Regionali, nessun candidato presente al convegno, ira Confindustria Toscana

Regionali, nessun candidato presente al convegno, ira Confindustria Toscana

Nessuna delle persone candidate si presenta fisicamente al convegno di Confindustria Toscana sul futuro dell’economia regionale. A pochi giorni dal voto scelgono di intervenire in diretta Skype.

Il presidente degli industriali, Alessio Marco Ranaldo, perde la pazienza: “Il motivo
della campagna che abbiamo lanciato #ImpattoToscana- spiega- è ancora più evidente oggi. Dei candidati, nessuno e’ in presenza. Non e’ questione del rispetto che devono a Ranaldo o all’associazione, ma a quello che rappresentiamo: 4 mila aziende
in Toscana, siamo l’interlocutore della principale forza che muove l’economia regionale”. Degli aspiranti alla presidenza della Regione a dare la loro disponibilità’ sono stati Eugenio
Giani (centrosinistra), Susanna Ceccardi (centrodestra) e Irene Galletti (M5S).
A inizio del convegno Galletti e Giani vengono già segnalati in streaming, nel corso della mattinata anche la candidata leghista annuncia di ripiegare su un collegamento
Skype. Sollecitato, in merito, dalle domande della moderatrice il presidente Ranaldo prosegue: “Il fatto che nessuno abbia ritenuto di essere qui oggi evidenzia perché’ abbiamo
l’esigenza di fare questa campagna. Non possiamo sottacere le nostre richieste, né svegliare le persone dopo. Abbiamo messo risorse, tempo anche durante l’estate per questa campagna. Non so perché non si stia parlando di economia in questa campagna
elettorale, forse perché’ non sposta voti”.

 

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Chiusura fabbriche: Confindustria Toscana chiede chiarezza e rinvio 72 ore

Chiusura fabbriche: Confindustria Toscana chiede chiarezza e rinvio 72 ore

Di seguito i comunicato diffuso dal Sistema Confindustriale toscano in merito alle ultime disposizioni del Governo che entreranno in vigore da domani.

“Il sistema confindustriale toscano, consapevole della gravità della situazione e con grande senso di responsabilità verso il Paese e verso la sicurezza dei propri collaboratori, chiede chiarezza sulle disposizioni annunciate ieri sera dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, vista anche la preoccupante insufficienza delle informazioni a distanza di molte ore dall’annuncio del decreto; le imprese toscane sottolineano, inoltre, alcune esigenze prioritarie del sistema produttivo per evitare il rischio che la situazione generi conseguenze irreversibili per la futura prosecuzione dell’attività.

Le imprese toscane chiedono, anzitutto, tempi tecnici adeguati per chiudere o terminare le lavorazioni in corso, rinviando l’entrata in vigore del decreto di almeno 72 ore. Chiedono, inoltre, assoluta chiarezza sulle aziende che, pure se non espressamente inserite nella lista dei codici Ateco anticipata dai giornali, possano proseguire la loro attività perché funzionale alla continuità e al buon funzionamento di quelle ritenute essenziali. In ogni caso, che le aziende che devono rimanere aperte non siano individuate solo in base ai codici Ateco, ma sulla base anche delle esigenze delle rispettive filiere, anche internazionali, partendo da quelli che sono definiti i “servizi essenziali”. Considerano, a questo proposito, fondamentale il ruolo delle Prefetture per una applicazione del provvedimento che non sia pregiudizievole agli stessi settori considerati essenziali.

Le imprese della regione sollecitano la necessità di fare salve tutte quelle attività manutentive, legate a cicli produttivi e non, finalizzate a mantenere efficienti e in buono stato i macchinari e gli impianti per non pregiudicare la capacità delle imprese di essere produttive alla ripresa delle attività, nonché alle attività di vigilanza.  Infine le aziende toscane sottolineano l’importanza del credito e della liquidità, per evitare che la situazione abbia un impatto irreversibile sulle imprese, raccomandando al contempo estrema chiarezza e garantendo immediata operatività al ricorso alla cassa integrazione, sia attraverso efficaci modalità di richiesta (ordinaria, straordinaria e in deroga), sia in relazione alle risorse disponibili.

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Prato, moda: per la prima volta in 20 anni frena l’impresa cinese

Prato, moda: per la prima volta in 20 anni frena l’impresa cinese

L’impresa cinese di Prato frena per la prima volta in 20 anni: la produzione industriale del settore dell’abbigliamento del distretto toscano, ad appannaggio quasi esclusivo di imprenditori e lavoratori orientali che risiedono in città, nei primi due trimestri del 2019 ha registrato -4,6% e -5% rispetto ai trimestri precedenti.

Un trend negativo che non si era ancora verificato per la città di Prato.

A confermarlo sono i dati diffusi oggi da Confindustria Toscana nord nel corso della conferenza stampa di fine anno. La crescita del comparto in città – composto da circa 5 mila aziende cinesi e da poche altre italiane – era stata una costante dell’ultimo ventennio, che ha portato il distretto dell’abbigliamento a superare il numero di addetti del settore tessile pratese (i primi sono più di 20 mila, i secondi sono poco più di 19 mila) e a fare di questa provincia quella con il maggior numero di lavoratori del settore in Italia.

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