Matteo Renzi citato in giudizio alla Corte dei Conti

Matteo Renzi citato in giudizio alla Corte dei Conti

Firenze, il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, citato in giudizio davanti alla Corte dei Conti per fatti che risalgono a quando ricopriva l’incarico di sindaco del capoluogo toscano.

Secondo quanto riportato oggi sulle pagine locali dei quotidiani ‘La Nazione’ e La ‘Repubblica’, al senatore Matteo Renzi citato in giudizio, insieme ad alcuni dirigenti del Comune di Firenze, verrebbe contestato un presunto danno erariale per la nomina di due collaboratori nello staff dell’allora primo cittadino. L’udienza davanti alla Corte dei Conti, sarebbe fissata per il 24 febbraio prossimo.

Secondo quanto contestato dall’accusa al senatore di Italia Viva, i due collaboratori furono assunti nel 2009, con contratto a tempo determinato, nonostante non avessero conseguito la laurea, requisito che invece sarebbe stato indicato come necessario dalle normative. Il danno del quale viene chiesto il ristoro è pari a 69mila euro.

Nella citazione la procura regionale di viale Mazzini – si legge sempre sulla Nazione – guidata dalla dottoressa Acheropita Mondera Oranges, ha specificato, ripartito e suddiviso il ‘quantum’; al senatore Renzi in particolare i magistrati chiedono il ‘ristoro’, il pagamento di 69emila euro (110 del totale) ovviamente nella sua veste di sindaco di Firenze all’epoca dei fatti. La Corte dei Conti giudica. Non è esattore. Qualora la parte danneggiata (Palazzo Vecchio) in caso di condanna dei convenuti non proceda al recupero delle somme la procura può ‘sollecitare’ il ristoro delle somme indicate in sentenza.

 

 

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Corte Conti: procura, riassetto aziende Regione Toscana non soddisfa

Corte Conti: procura, riassetto aziende Regione Toscana non soddisfa

L’attuazione del piano della Regione Toscana per la razionalizzazione e l’eventuale dismissione delle sue partecipate “non appare soddisfacente”. Lo afferma Acheropita Mondera, procuratore regionale della Corte dei Conti della Toscana, nella sua requisitoria all’udienza per il giudizio di parificazione del Rendiconto generale 2019 della Regione Toscana.

Le perdite di pertinenza regionale delle società a partecipazione maggioritaria della Regione, al 31 dicembre 2018, sono pari a 7,2 milioni di euro, e superiori a quelle del 2017: secondo Mondera la loro origine è strutturale, e non congiunturale.
“In vari casi – sostiene – la misura di razionalizzazione prescritta non è stata realizzata e, anche quando le società, spesso con ritardo rispetto ai termini fissati, si siano adeguate alle prescrizioni del Piano, la misura di razionalizzazione è stata attuata in maniera non soddisfacente o parziale”. Peraltro, aggiunge il procuratore, “secondo questa procura traspare una incapacità del socio pubblico, anche nei casi di partecipazione di maggioranza, ad incidere sull’indirizzo dell’attività delle società partecipate, e ciò rende inefficace l’esercizio dei diritti societari regionali”.
La Sezione regionale di controllo della Corte dei conti per la Toscana ha emesso oggi la pronuncia di parificazione del Rendiconto generale della Regione relativo all’esercizio finanziario 2019, a eccezione del risultato di amministrazione, limitatamente alla mancata previsione del fondo perdite delle società partecipate. Nonostante i risultati economici negativi conseguiti negli ultimi bilanci dalle partecipate dalla Regione, l’importo di 13,8 milioni di euro pari alla perdita registrata, non si è tradotto, a rendiconto, in altrettanti fondi accantonati: in questo modo, secondo la Corte dei Conti, si è fatto figurare un incremento del risultato di amministrazione non regolare in quanto ottenuto con l’azzeramento di un fondo vincolato. La Regione, si legge, ha peraltro provveduto a ristanziarne l’intero importo nel bilancio di previsione degli esercizi 2020-22. L’esercizio 2019 registra entrate e spese di competenza pari rispettivamente a 11.589 mln e a 11.287 mln, chiudendosi con un risultato finanziario negativo per 177,93 mln, in miglioramento rispetto agli anni precedenti. Il disavanzo sostanziale, di 1.967,44 mln, ha raggiunto un livello pari al 20% delle entrate correnti.
“A inizio legislatura avevamo un rendiconto che aveva 3 miliardi di disavanzo e una cassa molto limitata, vicino allo zero: in questo rendiconto il disavanzo è sostanzialmente dimezzato”. Lo ha affermato Vittorio Bugli, assessore alla presidenza della Regione Toscana, intervenendo all’udienza per il giudizio di parificazione del Rendiconto generale 2019 della Regione da parte della Sezione regionale della Corte dei Conti. “E’ un lavoro che bisogna continuare a portare avanti con decisione – ha proseguito – ma il disavanzo è sostanzialmente dimezzato, e la cassa si aggira intorno al miliardo, quindi è un miglioramento importante di cui penso si possa dare atto in questi anni alla Regione”. Sulle partecipate, ha ammesso Bugli, “il lavoro è più difficile”, ma nel caso specifico di Fidi Toscana, sostiene l’assessore, l’aiuto dato alle Pmi “ha prodotto un peso finanziario per la struttura che ancora si tarda a sistemare, ma che sta andando sulla buona strada, per quelli che saranno i risultati del prossimo anno e di quello successivo”. Sulle terme, ha detto Bugli, “abbiamo sistemato sostanzialmente Casciana Terme e Chianciano Terme con la liquidazione delle società immobiliari che sta andando avanti nel suo percorso; continuiamo ad avere problemi su Montecatini Terme, che però in questa fase ha visto un rafforzamento di una proposta di piano più consistente, e che stiamo trattando anche con le banche per ciò che riguarda la gestione del debito pregresso”.

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BuzziLab, l’ex preside conferma percentuali sui progetti

BuzziLab, l’ex preside conferma percentuali sui progetti

Come si evince dalle pagine del Corriere Fiorentino di oggi, a inizio settembre il preside dell’Istituto tecnico Buzzi, Alessandro Marinelli, ha chiuso “in autotutela” il laboratorio di analisi dei tessuti legato alla scuola: erano troppi i dubbi sullo status giuridico sul BuzziLab.

“Nei contratti dei professori che ci lavoravano c’erano delle percentuali di guadagno applicate ai progetti e alle commesse. Ma sono stato io a calmierarle”. E’ quanto afferma l’ex preside dell’istituto pratese “Tullio Buzzi”, Erminio Serniotti, in merito alle polemiche emerse dalla chiusura del BuzziLab, che, osservando le cifre milionarie dei fatturati della scuola (28 milioni di euro in 5 anni), pareva evidente non fosse dovuta a motivi burocratici.

Il BuzziLab ha preso quota, nella famosa scuola pratese, sotto la guida di Serniotti, esperienza nata nel 2010 e conclusa il maggio scorso. E lo stipendio dell’ex preside ha beneficiato mensilmente, per tutti questi anni, di maggiorazioni legate ai progetti del Lab, come lui stesso non nega.

La Procura di Prato, insieme alla Corte dei Conti, ha aperto un’inchiesta sull’utilizzo dei soldi presi dal laboratorio per le sue attività di analisi dei tessuti, in quanto si è verificato “lo sforamento del tetto di stipendio pubblico di 250 mila euro l’anno da parte del direttore del Lab”. Secondo quanto riferisce l’attuale dirigenza scolastica, il problema dello status giuridico del BuzziLab, che era considerato laboratorio didattico ma collaborava soprattutto con le grandi griffe attraverso tecnici specializzati (professori della scuola), doveva essere risolto proprio dall’ex preside; per questo motivo il nuovo preside, Alessandro Marinelli, ha optato per la sospensione delle attività del Lab all’inizio di settembre e dato il benservito al direttore del laboratorio, il professor Giuseppe Bartolini.

“Sono stato io a ad abbassare le percentuali sui contratti dei professori” chiarisce Serniotti, affermando che “non è vero che non abbiamo cercato una soluzione ai problemi di status giuridico del laboratorio. Avevamo mandato all’ufficio scolastico regionale un’ipotesi per fare del BuzziLab una fondazione della quale fosse socia unica la scuola”. Ma ad oggi una presa di posizione ufficiale da parte dell’Ufficio scolastico regionale non è stata su queste affermazioni non è stata pervenuta.

Nel mentre si sta cercando una “soluzione ponte” in grado di riattivare il BuzziLab, che sta vedendo trasferire cervelli e clienti altrove. Ieri mattina, dopo gli appelli delle Istituzioni e un’interrogazione parlamentare depositata, è avvenuto un incontro tra i sindacati, il sindaco di Prato Matteo Biffoni e il preside dell’Istituto. Oggi alle 13 i vertici di Comune, Provincia, Regione, Scuola e categorie economiche si riuniranno nella sede dell’ufficio scolastico regionale per cercare la soluzione più consona.

Saranno necessarie, anche se tutto dovesse andare per il meglio, settimane prima di veder ripartire le attività del laboratorio; sarà necessario un nuovo direttore, senza contare che altri membri del team di Bartolini potrebbero seguirlo altrove.

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Musei, Franceschini blocca la riforma Bonisoli

Musei, Franceschini blocca la riforma Bonisoli

Il neo ministro ai Beni Culturali, Dario Franceschini, ha ritirato “in via cautelativa”, spiegano dal ministero, i decreti che Alberto Bonisoli aveva inviato alla Corte dei Conti poco prima della crisi di governo.

Questi decreti presentati da Bonisoli prevedevano l’accorpamento della Galleria dell’Accademia e del Museo San Marco alle Gallerie degli Uffizi, e tutto il comparto archeologico di Chiusi ai nascituri Musei nazionali etruschi con sede a Roma, oltre all’azzeramento dei consigli di amministrazione dei musei autonomi per riportarli nell’alveo del ministero.

Tutto ciò è stato possibile perchè gli accorpamenti e l’abolizione dei Cda era stata promulgata in virtù di tre decreti attuativi firmati dall’ex ministro Bonisoli a cavallo di Ferragosto, per arrivare in dirittura d’arrivo prima della crisi di governo, e inviati subito alla Corte dei Conti che non li aveva ancora approvati.

Inoltre, visto che in quei testi vi si leggevano anche una serie di regolamenti sulla gestione corrente dei musei che riportavano quasi ogni scelta in capo alle soprintendenze, anche in questo caso la situazione a Roma e Firenze resta sospesa. In sostanza a Firenze non si sa come procedere anche per avviare lavori normalmente firmati dai direttori, compreso il riallestimento di sale espositive.

Al ministero sanno che “regna una grande confusione”, per questo motivo Franceschini ha in mente di prendere la situazione in mano già nei prossimi giorni e di inserire nuovi regolamenti, da promulgare al posto di quelli firmati dal suo predecessore, molto presto.

Al momento resta tutto congelato e dunque non ci saranno ulteriori passaggi di consegne: il direttore degli Uffizi Eike Schmidt che si era già messo alla guida anche dell’Accademia per ora ne resterà responsabile. Il destino dell’ex direttrice, Cecilie Hollberg, resta ancora appeso ad un filo dopo che il 22 agosto le era stato dato il benservito.

“Il congelamento dei decreti del precedente ministro non significa che abbiamo varato la riforma delle riforme – spiegano dal Collegio Romano, sede del Mibac – Non è che arriviamo e buttiamo via tutto, non può funzionare così in un’amministrazione pubblica…”.

La mossa di Franceschini, quindi, non riporta Cecilie Hollberg in sella alla Galleria dell’Accademia; per il principio di continuità amministrativa occorrerebbe un nuovo decreto per modificare, nuovamente, la geografia museale fiorentina.

I nuovi provvedimenti arriveranno, fanno sapere dal Collegio Romano, il più presto possibile, perchè con il ritorno del Turismo tra le deleghe del ministero bisogna varare una riorganizzazione e l’operazione riguarderà di conseguenza anche l’autonomia dei musei, tanto cara all’attuale ministro ai Beni Culturali.

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Musei, Franceschini blocca la riforma Bonisoli

Musei, Franceschini blocca la riforma Bonisoli

Il neo ministro ai Beni Culturali, Dario Franceschini, ha ritirato “in via cautelativa”, spiegano dal ministero, i decreti che Alberto Bonisoli aveva inviato alla Corte dei Conti poco prima della crisi di governo.

Questi decreti presentati da Bonisoli prevedevano l’accorpamento della Galleria dell’Accademia e del Museo San Marco alle Gallerie degli Uffizi, e tutto il comparto archeologico di Chiusi ai nascituri Musei nazionali etruschi con sede a Roma, oltre all’azzeramento dei consigli di amministrazione dei musei autonomi per riportarli nell’alveo del ministero.

Tutto ciò è stato possibile perchè gli accorpamenti e l’abolizione dei Cda era stata promulgata in virtù di tre decreti attuativi firmati dall’ex ministro Bonisoli a cavallo di Ferragosto, per arrivare in dirittura d’arrivo prima della crisi di governo, e inviati subito alla Corte dei Conti che non li aveva ancora approvati.

Inoltre, visto che in quei testi vi si leggevano anche una serie di regolamenti sulla gestione corrente dei musei che riportavano quasi ogni scelta in capo alle soprintendenze, anche in questo caso la situazione a Roma e Firenze resta sospesa. In sostanza a Firenze non si sa come procedere anche per avviare lavori normalmente firmati dai direttori, compreso il riallestimento di sale espositive.

Al ministero sanno che “regna una grande confusione”, per questo motivo Franceschini ha in mente di prendere la situazione in mano già nei prossimi giorni e di inserire nuovi regolamenti, da promulgare al posto di quelli firmati dal suo predecessore, molto presto.

Al momento resta tutto congelato e dunque non ci saranno ulteriori passaggi di consegne: il direttore degli Uffizi Eike Schmidt che si era già messo alla guida anche dell’Accademia per ora ne resterà responsabile. Il destino dell’ex direttrice, Cecilie Hollberg, resta ancora appeso ad un filo dopo che il 22 agosto le era stato dato il benservito.

“Il congelamento dei decreti del precedente ministro non significa che abbiamo varato la riforma delle riforme – spiegano dal Collegio Romano, sede del Mibac – Non è che arriviamo e buttiamo via tutto, non può funzionare così in un’amministrazione pubblica…”.

La mossa di Franceschini, quindi, non riporta Cecilie Hollberg in sella alla Galleria dell’Accademia; per il principio di continuità amministrativa occorrerebbe un nuovo decreto per modificare, nuovamente, la geografia museale fiorentina.

I nuovi provvedimenti arriveranno, fanno sapere dal Collegio Romano, il più presto possibile, perchè con il ritorno del Turismo tra le deleghe del ministero bisogna varare una riorganizzazione e l’operazione riguarderà di conseguenza anche l’autonomia dei musei, tanto cara all’attuale ministro ai Beni Culturali.

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