AuroradiSera torna a Scandicci dal 25 gennaio

AuroradiSera torna a Scandicci dal 25 gennaio

Dal 25 gennaio al 5 aprile 2018, alle 21.15, torna la rassegna teatrale AuroradiSera, quest’anno con 5 spettacoli di grandi artisti del panorama italiano presso il Teatro Aurora di Scandicci.

La rassegna ideata e organizzata dal Comune di Scandicci e dalla Fondazione Toscana Spettacolo onlus in collaborazione con il Teatro Aurora, presenta un programma ricco di novità: dal numero di spettacoli, cinque appuntamenti (uno in più dello scorso anno), agli interpreti, artisti e intellettuali al servizio dello spettacolo e della cultura. Il 25 gennaio primo appuntamento con Federico Rampini in Trump Blues, il 15 febbraio Marco Berry con Mindshock, il 27 febbraio Alessandro Bergonzoni con Sìì!!, il 14 marzo Marina Massironi e Alessandra Faiella con Rosalyn, il 5 aprile Paolo Hendel con Fuga da via Pigafetta; l’inizio spettacoli è alle 21,15.

L’apertura giovedì 25 gennaio è affidata al giornalista e saggista Federico Rampini che in “Trump Blues” racconta le gesta del presidente americano, con un viaggio nei nuovi populismi. Giovedì 15 febbraio Marco Berry – illusionista, escapologo, conduttore televisivo (ed ex Iena) – con “Mindshock”, conduce il pubblico attraverso una serie di esperimenti alla scoperta dei meccanismi della psiche. Alessandro Bergonzoni ritorna a Scandicci martedì 27 febbraio con “Sìì!!” il nuovo spettacolo tutto da scoprire. “Rosalyn”, in scena mercoledì 14 marzo con Marina Massironi e Alessandra Faiella, è una commedia noir e uno spaccato della società americana contemporanea. La chiusura di stagione, giovedì 5 aprile, è nelle mani di Paolo Hendelprotagonista di “Fuga da via Pigafetta”: con la sua straniante comicità l’attore fiorentino coniuga l’ironia feroce sul degrado del presente con i toni appassionati di una commedia di sentimenti.

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Ponte all’Indiano, nuove soluzioni viabilità cercasi

Ponte all’Indiano, nuove soluzioni viabilità cercasi

Firenze, Palazzo Vecchio affiderà l’incarico per lo studio di nuovo assetto per definire soluzioni future per la viabilità di confine tra i Comuni di Firenze e Scandicci nell’area di Ponte all’Indiano.

A tale scopo si è svolto giovedì un incontro tra gli assessori alla mobilità di Firenze e di Scandicci e il vicesindaco e assessore alle opere pubbliche di Scandicci, nello specifico il tema della riunione è stata la fluidificazione del traffico nei percorsi di collegamento tra il Galluzzo ed il Ponte all’Indiano, con i passaggi nel territorio di Scandicci e lungo le direttrici Ponte a Greve, Pisana e via Baccio da Montelupo.

L’incontro tra gli amministratori si è concluso con l’impegno del Comune di Firenze ad affidare l’incarico per studiare soluzioni per lo snodo tra le vie Pestalozzi e Pisana a Ponte a Greve, via Baccio da Montelupo e il Ponte all’Indiano.

Si tratta dell’ultimo tratto di viabilità ancora senza una ipotesi risolutiva lungo il percorso Galluzzo-Indiano dopo la realizzazione da parte del Comune di Firenze delle rotatorie di via Minervini e via Bugiardini.

E visto le procedure, in fase avanzata, relative alla prosecuzione dello Stradone dell’ospedale per il collegamento diretto tra viale Nenni, il policlinico di Torregalli e via di Scandicci; e alla nuova rotonda all’incrocio del Cantone, tra via delle Bagnese, via Poccianti, via Ponte a Greve e via di Scandicci.

Questi interventi consentiranno anche un accesso più rapido al Pronto Soccorso di Torregalli per i mezzi del 118.

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A Scandicci torna Il Libro della Vita, con Eraldo Affinati

A Scandicci torna Il Libro della Vita, con Eraldo Affinati

Appuntamento domenica 14 gennaio alle ore 11:00, all’Auditorium di Scandicci in piazza della Resistenza, con la rassegna del Libro della vita. Si Riparte con Eraldo Affinati, che parlerà del libro “Penny Wirton e sua madre”, scritto da Silvio D’Arzo.

Rassegna fortunata che ha visto passare durante le precedenti edizione più di 15mila persone, ormai diventati una comunità. Il Libro della vita ha incontrato il favore di tanti cittadini perchè è una rassegna dove non si vende né si promuove niente. Centrale è la dinamica del dono e dunque della gratuità. La rassegna è animata da personaggi autorevoli, grandi affabulatori, che in 50 minuti, senza interruzioni, ci raccontano il libro che ha segnato la loro esistenza.

Eraldo Affinati è uno scrittore e insegnante, nato a Roma il 21 febbraio 1956. Insieme alla moglie, Anna Luce Lenzi, nel 2008 ha fondato la scuola Penny Wirton per l’insegnamento dell’italiano agli immigrati.

Silvio D’Arzo, pseudonimo di Ezio Comparoni, è stato uno scrittore italiano. Nasce a Reggio Emilia nel 1920. A sedici anni ottiene la maturità classica presentandosi come privatista a Pavia, dopo essere stato preparato dal professor Giuseppe Zonta, e nel 1941 si laurea in Lettere presso l’Università di Bologna con una tesi di glottologia. In vita pubblica un solo romanzo, nel 1942, All’insegna del buon corsiero (Firenze, Vallecchi), ma scrive alcuni fra i più importanti e misconosciuti racconti della letteratura italiana del Novecento. L’opera sicuramente più importante di D’Arzo è il racconto lungo Casa d’altri, uscito postumo nel 1953 e che è stato definito da Eugenio Montale un racconto perfetto. Muore di leucemia a soli 32 anni, nel 1952.

Il romanzo ” Penny Wirton e sua madre” trasporta il lettore nel 1721, sollevando il sipario sulla Contea di Pictown. È Penny Wirton ad essere in scena. E’ poco meno che un ragazzo e ha sole tre cose: un vestito giallo, una madre che fa nascere i bambini e un padre al cimitero sulla collina. Questa è la sua storia, questa è la storia del suo giorno, della sua “seconda nascita”. Di come il bambino che fugge di casa per sottrarsi alla vergogna di non avere avuto un padre nobile, scopre le motivazioni, dopo sorprendenti peripezie, per tornare e ritrovare nell’amore della madre la dignità della propria condizione umana e sociale. Romanzo dalla lunga e tormentata gestazione – l’autore vi mise mano nel 1943 e terminò la terza redazione cinque anni dopo – Penny Wirton è l’altro versante di Casa d’altri. Non solo perché le due opere sono coeve ma perché si sono spartite l’autobiografia dell’autore.

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