Asl Toscana Sud-est organizza incontri su prevenzione infezioni

Asl Toscana Sud-est organizza incontri su prevenzione infezioni

L’Asl Toscana sud-est organizzerà incontri con sindaci, operatori, strutture convenzionate come case di cura e Rsa, e cittadini, per dare tutte le informazioni necessarie nella prevenzione delle infezioni, compreso il New Delhi. Gli incontri dell’Asl Toscana sud-est saranno organizzati nonostante nel territorio si registri quasi il 100% dei risultati negativi al batterio. 

In una nota, il direttore generale dell’Asl Antonio D’Urso spiega che: “Stiamo lavorando con la massima attenzione per sensibilizzare operatori e comunità sulle buone norme per la prevenzione ed il contenimento delle infezioni, su cui la Regione Toscana sta già operando da qualche anno. E’ importante sapere che ci sono soggetti colonizzati che non sanno di esserlo e che comunque sono da considerarsi persone sane”.
“Nel caso in cui però, queste stesse persone abbiano delle malattie che compromettono il sistema immunitario, è possibile lo sviluppo di infezioni resistenti ai trattamenti coi farmaci. Chiediamo quindi la massima collaborazione di tutti per trasformare questa circostanza in un’opportunità”, sottolinea D’Urso.
Come spiega l’Asl la questione centrale non è il batterio New Delhi in sè, ma le infezioni. Sono situazioni che necessitano dunque di grande attenzione e accorgimenti che siano attuati tra i cittadini ma anche tra gli operatori sanitari. Proprio il lavaggio delle mani è l’accorgimento più efficace contro le infezioni. “E’ stata adottato una procedura aziendale ad hoc dedicata a diagnosi, sorveglianza e controllo di eventuali infezioni”, ha ricordato l’Asl.
Dal 15 settembre la Regione Toscana ha predisposto lo screening per tutti coloro che sono ricovererati in ospedale. “Nessun allarmismo ma la soglia di attenzione non può scendere da parte di nessuno se si considera che l’Italia risulta essere, in ambito Ue, uno dei Paesi con il più elevato consumo di antibiotici e con preoccupanti livelli di resistenza”, conclude l’Asl.

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Disse a medico straniero “non mi tocchi”, indagato ex assessore

Disse a medico straniero “non mi tocchi”, indagato ex assessore

“Non mi faccio toccare da un medico straniero”. E’ la frase che avrebbe pronunciato l’ex assessore pratese Roberto Caverni, imprenditore 71enne, indagato per oltraggio a pubblico ufficiale con l’aggravante della discriminazione razziale. La notizia è stata riportata dai quotidiani ‘La Nazione’ e ‘Il Tirreno‘.

La vicenda, secondo quanto riferiscono i quotidiani, risalirebbe allo scorso mese di luglio quando l’uomo era ricoverato all’ospedale Santo Stefano a seguito di un intervento chirurgico; il medico, non avrebbe ‘digerito’ le parole dell’ex assessore del comune di Prato e, dopo una quindicina di giorni, l’avrebbe querelato.

Le indagini sono state chiuse e a breve Caverni riceverà l’avviso di garanzia presso il suo legale, l’avvocato Francesco Querci. Secondo quanto ricostruito dalle indagini il 71enne si sarebbe lamentato del dolore e avrebbe chiesto l’intervento di un medico e, in quel momento, nel reparto l’unico presente era il dottore straniero. I testimoni e lo stesso medico hanno riferito che l’uomo avrebbe iniziato ad agitarsi dicendo di non voler essere medicato da lui; il paziente si sarebbe poi calmato solo dopo l’arrivo di una dottoressa italiana che lo avrebbe poi medicato.

“Non ricordo quello che ho detto. Era il giorno dopo l’operazione e ero ancora sotto anestesia. Avevo dolori fortissimi e urlavo. In quel reparto – ha spiegato Caverni – ci sono persone sottoposte a interventi chirurgici. Sono tutti mescolati e lo specialista per ciascuna patologia passa una volta al giorno. Per il resto del tempo non si vede nessuno. Ho solo preteso che mi curasse un medico qualificato. Non vedo l’ora di andare di fronte al giudice a dare la mia versione dei fatti”.

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Duplice omicidio Sesto F.no: ergastolo per il vicino di casa

Duplice omicidio Sesto F.no: ergastolo per il vicino di casa

E’ stato condannato all’ergastolo, nel processo con rito abbreviato celebrato a Firenze, Fabrizio Barna, il 54enne che il 21 ottobre 2018 a Sesto Fiorentino (Firenze) uccise a colpi di pistola i vicini di casa Salvatore Andronico, 66 anni, e il figlio di quest’ultimo Simone, di 31. Interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, Barna è stato anche condannato dal gup Federico Zampaoli al pagamento di provvisionali per 300 mila euro alle parti civili.

Secondo le indagini coordinate dalla pm Christine Von Borries, Barna, vicino di casa delle vittime, sparò ai due uomini con una pistola Beretta 98 semiautomatica regolarmente denunciata per uso sportivo. Interrogato dopo l’arresto, disse al giudice di non ricordare nulla del momento del duplice omicidio; in base alla perizia disposta dal gip nel corso delle inchiesta, quando uccise era capace di intendere e di volere.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, il 21 ottobre dello scorso anno il 54enne uscì di casa infastidito dai rumori, impugnando la pistola: uccise prima Salvatore Andronico,  66 anni, ingegnere di Trenitalia in pensione (l’uomo era tra i condannati in primo grado per la strage ferroviaria di Viareggio); poi freddò con più colpi il figlio Simone Andronico, 31 anni, ingegnere in un’azienda del settore aerospaziale.

Barna, disoccupato, viveva da solo nella casa di Sesto Fiorentino dal 2008, dopo la morte degli anziani genitori. Aveva iniziato a lamentarsi dei rumori per i lavori di ristrutturazione diversi mesi prima di commettere il duplice omicidio. Nel tentativo di risolvere la controversia, Salvatore Andronico e il figlio si erano anche rivolti a uno sportello di mediazione sociale, un servizio privato in convenzione col Comune di Sesto Fiorentino che ha lo scopo di comporre le criticità tra i cittadini; gli operatori scrissero a Barna per avviare una mediazione, ma lui non avrebbe mai risposto.

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Il Meyer e gli Uffizi insieme per bambini, percorsi museali creati su misura

Il Meyer e gli Uffizi insieme per bambini, percorsi museali creati su misura

L’intesa, appena firmata dal direttore generale dell’ospedale pediatrico Meyer Alberto Zanobini e dal direttore degli Uffizi Eike Schmidt, consentirà ai piccoli pazienti del pediatrico fiorentino di prendere parte a percorsi museali “cuciti” su misura per loro.

In particolare, il progetto “Special Guest – Kids” è pensato per i bambini che devono recarsi al Meyer in modo continuativo, per sottoporsi a cure e trattamenti medici prolungati nel tempo: grazie a questo progetto questi pazienti potranno “abbinare” alle sedute terapeutiche in ospedale, escursioni nelle bellezze museali fiorentine.

Insieme, il Meyer  e il dipartimento per l’Educazione – Area Mediazione Culturale e Accessibilità degli Uffizi, definiranno per ognuno dei bambini un progetto personalizzato, per mettere a punto attività educative e percorsi museali dedicati, che potranno svolgersi nei musei afferenti alle Gallerie degli Uffizi e negli altri musei della città. Fondamentale, in questo senso, la collaborazione con la Scuola ospedaliera del Meyer, che potrà integrare queste attività didattiche “extra ospedaliere” con il piano di studi dei bambini seguiti al Meyer.

“Come Meyer crediamo fortemente in un concetto di ‘cura globale’, capace di unire all’assistenza clinica tutte quelle attività, ludiche e didattiche, che possono servire per migliorare il benessere dei bambini in ospedale – spiega il direttore generale dell’ospedale Alberto Zanobini – Siamo molto contenti di dare avvio a questa collaborazione con una realtà  come quella delle Gallerie degli Uffizi, che consentirà di rendere terapeutica la bellezza del territorio fiorentino”.

“L’arte ha da sempre un grande potere ‘curativo’, la capacità unica di guarire e dare benessere allo spirito di tutti, a partire proprio dai bambini– commenta il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt – per questo è un grande piacere ed onore poter mettere i tesori del museo che dirigo a disposizione di una istituzione importante come il Meyer per offrire ai suoi piccoli ospiti tutto il sollievo e la meraviglia che meritano”.

La collaborazione tra queste due istituzioni simbolo di Firenze, ha avuto inizio, pochi mesi fa, con la storia di Martina, una bambina in cura al Meyer da quando è nata: la piccola, per la sua malattia, aveva bisogno di sottoporsi ad iniezioni periodiche che la impaurivano molto. Di qui, l’idea: abbinare ad ognuna di quelle gite al Meyer, per Martina spiacevoli, un appuntamento alla scoperta delle bellezze della città. L’intuizione è stata  portata avanti dalla maestra ospedaliera Susy e dal team della scuola del Meyer  con l’area Accessibilità degli Uffizi e in pochi mesi Martina è diventata “la Principessa Pitti”, che nel Palazzo omonimo ha trovato un posto incantato capace di farle dimenticare il fastidio dell’appuntamento in ospedale.

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