Case occupate, Cassazione: prefettura Firenze sbagliò a ritardare sgomberi immobili occupati da Movimento Lotta

Case occupate, Cassazione: prefettura Firenze sbagliò a ritardare sgomberi immobili occupati da Movimento Lotta

Con la sentenza 24198 depositata oggi, la Cassazione accoglie il ricorso di due società titolari di 50 appartamenti. 32 in un lotto a Firenze in Via del Romito, e 18 in un lotto a Sesto Fiorentino in Via Primo Maggio.

La politica di welfare per garantire il diritto ad una casa non può compiersi a spese dei privati cittadini, i quali già sostengono un non lieve carico tributario, specie sugli immobili, per alimentare, attraverso la fiscalità generale, la spesa per lo stato sociale”. Lo sottolinea la Cassazione.

Tra il dicembre 1993 e il maggio 1994, i due stabili vennero occupati da attivisti del ‘Movimento per la casa’. Nonostante la Procura fiorentina in breve avesse dato l’ordine di sgombero, il Prefetto e il Questore rinviarono per sei anni l’intervento. “Per evitare disordini e tutelare l’ordine pubblico”.

“Se l’amministrazione intenda dare alloggio a chi non l’abbia – affermano gli ‘ermellini -la via legale è l’edificazione di alloggi o l’espropriazione di private dimore. Secondo la legge e pagando il giusto indennizzo, e non certo garantire a dei riottosi, perchè di questo si è trattato, il godimento dei beni altrui”.

Per la Cassazione, le due società hanno diritto ad ottenere dal Ministero dell’Interno il risarcimento dei danni patiti. Questo a causa delle scelte attendiste che hanno “violato e compresso il loro diritto di proprietà.” Garantito, invece, dalla Carta di Nizza, dalla Corte di Strasburgo e dalla Costituzione. Ora la Corte di Appello di Firenze deve calcolare i danni prodotti da questo “incredibile ritardo”

Gli immobili occupati abusivamente, appena la Procura ordina lo sgombero, devono essere subito liberati dalle forze dell’ordine. Il Ministero dell’Interno non può compiere scelte “attendiste” perché altrimenti garantirebbe “non l’ordine, ma il disordine pubblico.” Mentre “dove è più intollerabile il sopruso, là più forte deve essere la reazione dello Stato di diritto”. Lo sottolinea la Cassazione dando ragione ai proprietari di 50 appartamenti occupati contro l’inerzia del Viminale che per sei anni rimandò lo sgombero

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Firenze: procura presenta ricorso per gli assolti di Alexandria

Firenze: procura presenta ricorso per gli assolti di Alexandria

La procura generale ha presentato ricorso in Cassazione per gli assolti di Alexandria, accusati di aver celato documenti durante un’indagine, la difesa degli imputati chiede le assoluzioni siano per ‘non aver commesso il fatto’.

La procura generale presso la corte di appello di Firenze, con il sostituto Vilfredo Marziani, ha presentato ricorso in Cassazione contro l’assoluzione degli ex vertici di Mps Giuseppe Mussari, Antonio Vigni e Gian Luca Baldassarri, dall’accusa di ostacolo alla vigilanza di Bankitalia riguardo alla ristrutturazione del derivato Alexandria, in particolare per aver celato in una cassaforte della banca il contratto ‘mandate agreement’ con la banca giapponese Nomura. Lo riporta il quotidiano La Nazione.

In appello, il 7 dicembre 2017, i tre imputati vennero tutti assolti ‘perché il fatto non costituisce reato’. La decisione ribaltò la sentenza di primo grado che, invece, aveva dato condanne a 3 anni e 6 mesi di reclusione più 5 anni d’interdizione a tutti i tre imputati.

Il pg Marziani aveva chiesto in appello una condanna maggiore, a 7 anni per Mussari, e a 6 anni per Vigni e Baldassarri ritenendo che gli imputati volontariamente non dissero agli ispettori di Bankitalia del contratto.

Tuttavia, anche le difese dei tre imputati hanno presentato ricorso in Cassazione per chiedere che le assoluzioni siano per ‘non aver commesso il fatto’ (e non ‘perché il fatto non costituisce reato’), volendo sottolineare con questa formula assolutoria che non ci fu nessuna volontà degli imputati di nascondere i documenti agli ispettori della Vigilanza.

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