“Drammatico ritorno in zona arancione per le imprese toscane”, Cna e Confesercenti

“Drammatico ritorno in zona arancione per le imprese toscane”, Cna e Confesercenti

Ritorno in zona arancione. Cna Toscana  ‘L’inasprimento delle misure significa non solo staccare la spina alle attività produttive, ma anche gettarle nello sconforto e nella totale incertezza’. Confesercenti Toscana ‘le misure di contenimento sono diventate incomprensibili’

Per la Cna della Toscana è “drammatico il ritorno in zona arancione” ed è “impossibile lavorare nell’incertezza“. Il ritorno della Toscana in zona arancione rischia di trasformarsi in un dramma economico e sociale per le imprese toscane, costrette a vivere nell’incertezza, senza la possibilità di programmare il futuro.

“Purtroppo i timori di inizio settimana si sono concretizzati – afferma il presidente Luca Tonini – la Toscana da domenica tornerà in zona arancione e questa sarà un’ulteriore mazzata per le imprese. L’inasprimento delle misure significa non solo staccare la spina alle attività produttive, ma anche gettarle nello sconforto e nella totale incertezza. Questo valzer estenuante di colori non permette di programmare l’attività e rappresenta un ulteriore grave danno economico per tutti i settori. La decisione arriva poi dopo un periodo durante il quale si iniziava ad intravedere qualche timido segnale di ripresa”. “Adesso, invece, si torna nell’incertezza di non sapere cosa si potrà fare domani – prosegue Tonini – alla quale si aggiunge l’incapacità di capire cosa potranno fare alcune categorie economiche che si apprestavano a ripartire, come gli operatori del settore sciistico e delle palestre. Ormai non è più neanche una questione di ristori, ma è necessario che ci siano regole chiare e precise perché questa situazione non è più tollerabile. Occorre dare una risposta chiara, precisa e rapida, anche perché ci sono molti lavoratori che aspettano la cassa integrazione di novembre, dicembre e gennaio e non possono attendere oltre”.

Il passaggio della Toscana “in zona arancione, proprio nel giorno della festa di San Valentino, rappresenta l’ennesimo duro colpo al settore dei pubblici esercizi che in questo fine settimana avevano già raccolto le prenotazioni, acquistato la merce e pianificato il personale”. Così gli esercenti della Toscana sulla ‘retrocessione’ Covid che riguarda il territorio regionale a partire da domenica 14 febbraio. “Il sistema dei colori e delle misure diversificate tra territori è fondamentale, ma le misure di contenimento sono diventate incomprensibili – afferma in una nota Nico Gronchi, presidente di Confesercenti Toscana – I contagi aumentano nelle Rsa e negli ospedali; per i trasporti non si sono trovate misure efficaci, e la soluzione è chiudere bar e ristoranti e fermare lo spostamento tra Comuni? Comunicare a 30.000 aziende che dovranno stare chiuse, a solo 24 ore da un giorno da quasi tutto esaurito come domenica prossima. È una situazione troppo pesante e molti clienti stanno chiedendo di anticipare al sabato il pranzo di San Valentino, chi può lo faccia”.

“E’ inaccettabile continuare a lavorare in un clima di incertezza costante e senza programmazione: questa situazione è diventata insostenibile. – afferma Franco Brogi, presidente Fiepet Toscana – Senza voler dare giudizi sulle valutazioni scientifiche che non ci competono, non possiamo che constatare la necessità di mettere in campo nuovi strumenti normativi che non possono limitarsi a divieti e limitazioni all’attività di impresa, ma che concilino la salvaguardia della salute pubblica, del lavoro e della convivenza civile e sociale”. Senza regole chiare e semplici, diventa difficile promuovere “comportamenti corretti”, che di fatto rappresentano l’unica soluzione per uscire da questa crisi. È necessario conciliare salute e lavoro, che, però, non può tradursi sempre e solamente in “chiudiamo le sole attività legate alla ristorazione e all’intrattenimento”.

Chiediamo di definire in tempi rapidi un nuovo piano che affianchi la campagna vaccinale e superi la logica delle sole restrizioni, specificando cosa è possibile fare e quali le regole da seguire. Serve coerenza, tenendo conto che l’attuale sistema di insicurezza sta destabilizzando non solo le imprese ma anche i cittadini. Non a caso, oggi, sono in aumento le manifestazioni di insofferenza e protesta; fino agli episodi di disobbedienza civile con iniziative, perlopiù scomposte, ma nondimeno da considerare avvisaglie di una situazione sempre più esasperata. È fondamentale restituire la dignità al settore dei pubblici esercizi, attraverso un piano ben definito che conduca a una riapertura in sicurezza dei locali. Le nuove considerazioni del Cts, sollecitato dalla nostra attività sindacale, rappresentano un cambiamento importante nell’approccio alla questione sicurezza nei pubblici esercizi. Dobbiamo ripartire da lì. “Le nostre imprese necessitano di misure di sostegno adeguate, e ben più consistenti di quelle messe in campo fino ad oggi, altrimenti migliaia di aziende falliranno. – prosegue Brogi – È essenziale rafforzare le misure economiche a sostegno del settore, a cominciare dal decreto ristori Quinques, ancora purtroppo in standby, rivedendo i meccanismi di calcolo dei contributi a fondo perduto su base annua.” “Chiediamo provvedimenti straordinari per far fronte a un’emergenza straordinaria, che rischia di far scomparire un settore che dà lavoro a oltre 1 milione di persone – conclude Gronchi – Sono necessarie scelte coerenti nelle riaperture e risposte chiare e immediate in termini di indennizzi. Le nostre imprese non sono interruttori, ma da sempre tengono accesa la luce in tutto il Paese”.

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Confesercenti: in Toscana consumi giù di mld 2020, male avvio 2021

Confesercenti: in Toscana consumi giù di  mld 2020, male avvio 2021

Per effetto della pandemia da Covid-19il solo settore della  ristorazione in Toscana  ha perso nel 2020 più di 3 miliardi di euro di fatturato rispetto al 2019.

Per il 2020 il calo dei consumi è stimato in circa 7 miliardi di euro, e per il primo trimestre 2021 questo significa una ulteriore contrazione stimata in 1,2-1,5 mld: lo afferma Confesercenti Toscana, secondo cui “i prossimi mesi rischiano di vedere aumentare
drammaticamente il numero di cessazioni delle attività anche nella nostra regione”.

Secondo il presidente dell’associazione, Nico Gronchi, è “indispensabile” che “la Regione Toscana si attivi, superando l’inerzia governativa, su tre direttive specifiche. Con un piano di sviluppo specifico per commercio, artigianato e servizi da inserire nei progetti del Recovery fund e nuovi interventi sulle garanzie attraverso i confidi. Poi con un grande piano di co-finanziamento a fondo perduto di almeno il 50%, sul modello del bando investimenti del 2020, specifico per negozi, alberghi, bar, ristoranti, artigiani, ambulanti. Ultimo, ma solo in ordine casuale, un intervento con progetti specifici per la rinascita delle città d’arte della nostra regione, realtà completamente trasformate dalla mancanza di turismo, sul modello del ‘Piano per la rinascita delle città'”.

Secondo Confcommercio Toscana e Coldiretti Toscana inoltre, per effetto della pandemia da Covid-19 la ristorazione toscana ha perso nel 2020 più di 3 miliardi di euro di fatturato rispetto al 2019. Lo affermano secondo cui “peggio di noi solo la Lombardia che ha registrato quasi 7 miliardi di euro in meno, poi Veneto, Lazio ed Emilia-Romagna, tutte intorno a quota -3,5 miliardi”.

“Solo per il mancato pranzo di Natale – sostengono le associazioni – e il cenone di San Silvestro i ristoranti e gli agriturismi toscani hanno visto sfumare oltre 40 milioni di euro
di incassi. E le aziende della filiera agroalimentare hanno perso moltissime vendite di olio, vino, carne, verdura e altri prodotti che nei consumi fuori casa hanno un importante canale
di commercializzazione, se non il principale”.

Nel 2019, ricordano Confcommercio e Coldiretti, erano stati almeno 360mila i toscani che avevano scelto di consumare il pranzo di Natale al ristorante o in agriturismo, spendendo una cifra media di 45 euro; per l’ultimo dell’anno erano stati invece circa 400mila, per una spesa media di 75 euro.

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Dpcm: Confesercenti Toscana, subito contributi di ristoro per le imprese

Dpcm: Confesercenti Toscana, subito contributi di ristoro per le imprese

‘Lockdown già costato 1,3 mld fatturati,imprese non reggeranno’

Alle imprese, entro poche ore, arrivino veri e proporzionati contributi di ristoro. La tutela sanitaria di ogni cittadino è la priorità, ma coniugarla con scelte che non distruggano l’economia è la vera sfida”. Così in una nota Confesercenti Toscana in merito al Dpcm.

“Questa volta non ci sono alibi – afferma Nico Gronchi, presidente Confesercenti Toscana -. Conosciamo gli effetti devastanti del lockdown sulla platea delle attività che saranno chiuse totalmente o parzialmente per decreto: i 70 giorni di chiusura delle attività del commercio, turismo e servizi della nostra regione sono costati -1,3 mld di fatturati e un altro colpo, le nostre imprese, non la reggeranno”. “Sono necessarie scelte – prosegue Gronchi – non dettate solo dall’emergenza o dall’onda emotiva di queste ore, ad esempio su trasporti, scuola ed economia, ma equilibrate e mirate ad evitare un tracollo economico e sociale, mantenendo sotto controllo il sistema sanitario, perché la tutela sanitaria di ogni cittadino è la priorità, ma coniugarla con scelte che non distruggano l’economia è la vera sfida.

Come Confesercenti abbiamo chiesto e chiederemo con forza e in tutte le sedi possibili, che per tutte queste imprese, entro poche ore, arrivino veri e proporzionati contributi di ristoro e dopo, solo dopo, i divieti . Questa volta per le imprese del commercio, turismo e servizi, già pesantemente provate da mesi difficilissimi, non ci può essere altra versione accettabile: per noi, per i nostri dipendenti, per le nostre famiglie, per le nostre imprese”.

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Toscana, turismo: nel 2020 persi 1,5 milioni di turisti

Toscana, turismo: nel 2020 persi 1,5 milioni di turisti

Nei primi cinque mesi del 2020 nelle strutture ricettive della Toscana si stima che siano arrivati circa 1,5 milioni di turisti in meno con una perdita di oltre 8 milioni di pernottamenti, cioè il 17% delle presenze totali rilevate rispetto allo scorso anno. A renderlo noto è una ricerca commissionata al Centro Studi Turistici da Confesercenti Toscana.

Sono dati pesantissimi quelli che emergono. “Il turismo toscano tenta di ripartire per uscire dalla crisi che ha azzerato il mercato per circa 4 mesi, ma le difficoltà perdureranno anche per il trimestre estivo e il settore si affiderà al mercato interno, alle scelte di vacanza che si faranno nell’ambito della stessa regione o agli spostamenti di prossimità”. Così Nico Gronchi, Presidente di Confesercenti Toscana ha spiegato la situazione. In base alle informazioni fornite da un campione di 560 imprenditori della ricettività, le stime indicano una contrazione della domanda del 26%. I risultati peggiori sono per il comparto alberghiero che arriverà a un -31,2%, mentre l’extralberghiero si attesterà al -23%.

Le presenze straniere sono stimate al -43,8% e quelle italiane al -8,4%. Le perdite, in valori assoluti sono oltre 6 milioni di pernottamenti in meno. Un’estate caratterizzata anche da una minor disponibilità di servizi sul mercato in quanto molte aziende hanno deciso di sospendere l’attività per tutto il periodo estivo; si stima che le strutture ricettive che rimarranno chiuse saranno oltre 1.600.
L’11,3% del campione ha scelto di non aprire l’attività per la stagione estiva, mentre lo 0,7% ha dichiarato l’intenzione di cessare l’attività. Le aree/prodotto dove si registra il numero più elevato di scelte di chiusura durante la stagione estiva sono quelle della montagna (20,8%) e le città d’arte (15,7%).

In un contesto di forte incertezza chi ha deciso di non riaprire o di interrompere l’attività ha valutato in primo luogo il rischio di una mancata copertura dei costi di gestione (73,1%). Una quota molto più contenuta di imprenditori ha valutato gli squilibri sull’offerta dei servizi che avrebbero determinato le applicazioni dei protocolli sanitari. Evidentemente gli imprenditori che hanno scelto di interrompere l’attività non hanno percepito segnali di ripresa del mercato, ma anzi una chiara riduzione dei volumi di domanda italiana ed estera. Si stima che ad oggi siano circa 9 mila gli addetti (fissi e stagionali) senza lavoro e solo una parte protetta dalle misure messe in atto dal Governo. Il 57% degli addetti era attivo nel comparto extralberghiero e il 43% nelle imprese alberghiere. L’indagine di Confesercenti Toscana ha anche affrontato le tematiche legate alla contrazione dell’offerta e secondo le indicazioni ricevute si stima che l’industria dell’accoglienza abbia ridotto la capacità ricettiva di oltre 180.000 posti letto e tra le altre inevitabili scelte gestionali operate dalle imprese si segnala anche il 60% del campione che ha segnalato la riduzione del numero di addetti.

“Per quanto concerne il trend del mercato per il trimestre estivo 2020 – ha continuato Nico Gronchi -, gli imprenditori sperano nelle scelte di vacanza che faranno gli italiani nei prossimi mesi, anche se le prenotazioni vanno a rilento, frenate sicuramente dalle necessità di cogliere segnali chiari di superamento dell’emergenza sanitaria. Invece, sulla ripresa dei flussi dall’estero oltre il 91% degli intervistati pensa che bisognerà aspettare la fine del 2020”.

Le stime indicano il -26,3% della domanda che derivano da -8,4% per gli italiani e -43,8% per gli stranieri. Le variazioni percepite dagli imprenditori secondo le destinazioni: Arte/Affari -35,9%; Balneare -15,4%; Campagna/Collina -40,9%; Montagna -24,3%; Termale -40,5% Un trend negativo, quindi, che interesserà tutte le tipologie di offerta anche se gli scenari peggiori ad oggi sono percepiti dagli imprenditori della campagna/collina e del termale. Nelle strutture del comparto extralberghiero la flessione delle presenze è stimata al -23%, mentre nelle strutture alberghiere la stima è del -31,2%. In valori assoluti, per il trimestre estivo nelle strutture ricettive ufficiali toscane arriveranno 1,4 mln di turisti in meno e si registreranno 6,2 mln di pernottamenti in meno.

“In un quadro così complesso e preoccupante – ha spiegato sempre Gronchi – l’annuncio di un’ipotesi di lavoro da parte del ministro dei Beni e delle attività culturali Dario Franceschini, in sede di commissione Attività produttive della Camera in merito alle iniziative del Governo per sostenere il settore del turismo, di una decontribuzione, per un arco limitato di tempo, per rilanciare il lavoro e la riapertura delle attività ricettive non può che trovarci d’accordo. Sulla questione bonus vacanze è indispensabile favorire un maggiore snellimento delle procedure di accesso all’incentivo da spendere in alberghi, B&b, agriturismi, villaggi turistici e campeggi. È indispensabile che si faccia in fretta a dare attuazione alle misure di intervento, la tempistica è fondamentale in questo momento delicatissimo per le imprese. Ogni giorno che passa senza provvedimenti – ha concluso Gronchi – è un giorno in meno per la vita di migliaia di imprese”.

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Firmato accordo Regione-Confesercenti su Impresa 4.0 per turismo e commercio

Firmato accordo Regione-Confesercenti su Impresa 4.0 per turismo e commercio

Firmato il protocollo d’intesa tra Regione e Confesercenti Toscana sui temi dell’Impresa 4.0 nei settori del turismo e del commercio. L’incontro è avvenuto stamattina a Palazzo Strozzi Sacrati, con la sigla da parte dell’assessore regionale alle attività produttive, al turismo e al commercio Stefano Ciuoffo e il presidente di Confesercenti Toscana Nico Gronchi. La durata del protocollo è fissata al 31 dicembre 2020.

Il protocollo d’intesa firmato oggi tra Regione e Confesercenti Toscana ha lo scopo di realizzare attività di conoscenza, divulgazioen e promozione sui temi di Impresa 4.0. I due partner, allo scopo di definire e monitorare congiuntamente l’attuazione degli impegni previsti dal protocollo, costituiscono un Nucleo tecnico di coordinamento. Esso è formato da propri rappresentati avvalendosi anche del partenariato progettuale Paradigma Impresa 4.0 costituito, oltre che da Confesercenti Toscana, anche dal Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università di Pisa, da PromoPA Fondazione, dal Centro Studi Turistici, dalla Fondazione per il Clima e la Sostenibilità e da Eurosportello. La durata del protocollo è stata fissata al 31 dicembre 2020.

“Molto spesso  le difficoltà di attivare processi di digitalizzazione, per le imprese che operano in settori come il turismo o il commercio al dettaglio, dipendono dalla loro frammentazione e dimensione – ha spiegato Ciuoffo -. Occorre perciò mettere queste imprese in condizione di avere adeguate competenze e capacità di investimento per consentirgli di avviare questi processi di innovazione tecnologica, organizzativa e dei propri modelli di business, ma anche di individuare le soluzioni digitali più adatte”. Il protocollo d’intesa, secondo l’assessore, ha dunque lo scopo di accompagnare e stimolare le realtà più piccole generando conoscenza e consapevolezza.

Confesercenti Toscana  si impegna nella diffusione di informazioni tra i propri associati, nella promozione di forme di aggregazione tra imprese per condividere proposte progettuali. Ma anche nell’organizzazione di eventi ed interventi sui processi di digitalizzazione, nella realizzazione di indagini settoriali. “L’attuale sfida prioritaria è favorire la trasformazione digitale dell’intera economia considerando il crescente peso specifico del terziario, la centralità dei territori e la dimensione molecolare della quasi totalità delle imprese toscane”, ha detto Gronchi.

“In questo senso è necessario un cambio di prospettiva che allarghi il perimetro dell’innovazione, abbassi le barriere di ingresso alla digitalizzazione dei processi favorendo nuovi modelli di business, l’aggregazione e i partenariati pubblico privati su progetti innovativi. La ricerca – ha continuato Gronchi – non si trasforma in progresso se il piano tecnologico non si intreccia costantemente con quello umano. Questo ragionamento vale anche per la dimensione di impresa. È ovvio che più piccole sono le imprese, maggiore è la rilevanza che assume la componente umana. Quindi – conclude – occorre anzitutto pensare a strumenti e misure calibrate sulle micro imprese insieme ad azioni di alfabetizzazione digitale se davvero si vuol favorire un’innovazione diffusa che parta dal basso proprio, per raggiungere la ‘massa critica’ necessaria alla modernizzazione dei servizi”.

 

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