Barni: “Da Pistoia capitale della cultura un modello per l’intera Toscana”

PISTOIA - "Da Pistoia capitale italiana della cultura ci viene un modello da utilizzare per l'intera Toscana, per giungere ad una pianificazione culturale che si basi su policentrismo e qualità dell'offerta e dei progetti culturali". È questo il cuore dell'intervento di saluto che la vicepresidente e assessore regionale alla cultura, Monica Barni, ha pronunciato questa mattina nella sala Terzani della biblioteca San Giorgio di Pistoia, in occasione della seduta speciale del Consiglio regionale convocata nella neo capitale italiana della cultura.

"Si tratta di un riconoscimento - ha aggiunto Barni - che premia la visione e la comune capacità progettuale della politica pubblica, che mette insieme e valorizza le potenzialità della città attraverso un lavoro strategico di pianificazione e progettazione integrata e partecipata, in una visione in cui educazione e cultura rappresentano il fondamento di una comunità che progetta il futuro avendo memoria di sé".

La vicepresidente ha poi osservato che sull'approccio basato sulla progettazione integrata si giocherà lo sviluppo culturale dei sistemi locali.
Ha inoltre annunciato che Regione, Comune, Provincia, Asl Toscana centro, segretariato regionale del Ministero per i beni culturali e Soprintendenza per i beni archeologici sottoscriveranno un accordo di programma per Pistoia capitale italiana della cultura 2017, che sancirà le rispettive partecipazioni ad una serie di progetti condivisi.

"Tra questi - ha spiegato la vicepresidente regionale - figurano l'ampliamento e la riqualificazione di Palazzo Fabroni, l'ampliamento del Museo della sanità pistoiese, lo sviluppo della casa della salute, e l'insediamento nell'area delle Ville Sbertoli".

La scomparsa di De Mauro, il ricordo del presidente Rossi e della vicepresidente Barni

FIRENZE - "Questo paese aveva ancora tanto bisogno di lui: della sua enorme competenza di linguista, della sua cultura, della sua passione per una scuola capace di formare cittadini consapevoli". Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ricorda Tullio De Mauro, l'illustre studioso della lingua italiana ed ex ministro dell'istruzione scomparso oggi all'età di 84 anni.

"De Mauro – prosegue Rossi – ha sempre avuto ben chiaro nella sua attività di studioso e ricercatore della lingua il nesso tra conoscenze e competenze linguistiche diffuse e costruzione di una società democratica forte e aperta. E in questo momento, in cui spesso con tanta approssimazione e confusione si discute di post verità e di controllo dell'informazione, emergono con ancor maggior valore le sue analisi sugli analfabetismi, strumentali e funzionali, vera piaga del nostro paese".

"La lezione di De Mauro – continua il presidente – rappresenta non solo un'eredità scientifica preziosa per tutta la cultura e il mondo della ricerca italiani, ma costituisce un monito ineludibile per la politica. Chiede, oggi più che mai, un impegno a rilanciare politiche per la scuola e per la conoscenza: antidoto fondamentale contro la crisi delle democrazie occidentali e per dare un futuro di crescita alle nostre società".

Anche la vicepresidente e assessore alla cultura, Monica Barni, si unisce al ricordo dello studioso scomparso: "L'Italia ha perso un grande intellettuale, grande non solo perché uno dei più importanti studiosi dei fatti di lingua e dell'educazione linguistica, ma anche perché ha sempre accompagnato il suo studio all'impegno civile, come docente, come assessore regionale, come ministro, contro le diseguaglianze sociali, che sono prima di tutto educative e quindi culturali. Si è sempre battuto – dice ancora Barni - per l'innalzamento dei livelli di istruzione perché tra gli ostacoli che limitano la possibilità di partecipazione alla vita sociale sta l'impossibilità, purtroppo ancora di gran parte della popolazione italiana di accedere alle informazioni necessarie per vivere e l'incapacità di comprendere e controllare ciò che accade intorno. Senza alfabeto, ripeteva spesso, non c'è democrazia; senza alfabeto c'è solo sottosviluppo".

Ebrei in Toscana nel XX e XXI secolo, aperta la mostra di Palazzo Medici Riccardi

FIRENZE – Inaugurata stamani la mostra Ebrei in Toscana, XX e XXI secolo, alla Galleria delle Carrozze di Palazzo Medici Riccardi fino alla fine del prossimo febbraio, dalle 10 alle 18 escluso, il lunedì. Realizzata dall'Istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea di Livorno, si snoda come un  percorso narrativo secolare fatto di immagini, documenti, testi e produzioni multimediali che raccontano la vita delle comunità ebraiche toscane, costituite da una propria rete diffusa e diversificata di gruppi (a Livorno, Pisa, Firenze, Siena e Pitigliano) e dei loro legami con la comunità ebraica italiana e internazionale.

C'è il gruppo di Livorno, il più numeroso, poi quello di Firenze, quello di Pisa, il piccolo nucleo di Pitigliano. Ci sono i Nunes a Piombino, i Bemporad a Rosignano o i Finzi ad Anghiari. Sono le tante comunità ebraiche che negli anni hanno contribuito a costruire la storia della Toscana. Una rete diffusa e diversificata che viene raccontata attraverso questo  progetto ideato e realizzato dall'Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea della Provincia di Livorno insieme alla alla Città metropolitana e alla Regione, che l'ha inserita tra le iniziative per il centesimo anniversario della Prima guerra mondiale e del settantunesimo anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz.

"Questa iniziativa parte non a caso da Livorno – ha detto l'assessora regionale a istruzione, formazione e lavoro, Cristina Grieco, che era al taglio del nastro con il rabbino di Firenze Joseph Levi e la direttrice dell'Istoreco di Livorno, Catia Sonetti - una città da sempre tollerante e multiculturale che non ha mai avuto e voluto un ghetto ebraico. Si tratta di un progetto importante, nato per mostrare il percorso delle comunità ebraiche toscane attraverso le vicende storiche, spesso purtroppo dolorosissime, che non sono comunque a distruggere legami e interazioni civili e sociali".

Dentro questa cornice si colloca la ricerca storico-scientifica condotta dall'Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea della Provincia di Livorno, con la collaborazione della Scuola Normale Superiore di Pisa e di partner di rilevanza nazionale ed internazionale quali il Memorial de la Shoah di Parigi, lo Yad Vaschem di Gerusalemme, il Primo Levi Center di New York.

Una mostra per raccontare i cento anni della comunità ebraica in Toscana

FIRENZE - C'è il gruppo di Livorno, il più numeroso, poi quello di Firenze, quello di Pisa, il piccolo nucleo di Pitigliano. Ci sono i Nunes a Piombino, i Bemporad a Rosignano o i Finzi ad Anghiari. Sono le tante comunità ebraiche che negli anni hanno contribuito a costruire la storia della Toscana. Una rete diffusa e diversificata che viene raccontata adesso nella mostra "Ebrei in Toscana (XX-XXI secolo)", progetto ideato e realizzato dall'Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea della Provincia di Livorno.

"Questa mostra rientra appieno nelle politiche della memoria che la Regione Toscana sta portando avanti da anni", ha commentato la vicepresidente Monica Barni durante la conferenza stampa di presentazione. "Ed è un progetto di grande rilievo perché ricostruisce le vicende storiche di tutte le comunità ebraiche toscane, allargando lo sguardo a partire dalla prima guerra mondiale fino a oggi. Ne è uscita una esposizione monumentale, risultato di una lunga e articolata azione di studio ed analisi, aspetto importante perché oltre alla memoria la Regione sostiene fortemente anche la ricerca".

"Ebrei in Toscana (XX-XXI secolo)" nasce nell'ambito delle iniziative che la Regione Toscana ha finanziato per il centesimo anniversario della Prima guerra mondiale e del settantunesimo anniversario della Liberazione del campo di sterminio di Auschwitz.

Dentro questa cornice si colloca la ricerca storico-scientifica condotta dall'Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea della Provincia di Livorno, con la collaborazione della Scuola Normale Superiore di Pisa e di partner di rilevanza nazionale ed internazionale quali il Memorial de la Shoah di Parigi, lo Yad Vaschem di Gerusalemme, il Primo Levi Center di New York.

Un progetto di ricerca che si è sviluppato nell'arco temporale di tre anni e che la Regione ha sostenuto per fornire alle nuove generazioni conoscenza e consapevolezza storica e civile del valore della cultura ebraica per la città di Livorno e per l'intera società toscana.

La mostra

Allestita nei locali della Sala delle Carrozze di Palazzo Medici Riccardi a Firenze, la mostra - visitabile dal 20 dicembre - racconta 100 anni di vita delle comunità ebraiche toscane e i loro intrecci con il resto della comunità ebraica italiana, i suoi collegamenti con quella europea, mediterranea e internazionale. 

L'importanza delle comunità ebraiche nella storia della regione è legata alla presenza di una rete diffusa e diversificata di gruppi. Ogni comunità, tramite i suoi componenti, ha legami con il resto del mondo. Alcune famiglie provengono dall'antica emigrazione iberica, altre dall'America latina, altre dal bacino del Mediterraneo. Ogni comunità poi ha relazioni con la tradizione sionista nazionale ed europea ed extraeuropea, con i fermenti culturali che attraversano il paese, con le ideologie più significative che lo agitano.

Attraverso un approccio metodologico innovativo, in questa mostra si vogliono narrare le vicende riguardanti le comunità ebraiche toscane in un'ottica meno consueta allargando lo sguardo, accanto all'irrinunciabile tema della Seconda guerra mondiale e della Shoah, all'intero arco della storia della minoranza ebraica dentro la storia d'Italia: dalla Prima guerra mondiale, ai giorni nostri.
 

Cento anni di Ebrei in Toscana: Rossi e Barni presentano la mostra

FIRENZE – Ebrei in Toscana XX e XXI secolo è il titolo della mostra che racconta 100 anni di vita delle comunità ebraiche toscane e i loro intrecci con il resto della comunità ebraica italiana, i suoi collegamenti con quella europea, mediterranea e internazionale.

Realizzata dall'Istituto Storico della Resistenza di Livorno, la mostra nasce nell'ambito delle iniziative che la Regione Toscana ha sostenuto per i 70 anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz e per il centesimo anniversario dell'ingresso dell'Italia nella Grande Guerra.

La mostra viene presentata oggi, mercoledì 14 dicembre, alle ore 12:00, nella sala stampa Cutuli di Palazzo Strozzi Sacrati (piazza Duomo 10, Firenze), dal presidente della Regione Enrico Rossi, dalla vicepresidente Monica Barni e dal consigliere della Città Metropolitana Emiliano Fossi.

"Ebrei in Toscana XX e XXI secolo" sarà visitabile in prima nazionale a Firenze dal prossimo 20 dicembre nei locali della sala delle Carrozze di Palazzo Medici Riccardi (via Cavour 3).