Banda ultralarga, conferenza stampa il 21 maggio a Larciano per apertura del cantiere

FIRENZE - Arriva la banda ultralarga anche a Larciano, comune della Valdinievole in provincia di Pistoia. Il cantiere, che permetterà di navigare ad oltre 30 Mbit al secondo da qualsiasi casa od azienda, anche quello dei borghi più piccoli, si aprirà lunedì. Con l'occasione è stata organizzata una conferenza stampa a cui interverranno il sindaco Lisa Amidei, l'assessore alla presidenza della Toscana Vittorio Bugli e Marco Gasperini per Open Fiber, l'azienda che si è aggiudicata l'appalto.

L'appuntamento è per le 10.30, al cantiere stesso, in via Martiri del Padule 228, località San Rocco.

L'intervento, sostenuto con i fondi comunitari Fesr, si inserisce all'interno del piano che porterà da qui al 2020, in tutta la regione, la banda ultralarga anche nelle cosiddette aree bianche, ovvero le frazioni meno popolate o le aree produttive meno densamente frequentate dove con la sola logica di mercato non sarebbe mai giunta.

Il cantiere è parte di investimento pubblico complessivo, sostenuto da Regione e Ministero, che in tutta la Toscana vale 228 milioni. A Larciano interessa in particolare 47 aziende e 953 abitazioni, dove, conclusi i lavori, in otto casi su dieci si potrà navigare addirittura a più di 100 Mbit al secondo.

 

Ventisei boschi, poderi e immobili agricoli in cerca di progetto. L’idea della Regione per valorizzarli

FIRENZE - La Toscana presenta il suo patrimonio agricolo-forestale, un'opportunità per lo sviluppo del territorio, ma anche per realizzare un sogno. L'ha fatto ieri con ventisei beni da valorizzare ben in evidenza, con tanto di foto e piantine, nel primo catalogo che è stato appena stampato. Naturalmente si tratta solo di una piccolissima parte dei terreni, boschi, poderi e fabbricati agricoli del demanio della Regione, affidato nella gestione a Comuni e Unioni: un patrimonio totale da 109 mila ettari e che conta un migliaio di immobili, alcuni certo bisognosi di cure. Di questi 375 sono già destinati ad uso pubblico tra rifugi e bivacchi, punti ristoro e campeggi, musei, agriturismi, orti botanici o piste ciclabili ad esempio. Ci sono anche poderi e terreni per oltre diecimila ettari in concessione o autorizzazione per attività agrosilvopastorali. Ma da questi ventisei beni, illustrati ieri ad una platea di una settantina di imprenditori e professionisti, privati cittadini, agricoltori o rappresentanti di cooperative, la Regione ha deciso di partire per raccogliere manifestazioni di interesse.

Il primo cambio di passo è proprio questo. "Finora – ha spiegato in un'affollata sala Pegaso a Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze l'assessore alla presidenza Vittorio Bugli – sceglievamo quali immobili vendere o mettere in concessione e lanciavamo la gara. Da tre anni a questa parte però, forti dell'esperienza accumulata con la valorizzazione di ville e immobili di pregio del demanio regionale, abbiamo capito che questa non è la strada che porta i migliori risultati. Serve un catalogo anzitutto, ben fatto. Occorre farlo conoscere, nelle fiere e mostre di settore, agli addetti ai lavori. Ed è preferibile far precedere la gara da una manifestazione di interesse, non vincolante per nessuno ma che aiuta a mettere a fuoco e valutare i progetti che riguardano quel bene":

"Del resto – aggiunge l'assessore all'agricoltura, Marco Remaschi – l'obiettivo non è assolutamente far cassa, ma arrivare ad una gestione attiva del nostro vastissimo patrimonio. Il fine è evitare l'abbandono di quei terreni e fabbricati e creare nuove opportunità in territori che negli ultimi decenni, in montagna ad esempio, si sono spopolate".  Lo si può fare affidandosi a privati e imprenditori o ai giovani agricoltori, sempre più numerosi. Ma si tratta di un'opportunità, accenna Bugli, aperta anche a cooperativa magari di comunità, per le quali è peraltro imminente un bando: un modo per unire sviluppo del territorio, economia collaborativa e mantenimento in buono stato di un patrimonio immenso.

Cosa ci si può fare e come si possono utilizzare terreni e immobili del patrimonio forestale lo hanno spiegato oggi le storie di chi l'ha già fatto. La famiglia Salieri, a San Godenzo, conduce ad esempio oramai da tre anni un podere di venti ettari: alleva animali, raccoglie ‘marroni' alla vecchia maniera ma sta pensando anche ad un progetto di accoglienza. A Cortona in mezzo a prati fioriti di 'narcisi del poeta', una specie protetta, la "Fabbrica del Sole" gestisce il complesso di Monte Ginezzo puntando sull'eco-sostenibilità: un paradiso scelto in questi giorni per una convention anche da una società di Boston arrivata direttamente dagli Stati Uniti. In Val d'Orcia nella comunità agricola di Carpinara si allevano invece chianine e maremmane, c'è un agriturismo e un ristorante e si pensa ora ad una fattoria didattica. E' evidente come questi progetti possano generare a cascata altre opportunità e occasioni di sviluppo ma anche consentire di tenere in ordine la campagna, riducendo il rischio idro-geologico.

Dei ventisei beni al momento presenti nel catalogo - on line sul sito di Invest in Tuscany all'indirizzo www.investintuscany.com/venditabeni/project/patrimonio-agricolo-forestale/ - dieci si trovano in provincia di Arezzo, tre a Siena, due a Prato, uno a Livorno, altri tre a Grosseto ed altrettanti a Pisa, due sono in provincia di Pistoia ed ancora due in provincia di Firenze. Venti sono da affidare in concessione, sei anche disponibili eventualmente per la vendita. La manifestazione di interesse - un fax simile è riprodotto nel catalogo – va indirizzata a Ente Terre Regionali Toscane, un ente dipendente della Regione che si occupa della gestione del patrimonio rurale.

Banda ultralarga e internet veloce, lavori prossimi in quattordici comuni in provincia di Arezzo

FIRENZE –  Sono quattordici i comuni dell'aretino dove nei prossimi mesi partiranno i cantieri per portare ovunque la banda ultralarga, con la possibilità dunque di poter finalmente navigare su internet a velocità oltre i 30 Mbit al secondo.  La conferenza unica di servizi, attraverso cui raccogliere tutti i permessi necessari, è fissata per il 17 maggio.

I territori dei comuni interessati sono Anghiari, Badia Tedalda, Castel Focognano, Castel San Niccolò, Chiusi della Verna, Civitella in Val di Chiana, Foiano della Chiana, Lucignano, Marciano della Chiana, Monte San Savino, Monterchi, Sansepolcro, Talla e Terranuova Bracciolini. Saranno più di trentaduemilaseicento le abitazioni e imprese che in questo modo potranno usufruire della banda larga. L'intervento, finanziato dalla Regione, è parte di un investimento pubblico complessivo messo in campo assieme al Ministero allo sviluppo economico e che in tutta la Toscana vale 228 milioni. Per i quattordici comuni dell'aretino (qui la tabella con i dettagli) la spesa sarà di oltre 2 milioni e 845 mila euro, a fronte di opere per un valore di 11 milioni e 882 mila. La differenza rimane a carico degli operatori. 

L'obiettivo è portare la banda ultralarga, come prima era stato fatto per quella larga, anche nelle frazioni meno abitate e più isolate dove, con la sola logica di mercato, non sarebbe giunta. Lavori in quattro fasi, l'ultima da concludere nel 2020, e che permetteranno di avere collegamenti finalmente adeguati per poter godere di tutti i più moderni servizi on line: per il tempo libero, per le aziende, per accorciare la distanza tra cittadini e pubblica amministrazioni, per la sicurezza e il controllo del territorio. 

"La banda larga è oggi importante come lo erano un tempo strade e autostrade – sottolinea l'assessore alla presidenza e al bilancio della Toscana, Vittorio Bugli – Si tratta di una infrastruttura di essenziale, per i cittadini e per le aziende, anche quelle dei territori più marginali".   "Per questo la Toscana è stata tra le prime regioni ad investire  per abbattere il digital divide - ricorda ancora Bugli – Abbiamo iniziato con la banda larga, per portarla dove il mercato non avrebbe da solo mai investito, e proseguiamo adesso con la banda  ultralarga". 

Sono una settantina i comuni, in tutta la Toscana, ricompresi nella fase 1: di questi, appunto, dodici si trovano in provincia di Arezzo. Del piano in quattro fasi lanciato l'anno scorso alla fine beneficeranno 784 mila toscani e 364 mila tra case, uffici, aziende ed abitazioni, pari a circa il 70 per cento di tutti gli immobili presenti. L'intervento è capillare, più che con la banda larga e la fibra arriverà vicinissima alle abitazioni, a quaranta o cinquanta metri; ma i disagi dovuti ai lavori saranno limitati perché si cercherà quanto più possibile, ancor più che in passato, di riutilizzare infrastrutture già esistenti, ovvero cavidotti e canaline che già si trovano sottoterra, pubblici o utilizzati da oltre operatori.

Tutti i comuni toscani saranno interessati dai lavori, compresi i grandi capoluoghi: naturalmente l'intervento riguarderà solo le aree bianche dove internet veloce con il solo mercato non sarebbe mai arrivato e che non coprono l'interezza dei territori comunali.

 

Venti chili al giorno di plastica raccolta in mare da ogni peschereccio, al via il progetto “Arcipelago pulito”

LIVORNO – Poco prima delle una del pomeriggio, diciotto miglia al largo di Livorno, un'ora abbondante di viaggio ad andatura sostenuta, i pescatori dell'Anastasia tirano su la penultima rete della battuta di pesca iniziata a mezzanotte. A babordo c'è la Gorgona, a tribordo l'isola di Capraia. Sul ponte del peschereccio sventola la bandiera del progetto "Arcipelago pulito". E tra sanpietri e sugarelli, scampi, qualche sardina, rombi e perfino un polpo, dalla rete a strascico schizzano via bottiglie di plastica, una vecchia tanica, una torcia, sacchi e buste, alcune quasi nuove, molte incrostate dal tempo e dalle conchiglie.

Il mare, si sa, è purtroppo pieno di rifiuti. Ma da qualche giorno lo specchio d'acqua di fronte alla città labronica, area di assoluto pregio ambientale, è più pulita. Grazie anche ai pescatori. Non è il primo progetto nel Mediterraneo sul problema della plastica dispersa in mare. Ma se altrove ci si concentra soprattutto sulla ricerca – uno studio è stato presentato ieri all'Università di Siena, finanziato con 5 milioni dall'Unione europea – l'esperimento toscano ha un valore aggiunto praticamente unico. E' infatti il primo ad aver strutturato una vera e propria filiera che va dalla raccolta in mare fino al trattamento ed eventuale recupero dei rifiuti in un impianto idoneo. Un progetto che nasce all'insegna della collaborazione, pubblico e privato insieme, in testa la Regione. "Un esperimento - spiega l'assessore alla presidenza della giunta toscana, Vittorio Bugli – che può diventare un modello, che fa bene all'ambiente ma anche all'economia". "Non è infatti solo un progetto sperimentale – racconta – Abbiamo visto che è utile, funziona e ha senso pratico. Certo ora va strutturato e reso ancora più efficace, ma è già un esempio di economia collaborativa e circolare, un tema al centro dell'agenda di questa giunta regionale".

Barche in mare da quattro giorni
Presentato un mese fa, il progetto "Arcipelago toscano" dal 13 aprile è entrato nel vivo e da quattro giorni una decina di barche della cooperativa labronica tornano in porto cariche di pesce e plastica. Ne raccolgono ciascuna tra i venti e i trenta chili ogni giorno. "Il tre per cento del pescato" racconta il capitano del peschereccio. E stamani, su una motovedetta della Capitaneria di porto, a seguire da vicino i lavori c'era, con il contrammiraglio Tarzia, anche l'assessore Bugli.

"Il mare è casa nostra e ognuno tiene a tenere pulita la propria casa" raccontano i pescatori. Semplice. Quasi ovvio. Finora però non poteva essere così. Per una norma infatti non chiarissima e a causa di un vuoto normativo il pescatore che tornava in porto con plastiche assimilabili a rifiuti speciali ne diventava responsabile. Le avrebbe dovuti smaltire a proprie spese. E così erano costretti a rigettare in mare quello che pesce non era. A risolvere il problema, con un accordo intanto di programma, ci ha pensato l'intesa siglata tra la Regione Toscana, il Ministero dell'ambiente, l'Unicoop Firenze e numerosi altri soggetti, da Legambiente all'Autorità portuale del Mar Tirreno Settentrionale, da Labromare che è la concessionaria per il porto di Livorno per la pulizia degli specchi acquei portuali alla Direzione marittima della Toscana, fino l'azienda di raccolta dei rifiuti Revet e la cooperativa appunto di pescatori.

Il cassonetto in banchina
Ora ogni nave ha a disposizione un sacco dove raccogliere i rifiuti plastici, che al rientro in porto vengono depositati in un apposito contenitore sulla banchina, che Labromare poi svuota e porta in un impianto a Pontedera dove i rifiuti vengono analizzati e classificati per essere successivamente destinati al riciclaggio o allo smaltimento.

Un lavoro di squadra
Sul corretto svolgimento delle operazioni in mare vigila la Guardia Costiera, che da subito ha sposato l'iniziativa. Legambiente offre il proprio contributo in termini di esperienza scientifica. Unicoop Firenze partecipa mettendo a disposizione del progetto i fondi ricavati dal centesimo che soci e clienti, per legge, dall'inizio dell'anno devono pagare per le buste in mater-b dell'ortofrutta. Lavora anche per sensibilizzare il consumatore. Ed altrettanto faranno Legambiente e Regione. I pescatori continuranno a fare i pescatori, puntuali come sempre, anche oggi, per la quotidiana asta alle quattro e mezzo del pomeriggio. Ma saranno finalmente contenti di poter pulire la loro casa, il mare, che poi è la casa di tutti.

Una possibile buona pratica nazionale
L'esperimento durerà sei mesi e per ora interessa solo Livorno: trecento chilometri quadrati nel cuore dell'Arcipelago toscano e del Santuario dei cetacei, lungo la costa verso Grosseto. Ma nel prosieguo il progetto potrebbe essere replicato altrove: a Piombino, all'isola d'Elba e Capraia, forse anche fuori Toscana. In Italia del resto è un progetto di assoluta avanguardia: nel mondo di simili ce ne sono solo in Canada e nord Europa."Il Ministero dell'ambiente è uno dei partner, quindi speriamo di farne una buona pratica nazionale" dice Bugli. "Partiamo con la plastica – spiega – ma non vorremmo fermarci lì. Anzi, il nostro obiettivo è la modifica della normativa, per far sì che i pescatori possano raccogliere e non ributtare in mare anche altri rifiuti che possano rimanere impigliati nelle loro reti: dal ferro all'alluminio, al legno, meno presenti senz'altro della plastica ma altrettanto negativi per il nostro mare e per l'ecosistema".

Un mare di rifiuti
Quello dell'immondizia del mare è un problema grave e globale: si stima che nel mondo ogni anno si producano 280 milioni di tonnellate di plastica, nel 2050 saranno il doppio e una parte non trascurabile finisce nelle acque marine, con danni incalcolabili per flora e fauna. Il Mediterraneo è particolarmente esposto al pericolo, visto che si tratta di una mare semichiuso in cui sboccano numerosi fiumi che trasportano anche tanti rifiuti; si pensa che siano almeno 250 miliardi i frammenti di plastica al suo interno e alcuni studi fatti sul mar Tirreno ci dicono che il 95 per cento dei rifiuti galleggianti avvistati, più grandi di venticinque centimetri, siano di plastica, il 41 per cento di questi costituiti da buste e frammenti. Statisticamente ogni chilometro quadrato si trovano più di tredici di questi grandi rifiuti - in alcuni bracci di mare possono arrivare ad essere anche tre volte tanto - e molti rimangono per l'appunto impigliati nelle reti dei pescatori. Soprattutto dopo qualche temporale.

Quell'idea del sindaco pescatore
Il progetto di coinvolgere i pescherecci è nato da un suggerimento della Fondazione  Angelo Vassallo, il sindaco pescatore di Pollica, nel salernitano, ucciso dalla criminalità organizzata nel 2010. Un'iniziativa semplice, ma è così che si risolvono a volte i grandi problemi.  "Quell'idea ha poi trovato sponda - sottolinea l'assessore alla presidenza della Toscana Vittorio Bugli - nel lavoro  che la Regione sta portando avanti sul tema dell'economia collaborativa e circolare: un lavoro dove tutela dei beni comuni, impegno attivo per l'ambiente, sostegno alla competitività toscana e alle produzioni locali sono parole d'ordine che si ripetono su più fronti. Con questo progetto la collettività si fa carico del mare, il pescato acquista più valore e sulle tavole alla fine, con acque nel tempo più pulite, arriverà anche un prodotto migliore e più sicuro".

 

25 aprile, “Pace & Love” al Teatro Verdi a Firenze

Torna, mercoledì 25 aprile, alle 21, il tradizionale appuntamento per la Festa della Liberazione promosso dall'Assessorato alla Cultura della Regione con l'Orchestra regionale della Toscana. "Pace & Love – sognando un mondo migliore" è il titolo del programma di quest'anno. L'occasione per rivivere tra suoni e parole la Liberazione, nelle realtà che caratterizzarono la fine della guerra (1945) e l'inizio della rivoluzione sociale più significativa dello scorso secolo (1968). Le parole saranno quelle di Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Robert Kennedy, Martin Luther King interpretate da Gabriele Lavia e Vinicio Marchioni. I suoni e le musiche saranno quelle delle sinfonia di Gian Francesco Malipiero e Ludwig van Beethoven eseguite dall'ORT diretta da Fabrizio Ventura.

Ingresso libero ad invito fino a esaurimento posti disponibili. Puoi ritirare l'invito cartaceo presso la Biglietteria del Teatro Verdi da lunedì 9 aprile
oppure puoi scaricare subito l'invito online.