Confcommercio Toscana annuncia la riapertura delle attività l’1 maggio

Confcommercio Toscana annuncia la riapertura delle attività l’1 maggio

Durante la manifestazione degli esercenti tenutasi oggi a Firenze, Confcommercio Toscana ha dichiarato che senza una data certa le attività riapriranno dall’1 maggio.

Durante la manifestazione che si è tenuta oggi davanti alla prefettura di Firenze, e in altre 21 città d’Italia, Confcommercio Toscana e gli esercenti locali hanno fatto pressione sugli organi di governo per avere indicazioni chiare e definitive sulle riaperture, minacciando di riavviare forzatamente le attività il 1 maggio in assenza di una risposta.

Come annunciato precedentemente, l’appello di Confcommercio Toscana è “Fateci riaprire o riapriamo da soli”. Le imprese hanno aggiunto: “Abbiamo bisogno di una data certa per riaprire. Se non arriva una data certa, noi al massimo l’1 maggio riapriamo”. A manifestare si sono presentate centinaia di persone. Una delegazione è stata ricevuta in udienza prima dal Prefetto Alessandra Guidi e successivamente dal Presidente della Regione Eugenio Giani.

Anna Lapini, Presidente di Confcommercio Toscana, ha spiegato il significato della manifestazione: “Stare qui oggi per molti di noi è una sofferenza ma non abbiamo più scelta. Abbiamo auspicato un cambio di passo del nuovo Governo ma non è arrivato. Noi siamo un mondo grandissimo che ha bisogno di lavorare”.

In merito alla minaccia di riaprire le attività l’1 maggio, in contravvenzione alle leggi attualmente in vigore, Lapini ha aggiunto: “Finora siamo stati ligi alle regole, rispettosi delle istituzioni e dei ruoli, ma ora la misura è colpa”.

Il Direttore di Confcommercio Toscana, Franco Marinoni, ha criticato il mancato permesso alla riapertura trovando le ragioni degli esercenti nel fatto che “i nostri negozi sono chiusi ma il contagio non diminuisce, anzi”.

La manifestazione di Firenze si è svolta in coordinamento con quella di Roma, organizzata da Fipe e Confcommercio, dove anche lì è stata chiesta chiarezza al Governo: proprio a Roma il presidente di Fipe Confcommercio Toscana Aldo Cursano, in qualità di vicepresidente vicario nazionale della Federazione italiana dei pubblici esercizi Fipe-Confcommercio incontrerà il premier Mario Draghi.

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Catena umana settore terziario “Servono interventi immediati per salvare le aziende”

Catena umana settore terziario “Servono interventi immediati per salvare le aziende”

Il presidio delle imprese: una catena umana dal ristorante La Maremma, dove pochi mesi fa si è suicidato un’imprenditore, fino al Duomo organizzata da Confcommercio Toscana e Confesercenti Toscana in dieci città toscane

Oltre 400 persone a rappresentare ristoranti, bar, agenzie di viaggio, palestre, piscine, scuole di danza, agenzie di viaggio e commercianti, con sede fissa e ambulanti, in una catena umana che va dalla zona di piazza Santa Croce fino a piazza Duomo, davanti alla sede della Regione Toscana.

E’ quanto organizzato oggi da Confcommercio Toscana e Confesercenti Toscana per chiedere un cambio di passo nella gestione dell’emergenza e la possibilità di riaprire le attività.

catena umana esercenti
Foto Controradio

A Firenze, in particolare, la catena umana esercenti è partita dal ristorante ‘La Maremma’ di via Verdi, dove nell’agosto scorso il proprietario si è tolto la vita. Presente alla manifestazione di oggi anche la vedova del ristoratore 44enne.

Gli imprenditori e le imprenditrici del terziario presenti alla manifestazione, uniti da un nastro tricolore da piazza Santa Croce fino a piazza Duomo, hanno anche mostrato alcuni manifesti con scritto ‘riapriamo’, ‘il lavoro è un diritto’, ‘salviamo le imprese’, ‘avere un futuro è un nostro diritto’, ‘lavoriamo in sicurezza’.

L’iniziativa è andata in scena in tutti i capoluoghi toscani più la città di Viareggio. A Pisa circa 200 operatori e operatrici del commercio e del mondo del terziario hanno manifestato stamani sotto la Torre pendente a Pisa aderendo all’iniziativa regionale di Confcommercio e Confesercenti per chiedere di “superare le chiusure e tornare a lavorare in sicurezza”.

catena umana esercenti

Le associazioni di categoria chiedono infatti “ristori immediati parametrati sulla perdita di fatturato, riapertura immediata di tutte le attività chiuse, moratoria fiscale per gli anni 2020 e 2021, proroga della cassa integrazione al prossimo 31 dicembre” è una serie di altre misure di sostegno.

A Firenze la manifestazione, statica, composta e silenziosa, ha visto una “catena umana” lunga poco meno di un chilometro snodarsi nel cuore della città, da via Verdi fino a piazza del Duomo. A comporla oltre 400 imprenditori, professionisti e dipendenti delle imprese del terziario di tutta la provincia, che – uniti simbolicamente da un nastro tricolore, ma distanziati l’un l’altro come vogliono le normative di sicurezza antiCovid – hanno voluto manifestare pubblicamente la propria sofferenza e le difficoltà in cui vivono ormai da un anno, potendo lavorare solo a scarto ridotto (ad esempio, i pubblici esercizi) o addirittura per nulla (il mondo dello sport, dello spettacolo, degli eventi e dell’intrattenimento).

“Se il Governo continua, dopo un anno, a non garantire il diritto al lavoro in nome della salute, avrà sulle spalle la responsabilità civile, morale e sociale della distruzione economica del nostro Paese”, dicono con fermezza i presidenti della Confcommercio di Firenze Aldo Cursano e di Confesercenti Claudio Bianchi, che hanno coordinato la manifestazione fiorentina insieme ai loro direttori Franco Marinoni e Alberto Marini.

I dirigenti di Confcommercio e Confesercenti hanno quindi camminato insieme lungo le strade lungo le quali si snodava la “catena umana”: piazza Salvemini, Borgo degli Albizi, via del Proconsolo, fino ad arrivare in piazza Duomo 10, di fronte alla Presidenza della Regione Toscana, dove erano attesi dall’assessore alla attività produttive Leonardo Marras, che ha espresso la solidarietà del governo regionale alle ragioni della protesta. Infine, si sono recati in Prefettura per consegnare nelle mani del Prefetto Alessandra Guidi il documento unitario contenente dieci richieste degli imprenditori del terziario, con la preghiera che il massimo esponente locale dello Stato se ne faccia portavoce presso il governo nazionale.

“Dieci richieste ma che possono riassumersi in due principali: poter tornare tutti al lavoro, pur con le regole e limitazioni imposte dalla necessità di arginare la pandemia, e – laddove questo non fosse possibile – avere ristori dignitosi e sufficienti per tirare avanti continuando a garantire l’occupazione”, dicono i presidenti Cursano e Bianchi.

“L’emergenza pandemica non è più solo sanitaria, ma è diventata anche economica, in maniera sempre più drammatica con il passare dei mesi”, si legge nella premessa del documento unitario di Confcommercio e Confesercenti, “abbiamo accettato con grande senso di responsabilità tutte le misure di sicurezza che venivano imposte alle nostre attività dal Governo, investendo tempo e denaro. Ma la pandemia non si è arrestata e pare purtroppo ancora lontano il momento in cui potremo dirci completamente fuori dal pericolo. Il piano vaccinale va avanti ancora troppo lentamente e le nostre imprese continuano ad arrancare attingendo ai risparmi personali (i pochi rimasti) dei titolari, ai fidi bancari (che vengono erogati sempre meno) e ai pochi ristori arrivati dal Governo e dalla Regione Toscana”.

Da qui la fortissima preoccupazione “per il futuro delle nostre imprese ma anche per quello dell’occupazione, soprattutto alla luce dell’eventuale sblocco al divieto dei licenziamenti”. Poi, gli interrogativi che restano ancora aperti. Su tutti, uno: “non comprendiamo perché, di tutti i settori economici esistenti, solo il nostro sia stato colpito così duramente dalle restrizioni e dalle chiusure. Mentre interi comparti del terziario sono stati completamente bloccati (si vedano le palestre, i cinema, i teatri, le discoteche, il settore degli eventi) o possono lavorare solo a singhiozzo e a regime ridotto (ad esempio, i pubblici esercizi o i negozi di moda), imprese di altri settori sono rimaste ferme solo per poco più di 15 giorni. Come se il pericolo di assembramenti e contagi riguardasse esclusivamente le aziende ed i lavoratori del terziario”.

“Lo Stato – prosegue il documento – non può scaricare sulle nostre spalle tutto il peso di una situazione drammatica, come se la diffusione del contagio dipendesse dalla nostra attività. Se così fosse, la pandemia sarebbe già conclusa da tempo, invece i contagi continuano anche quando le nostre aziende sono chiuse. Le nostre attività si svolgono in luoghi controllati e controllabili. Se è necessario il vaccino, chiediamo di essere vaccinati. Se si devono rivedere i protocolli, siamo pronti a rivederli. Ma questo deve servire a ridarci la dignità del lavoro”

Il documento consegnato in prefettura a Firenze, il medesimo che nello stesso momento è stato consegnato ai prefetti di tutte le altre città toscane coinvolte nella mobilitazione, si conclude dunque con le dieci richieste:

  1. ristori immediati parametrati sulla perdita di fatturato;
  2. riapertura immediata in sicurezza di tutte le attività chiuse;
  3. moratoria fiscale per gli anni 2020-2021;
  4. proroga della cassa integrazione e della moratoria dei mutui e finanziamenti fino al 31 dicembre 2021;
  5. rimodulazione delle locazioni commerciali e blocco degli sfratti;
  6. taglio del cuneo fiscale che grava sulle imprese;
  7. creazione di un piano “ripartenza” per il terziario;
  8. vaccinazione immediata di imprenditori e addetti del terziario;
  9. pagamento immediato di tutti i bonus ristori e indennizzi sospesi;
  10. passaporto sanitario europeo per spostamenti Ue.

 

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Catena umana settore terziario “Servono interventi immediati per salvare le aziende”

Catena umana settore terziario “Servono interventi immediati per salvare le aziende”

Il presidio delle imprese: una catena umana dal ristorante La Maremma, dove pochi mesi fa si è suicidato un’imprenditore, fino al Duomo organizzata da Confcommercio Toscana e Confesercenti Toscana in dieci città toscane

Oltre 400 persone a rappresentare ristoranti, bar, agenzie di viaggio, palestre, piscine, scuole di danza, agenzie di viaggio e commercianti, con sede fissa e ambulanti, in una catena umana che va dalla zona di piazza Santa Croce fino a piazza Duomo, davanti alla sede della Regione Toscana.

E’ quanto organizzato oggi da Confcommercio Toscana e Confesercenti Toscana per chiedere un cambio di passo nella gestione dell’emergenza e la possibilità di riaprire le attività.

catena umana esercenti
Foto Controradio

A Firenze, in particolare, la catena umana esercenti è partita dal ristorante ‘La Maremma’ di via Verdi, dove nell’agosto scorso il proprietario si è tolto la vita. Presente alla manifestazione di oggi anche la vedova del ristoratore 44enne.

Gli imprenditori e le imprenditrici del terziario presenti alla manifestazione, uniti da un nastro tricolore da piazza Santa Croce fino a piazza Duomo, hanno anche mostrato alcuni manifesti con scritto ‘riapriamo’, ‘il lavoro è un diritto’, ‘salviamo le imprese’, ‘avere un futuro è un nostro diritto’, ‘lavoriamo in sicurezza’.

L’iniziativa è andata in scena in tutti i capoluoghi toscani più la città di Viareggio. A Pisa circa 200 operatori e operatrici del commercio e del mondo del terziario hanno manifestato stamani sotto la Torre pendente a Pisa aderendo all’iniziativa regionale di Confcommercio e Confesercenti per chiedere di “superare le chiusure e tornare a lavorare in sicurezza”.

catena umana esercenti

Le associazioni di categoria chiedono infatti “ristori immediati parametrati sulla perdita di fatturato, riapertura immediata di tutte le attività chiuse, moratoria fiscale per gli anni 2020 e 2021, proroga della cassa integrazione al prossimo 31 dicembre” è una serie di altre misure di sostegno.

A Firenze la manifestazione, statica, composta e silenziosa, ha visto una “catena umana” lunga poco meno di un chilometro snodarsi nel cuore della città, da via Verdi fino a piazza del Duomo. A comporla oltre 400 imprenditori, professionisti e dipendenti delle imprese del terziario di tutta la provincia, che – uniti simbolicamente da un nastro tricolore, ma distanziati l’un l’altro come vogliono le normative di sicurezza antiCovid – hanno voluto manifestare pubblicamente la propria sofferenza e le difficoltà in cui vivono ormai da un anno, potendo lavorare solo a scarto ridotto (ad esempio, i pubblici esercizi) o addirittura per nulla (il mondo dello sport, dello spettacolo, degli eventi e dell’intrattenimento).

“Se il Governo continua, dopo un anno, a non garantire il diritto al lavoro in nome della salute, avrà sulle spalle la responsabilità civile, morale e sociale della distruzione economica del nostro Paese”, dicono con fermezza i presidenti della Confcommercio di Firenze Aldo Cursano e di Confesercenti Claudio Bianchi, che hanno coordinato la manifestazione fiorentina insieme ai loro direttori Franco Marinoni e Alberto Marini.

I dirigenti di Confcommercio e Confesercenti hanno quindi camminato insieme lungo le strade lungo le quali si snodava la “catena umana”: piazza Salvemini, Borgo degli Albizi, via del Proconsolo, fino ad arrivare in piazza Duomo 10, di fronte alla Presidenza della Regione Toscana, dove erano attesi dall’assessore alla attività produttive Leonardo Marras, che ha espresso la solidarietà del governo regionale alle ragioni della protesta. Infine, si sono recati in Prefettura per consegnare nelle mani del Prefetto Alessandra Guidi il documento unitario contenente dieci richieste degli imprenditori del terziario, con la preghiera che il massimo esponente locale dello Stato se ne faccia portavoce presso il governo nazionale.

“Dieci richieste ma che possono riassumersi in due principali: poter tornare tutti al lavoro, pur con le regole e limitazioni imposte dalla necessità di arginare la pandemia, e – laddove questo non fosse possibile – avere ristori dignitosi e sufficienti per tirare avanti continuando a garantire l’occupazione”, dicono i presidenti Cursano e Bianchi.

“L’emergenza pandemica non è più solo sanitaria, ma è diventata anche economica, in maniera sempre più drammatica con il passare dei mesi”, si legge nella premessa del documento unitario di Confcommercio e Confesercenti, “abbiamo accettato con grande senso di responsabilità tutte le misure di sicurezza che venivano imposte alle nostre attività dal Governo, investendo tempo e denaro. Ma la pandemia non si è arrestata e pare purtroppo ancora lontano il momento in cui potremo dirci completamente fuori dal pericolo. Il piano vaccinale va avanti ancora troppo lentamente e le nostre imprese continuano ad arrancare attingendo ai risparmi personali (i pochi rimasti) dei titolari, ai fidi bancari (che vengono erogati sempre meno) e ai pochi ristori arrivati dal Governo e dalla Regione Toscana”.

Da qui la fortissima preoccupazione “per il futuro delle nostre imprese ma anche per quello dell’occupazione, soprattutto alla luce dell’eventuale sblocco al divieto dei licenziamenti”. Poi, gli interrogativi che restano ancora aperti. Su tutti, uno: “non comprendiamo perché, di tutti i settori economici esistenti, solo il nostro sia stato colpito così duramente dalle restrizioni e dalle chiusure. Mentre interi comparti del terziario sono stati completamente bloccati (si vedano le palestre, i cinema, i teatri, le discoteche, il settore degli eventi) o possono lavorare solo a singhiozzo e a regime ridotto (ad esempio, i pubblici esercizi o i negozi di moda), imprese di altri settori sono rimaste ferme solo per poco più di 15 giorni. Come se il pericolo di assembramenti e contagi riguardasse esclusivamente le aziende ed i lavoratori del terziario”.

“Lo Stato – prosegue il documento – non può scaricare sulle nostre spalle tutto il peso di una situazione drammatica, come se la diffusione del contagio dipendesse dalla nostra attività. Se così fosse, la pandemia sarebbe già conclusa da tempo, invece i contagi continuano anche quando le nostre aziende sono chiuse. Le nostre attività si svolgono in luoghi controllati e controllabili. Se è necessario il vaccino, chiediamo di essere vaccinati. Se si devono rivedere i protocolli, siamo pronti a rivederli. Ma questo deve servire a ridarci la dignità del lavoro”

Il documento consegnato in prefettura a Firenze, il medesimo che nello stesso momento è stato consegnato ai prefetti di tutte le altre città toscane coinvolte nella mobilitazione, si conclude dunque con le dieci richieste:

  1. ristori immediati parametrati sulla perdita di fatturato;
  2. riapertura immediata in sicurezza di tutte le attività chiuse;
  3. moratoria fiscale per gli anni 2020-2021;
  4. proroga della cassa integrazione e della moratoria dei mutui e finanziamenti fino al 31 dicembre 2021;
  5. rimodulazione delle locazioni commerciali e blocco degli sfratti;
  6. taglio del cuneo fiscale che grava sulle imprese;
  7. creazione di un piano “ripartenza” per il terziario;
  8. vaccinazione immediata di imprenditori e addetti del terziario;
  9. pagamento immediato di tutti i bonus ristori e indennizzi sospesi;
  10. passaporto sanitario europeo per spostamenti Ue.

 

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‘Imprese Zombie’, perché secondo Draghi bisognerebbe eliminarle

‘Imprese Zombie’, perché secondo Draghi bisognerebbe eliminarle

“Proteggere tutti i lavoratori ma non tutte le imprese”, ha detto il premier Mario Draghi in Aula al Senato, riferendosi a quelle imprese che vengono comunemente chiamate ‘Imprese Zombie’.

In realtà la definizione di Aziende/Imprese Zombie, viene dal Giappone ai tempi dello scoppio della bolla speculativa a partire dagli anni Novanta, ma è tornata agli onori della cronaca dal dicembre scorso, da quando cioè il Gruppo dei 30, organizzazione di accademici e del Gotha della finanza internazionale, pubblicò un documento a firma di Mario Draghi insieme a Raghuram Rajan, nel quale viene proposto di classificare nel 2021 le imprese in cinque distinte classi, all’ultima di queste classi una di queste classi appartengono le cosiddette ‘Zombie firms’ o ‘Walking dead’, cioè le imprese insolventi ovvero le non economicamente sostenibili.

Queste imprese non sono né vive né morte, ma esistono in una specie limbo, attaccate a linee di credito concesse da banche disperate e, sarebbero tecnicamente fallite, se non fossero tenute in piedi per volontà dello Stato o, più spesso, delle stesse banche creditrici che, in caso di fallimento delle stesse, dovrebbero mettere a bilancio la perdita del capitale prestato e non più recuperabile, con ovvi effetti negativi sul loro stato patrimoniale.

La tesi della negatività di queste imprese sul sistema economico e della necessità della loro eliminazione sembra essere al momento anche da un punto di vista mediatico, quella prevalente, anche perché a suffragarla ci sono documenti come l’Economic Policy Paper n°21, Confronting the Zombies: Policies for Productivity Revival, pubblicato dall’Ocse lo scorso dicembre.

Correndo il rischio di una eccessiva semplificazione, si potrebbe riassumere quanto spiegato nel documento dicendo che le aziende moribonde sono dannose per almeno due ragioni principali.
Prima di tutto perché provocano un rallentamento della produttività e, conseguentemente della crescita economica, in quanto, operando in perdita, creano distorsioni del mercato, causando quello che in inglese viene definito “credit misallocation”, cioè lo sperpero di capitali che potrebbero essere invece impiegati più produttivamente, se allocati ad aziende sane.
Ed inoltre, fanno aumentare il costo del denaro, con il risultato che imprese più meritevoli devono spendere di più per finanziarsi.

Da quanto finora detto, e soprattutto da quanto scritto nel documento del Gruppo dei 30 co-firmato da Draghi lo scorso dicembre, in cui si spiegava che “non tutte le imprese in crisi dovrebbero ricevere supporto pubblico” e le risorse “non dovrebbero essere sprecate per aziende destinate al fallimento” bensì mirate a favorire la “distruzione creatrice”, la scelta del nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri sarà quella di intervenire per determinare o il cambiamento nel modello di business delle Imprese Zombie oppure di lasciare che chiudano.

“Sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche. Alcune dovranno cambiare, anche radicalmente. E la scelta di quali attività proteggere e quali accompagnare nel cambiamento è il difficile compito che la politica economica dovrà affrontare nei prossimi mesi”, ha detto Draghi in uno dei passaggi delle sue comunicazioni in aula al Senato in occasione della richiesta di fiducia.

Oggi in Toscana, secondo l’ultima indagine semestrale condotta da Format Research per Confcommercio Toscana, che registra un crollo dei ricavi con un -60% per turismo e pubblici esercizi, solo nel terziario sono 7.500 le ‘Imprese Zombie’, che sopravvivono solo grazie ai ristori, e che sono ad un passo dalla fine.

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Confcommercio Toscana, a rischio 7.500 imprese ‘zombie’

Confcommercio Toscana, a rischio 7.500 imprese ‘zombie’

Dopo che 1.400 imprese del commercio sono andate perse nel 2020, oggi in Toscana 7.500 aziende ‘zombie’ del terziario, che sopravvivono solo grazie ai ristori, sono a un passo dalla fine, e dopo il previsto stop di marzo al blocco dei licenziamenti un dipendente su cinque rischia di perdere il lavoro. Lo afferma l’ultima indagine semestrale condotta da Format Research per Confcommercio Toscana, che registra un crollo dei ricavi con un -60% per turismo e pubblici esercizi.

“A meno di un miracolo – ammette in una nota il direttore di Confcommercio Toscana, Franco Marinoni – alla fine di quest’anno potremmo vedere una contrazione ancora più forte del tessuto imprenditoriale toscano. In questo momento l’unico settore vitale è quello dei servizi, innovativi in particolare, cresciuti in Toscana di 522 unità nel 2020. Per il resto è crisi nera: la ricezione turistica segna un -67% nei ricavi, la ristorazione -60%, il dettaglio non alimentare -41. Se non fossero arrivati neppure i ristori, per quanto pochi, il terziario toscano nel post-lockdown avrebbe perso almeno 20mila aziende”.
L’andamento negativo, per Format Research, è determinato dal crollo dei consumi in regione registrato nel 2020: 12,2 miliardi in meno, meno 13,8% rispetto al 2019. Ma anche chiudere è difficile, spiega la presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini:
“Richiede una liquidità immediata – spiega – che ora è merce preziosa, per saldare i debiti con banche e fornitori, pagare i Tfr ai dipendenti, sistemare ogni passaggio burocratico”.

Dal report dell’indagine:

Il giudizio delle imprese del terziario della Toscana circa le misure anti-COVID
adottate dal Governo centrale è divisivo per quel che riguarda la gestione
sanitaria, ma fortemente negativo per quella economica.
A peggiorare il giudizio sulla gestione economica della crisi interviene il sentimento
negativo sulle chiusure imposte alla fine del 2020: il 59% delle imprese le ha
ritenute «eccessive» (oltre tre su quattro presso il turismo). In generale, l’azione del Governo Regionale è giudicata più soddisfacente
rispetto a quella centrale.

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