Si tuffa in torrente, muore giovane migrante in Casentino

Si tuffa in torrente, muore giovane migrante in Casentino

E’ stato ritrovato senza vita il corpo di un 21enne che nel pomeriggio di ieri era scomparso nel torrente Archiano, poco lontano da Partina, nel comune di Bibbiena (Arezzo).

Il giovane, di nazionalità straniera, ospite di una struttura di accoglienza in alto Casentino, si era tuffato insieme ad alcuni amici nel torrente e non era più riemerso. L’allarme è stato dato dall’associazione Migranti.

Sul posto vigili del fuoco, anche con i sommozzatori arrivati da Firenze, carabinieri e 118. Proprio i sommozzatori hanno perlustrato il fondo del torrente e ritrovato qui il cadavere del 21enne dopo alcune ore di ricerca.

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Chiara, autopsia conferma morte per shock anafilattico

Chiara, autopsia conferma morte per shock anafilattico

Pisa, l’autopsia eseguita oggi dal medico legale Marco Di Paolo ha confermato lo shock anafilattico dovuto a una forte reazione allergica che ha ucciso Chiara Ribechini, 24 anni, morta domenica sera dopo una cena in un ristorante. La giovane era allergica ai latte e ai suoi derivati e alle uova.

Adesso si dovranno effettuare una serie “di analisi chimico-alimentari per cercare di individuare l’allergene” che ha ucciso la giovane. Saranno dunque determinanti le analisi scientifiche sui tessuti e sui prelievi dei succhi gastrici, effettuati in sede di autopsia, e sui campioni di vomito, repertati nell’immediatezza dei fatti dai carabinieri, per cercare di individuare le cause esatte che hanno determinato lo shock anafilattico.

Entro domani, riferiscono fonti investigative, saranno ultimate anche le acquisizioni testimoniali delle persone che hanno trascorso la serata con Chiara e dello staff del ristorante.

Nel pomeriggio i carabinieri del Nas insieme ai tecnici dell’Asl, su delega della procura pisana, sono tornati presso l’agriturismo dove si trova il ristorante nel quale ha cenato Chiara Ribechini per ultimare le acquisizioni necessarie di materie prime e residui alimentari in cucina per poi dissequestrare il locale e permettere al ristorante di riaprire quanto prima.

Sempre domani la salma sarà restituita alla famiglia.

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Piombino, accoltella il convivente: corte d’appello riduce pena

Piombino, accoltella il convivente: corte d’appello riduce pena

La corte d’assise di appello di Firenze ha ridotto da 16 anni e 6 mesi a 14 anni e 8 mesi la condanna in primo grado per omicidio volontario contro Beatrice Paini, 46 anni, che il 9 settembre 2016 a Piombino (Livorno) uccise il convivente, Fabrizio Gratta, 49 anni, con una coltellata nella loro casa dopo una serata in cui si erano ubriacati.

La difesa aveva fatto appello chiedendo una derubricazione del reato da omicidio volontario a omicidio colposo e il riconoscimento delle attenuanti generiche a un terzo.

La sentenza, decisa oggi al termine di unica udienza e camera di consiglio, è in parziale riforma della sentenza di primo grado pronunciata il 19 luglio 2017 dalla corte di assise di Livorno.

L’imputata era in aula e ha assistito alla lettura accanto al difensore, avvocato Franco Balestrieri. In aula anche l’ex moglie e le due figlie della vittima insieme agli avvocati di parte civile.

L’ex coniuge di Gratta non ha aspettato la fine della lettura del dispositivo e si è allontanata con le figlie dopo aver sentito l’entità della pena.

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‘Sistema Lanzalone’: sindaco Nogarin annuncia querela contro Romano (PD)

‘Sistema Lanzalone’: sindaco Nogarin annuncia querela contro  Romano (PD)

Dopo l’inchiesta pubblicata oggi su Repubblica il deputato del Pd Andrea Romano torna ad attaccare il sindaco Filippo Nogarin (M5S) parlando di “conflitti di interesse e scambio di favori” con Lanzalone, chiamato dal primo cittadino di Livorno a svolgere il ruolo di consulente.

Lette le parole di Romano, che tra le altre cose parla di ‘cricca del malaffare’,   Nogarin ha annunciato  l’intenzione di chiamare il deputato  a “rispondere di queste sue gravissime affermazioni nelle sedi opportune”.
“Ricordo a Romano – aggiunge in una nota il primo cittadino che per le vicende dell’azienda dei rifiuti è indagato in due distinte inchieste dalla procura livornese – che la ‘cricca’ cui lui fa riferimento ha contribuito in maniera determinante a salvare Aamps, attraverso una procedura che oggi fa scuola in mezza Europa, quella del concordato preventivo in continuità”, una partecipata per anni “spolpata” dai compagni di partito di Romano, che avevano fatto accumulare “debiti per 42 milioni di euro. Soldi dei cittadini di Livorno, sottratti ai cittadini di Livorno”. Aamps, rivendica Nogarin, oggi “non solo sta pagando i propri debiti, ma sta macinando utili: 8,8 milioni di euro nel 2017”.

Il sindaco di Livorno, ribadendo piena fiducia nella magistratura, sulle inchieste che lo riguardano ricorda che “in alcun modo” queste vedono interessate “le consulenze affidate allo studio Lanzalone” (secondo Romano, che chiede chiarimenti anche ai ministri Bonafede e Di Maio, “per oltre 130mila euro”) e, conclude Nogarin, sono state gestite “nella massima trasparenza e le cui parcelle sono pubblicate da tempo sul sito dell’azienda”.

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