Artigianato, approvato disciplinare d’uso marchi “Maestro Artigiano” e “Bottega Scuola”

Artigianato, approvato disciplinare d’uso marchi “Maestro Artigiano” e “Bottega Scuola”

La giunta regionale ha approvato il disciplinare d’uso dei loghi “Maestro Artigiano” e “Bottega Scuola” e della versione congiunta “Maestro Artigiano-Bottega Scuola” ed ha avviato le procedure necessarie alla registrazione a livello nazionale di logo e logotipo.

La delibera relativa è stata presentata questa mattina dall’assessore regionale alle attività produttive Stefano Ciuoffo nel corso del convegno “Maestro Artigiano – una ricchezza per la Toscana”, al Teatrino Lorenese della Fortezza da Basso di Firenze, nell’ambito della Mostra Internazionale dell’Artigianato.

Al convegno, oltre all’assessore, presenti fra gli altri i presidenti di CNA Toscana Andrea Di Benedetto, Confartigianato Imprese Toscana Giovan Battista Donati, Unioncamere Toscana Riccardo Breda e Artex, Centro per l’Artigianato Artistico e Tradizionale della Toscana Giovanni Lamioni.

“La Toscana – ha commentato Stefano Ciuoffo – è da tempo impegnata con Artex a realizzare iniziative per valorizzare l’attività dei maestri artigiani e a riconoscere alle Botteghe scuola un ruolo essenziale nell’attività formativa nel settore dell’artigianato artistico e tradizionale di cui sono espressione. La creazione dei loghi che li contraddistinguono e la loro registrazione rappresentano il riconoscimento culturale, sociale ed anche economico delle attività svolte da queste figure. L’artigianato artistico tradizionale toscano ha una grande rilevanza per l’economia toscana, un settore che esporta i prodotti ma anche l’immagine dellla Toscana in giro per il mondo. Il riconoscimento del marchio è una sorta di completamento di un percorso avviato tempo fa per coordinare e tutelare competenze e manualità, ma anche per trasmettere saperi che rischiano di disperdersi. L’esistenza di una sorta di rete di botteghe e maestri può servire anche da stimolo per tanti giovani ad intraprendere un percorso formativo che ha sbocchi lavorativi davvero interessanti”.

Secondo il disciplinare l’uso del logo “Maestro Artigiano” è riservato ai soggetti in possesso della qualifica rilasciata in base alla legge regionale del 2008, la numero 53, ovvero quella che detta le norme in materia di artigianato. L’uso del logo “Bottega Scuola” è riservato alle Botteghe Scuola accreditate. La CRAT, la Commissione Regionale Artigianato Artistico e Tradizionale, sempre istituita ai sensi della legge 53, oltre ad essere riconosciuto come l’organismo che tiene l’elenco dei soggetti in possesso della qualifica di maestro-artigiano, effettua anche il controllo sull’uso dei due loghi per iniziative a carattere informativo e di divulgazione relative all’Artigianato Artistico e Tradizionale Toscano.

Per le stesse iniziative l’uso dei due loghi è consentito anche ad Artex, il Centro per l’Artigianato Artistico e Tradizionale della Toscana. Sempre alla CRAT spetta inoltre concedere l’autorizzazione dei due loghi, dopo aver verificato l’iscrizione del richiedente all’elenco dei Maestri Artigiani o l’accreditamento della Bottega Scuola, e vigilare sul loro corretto uso.

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“Il patto della montagna”, al cinema la Compagnia di Firenze mercoledì 25 aprile

“Il patto della montagna”, al cinema la Compagnia di Firenze mercoledì 25 aprile

Il patto della montagna, dall’alta moda internazionale alle radici nobili del made in Italy, una storia vera accaduta nel ’44 nelle alpi Biellesi. In programma al Cinema La Compagnia di Firenze, mercoledì 25 aprile alle 19.30. Proiezione alla presenza degli autori.

ll Patto della Montagna è il primo atto in Europa con cui si stabilisce la parità salariale tra uomo e donna. Avviene nel 1944, durante la seconda guerra mondiale, a Biella, il più antico distretto tessile italiano, quando imprenditori, operai e partigiani si riunirono segretamente per firmare un accordo che di fatto anticipò di molto conquiste che divennero legge a fine anni ’60. Dalle passerelle dell’alta moda di Milano un giovane stilista va a Biella per capire il perché dell’eccezionale qualità dei tessuti che usa nelle sue collezioni.

Un giovane stilista va a Biella per capire il perché dell’eccezionale qualità dei tessuti che usa nelle sue collezioni. Incontra i luoghi, i prodotti e i protagonisti, come Nino Cerruti e Argante. Il primo è lo stilista e imprenditore famoso nel mondo, figlio di chi firmò allora il patto; il secondo è il comandante partigiano testimone di ciò che avvenne.
I tessuti più fini al mondo sono ancora prodotti a Biella. Tutti gli stilisti internazionali comprano tessuti a Biella, dove sono nati marchi come Cerruti, Ermenegildo Zegna, Loro Piana, Barbera e molti altri. La qualità dei prodotti è radicata nella qualità immateriale delle relazioni tra le persone, qualcosa che non si può delocalizzare facilmente. Una metafora per l’oggi che, in ben altra crisi, deve ritrovare il senso del futuro e del patto sociale.

Mercoledì 25 aprile, ore 19.30 Proiezione alla presenza degli autori

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ERAVAMO TANTO AMATI La sinistra italiana ‘verso’  i trent’anni dalla Svolta della Bolognina

ERAVAMO TANTO AMATI La sinistra italiana ‘verso’  i trent’anni dalla Svolta della Bolognina

Di Domenico Guarino, Andrea Lattanzi, Andrea Marotta (Edizioni Effigi).  Prima presentazione in occasione della Giornata Mondiale del Libro – Lunedì 23 aprile 2018, ore 19, Caffé Letterario Le Murate, Firenze. interviene il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi coordina Paola Catani Gagliani, capo servizio Ansa Firenze

Alle elezioni del marzo 2018, il PD ottiene circa 8 milioni di voti. Quasi gli stessi raggiunti dal PDS, nel 1992, al suo debutto dopo il sofferto scioglimento del PCI. A trent’anni dalla Bolognina, quando il più grande partito comunista d’Europa decise di cambiare nome, la Toscana rimane l’unica regione in cui gli eredi di quella tradizione, nata proprio a Livorno nel 1921, vincono e conservano una egemonia territoriale.
Cosa è accaduto in questi anni? La svolta lanciata nel 1989, all’indomani della caduta del Muro di Berlino, ha tradito le aspettative? E’ possibile riconquistare quel consenso? Abbiamo cercato queste risposte proprio nella “rossa” Toscana, tra alcuni dei protagonisti di allora e di oggi. Ventiquattro interviste in tutto. Politici, docenti, giornalisti, personaggi dello spettacolo e della cultura. Per capire dove stia andando oggi la sinistra in Italia.

Eravamo tanto amati non è una presa d’atto dell’esistente, ma un’analisi giornalistica a più voci per capire il futuro. La crisi del PD, e delle altre forze derivate dall’esplosione del PCI negli anni (da Rifondazione Comunista a SeL, da Sinistra Arcobaleno fino a LeU e Potere al Popolo), sancita dalle tornate elettorali degli ultimi dieci anni, diventa  lo specchio di una radicale trasformazione degli assetti politici nel nostro Paese.


Per questo, all’indomani delle elezioni del 4 marzo 2018, continuiamo a chiederci se sia possibile per una forza politica – una qualsiasi forza politica – raccogliere, anche in parte, quell’eredità del PCI, a cominciare non solo dalla parte forse più attuale del patrimonio ideologico (per esempio il sostegno alle fasce deboli, l’attenzione al mondo del lavoro, l’interclassismo, l’abilità di coniugare il governo delle cose concrete con una tensione ideale e, in qualche modo, utopica) ma soprattutto di un elemento che oggi, nel dibattito complessivo, latita a qualsiasi livello: la capacità di suscitare il rispetto. Quello che il PCI si vedeva riconosciuto, primi tra tutti, dai suoi avversari. 
Il progetto editoriale vede anche la nascita di un videodocumentario a cura di  Andrea Lattanzi che sarà proiettato in anteprima Domenica 29 aprile 2018 ore 19.00 al Cinema Teatro La Compagnia di Firenze (proiezione, a seguire presentazione del progetto e dibattito con gli autori) -ingresso gratuito – 
 
Info su pagine FB: Eravamo Tanto Amati
 
 
Domenico Guarino (Battipaglia, SA, 1968) è un giornalista professionista. Lavora (prevalentemente) a Controradio/Popolare Network. Nel 2008 si è aggiudicato il premio Passetti come ‘Cronista dell’Anno’ . Ha vinto il premio Viesseux (2007, con il racconto Una casa grande come un sogno) e il premio Terzani (2008, con il racconto Il mio nome è mai più). Ha pubblicato “Di Domenica si può anche Morire” (Poliastampa, 2008), Ordine Nuovo (Cult, 2009), Sono un Italiano Nero (Cult, 2009), Puttanopoli, (Cult, 2010), Ribelli (Infinito, 2011), Io, Raimondo Ricci (Sagep, 2013), Gli occhi dentro (le piagge, 2014) 

Andrea Lattanzi (Carrara, 1987), è un giornalista pubblicista e videomaker che lavora a Firenze. Laureato in Scienze della Politica e autore del saggio Librai: si salvi chi può (GoWare) ha lavorato per varie testate di informazione e attualmente collabora con il sito Repubblica.it. È tra i fondatori dell’associazione GvPress, che tutela il lavoro dei giornalisti videomaker in Italia.

Andrea Marotta (Cosenza, 1982) è un giornalista della Rai e vive a Firenze. Ha lavorato per Tam Tam e Segnali di Fumo, Il Quotidiano della Calabria, Il Mucchio Selvaggio, DNews e Doc Toscana. Con Domenico Guarino ha scritto Io Raimondo Ricci, memorie da un altro pianeta (Sagep, 2013).
 
 
CREDITS 
Titolo: “Eravamo tanto amati – La sinistra italiana verso i trent’anni dalla Bolognina”
Genere: Inchiesta giornalistica a sfondo storico
Durata: 60′
Soggetto, sceneggiatura e regia: Domenico Guarino, Andrea Marotta, Andrea Lattanzi
Fotografia e montaggio: Andrea Lattanzi
 
Con la partecipazione di: Sabatino Cerrato, Riccardo Conti, Mario Tredici, Maurizio Boldrini, Michele Ventura, Guelfo Guelfi, Dalida Angelini, Vannino Chiti, Giovanni Gozzini, Sergio Staino, Paolo Fontanelli, Rosa Maria Di Giorgi, Fabio Mussi, Fabio Picchi, Alessandro Benvenuti, Mario Ricci, Daniela Lastri, Graziano Cioni, Fabio Evangelisti, Gabriella Piccinni, Enrico Rossi, Monica Sgherri, Filippo Nogarin, Achille Occhetto

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Fotografia Europea a Reggio Emilia

Rieccoci a Fotografia Europea, il bel festival di fotografia che come ogni anno anche nel 2018 riempie Reggio Emilia di mostre, idee, eventi… e di fotografia in tutte le salse.

Un festival di fotografia europea che si declina in versione ufficiale, con mostre di fotografia curate con tutti i crismi, e in versione off, con piccoli eventi che riempiono spazi di ogni genere, come negozi, case, botteghe, androni, studi professionali, giardini e giardinetti. E che si allargano poi a macchia d’olio in tutta la provincia. Fotografia ovunque, insomma!

Il tema portante? Quest’anno è “RIVOLUZIONI – Ribellioni, cambiamenti,utopie”. Come nel caso di tutti i festival e le biennali del mondo, anche qui l’idea centrale di una rivoluzione dello sguardo e della visione scappa un pò da tutti i lati. Ma non importa, dato che si ha l’occasione di vedere comunque sempre fotografia interessante.

Se le precedenti edizioni ci avevano abituato a mostre allestite in certi luoghi deputati,  spesso fascinosissimi, quest’anno ci sono cambiamenti, che regalano ulteriori possibilità di penetrare in posti nascosti o sconosciuti di una cittadina veramente deliziosa.

Palazzo Magnani c’è sempre, e quest’anno ospita Sex & Revolution! Immaginario, utopia, liberazione (1960-1977), una mostra dedicata all’immaginario sessuale di anni e di una società che sembrano lontanissimi dal clima di oggi, sebbene non sia cambiata l’ossessione sul corpo femminile. Divertente e piena di fotografia, oggetti, video, ma…se la mostra l’avesse curata una donna il risultato sarebbe stato diverso. Non bisogna scordarsi mai che il corpo delle donne, come ci ricorda la grande artista Brabara Kruger, davvero è sempre e comunque “un campo di battaglia”.

E ci sono sempre anche il bellissimo palazzo Da Mosto – con mostre dedicate alle celebri fotografie di Joel Meyerowitz, a Toni Thorinbert, e ai photobooks della GAM di Roma; i chiostri di San Domenico, che ospitano una serie di piccole personali di 9 fotografi iraniani, più un omaggio all’Iran di Walter Niedermayer;

C’è ancora lo spazio Guerra, con una mostra dedicata alla fotografia dei fotoromanzi;

così come lo spazio di via Secchi 11, con sei piccole personali interessanti, tra le quali segnalo quelle di Umberto Coa e Nicolò Panzeri;

La galleria Parmeggiani, che oltre la mostra di Francesca Cattelani ha la sua favolosa collezione permanente; e la Sinagoga, che torna ad aprirsi, quest’anno per ospitare le strepitose immagini sulla Cina di Luca Campigotto.

Nuove inveci le sedi della Banca d’Italia, dove si possono vedere una installazione di Mishka Henner e l’inizio di un nuovo progetto di Francesco Jodice; quelle del Battistero e del Palazzo del Vescovado, nelle quali si possono ammirare le intensissime e toccanti fotografie in bianco e nero di Elio Ciol, uno dei maestri storici della fotografia italiana; lo Spazio U30Cinque, che apre con una serie di mostre dedicate alla fotografia di giovani “emergenti”, tra i quali segnalo Lorenza Demata; e Villa Zironi, una villa liberty che ospita una mostra di Lorenzo Tricoli.

La sezione off invece parte da Via Roma: che si apre a un tripudio di iniziative coloratissime, vitali e alternative, che esplodono fotografia in studi professionali, lavanderie, negozi di ogni tipo, residenze private, ballatoi e androni.

Tra tutte queste, segnalo il tributo al poeta Corrado Costa, al fotografo Antonio Contiero e alla mitica rivista Frigidaire che si trova all’indirizzo Via Roma 50. Un fantastico flash back a personaggi e idee celebrati anche nel libro BIF e altre storie da Pierluigi Tedeschi.

 

La sezione off continua poi nel centro storico, dove non si deve perdere Viaduegobbitre, un condominio di artisti che aprono le loro case a tanti fotografi; e continua ancora fuori le mura – come la collezione Maramotti, che ospita la mostra Il Giardino, di Lutz & Guggisberg; e infine in una miriade di centri della provincia.

Insomma, volete fotografia? Il festival Fotografia Europea vi offre l’occasione di farne una scorpacciata epocale, con un miliardo di occasioni di divertirsi a guardare, vedere e pensare.

Margherita Abbozzo. Tutte le foto sono mie. In ordine di apparizione: 1, 2,e 3: da Sex & Revolution! a Palazzo Magnani; 4, Gohar Dashti, Untitled, dalla serie Home, 2017; 5, allo spazio Guerra; 6, Umberto Coa, Non dite che siamo pochi; 7 e 8, Luca Campigotto; 9, Elio Ciol, In attesa, San Giovanni di Casarsa, 1959; 10, 11 e 12, in Via Roma.

Il Festival è aperto fino al 17 giugno. Tutte le info qui

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Stazzema lancia progetto per memoria partecipata

Stazzema lancia progetto per memoria partecipata

Alunni e genitori sono chiamati ad affrontare, con la mediazione della scuola e di esperti, tematiche come la tolleranza, l’antifascismo, il rispetto della vita umana, della dignità del diverso, e il valore dell’accoglienza

Un progetto di memoria partecipata, tra alunni e genitori, per ricordare la strage di
Sant’Anna di Stazzema. E’ l’iniziativa lanciata dal Comune di Stazzema (Lucca), sostenuta dai Comuni della Versilia, che coinvolge 400 studenti e le loro famiglie.
Il progetto, finanziato dalla Autorità della partecipazione della Regione Toscana, coinvolge le classi terze delle scuole secondarie degli istituti comprensivi di Stazzema, Seravezza,
Forte dei Marmi e Pietrasanta. Alunni e genitori sono chiamati ad affrontare, con la mediazione della scuola e di esperti, tematiche come la tolleranza, l’antifascismo, il rispetto della vita umana, della dignità del diverso, e il valore dell’accoglienza. “Come genitori siamo chiamati ad essere soggetto attivo nella conoscenza – commenta il sindaco di Stazzema Maurizio Verona -. I genitori devono capire l’importanza di dedicare una o due ore del proprio tempo su un progetto formativo in una fase della vita, quella dell’adolescenza, molto importante per i nostri ragazzi. Assistiamo ad episodi di bullismo non solo tra ragazzi, ma anche nei confronti degli insegnanti, quindi, non basta indignarsi, delegando poi ad altri la formazione”. Gli studenti sono chiamati a svolgere un percorso sul tema con un video, un tweet, uno scritto, una foto o un elaborato grafico che saranno giudicati da una commissione e premiati il 2 giugno a Sant’Anna di Stazzema.

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