace afferma che ha fatto una elaborazione su immagini satellitari che mostrano come “l’area interessata dalla contaminazione è passata dai circa 88 chilometri quadrati dell’8 ottobre ai 104 chilometri quadrati di ieri, 9 ottobre”.

“Questo è l’ennesimo disastro che si verifica nel Santuario dei Cetacei – osserva il direttore delle Campagne di Greenpeace Italia Alessandro Giannì – Recuperare gli idrocarburi dispersi è impossibile e se non si mettono a punto meccanismi efficaci per prevenire simili incidenti il Santuario dei Cetacei sarà sempre a rischio. È evidente che questo incidente tra il portacontainer Virginia e il traghetto Ulysses, a circa trenta chilometri a nord ovest di Capo Corso, poteva essere evitato”.

“Il sospetto che sulla plancia del traghetto Ulysses non ci fosse nessuno – prosegue il direttore – è assolutamente fondato e un meccanismo di controllo delle rotte che si applichi almeno alle grandi imbarcazioni avrebbe potuto prevenire quest’incidente”.

“Dopo la Costa Concordia, la perdita di bidoni con sostanze pericolose al largo della Gorgonia, il naufragio del cargo turco Mersa 2 sull’Isola d’Elba – ricorda Giannì – quest’ennesimo incidente ci conferma che il Santuario oggi è indifeso.”

“Chiediamo al ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, di dare finalmente concretezza, con i suoi colleghi di Francia e Monaco/Montecarlo, al Santuario dei Cetacei – conclude Giannì – che evidentemente, per ora, è solo un Santuario virtuale”.

Greenpeace riferisce che le prossime ore, potrebbero essere decisive per l’evoluzione di questo disastro. Inoltre, riporta l’organizzazione: “secondo quanto si apprende da fonti stampa francesi, si potrebbe trattare del rilascio di varie centinaia di tonnellate di combustibile Ifo (Intermediate Fuel Oil), una sostanza più leggera del bunker (combustibile semisolido), con un livello di tossicità acuta definito ‘medio’, ma con elevato livello di rischio per imbrattamento (a causa dell’elevata viscosità) e con elevata persistenza”

“Fino ad ora le condizioni meteo sono ottimali, ma tra ventiquattro ore nella zona sono previste onde di due metri. Ciò potrebbe comportare non solo una notevolissima, ulteriore, dispersione degli idrocarburi fuoriusciti dalla portacontainer Virginia, ma anche rendere difficoltosa l’operazione di separazione delle due navi. In condizione di mare agitato, peraltro, le due navi potrebbero subire danni ulteriori con conseguenze pericolosamente imprevedibili”.

 

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