Cacciata di casa perché gay. Procura apre inchiesta dopo denuncia ragazza

Cacciata di casa perché gay. Procura apre inchiesta dopo denuncia ragazza

Un’inchiesta per violenza privata, partita in seguito alla denuncia per violenza privata e inosservanza degli obblighi di assistenza familiare da parte di una ragazza di Castelfiorentino (Firenze) di nome Malika cacciata dalla famiglia perché omosessuale.

Il fascicolo è stato aperta dalla procura della Repubblica di Firenze nelle scorse ore. E’ solo l’ultimo degli sviluppi di una vicenda partita nel gennaio scorso quando la giovane ha comunicato ai suoi familiari il suo orientamento sessuale.

Sulla base della denuncia presentata dalla ragazza ai carabinieri della compagnia di Empoli (Firenze) il pm Giovanni Solinas ha delegato accertamenti per stabilire se siano stati commessi reati. I militari erano intervenuti nel momento in cui la ragazza non era potuta rientrare nell’abitazione della famiglia in quanto i genitori avevano cambiato la serratura.

Senz’altro la testimonianza di Malika Chalhy raccolta dalla collega Maria Elena Gottarelli per fanpage.it è un colpo allo stomaco sia che ci si metta nei panni di una madre, che di una famiglia ma soprattutto di un qualsiasi essere umano che rivendica solo la propria libertà ed autodeterminazione.

“Non ho fatto niente a nessuno” ribadisce raccontando di come il mondo gli sia caduto addosso, lasciata sola e stigmatizzata dalla sua famiglia e provando paura per se stessa.

Dalla diffusione dell’intervista sui social e sui media è partito un tam tam di solidarietà nei confronti della ragazza che è stata mandata via di casa senza nemmeno i suoi effetti personali. Priva di tutto ma soprattutto priva del sostegno della sua famiglia.

C’è una raccolta fondi promossa dalla cugina Yasmin Atil sulla piattaforma Gofundme che ha già raccolto oltre 25 mila euro.

“Come potrete immaginare le spese sostenute da Malika in questi due mesi sono state cospicue, a partire dai vestiti che le mancavano, all’avvocato e psicologo che in questo periodo la stanno aiutando, ed è per questo che diamo il modo a chi legge la sua
storia di aiutarla attraverso questa piattaforma”, si legge nell’appello a dare un contributo.

Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Castelfiorentino Alessio Falorni, lanciando via Fb un video appello di sostegno alla giovane. falorni ieri ha incontrato anche i familiari della ragazza.  (In podcast un estratto del secondo video postato successivamente sui social).

Numerose le reazioni di solidarietà alla ragazza anche sul fronte politico. Parole di vicinanza rivolte anche dal presidente del Parlamento europeo, David Sassoli. “La mia solidarietà a Malika, cacciata dalla famiglia e minacciata, senza la possibilità di tornare a prendere gli effetti personali. Questo accade perché è innamorata di una ragazza, e rivendica il diritto a vivere liberamente le scelte affettive”.

“L’ennesimo caso di omofobia, anche in famiglia. Nessuno può essere discriminato a causa della persona che ama”. Lo afferma il presidente del Consiglio regionale della Toscana, Antonio Mazzeo, su Facebook. “L’approvazione del ddl Zan contro l’omofobia non è più rimandabile”, aggiunge. Lo ribadiscono anche i parlamentari  dem toscani Caterina Biti, Dario Parrini e Luca Lotti.
”L’odio e la violenza che i familiari hanno rivolto alla ragazza sono raccapriccianti e dimostrano che non c’è più tempo da perdere: il ddl Zan va approvato”.
“E’ una vicenda dolorosissima, che ci impone di riflettere molto su quanto ci sia ancora da lottare per costruire una cultura diffusa di rispetto e di uguaglianza verso le persone LGBTQIA+”. A dichiararlo e’ l’assessora regionale alle pari opportunita’ Alessandra Nardini che torna a chiedere l’approvazione del disegno di legge Zan, per sancire il diritto di ogni cittadina e di ogni cittadino a non subire discriminazioni e violenze per chi si e’ o per chi si ama”.
Intanto “Il Comitato Toscana Pride vuole esprimere la  piena vicinanza e solidarietà alla giovane e “renderci disponibili a fare quanto nelle nostre forze per supportarla in questa difficile situazione”.

Nel raccontare questa storia ed esprimere il nostro sostegno a Malika non possiamo non ricordare che esattamente nell’aprile di 14 anni fa Controradio lanciava la campagna ‘Uno straccetto rosa per la laicità”.  Partì l’idea dai nostri ascoltatori: “Uno straccetto colorato alle nostre borse, alle auto, agli scooter, alle finestre, uno straccetto per dichiarare pubblicamente la nostra voglia di laicità e la nostra contrarietà alle pesanti e quotidiane ingerenze del Vaticano nella vita politica italiana? E scegliete voi il colore”. Gli ascoltatori scelsero: rosa porpora cardinalizio. Un microfono aperto si trasformò  subito in un diluvio di telefonate per testimoniare la voglia di laicità. Migliaia gli straccetti distribuito, le realtà che aderirono, e l’adozione anche a Bologna della stessa campagna.

 

A distanza di 14 anni sia in Vaticano che in Parlamento se dei passi avanti sono stati fatti in termini di unioni civili e riconoscimento dei diritti, sappiamo quanta strada c’è da fare come dimostra la non benedizione alle coppie gay e lo stallo del ddl zan.

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