Dal Rinascimento ad oggi, Firenze raccontata attraverso la danza

Dal Rinascimento ad oggi, Firenze raccontata attraverso la danza

Un tributo alla città e al genio di Leonardo da Vinci attraverso l’arte coreutica. Andrà in scena il 22 maggio, al Saloncino del Teatro della Pergola, l’ultima produzione della coreografa Ilaria Tinacci.

Secoli di storia raccontati in una sintesi di immagini, musica, parole, giochi illusionistici: è una vera dichiarazione d’amore verso l’arte coreutica quella che la ballerina e coreografa Ilaria Tinacci, con la sua associazione culturale Chiare Fresche Dolci Group, porta in scena nello spettacolo dal titolo “La città di Firenze attraverso la danza dal ‘500 ad oggi” il prossimo 22 maggio, alle 20.45, presso il Saloncino del Teatro La Pergola. Un atto unico realizzato con la consulenza artistica di Samanta Sollima e presentato dalla giornalista Isabella Mezza.

Il senso dell’unità dei linguaggi che intervengono nella sincronicità del tempo si leggerà attraverso lo sguardo di alcuni grandi personaggi, a cominciare da Leonardo da Vinci cui Tinacci ha dedicato numerosi tributi proprio su questo palcoscenico.

Il balletto si apre con l’entrée ad effetto nel nome di Botticelli, Bruegel e Poliziano, con cui le allieve della storica Scuola di Danza Salvetti danno il via, in punta di piedi, al racconto su Firenze e le sue molteplici attitudini artistiche declinate nel tempo.

Beethoven, Mozart, Monteverdi, Bellini, Prokofiev, il medley di partiture segna il cambio di tempo e costumi nella potenza rappresentativa della danza, che da rinascimentale sulle prime battute trova poi il passo dei madrigali seicenteschi attraverso il classicismo di Gluck, la tragedie lyrique di Giambattista Lulli, e sfocia nella commedia dell’arte con l’espressività potente ed ironica del teatrodanza.

Un vocabolario di movimenti che sulle note di Offenbach ci traghetta armonicamente verso i secoli successivi e approda al ‘900 con la crudezza dei passaggi di Petruska. Il presente, infine, tenta di conservare la favola leonardiana mentre si avvia al futuro sulle note struggenti di Following a bird di Ezio Bosso.

La danza ci ricorda che dobbiamo avere cura del mondo come si trattasse del nostro corpo”, dice Tinacci. “Noi, il mondo, la terra, siamo tutti un unico corpo che si dovrebbe muovere all’unisono, ieri come oggi; così la danza ci aiuta a comprendere e a celebrare i valori della vita”.

La città di Firenze attraverso la danza, dal ‘500 ad oggi

Saloncino del Teatro della Pergola

Via della Pergola 12/32

22 maggio 2019, ore 20.45

coreografia e regia: Ilaria Tinacci

voce recitante: Fabio Ferrari

interventi: I Disguido

Costo biglietti: Euro 22. Sono acquistabili su Ticketone.ithttps://bit.ly/2JfseFX

biglietteria@teatrodellapergola.it

Fb: https://www.facebook.com/chiarefreschedolcigroup/

Instagram: @chiarefreschedolcigroup2019

www.scuoladanzasalvetti.it

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Dal Rinascimento ad oggi, Firenze raccontata attraverso la danza

Un tributo alla città e al genio di Leonardo da Vinci attraverso l’arte coreutica. Andrà in scena il 22 maggio, al Saloncino del Teatro della Pergola, l’ultima produzione della coreografa Ilaria Tinacci.

Secoli di storia raccontati in una sintesi di immagini, musica, parole, giochi illusionistici: è una vera dichiarazione d’amore verso l’arte coreutica quella che la ballerina e coreografa Ilaria Tinacci, con la sua associazione culturale Chiare Fresche Dolci Group, porta in scena nello spettacolo dal titolo “La città di Firenze attraverso la danza dal ‘500 ad oggi” il prossimo 22 maggio, alle 20.45, presso il Saloncino del Teatro La Pergola. Un atto unico realizzato con la consulenza artistica di Samanta Sollima e presentato dalla giornalista Isabella Mezza.

Il senso dell’unità dei linguaggi che intervengono nella sincronicità del tempo si leggerà attraverso lo sguardo di alcuni grandi personaggi, a cominciare da Leonardo da Vinci cui Tinacci ha dedicato numerosi tributi proprio su questo palcoscenico.

Il balletto si apre con l’entrée ad effetto nel nome di Botticelli, Bruegel e Poliziano, con cui le allieve della storica Scuola di Danza Salvetti danno il via, in punta di piedi, al racconto su Firenze e le sue molteplici attitudini artistiche declinate nel tempo.

Beethoven, Mozart, Monteverdi, Bellini, Prokofiev, il medley di partiture segna il cambio di tempo e costumi nella potenza rappresentativa della danza, che da rinascimentale sulle prime battute trova poi il passo dei madrigali seicenteschi attraverso il classicismo di Gluck, la tragedie lyrique di Giambattista Lulli, e sfocia nella commedia dell’arte con l’espressività potente ed ironica del teatrodanza.

Un vocabolario di movimenti che sulle note di Offenbach ci traghetta armonicamente verso i secoli successivi e approda al ‘900 con la crudezza dei passaggi di Petruska. Il presente, infine, tenta di conservare la favola leonardiana mentre si avvia al futuro sulle note struggenti di Following a bird di Ezio Bosso.

La danza ci ricorda che dobbiamo avere cura del mondo come si trattasse del nostro corpo”, dice Tinacci. “Noi, il mondo, la terra, siamo tutti un unico corpo che si dovrebbe muovere all’unisono, ieri come oggi; così la danza ci aiuta a comprendere e a celebrare i valori della vita”.

La città di Firenze attraverso la danza, dal ‘500 ad oggi

Saloncino del Teatro della Pergola

Via della Pergola 12/32

22 maggio 2019, ore 20.45

coreografia e regia: Ilaria Tinacci

voce recitante: Fabio Ferrari

interventi: I Disguido

Costo biglietti: Euro 22. Sono acquistabili su Ticketone.ithttps://bit.ly/2JfseFX

biglietteria@teatrodellapergola.it

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Per “Il Maggio al cinema. Potere e Virtù” il documentario La Trota al Cinema La Compagnia

Per “Il Maggio al cinema. Potere e Virtù” il documentario La Trota al Cinema La Compagnia

“La Trota” Il documentario di Christopher Nupen sull’opera di Schubert viene riproposto a cinquant’anni dalla prima esecuzione. Alla presenza di Zubin Mehta, Cristiano Chiarot e Giorgio van Straten. Mercoledì 22 maggio, alle ore 18.00, cinema La Compagnia

Era il 30 agosto del 1969 quando cinque giovani musicisti eseguirono il quintetto op.114 D 667 La Trota, di Franz Schubert, alla New Queen Elizabeth Hall di Londra. Questi i loro nomi: Daniel Barenboim, al piano, Jacqueline Du Pré, al violoncello, Itzhak Perlman, al violino, Pinchas Zuckerman, alla viola e Zubin Metha al contrabbasso.

Un’esecuzione memorabile che, dopo cinquant’anni, possiamo continuare ad apprezzare, grazie al film La Trota, realizzato dal regista Christopher Nupen, che verrà proiettato al cinema La Compagnia di Firenze (via Cavour 50/r) il 22 maggio (ore 18.00), per la rassegna “Il Maggio al cinema. Potere e Virtù”, alla presenza del direttore d’orchestra Zubin Mehta, del presidente A.N.Fo.L.S. (Fondazioni Lirico Sinfoniche Italiane) e sovrintendente del Maggio Musicale Fiorentino, Cristiano Chiarot e dello scrittore Giorgio van Straten (Sovrintendente della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino dal 2002 al 2005).

Christopher Nupen, specializzato in riprese cinematografiche sulle biografie dei compositori, non si lasciò sfuggire l’opportunità e realizzò questo documentario che, ancora oggi, rimane un punto di riferimento nel campo della documentazione audiovisiva della musica classica.

Il quintetto La Trota è un’opera realizzata da Franz Schubert nel 1819, pubblicata però solo, nel 1829, un anno dopo la sua morte. Una composizione nata in maniera casuale, grazie all’incontro di Schubert con Sylvester Paumgartner, ricco mecenate di Steyr, con la passione per la musica, che decise di commissionargli un quintetto che riprendesse un famoso lied schubertiano (composizione per voce solista e pianoforte), Die Forelle (La trota) che il musicista tedesco aveva scritto due anni prima.

L’esecuzione del 1969, indimenticabile, contribuì a far conoscere al grande pubblico cinque giovani musicisti, affermati nel panorama degli addetti ai lavori: Daniel Barenboim, Jacqueline Du Pré, Itzhak Perlman, Pinchas Zuckerman e Zubin Metha.

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Allo Spazio Alfieri la commedia grottesca “Metti la nonna in freezer”

Allo Spazio Alfieri la commedia grottesca “Metti la nonna in freezer”

Mercoledì 22 maggio ore 21.30 allo Spazio Alfieri la commedia grottesca “Metti la nonna in freezer”. Il film fa parte della rassegna “Ciak sul lavoro” e sarà proiettato alla presenza dei registi Giancarlo Fontana e Giuseppe Stasi

Saranno i giovani registi Giancarlo Fontana e Giuseppe Stasi, a presentare al pubblico il loro primo lungometraggio “Metti la nonna in freezer”, in programma mercoledì 22 maggio alle 21.30 allo Spazio Alfieri di Firenze (via dell’Ulivo 6), nell’ambito della rassegna “Ciak sul Lavoro”. La manifestazione, in programma fino al 29 maggio, proporrà titoli tutti legati al tema del lavoro, sostenuti dalle testimonianze dirette dei rispettivi autori, e protagonisti, chiamati a incontrare e dialogare con il pubblico in sala.

Un titolo esilarante per una storia dolceamara, ai limiti dell’assurdo, fra equivoci e travestimenti. “Metti la nonna in freezer” con Fabio De Luigi, Miriam Leone e Barbara Bouchet è una commedia grottesca e scoppiettante sulla difficoltà di tirare avanti ai tempi della crisi dal retrogusto anglosassone, ma che nasce da una amara riflessione, in un contesto squisitamente nostrano: la precarietà abbinata all’insolvenza dello Stato che rendono il welfare famigliare l’unica àncora di salvezza. Opera prima di Fontana e Stasi, registi poco più che trentenni, diventati famosi grazie ad alcuni video virali diffusi sul web e ai cortometraggi realizzati per Sky e Sabina Guzzanti.

Spazio Alfieri www.spazioalfieri.it – tel.055 5320840

La rassegna si concluderà mercoledì 29 con “Le nostre battaglie” di Guillaume Senez che sarà presentato in sala dalla sceneggiatrice Raphaelle Desplechin. Al centro del film, presentato a Cannes 2018 e premio del pubblico e premio Cipputi all’ultimo Torino Film Festival, troviamo il tema del lavoro, la famiglia, il sindacato, la solidarietà. Valori destinati a scontrarsi con la realtà molesta dei nostri tempi. Marito stordito, padre amorevole, lavoratore solidale, uomo solo, compagno deluso, Roman Duris imprigiona nel suo volto tutti i segni dell’inquietudine e dell’inadeguatezza. Senez gira con coerenza e rigore, senza fronzoli e scene madri. Segue le stagioni del cuore e i ritmi della giornata, intercetta le sfumature psicologiche dei protagonisti, con uno stile asciutto che unisce l’immediatezza alla Dardenne alla precisione formale.

Ingresso: biglietto 4€.

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Un post a teatro: “Sêmi – senza infamia e senza lode”

Un post a teatro: “Sêmi – senza infamia e senza lode”

🎦Firenze, il socio del Controradio Club ha l’occasione di diventare partecipare a “Un posta teatro” andando a vedere gratuitamente al Teatro Studio Mila Pieralli di Scandicci lo spettacolo per poi recensirlo, i commenti e le recensioni verranno poi postate Controradio.it e sui social!

Al Teatro Studio ‘Mila Pieralli’ di Scandicci, da venerdì 17 a domenica 19 maggio, StivalaccioTeatro ha presentato in anteprima nazionale “Sêmi – senza infamia e senza lode”, un thriller teatrale vestito da farsa grottesca per maschere, scritto e diretto da Marco Zoppello. Il testo è stato finalista al Premio Hystrio Scritture di Scena 2018.

“Sêmi – afferma Marco Zoppello – è un giallo surreale sulla necessità dell’individuazione del male, del nemico, sul germe della follia, sull’atto dimostrativo, sulla giustificazione della violenza, sul valore dei valori. Vogliamo raccontare – prosegue – un futuro prossimo, estremo e tragicomico: ci muoviamo in una realtà di violenza e prevaricazione, una giungla nella neve, dove il più forte cerca di distruggere il più debole, giustificando il tutto con l’ideologia”.

Alcuni soci del Controradio Club hanno avuto l’opportunità di vedere gratuitamente lo spettacolo e poi commentarlo in diretta su facebook in compagnia di Gimmy Tranquillo, e poi recensirlo. Qui di seguito i contributi:

Sêmi è una satira di natura grottesca, che si propone di mettere in scena, attraverso una scrittura accurata e brillante, un’esposizione metaforica di una delicata questione morale, quale l’inevitabile ribaltamento che ogni postura etica sembra destinata a subire, e la conseguente immersione delle azioni umane, degli individui e delle società, in un’atmosfera fluida, che non permette più di definire in modo netto bene e male (come suggerito dal sottotitolo dell’opera).Tutto questo nonostante la spasmodica necessità, per ogni posizione, di individuarne un’altra ad essa speculare, e a cui quindi contrapporsi nei suoi propositi. 
In questa operazione di denuncia, in senso concreto, quasi nessuno degli aspetti problematici della contemporaneità, quali istituzioni militari, eco terrorismo e dinamiche famigliari, viene risparmiato, suggerendo forse che questo meccanismo che affligge l’agire sia unicamente proprio del nostro presente. 
Gli intenti dell’opera sono veicolati attraverso soluzioni di scena ed espedienti narrativi di ottima formulazione, come l’utilizzo di partizioni musicali atte ad evidenziare momenti chiave e di svolta nell’azione, e di maschere di scena, che rendono il suddetto senso di grottesco, che si accompagnano anche all’ottima recitazione degli attori. (Elena e Jacopo)

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