Ceccarelli a Sel sulla ferrovia Firenze-Lucca:”Siamo consapevoli e impegnati”

FIRENZE -"Benvenute anche le mobilitazioni delle forze politiche, se aiutano a spingere in una direzione importante come quella che porterà a raddoppiare la ferrovia Firenze-Lucca: la Regione è impegnata da tempo sul tema. E da tempo ha iniziato, supportata dai sindaci, presidenti di provincia, consiglieri regionali locali e parlamentari, un serrato confronto con il precedente governo e con l'attuale". Così l'assessore regionale Vincenzo Ceccarelli, commentando la presa di posizione di Sel a seguito dell'iniziativa itinerante per il raddoppio di quella linea ferroviaria.

"Con il presidente Rossi - prosegue l'assessore toscano ai trasporti - abbiamo incontrato più volte il ministro Lupi e il viceministro Nencini chiedendo loro, con forza, il finanziamento dell'opera. E abbiamo ottenuto l'assicurazione che in un prossimo decreto saranno stanziati 220 milioni". Ceccarelli ha presente che questa cifra "è certo insufficiente, ma rappresenta comunque una prima importante svolta per una infrastruttura strategica nella mobilità regionale. La Regione continuerà a fare la sua parte, anzi ha già iniziato mettendo a disposizione 35 milioni per il superamento di numerosi passaggi a livello sulla linea, lavori propedeutici al raddoppio della ferrovia tra Pistoia e Montecatini che a partire da settembre saranno appaltati".

Banda ultralarga, impegno comune con Mise. Da Regione 100 milioni

FIRENZE – "La Toscana ha già pronti cento milioni, ma siamo disposti anche a spendere di più" spiega il presidente Enrico Rossi. Regione e Ministero per lo sviluppo economico fanno squadra per investire sulla banda larga e ultralarga per un accesso ad internet sempre più veloce: essenziale per lo sviluppo delle imprese e di tanti servizi, dal commercio elettronico all'apprendimento a distanza, dal telelavoro al cloud computing. Un piano finanziato in parte con i fondi europei per l'agricoltura. Essenziale anche per lo sviluppo di servizi a cittadini e imprese della pubblica amministrazione, altro fronte sui cui la Toscana è impegnata.

Il pubblico farà la sua parte: la Regione ha già trovato anche i primi cento milioni. Il Governo li sta cercando. Ma Regione e Ministero lanciano insieme anche un appello agli operatori privati a riconsiderare le opportunità di investimento in Toscana. Sta tutto nella lettera di intenti firmata stamani a Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze, al termine di una tavola rotonda nata con lo scopo di fare il punto sui progetti in corso e futuri. Un'iniziativa a cui ha partecipato il sottosegretario alle comunicazioni Antonello Giacomelli.

"La Regione Toscana ha stanziato dal 2007 ad oggi 52 milioni per rendere ovunque possibile un accesso ad internet di almeno 2Mbit al secondo"ricorda in apertura l'assessore alla presidenza della Toscana, Vittorio Bugli. Solo il 5,1 per cento degli abitanti della regione è oggi escluso da questa soglia e soffre il cosiddetto digital divide. "Entro metà del 2015 – aggiunge l'assessore - saranno completati gli ultimi interventi con il bando che è ora in corso".

Verso la frontiera dei 30 Mbit - Ma 2Mbit al secondo in futuro rischiano di essere pochi. L'obiettivo dell'agenda digitale europea fissa come obiettivo i 30Mbits entro il 2020 (e per il 50 per cento della popolazione d'Europa addirittura i 100Mbits). In Toscana è stato quantificato un investimento necessario da 144 a 937 milioni. Così per i prossimi sette anni la Regione ha messo in programma di spendere complessivamente 95 milioni. Il Governo invece si è impegnato a cercare e inserire cinque miliardi, per tutta Italia, nel fondo di coesione. Il sottosegretario allo sviluppo economico Giacomelli ha anche annunciato un pacchetto di norme nello Sblocca Italia che aiuti la posa in opera della fibra, superando le lentezze burocratiche e le frammentazioni, la cancellazione magari degli oneri concessori straordinari e che preveda la predisposizione dei nuovi edifici alla connettività e incentivi per quelli vecchi. Si pensa anche ad uno sportello unico a cui gli operatori potranno rivolgersi.

Cavi e ponti radio - Fibra ottica, ma non solo.  I modi e le tecnologie per garantire un accesso veloce ad internet possono infatti essere vari. Oggi la popolazione toscana è servita per l'89,4% da connessioni Adl e per il 5,5% con tecnologie wireless e 3G. La sfida è rendere disponibili presto, anche in Toscana, accessi ad almeno 20 Mbit/s ed entro il 2020 anche a 30 Mbit. Innovazione, crescita economica e progresso vanno infatti di pari passo con la diffusione delle nuove tecnologie, che hanno però bisogno anche di collegamenti internet veloci, accessibili a tutti e a prezzi competitivi. Oggi la velocità media di navigazione in Toscana è di 5Mbit, insufficienti per garantire taluni servizi avanzati.

"La Toscana è una punta avanzata e di riferimento: anche per gli investimenti che sono già stati fatti – commenta il sottosegretario Giacomelli -. Ma non dobbiamo dimenticare che tra i Paesi europei l'Italia è agli ultimi posti per l'accesso ad internet. Dobbiamo partire da questa consapevolezza e ci stiamo impegnando per colmare il grave ritardo".

"Offrire un accesso veloce ad internet - sottolinea il presidente della Toscana, Enrico Rossi – è il miglior contributo che possiamo garantire alle nostre imprese per aiutarle a crescere". "Su un tema come questo sono anche favorevole ad un piano unico nazionale – aggiunge il presidente -. Così come mi piacerebbe che l'accesso ad internet diventasse un servizio di tipo universalistico, come mi dicono è stato fatto in Giappone. Sarebbe un bel principio".

 

Internet, la banda ultralarga viaggerà lungo la Fi-Pi-Li

FIRENZE - Non solo impegni di lungo respiro. Sul fronte della banda ultralarga da portare in Toscana, con accessi ad internet di almeno 30Mbit per tutti, c'è già un progetto regionale pronto a partire. Se ne è parlato stamani nel corso della tavola rotonda organizzata a Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze, con la presenza del sottosegretario Antonello Giacomelli.

Il progetto prevede di utilizzare la dorsale e i cavidotti stesi lungo la superstrada per portare la fibra ottica in tutte le zone industriali da Firenze a Pisa e Livorno, ma anche (grazie all'accordo con il Ministero dello sviluppo economico) negli uffici pubblici e nei centri abitati che si affacciano attorno. Sono diciannove i comuni che sarebbero coinvolti.

"Per il progetto la Regione ha già stanziato 14,5 milioni di fondi europei e a breve uscirà un bando in modo da permetterci di aggiudicare la gara entro la fine dell'anno" ricorda l'assessore alla presidenza, Vittorio Bugli. In questo caso il pubblico non realizzerà l'infrastruttura, ma garantirà incentivi alle aziende che si impegneranno ad erogare il servizio nel più breve tempo possibile e al maggior numero di utenti. Un modello che poi potrebbe essere replicato in altre zone della Toscana.

Stamani, durante l'iniziativa, sono stati riepilogate anche le cifre degli interventi messi in atto negli ultimi sette anni. La Toscana è una cartina a tre colori: ci sono le aree nere, dove per numeri e per concentrazione di abitanti ed aziende non occorrono né incentivi né interventi del pubblico per realizzare le infrastrutture necessarie a portare internet. Ci sono le zone bianche, che il mercato e i privati non considerano appetibili. Sono le aree a cosiddetto "fallimento di mercato". E poi ci sono le zone grigie, dove qualcosa gli operatori fanno ma non è sufficiente.

Dal 2007 ad oggi, grazie all'intervento diretto del pubblico, sono stati abilitati in Toscana 250 mila utenti, utilizzando per il 45 per cento reti già esistenti. Anche per questo è importate un catasto del sottosuolo: un'esigenza rilanciata stamani dal sottosegretario Giacomelli. In altri casi ci si è mossi con incentivi. Entro il 2015 saranno mezzo milione gli utenti abilitati grazie all'intervento della Regione Toscana.

 

Una cartografia speciale per capire la Toscana, a tutti i livelli

Ci sono voluti due anni e un centinaio di tecnici per preparare l'innovativo Piano Paesaggistico della Toscana, approvato dalla giunta i primi di luglio; il primo in Italia coprodotto insieme al ministero dei Beni culturali. Tra i funzionari pubblici che hanno lavorato alla complessa elaborazione cartografica troviamo i tecnici e gli esperti del Servizio informativo geografico regionale che hanno realizzato - tra il sesto e il settimo piano della sede nel quartiere di Novoli a Firenze - un portale WEB_GIS del Piano per garantire l'accesso agli elaborati cartografici in maniera semplice, diretta, libera e gratuita per tutti.
 
Il GEOscopio
Se oggi la Toscana ha potuto affiancare ai vincoli tradizionali (dove e cosa non si può fare) nuove indicazioni per la crescita sociale ed economica del suo territorio (dove e cosa si può fare) il merito va infatti anche alle innumerevoli rilevazioni geografiche prodotte allo scopo. Una ricca cartografia che trovate su Internet, insieme a tante altre, nella pagina dedicata al GEOscopio, ovvero l'applicazione ideata per visualizzare e interrogare i dati geografici della Regione. Al contrario di altre mappe online, più diffuse in quanto commerciali, il sistema veicola però informazioni geografiche di alta precisione e relative ai più svariati argomenti utili a favorire la conoscenza del territorio e dell'ambiente toscano.
 

Conoscere per deliberare
Alla base di tutti ciò vi è una progettazione, curata dal Servizio regionale, su cui vengono realizzate migliaia riprese aeree propedeutiche alla produzione di carte che naturalmente rispondono a determinati standard di precisione riconosciuti e condivisi dalla comunità tecnica e scientifica internazionale. Si parla, per intendersi, di margini di errore di qualche centimetro. Non potrebbe essere altrimenti considerato che su questi dati si basano le decisioni, normate dalla legge, di amministrazioni pubbliche, enti, imprese, cittadini, e non solo.
 
Cartografie per tutti
La cartoteca regionale serve a mille cose. La protezione del farro della Garfagnana, dell'olio extravergine di Lucca, del lardo di Colonnata (tutti prodotti IGP), del Brunello di Montalcino o del Chianti classico e la precisa individuazione delle loro Zone di produzione ed aree DOP e IGP sono garantiti anche dalle carte con le perimetrazioni ufficiali che la Regione ha elaborato e che sono diffuse proprio dal GEOscopio. Altre cartografie individuano le Aree protette, le aree di inquinamento acustico, quelle di Pericolosità e rischio di alluvione e quelle di Capacità di uso del suolo, dette pedologiche, che rappresentano i suoli più pregiati e adeguati per l'uso agricolo.
 
Mappe ad hoc per le emergenze
Al di là di questi utilizzi le carte regionali sono a servizio dei Comuni per stilare i loro Piani strutturali e regolatori o degli enti pubblici in generale per progettare infrastrutture come strade, aeroporti, ferrovie. Ma anche delle agenzie pubbliche come il Lamma o l'Arpat affinché possano sovrapporre i loro modelli e produrre così le previsioni meteo in una determinata zona, definire l'inquinamento ambientale di un torrente o di un fiume o il rischio e la pericolosità di una potenziale alluvione. Inoltre, in caso di urgenza e necessità, ad esempio per accompagnare l'emissione dei risarcimenti per le recenti alluvioni di Aulla e Albinia, vengono realizzate carte tematiche ad hoc.
 
I confronti storici
Non solo. Esiste una vasta fototeca geografica della Toscana che raccoglie immagini aeree dagli anni Cinquanta ai giorni nostri (1954; 1975; 1995; 2010). Una fonte unica per documentare, dall'alto, l'evoluzione del nostro territorio e del nostro paesaggio e che permette di studiare le modifiche urbanistiche avvenute negli ultimi sessanta anni. Con la digitalizzazione dei catasti storici regionali è possibile inoltre apprezzare la cartografia che sconfina nell'arte, considerato che ci sono oltre 12.000 mappe ottocentesche in alta definizione alla portata di un paio di clic grazie al Progetto Castore condotto in collaborazione con gli Archivi di Stato della Toscana ed il Ministero dei Beni Culturali.
 
Cosa fanno i cartografi della Regione?
Il Sistema informativo geografico regionale - come stabilisce la legge che ne regola le attività - raccoglie, organizza, aggiorna e diffonde continuamente l'insieme delle conoscenze sullo stato di fatto e di diritto del territorio e delle sue risorse. Ma come avviene questo processo? Come si arriva ad un database di numeri che, interpretati dalle applicazioni WEB_GIS, restituiscono tutti quegli strumenti necessari affinché sia favorita una efficace pianificazione territoriale? Come si trasforma l'informazione geografica in conoscenza approfondita del territorio?
 
Il catasto del Granducato
Una piccola digressione storica. La prima mappa in cui appare la Toscana nella sua complessità è la Tabula Peutingeriana, una copia del XII-XIII secolo di un'antica carta romana che rappresentava le vie militari dell'Impero. Non era una mappa paragonabile a quelle a noi familiari, prodotte sulla base della moderna geodesia e di tecniche geometrico-matematiche che le attuali proiezioni cartografiche ci permettono di avere. Era piuttosto come le moderne carte delle metropolitane, utili ad orientarci sotto terra, ma in cui le distanze tra i punti non sono in scala tra loro. Un semplice e logico collegamento di punti riconducibile alla teoria dei grafi, ovvero senza rispettare il rapporto di scala tra la realtà e la sua rappresentazione, su cui si basano, ad esempio, i navigatori satellitari delle auto. Dopo molte rappresentazioni della Toscana presenti in atlanti, mappamondi e portolani realizzati a partire dal Cinquecento, bisognerà arrivare alla prima metà del XIX secolo per avere una mappa generale realizzata con metodo scientifico, quando il granduca Ferdinando III di Lorena affidò, al matematico e padre scolopio Giovanni Inghirami, il compito di redigere una "Carta topografica e geometrica della Toscana" alla scala di 1:200.000. Tale mappa era basata sulla stessa "triangolazione" di primo ordine, iniziata e condotta a termine dallo stesso Inghirami, che servi per realizzare nei primi decenni dell'Ottocento il nuovo catasto geometrico-particellare della Toscana.
 
Le foto aeree
Con la nascita dell'aviazione diventa invece protagonista la foto aerea, o meglio la aerofotografia stereoscopica. Si tratta di una tecnica che permette di rappresentare il territorio in tutti i suoi particolari planimetrici e altimetrici. Il primo volo di questo tipo, a copertura totale della Toscana, risale al 1978. Da allora sono stati realizzati molti altri altri voli, completi o parziali, a quote diverse in funzione della scala cartografica e delle zone del territorio che si voleva rappresentare. Dal 2007 si rinnova con cadenza triennale la fotografia completa della Toscana grazie ai voli appaltati dal Servizio regionale o provenienti da altre amministrazioni pubbliche. Sono fotografie scattate da quote medio basse e basse che permettono di riprodurre i particolari topografici in scala 1:10000 (1 mm sulla carta corrisponde a 10 m nella realtà), sufficiente per garantire una alta qualità per gli usi normati dalle leggi sulla pianificazione del territorio. Se i Comuni o altri enti necessitassero però di una maggiore risoluzione la Regione realizza per loro una cartografia più ricca di dettagli in scala 1:2000 (1 mm sulla carta corrisponde a 2 m nella realtà); negli anni, a questa scala di dettaglio sono state allestite cartografie su tutte le aree più urbanizzate della regione, corrispondenti a circa il 20% della sua superficie. Oltre a realizzare la cartografia, con gli stessi fotogrammi aerei vengono prodotte le cosiddette ortofotocarte, cioè fotografie aeree ortorettificate, sul modello digitale del terreno, con delle tecniche in grado di minimizzare le deformazioni delle immagini fotografiche.
 
Un ricco repertorio
Per comprendere meglio la ricchezza del patrimonio foto-cartografico regionale costruito in oltre trent'anni di attività, conservato e da sempre reso disponibile all'uso e alla grande consultazione pubblica, la Regione ha pubblicato in formato pdf un Repertorio aerofotogrammetrico che propone una sezione del vasto ed articolato catalogo di dati territoriali, archivi e geodataset disponibili.
 
Il paradosso di Borges
Inutile dire che una mappa in scala 1:1 non può esistere, e, se avete tempo e siete appassionati al tema, vi suggeriamo di leggere la Storia universale dell'Infamia di Jorge Luis Borges che contiene il noto paradosso: "...In quell'Impero, l'Arte della Cartografia giunse a una tal Perfezione [...] i Collegi dei Cartografi fecero una Mappa dell'Impero che aveva l'Immensità dell'Impero e coincideva perfettamente con esso. Ma le Generazioni Seguenti, meno portate allo Studio della cartografia, pensarono che questa Mappa enorme era inutile e non senza Empietà la abbandonarono all'Inclemenze del Sole e degl'Inverni." Nel momento in cui realizza la mappa, l'impero diventa irrappresentabile.
 
La licenza Creative Commons
Ogni dato cartografico ricavato dal fitto reticolo di voli sulle nostre teste viene poi collaudato dal Servizio geografico toscano dal punto di vista del contenuto tematico, geometrico e informatico. Ogni dato è messo a disposizione sul sito della Regione solo e soltanto quando ottiene la validazione della cartografia nel rispetto dei protocolli standard. Gli utenti interessati - pubblici e privati - possono così visualizzare, interrogare o scaricare a piacimento ciò che vogliono sia nel formato vettoriale, utile per le applicazioni Gis e Cad, sia in formato raster per la stampa tradizionale. Il tutto con licenza Creative Commons in linea con le teorie più innovative sul diritto d'autore che permettono la successiva rielaborazione con il solo vincolo della citazione della fonte primaria, cioè la Regione. La cartografia toscana è infatti ormai tutta digitalizzata, tutti i database sono aperti e disponibili gratuitamente sia sul sito Open data della Regione, che dalla pagina dedicata alla cartografia.
 
I dati sono open
Quella degli open data, del codice aperto e del software libero è una grande rivoluzione che l'Europa e l'Italia stanno vivendo con le iniziative legate alla Direttiva INSPIRE e all'Agenda Digitale, e su cui la Regione Toscana cerca di svolgere un ruolo attivo. Si pensi ad esempio all'Accordo stipulato con l'Associazione GFOSS per la diffusione di software geografico libero e a codice sorgente aperto presso le Pubbliche Amministrazioni della Toscana. In termini di sburocratizzazione, semplificazione, ma anche di contributo alla creatività - chi avesse bisogno di una mappa fatta bene e gratuita della Toscana per creare una applicazione per smartphone, la prenda! - si tratta di un vero e proprio volano per la crescita economica. Oltre che essere scaricabili e utilizzabili offline le cartografie e le ortofotocarte sono disponibili, e quindi usabili, anche online tramite servizi basati sul web (WMS).
 
Il Terraflyer
Per favorire la divulgazione geografica, soprattutto nelle scuole ma non solo, al settimo piano di Novoli hanno creato anche un software di volo virtuale, rapido, veloce e ricco di funzionalità chiamato TerraFlyer. Un'applicazione che permette di immedesimarsi in un pilota d'aereo in volo sopra le bellezze della Toscana per scoprire così mille dettagli che nessun testo e nessuna mappa bidimensionale potrà mai farvi vedere. Provate ad esempio a lanciarvi come una goccia nella sorgente dell'Arno sul monte Falterona e navigare il percorso del fiume scoprendone gli angoli più reconditi fino a tuffarvi nel Tirreno a Bocca d'Arno. Oppure fiondatevi sulle Alpi Apuane e scoprire quanta bellezza inaspettata si possa godere dal Pizzo d'Uccello o dalla Cima di Bozzarello.
 
Le collaborazioni
Da un paio d'anni il Servizio regionale dispone anche delle competenze in materia di cartografia geologica e pedologica. Le problematiche del dissesto idrogeologico, delle alluvioni, della desertificazione, delle modifiche d'uso delle aree agricole, anche di quelle più pregiate - sono in corso gli approfondimenti conoscitivi per la produzione della carta pedologica della piana fiorentina - creano sempre nuove sfide di conoscenza, che la Regione cerca di cogliere lavorando insieme ai centri di eccellenza del mondo accademico e della ricerca come ad esempio accade con le collaborazioni con il Consorzio Lamma e il CNR, o con il Centro Interuniversitario di Scienze del Territorio. In questo ambito la Regione renderà presto disponibile un Continuum Geologico Territoriale insieme ad un aggiornamento della banca dati forse tra le più interessanti, stante le caratteristiche del nostro territorio: quello delle frane. Con Emilia-Romagna, Marche e Umbria la Toscana sta lavorando anche ad un Continuum Geologico interoperabile, in termini di legenda e caratteristiche, per i territori delle singole regioni. Tra le collaborazioni attivate anche quella con il CISIS, con il Politecnico di Milano, con l'Agenzia delle Entrate per ricevere e poi smistare ai Comuni i dati catastali.
 
Una mole di dati impressionante
L'informazione geografica interessa sempre più persone. La maggior parte dei "clienti" sono per lo più funzionari pubblici, tecnici, ricercatori, studenti, ma anche singoli cittadini che si interessano alle decisioni che la pubblica amministrazione assume in materia di pianificazione e governo del territorio e che sono rappresentate direttamente sulla cartografia regionale. Da loro arrivano molti contatti tutti i giorni, è per questo che il gruppo di lavoro di 25 persone del Servizio cartografico è molto orgoglioso delle statistiche di accesso ai propri prodotti. Le pagine dei numerosi portali cartografici attivi vengono viste fino a 3 milioni e seicentomila volte in un mese da circa 20 mila utenti unici che compiono in media 150 operazioni per sessione per un totale di oltre 120.000 accessi e 6 Giga di file open data scaricati ogni giorno. Dati ricchi e confortanti, dice il responsabile dei rilevamenti aerei e della mappatura cartografica del territorio regionale che, quotidianamente, cura l'aggiornamento dei dati e l'infrastruttura web che sta alla base dei servizi offerti. Una mole di dati e di operazioni impressionante, basti pensare a come sarebbe stata svolta solo qualche anno fa senza l'ausilio dell'informatica.
 
Appuntamento ad ottobre a Firenze
Da sempre la Comunità Europea sottolinea che in materia di territorio e di ambiente, di risorse e criticità, si decide sulla base di conoscenze insufficienti, inadeguate, non aggiornate, e soprattutto non condivise, non accessibili. E sollecita gli enti pubblici a rendere più trasparenti i processi decisionali anche, e forse soprattutto, condividendo quegli stessi quadri conoscitivi su cui si basano le scelte. Come visto la Regione Toscana ha accolto al meglio queste sfide alla trasparenza e all'apertura e alla condivisione. E allora scaricate e utilizzate al meglio anche voi le carte ed i dati geografici della Toscana: per curiosità, per passione, per conoscere il vostro territorio, perché lo richiede il vostro lavoro, e perché no? per fare impresa. E se volete conoscere di persona chi ci sta dietro... l'occasione è a ottobre, quando dal 14 al 16 si svolgerà a Firenze la conferenza delle Associazioni scientifiche per le informazioni territoriali e ambientali (Asita) che farà il punto sulle grandi innovazioni nel settore dei dati geografici.
 
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Post scriptum
L'auspicio è che questa Storia della domenica possa avervi offerto la possibilità di comprendere il senso di un servizio pubblico importante per la comunità come quello geografico e cartografico. Se siete dei neofiti e la materia vi appassiona, se volete approfondire le vostre conoscenze vi suggeriamo la lettura di alcuni testi - da quelli per bambini a quelli scientifici - utili ad capire meglio la cartografia.
 
Cartografia critica - Attraverso l'analisi scientifica sono esaminati i momenti topici del passaggio da una cartografia istituzionale, creata dalle istituzioni, a una cartografia aperta, prodotta dai cittadini. Casti E., Cartografia critica. Dal topos alla chora, Milano, Guerini Associati, 2013.
 
Cartografie del tempo - Cartografie del tempo è la prima storia completa delle rappresentazioni grafiche del tempo in Europa e negli Stati Uniti dal 1450 a oggi. Dai manoscritti medievali fino all'era di Internet, il volume prende in considerazione una vasta gamma di linee temporali che con le loro forme danno vita a interessanti narrazioni. Rosenberg D., Grafton A., Cartografie del tempo. Una storia della linea del tempo, Torino, Einaudi, 2012.
 
I mappamondi virtuali - Il volume è dedicato ai mappamondi virtuali come Google Earth o World Wind della NASA correntemente utilizzati sia per la didattica che per la ricerca scientifica. Favretto A., I mappamondi virtuali, Bologna, Patròn Editore, 2009.
 
Il Mazzo delle carte - Il libro racconta il lavoro che ha portato all'informatizzazione del ricco patrimonio di cartografia storica e fotografie aeree d'epoca conservato nell'archivio dell'Istituto dei Beni Culturali dell'Emilia-Romagna che permette di ricostruire i principali cambiamenti del paesaggio e delle città negli ultimi tre secoli. Di Cocco I, Pezzoli S., Il Mazzo delle carte, Bologna, Editrice Compositori, 2012. 
 
La cartografia dall'antichità fino al XVIII secolo - n'opera che racconta l'influenza delle scoperte geografiche e scientifiche nella rappresentazione dei luoghi. Dalla semplice e schematica rappresentazione dei luoghi alle forme cosmografiche del medio evo fino alla nascita degli Atlanti, un avvenimento fondamentale per la conoscenza cartografica. Monti C., La cartografia dall'antichità fino al XVIII secolo, Sant'Arcangelo di Romagna (RN), Maggioli Editore, 2011.
 
La cartografia moderna - Dalla forma della Terra alle carte moderne con le loro proiezione con particolare attenzione alla cartografia nazionale dopo l'unità d'Italia, con tanti esempi: dalle proiezioni usate dal Catasto alle mappe usate per il progetto esecutivo della galleria del Brennero. Monti C., La cartografia moderna. Con particolare riferimento all'Italia, Sant'Arcangelo di Romagna (RN), Maggioli Editore, 2011.
 
Le carte geografiche - Un'opera in grado di illustrare i concetti base, le tecniche di costruzione, le modalità d'uso e l'evoluzione storica delle carte geografiche fino ad arrivare alla descrizione delle principali caratteristiche della cartografia in formato digitale. Mazzanti R., Le carte geografiche. Teoria e storia, Ghezzano (PI), Felici Editore, 2012.
 
Mappe - Un Atlante ottimamente disegnato con cui i bambini possono esplorare le meraviglie e gli angoli più nascosti della Terra, 51 mappe che raccontano la storia, gli usi e costumi, i personaggi famosi, le piante e gli animali, i piatti e tutto ciò che contraddistingue ogni paese. Mizielinscy A., Mizielinscy D., Mappe, Milano, Electa, 2013.
 
Per descrivere il territorio - Il volume riproduce materiale proveniente dall'Accademia dei Georgofili e dall'Istituto Geografico Militare e presenta le diverse prospettive della descrizione del territorio: gli studi finalizzati al miglioramento agricolo e alle bonifiche, l'evoluzione delle tecniche di rappresentazione cartografica, le descrizioni di naturalisti, viaggiatori e geografi. Accademia dei Georgofili, Per descrivere il territorio. Agronomi, cartografi, naturalisti, viaggiatori nella Toscana tra XVIII e XX secolo, Firenze, Edizioni Polistampa, 2013.

Quinoa e amaranto: i grani delle Ande coltivati in Valdichiana

E' una calda giornata di luglio, nella pianura assolata, coltivata a girasole e mais, spicca una lunga distesa verde: sono piante inconsuete da queste parti, dalle quali spuntano lunghe foglie lanceolate, colore verde scuro e ciuffi colorati di rosso. Poco più in là, altri campi, ordinati, con piccole serre in fila e piante e piantine promettenti che sembrano fare capolino dentro e fuori le protezioni. Anche qui, a tratti, spuntano ciuffi che al sole di luglio si colorano di rosso. Siamo in piena Valdichiana, nell'azienda agricola regionale di Cesa, ora assegnata all'Ente Terre di Toscana, la "Banca della terra" della Regione.
 
Oggi è una giornata speciale. C'è una iniziativa intitolata "Superfood in Tuscany" - I grani delle Ande si possono coltivare in Toscana. All'azienda regionale di Cesa, che è un "centro di collaudo", si svolge la presentazione. Il professor Paolo Casini dell'Università di Firenze, illustrerà lo studio condotto grazie al progetto svolto in collaborazione fra Università, Ente Cassa di Risparmio di Firenze e l'azienda regionale di Cesa. Ad introdurre l'iniziativa è il direttore delle gestioni agricole di Terre di Toscana, Marco Locatelli. Poi ci sarà la visita guidata ai campi sperimentali.
 
Nella sala del vecchio casale che serve da sede all'azienda, oltre ai ricercatori dell'università ed ai tecnici della Regione, un gruppo di invitati, rappresentanti di aziende interessate alle nuove colture.
 
Erano il "Cibo degli Dei" per Inca e Aztechi, ma anche i Romani conoscevano l'amaranto
 
Ma di quali piante stiamo parlando? Sono amaranto e quinoa, due "pseudocereali" dal passato importante e dall'avvenire promettente. Entrambe sono conosciute come "i grani delle Ande" e per millenni sono state il nutrimento dei popoli andini, Inca e Aztechi, che li ritenevano sacri agli dei. Poi arrivò la conquista spagnola, la nuova cultura dominante privilegiava altri grani, a cominciare dal frumento, e così la quinoa («madre di tutti i semi» «chisiya mama» per gli Inca) e l'amaranto, persero gli onori degli altari, ma furono sempre il cibo delle popolazioni locali, sopratutto di quelle più povere. Nei tempi antichi l'amaranto era conosciuto anche nel "vecchio mondo", apprezzato dai Romani, che gli attribuivano il potere di tenere lontano invidia e sventura, mentre la mitologia narra che le dee greche amassero adornarsi delle sue ghirlande.
 
Amaranto e quinoa furono "riscoperte" negli anni '60 e '70 del XX secolo. Tornarono di moda negli Stati Uniti e l'amaranto si diffuse in tutto il mondo, in particolare in Africa, in India e in Nepal, al posto del grano. Negli ultini anni la loro diffusione e il loro consumo stanno registrano un'accelerazione esponenziale. Oggi sono presenti anche in Europa, in particolare in Francia e nella repubblica Ceca. Le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2013 "Anno internazionale della quinoa". Il consumo della quinoa è passato da 2,4 milioni di tonnellate nel 2001, a 43 nel 2011, il prezzo dai 400 dollari a tonnellata del 2005 agli attuali 3500 dollari.
 
Superfood dalle virtù salutari per farne alimenti, ma anche per cosmetica e farmacologia
 
Perchè? Perchè hanno caratteristiche nutrizionali particolarmente importanti, tali da essere inseriti nella categoria "nutriceutica" dei cosidetti "superfood" e possono essere impiegate in usi alimentari, ma anche cosmetici e farmacologici. Entrambi i semi di queste piante sono molto ricchi di proteine di alta qualità e sono privi di glutine, se ne ricavano alimenti particolarmente adatti per bambini e anziani e per persone affette da celiachia o per i diabetici, visto il minore contenuto di carboidrati dei cereali tradizionali. Dall'amaranto e dalla quinoa si ricava anche un latte, dalle caratteristiche nutrizionali superiori a quello di soia, adatto per gli intolleranti al lattosio, mentre l'olio, ricco di squalene, è prezioso per la cosmesi e la farmacologia. Dal polline rosso dell'amaranto si ricavano anche cosmetici anallergici (le donne andine lo usano come fard naturale) ed è ottimo come gelificante e colorante alimentare.
 

Il professor Casini si sofferma sulle varie caratteristiche e spiega come la coltivazione di queste piante abbia avuto successo nelle prove condotte a Cesa, che verranno ripetute in altre zone, anche di collina, e come si aprano prospettive interessanti per una coltivazione più ampia in Toscana, con la eventuale creazione di una o più filiere, che possano garantire la coltivazione, la lavorazione e la vendita dei prodotti. Molti i profili di opportunità – come spiega ancora Casini – che riguardano il molteplice utilizzo di queste piante, ma anche il fatto che una loro coltivazione in Toscana avrebbe benefici aspetti anche dal punto di vista etico e per la riduzione dell'impatto ambientale. 
 
Coltivarli in Toscana, un'opportunità per creare filiere e difendere l'ambiente
 
"Oggi questi prodotti sono interamente importati – ricorda Casini – sopratutto dall'America Latina, ma anche da altre zone, fra cui India e Cina, e una loro produzione in terra Toscana eviterebbe il loro trasporto per migliaia e migliaia di chilometri, ma si contribuirebbe anche a ridurre un effetto paradossale e dannoso sulle popolazioni andine, che non beneficiano affatto dell'aumento dei prezzi. Questi infatti arricchiscono solo alcuni, mentre le popolazioni, sopratutto quelle periurbane, che sono costrette ad acquistare questi prodotti, non li trovano più nei mercati locali o li trovano a prezzi per loro esorbitanti. Infine la produzione di amaranto e quinoa per ottenere squalene salverebbe molte specie di squali, oggi intensamente cacciati e in via di estinzione, proprio per il prezioso contenuto del loro fegato."
 
Il professore presenta inoltre i calcoli effettuati dall'Università che dimostrano la redditività di queste colture anche in Toscana. Il progetto parteciperà anche alla selezione indetta dalla Regione per partecipare a Expo 2015 a Milano.
 
Dopo la visita ai campi coltivati, dove l'amaranto sfoggia la sua rigogliosa crescita anche in campo aperto, mentre la quinoa, le cui prove sono più recenti, è al momento ancora in fase di "coltura protetta", viene il momento delle degustazioni. Con la quinoa, insalate fredde e piatti gratinati con verdure, e con l'amaranto sopratutto dolci: morbidissimi ciambelloni, crema pasticcera e biscotti.
 
L'azienda regionale di Cesa, centro di collaudo per l'agricoltura integrata
 
 
L'azienda regionale di Cesa, oggi inserita all'interno dell'Ente "Terre di Toscana", di cui è direttore Claudio del Re, dispone di circa 74 ettari di terreno, parte in pianura e parte sulle colline, in piena Valdichiana (Comune di Marciano, provincia di Arezzo). E' condotta da tre tecnici dipendenti della Regione (Luigi Fabbrini è il funzionario titolare di P.o.), un impiegato agricolo, 3 operai a tempo indeterminato e 5 operai a tempo determinato. 
 
Nell'azienda è costituito un "centro per il collaudo e il trasferimento dell'innovazione" particolarmente orientato verso il metodo di produzione integrato, caratterizzato dal marchio regionale della "farfallina" a basso impatto ambientale.
 
Oltre 16 ettari, situati in collina, sono destinati a vigneto, circa 3 ettari a oliveto, due ettari a coltura da biomassa, e circa 49 ettari, in pianura, sono coltivati a seminativi. 
 
Banca del germoplasma, per salvare dall'estinzione le specie tradizionali
 
Il centro è anche una delle sedi della "banca regionale del germoplasma", nata ad opera della Regione fin dal 1997 per tutelare la biodiversità in agricoltura. Qui si conservano 108 specie erbacee, una volta tipiche dell'agricoltura toscana, che hanno rischiato l'estinzione. Fra queste, solo per fare qualche esempio, ci sono molte tipologie di frumento, una volta largamente coltivate, e oggi iscritte nel repertorio regionale delle specie in estinzione, varietà di pomodori e di legumi e altri ortaggi. Fra le specie protette c'è anche il cocomero gigante di Fontarronco, un cocomero dolcissimo e dalle dimensioni eccezionali che veniva coltivato in Valdichiana fino ad alcuni decenni fa e di cui si erano perse per molti anni le tracce. Ora, anche lui, si è salvato dall'oblio e dall'estinzione.