Bambagioni: “commissariare coop del Forteto”

Bambagioni: “commissariare coop del Forteto”

Il presidente della seconda commisone d’inchiesta sul Forteto scrive al ministro Calenda: “Con Fiesoli condannato, rimane da affrontare il tema della guida della cooperativa agricola”.

Una lettera al ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda sulla vicenda del Forteto per ribadire la necessità di commissariare la cooperativa agricola, alla luce della condanna definitiva del fondatore della comunità Rodolfo Fiesoli.

L’ha scritta il consigliere regionale Pd, presidente della seconda commissione di inchiesta toscana sul Forteto, Paolo Bambagioni. “Quella de ‘Il Forteto’ non è uno dei tanti casi di abusi e violenze su minori”, sottolinea, e “ora che Rodolfo Fiesoli è stato condannato con sentenza definitiva dalla Cassazione, rimane da affrontare il tema della guida della cooperativa agricola sorta negli anni ’70 contemporaneamente alla comunità”.

Bambagioni sottolinea che “il commissariamento della cooperativa Il Forteto, oltre ad essere un atto di giustizia, sarebbe un atto di salvaguardia della realtà economica in quanto verrebbero ripristinati condizioni di neutralità e indipendenza rispetto a coloro che si sono macchiati di questi crimini”.

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Solitaire, Firenze ospita l’installazione di Stéphane Thidet

Solitaire, Firenze ospita l’installazione di Stéphane Thidet

L’artista francese, vincitore della prima edizione del premio “Anna Morettini”, ha scelto la chiesa sconsacrasta di Santa Monaca per l’installazione. L’esposizione si concluderà il 25 febbraio.

Si inaugura domani a Firenze l’installazione “Solitaire” dell’artista francese Stéphane Thidet, vincitore della prima edizione del ‘Premio Anna Morettini’.  L’opera, presentata la prima volta a Parigi nel 2016, ora è ospitata nella chiesa di Santa Monaca, in Oltrarno, oggi sconsacrata.

É un invito alla contemplazione e alla meditazione l’installazione che Thidet ha realizzato nella vecchia sacrestia del Collège des Bernardins “Solitaire”, il suolo ricoperto d’acqua infranto dal movimento di due alberi morti sospesi dall’alto.

Il ‘Premio Anna Morettini’, che ha il patrocinio del Comune di Firenze ed è alla sua prima edizione, si rivolge ad artisti under 45 di tutte le nazionalità, ma dai solidi legami intellettuali e artistici con la nostra  città, che siano rappresentati da una o più gallerie o che dimostrino di aver già esposto il proprio lavoro negli spazi di un’istituzione culturale. Ogni anno il Premio propone un tema che i partecipanti dovranno reinterpretare in chiave contemporanea: la prima edizione è stata dedicata a ‘L’universo Savonarola’, al rapporto che ha creato con la tradizione artistica fiorentina.

Thidet è nato il 20 maggio 1974 a Parigi, vive e lavora tra Parigi e Aubervilliers.Diplomato alla École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi nel 2002 e alla École Supèrieur des Beaux-Arts di Rouen nel 1996. Insegna alla École Supérieure des Beaux-arts di Nantes. Stéphane Thidet ha esposto all’Abazia di Maubuisson, al Collège des Bernardins, a La Maison Rouge e al Palais de Tokyo, per citarne alcune, e partecipato alla Nuit Blanche 2016 a Parigi.

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Ubriaco aggredisce compagna, arrestato

Ubriaco aggredisce compagna, arrestato

Firenze: l’aggressore, un uomo di 40 anni, era già noto alle forze dell’ordine per episodi di violenza domestica. Ad aiutare la vittima è stata la madre che, sovrapponendosi fra i coniugi è riuscita ad impedire ulteriori violenze.

Ubriaco, nel corso di una lite ha aggredito la compagna scagliandole contro un posacenere di ceramica, ferendola alla testa. L’uomo, un 40enne del Marocco, già noto alle forze dell’ordine anche per reati simili, è stato arrestato dai carabinieri per maltrattamenti e lesioni. E’ accaduto la notte scorsa, intorno alle 3, in un edificio occupato di via Panciatichi, a Firenze, ex sede dell’Agenzia delle Entrate.

La donna, una 42enne italiana, ha riportato una ferita alla testa e un lieve trauma cranico. A dare l’allarme al 112 è stata la madre della vittima. Arrivata a Firenze nei giorni scorsi, proprio perché preoccupata per le continue violenze che la figlia raccontava di subire, ha assistito alla scena ed è riuscita a frapporsi tra i due, permettendo alla 42enne di uscire dalla stanza e di allontanarsi prima di essere aggredita di nuovo.

Quando i militari sono entrati nell’edificio, l’uomo stava ancora girando per i corridoi alla ricerca della donna. Secondo quanto spiegato dai carabinieri, nel corso delle loro relazione, iniziata circa un anno fa, il 40enne si è reso protagonista di vari episodi di violenza nei confronti della compagna. Lo scorso agosto è stato denunciato dalla polizia per averla picchiata rompendole quattro costole.

In passato era stato denunciato, a Prato, per maltrattamenti verso la ex moglie. Sempre nello stabile occupato di via Panciatichi, lo scorso 22 agosto un uomo di nazionalità marocchina è stato aggredito e picchiato per aver rifiutato di pagare un affitto di 250 euro per poter vivere nello stabile. I suoi aggressori, un 29enne marocchino e un 37enne algerino, furono arrestati nei giorni successivi dai carabinieri.

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A Villa Bardini gli scatti di Luca Berti tra Scandinavia e Paesi Baltici

A Villa Bardini gli scatti di Luca Berti tra Scandinavia e Paesi Baltici

La mostra fotografica del fiorentino Luca Berti, dal titolo “Norden. Uomo e Natura tra Scandinavia e Paesi Baltici”, sarà a Villa Bardini, dal 19 gennaio al 19 febbraio. Oggi, alle ore 17, visita alla mostra assieme all’autore.

Si apre con una mostra dedicata agli scatti di un giovane fiorentino in Scandinavia e Paesi Baltici, Luca Berti, la nuova stagione espositiva di Villa Bardini, promossa e organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze  in collaborazione con la Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron. Sono esposte 60 immagini ripartite fra le varie nazioni visitate dall’artista (Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Norvegia, Svezia), le cui rappresentanze diplomatiche hanno dato il loro patrocinio al progetto espositivo. È curata da Emanuele Barletti e il  catalogo è edito da Polistampa.

Berti, ha eletto da quasi 10 anni, al centro della sua attività di fotografo, l’Europa del nord da dove ha iniziato a sviluppare un singolare e straordinario intreccio di esperienze visive che lo hanno portato a coprire lunghe distanze all’interno dei Paesi scandinavi e di quelli baltici. Dai suoi viaggi ha tratto un’ampia documentazione antropologica e ambientale di realtà soprattutto rurali. Numerose le mostre personali, svoltesi in varie località di questa vasta area geografica, dove l’artista si è fatto conoscere e apprezzare ben oltre ogni aspettativa, ma non ha mai esposto nel nostro Paese e nella sua città.

Questa esposizione è la prima in Italia ed è un motivo quindi di grande interesse e soddisfazione anche perchè apre una ‘finestra’ su una parte di mondo che, ancorché relativamente vicina, appare assai poco nota alle nostre latitudini. L’autore, con la lucida nitidezza di un bianco e nero formalmente classico ma vissuto psicologicamente con un approccio fortemente emotivo e partecipato, ci accompagna negli spazi di un Europa che sembra fuori del tempo. Essa, infatti, nella lettura del fotografo, è come sospesa tra atmosfere e sentimenti che credevamo perduti e che si ricompongo in un rapporto tra uomo e natura molto forte e al limite di una condizione esistenziale che si direbbe appartenere ad altre epoche.

“Questo evento – sottolinea  il Presidente della Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron Jacopo Speranza – si inserisce in un percorso ormai consolidato in virtù del quale Villa Bardini  ha potuto ospitare nel tempo personalità di grande caratura nazionale ed internazionale, a conferma di come l’arte della fotografia, nell’era digitale in cui tutti, generalmente muniti di una compact tascabile, possono sentirsi ‘fotografi’, resta comunque una disciplina difficile e complessa. È anche motivo di grande soddisfazione che Luca Berti possa tenere la sua prima esposizione italiana nella sua città natale e ci fa anche piacere rendere partecipe il pubblico di orizzonti nordici che conosciamo poco, attraverso gli occhi di un fiorentino che li ha vissuti e li vive abitualmente, trasmettendoci valori di armonia e bellezza che ci sentiamo di condividere con lui’’.

 

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Familie Flöz porta Teatro Delusio al Puccini

Familie Flöz porta Teatro Delusio al Puccini

Andrà in scena al Teatro Puccini domani, 19 gennaio, e sabato 20 gennaio alle ore 21.00, mentre domenica 21 gennaio alle ore 16.45, lo spettacolo, della compagnia Familie Flöz, Teatro Delusio.

 

Il Teatro Delusio è teatro nel teatro. L’inquietante vivezza delle maschere, le fulminee trasformazioni ed una poesia tipicamente Flöz trascinano il pubblico in un mondo a sé stante, un mondo carico di misteriosa comicità. Con l’aiuto di costumi raffinati e di suoni e luci ben concepiti, i tre attori mettono in scena 29 personaggi e danno vita ad un teatro completo.

Lo spettacolo gioca con le innumerevoli sfaccettature del mondo teatrale: in scena e dietro le quinte, fra illusioni e disillusioni nasce uno spazio carico di toccante umanità. Mentre la scena diventa backstage ed il backstage è messo in scena, i tecnici Bob, Bernd e Ivan tirano a campare dietro le quinte. Tre aiutanti instancabili, divisi dal luccicante mondo del palcoscenico solo da un misero sipario eppur lontani da esso anni luce, che lottano per realizzare i propri sogni: Bernd, sensibile e cagionevole, cerca la felicità nella letteratura ma la trova improvvisamente personificata nella ballerina tardiva; il desiderio di riconoscimento di Bob lo porterà al trionfo e alla distruzione, mentre Ivan, il capo del backstage che non vuole perdere il controllo sul teatro, finirà per perdere tutto il resto. Le loro vite all’ombra della ribalta si intrecciano nei modi più strani al mondo scintillante dell’apparenza. E all’improvviso loro stessi si ritrovano ad essere i protagonisti di quel palcoscenico, che in fondo equivale al loro mondo.

Familie Flöz fa teatro servendosi di mezzi che vengono “prima” del linguaggio parlato. Ogni conflitto si manifesta prima di tutto nel corpo. Il conflitto corporeo è l’origine di ogni situazione drammatica. Tutte le pièce teatrali hanno origine da un processo creativo-collettivo, nel quale tutti gli interpreti fungono anche da autori di figure e di situazioni. Nel corso di svariate improvvisazioni, il gruppo individua un tema, raccoglie materiale drammatico e ne discute ancora molto a lungo, prima di mettere in gioco le maschere. Similmente a un testo, una maschera porta con sé non solo una forma, ma anche un contenuto. Il processo di sviluppo di una maschera, che va dalla sperimentazione sul palco, fino alla simbiosi attore/maschera è determinante per il risultato.

Il paradosso fondamentale della maschera, cioè il fatto di celare un viso animato dietro una forma statica e con essa di creare figure viventi, costituisce per l’attore una vera e propria sfida da raccogliere. E non solo per lui. La maschera prende vita innanzitutto nell’immaginazione dello spettatore, il quale in questo modo ne diventa, in una certa misura, anche il creatore.

Ricettivi anche verso le reazioni degli spettatori, con uno sguardo critico sempre rivolto al proprio lavoro, tutte le produzioni Flöz vengono spesso modificate nel corso del tempo, sviluppando così la loro pienezza e intensità.

 

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