Coronavirus: “Non dimentichiamoci delle maestranze”

Coronavirus: “Non dimentichiamoci delle maestranze”

Intervista con DANIELE DON PASTA,Scrittore, dj, economista e ricercatore,regista. “L’arte non può essere ritenuta un lusso, tutti hanno bisogno di storie da narrare, soprattutto in questo periodo, e oltre agli artisti bisogna preoccuparsi anche delle Maestranze, di chi trae in tecnica l’intuizione dell’artista”

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l Ministero è della Cultura, non del Turismo, lo dico perché pare lo abbiano dimenticato tutti.
Che il Turismo si basa sul fatto che la gente va a veder cose belle, che si fanno pensando alla Cultura, non al Turismo.
Perché sia chiaro a tutti, senza arte l’Italia non esisterebbe, si sgretolerebbe. Non perché, semplicemente, è lo strumento per fare soldi con il turismo, ma perché la gente non può vivere senza la fantasia e l’Italia si basa sulla fantasia messa in atto da artisti e maestranze, assieme da secoli e secoli.
Allora mi mancano le maestranze.
Sembra dispregiativo, ma sin dal nome ha a che fare con la maestria… che è il bene più prezioso che l’essere umano possa avere per tirarsi fuori da un pasticcio. La maestria è democratica al contrario dell’istruzione che si finge tale. La maestria non si studia, si apprende osservando maestri più anziani di te.
Mi mancano gli spettacoli, l’adrenalina che ti sbrana, quel senso di libertà assoluta che devi al pubblico inquadrata in una struttura rigidissima, perché l’arte non esiste senza il dettaglio, senza la cura data dalle maestranze.
C’è una idea errata dell’arte, pensata maledetta e senza regole. Al contrario, è la cosa più prossima alla ricerca della perfezione irraggiungibile, in questo continuo rovistare e poi togliere, tentare, sbagliare, riprovare, togliere.
Non esiste uno spettacolo fatto da una sola persona. Non può esistere. C’è un compromesso vitale e virtuoso tra l’artista e le maestranze.
E’ fatta di maestri, l’arte, che ti aiutano a capire dove andare, dove non sbagliare. Mi manca lo sguardo dei musicisti con cui ci capiamo in un istante, mi manca il rispetto con i fonici, i tecnici che si prendono cura di ogni aspetto, mi manca lo zelo di Davide Di Gandolfo e dei direttori di produzione, che vogliono che nulla sia affidato al caso, mi mancano i fotografi, curiosi ladri di istanti appollaiati scomodamente su trespoli improbabili.
Non so quanti musicisti, artisti, tecnici abbia incontrato, non sono computabili, ma so che l’arte è fatta di maestranze, di persone che si prendono cura di ciò che fanno.
Come dice la mia amica Giulia Bonaldi solo la bellezza salverà il mondo, ma non quella idilliaca, romantica.
La bellezza è esercizio costante, lavoro indefesso, senza orari.
La bellezza è operaia, fatta per l’appunto di maestranze, maniache della precisione, del dettaglio, del rispetto del lavoro proprio e altrui.
La bellezza è indispensabile perché Lino Maga diceva alla fine dei Villani: Senza storia non c’è racconto.
Aggiungo, umilmente, senza racconto non c’è storia.
A chiunque abbia letto una poesia, guardato una foto, un film, uno spettacolo, sia consapevole che c’è il lavoro di migliaia e migliaia di maestranze che si fanno un culo come una capanna per ore.
Che ognuno si assuma la responsabilità di capire cosa ci sia dietro l’arte.
Solo così i politici capiranno che non esiste un’Italia senza l’arte e senza maestranze.
Daniele de michele Donpasta

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l Ministero è della Cultura, non del Turismo, lo dico perché pare lo abbiano dimenticato tutti.
Che il Turismo si basa sul fatto che la gente va a veder cose belle, che si fanno pensando alla Cultura, non al Turismo.
Perché sia chiaro a tutti, senza arte l’Italia non esisterebbe, si sgretolerebbe. Non perché, semplicemente, è lo strumento per fare soldi con il turismo, ma perché la gente non può vivere senza la fantasia e l’Italia si basa sulla fantasia messa in atto da artisti e maestranze, assieme da secoli e secoli.
Allora mi mancano le maestranze.
Sembra dispregiativo, ma sin dal nome ha a che fare con la maestria… che è il bene più prezioso che l’essere umano possa avere per tirarsi fuori da un pasticcio. La maestria è democratica al contrario dell’istruzione che si finge tale. La maestria non si studia, si apprende osservando maestri più anziani di te.
Mi mancano gli spettacoli, l’adrenalina che ti sbrana, quel senso di libertà assoluta che devi al pubblico inquadrata in una struttura rigidissima, perché l’arte non esiste senza il dettaglio, senza la cura data dalle maestranze.
C’è una idea errata dell’arte, pensata maledetta e senza regole. Al contrario, è la cosa più prossima alla ricerca della perfezione irraggiungibile, in questo continuo rovistare e poi togliere, tentare, sbagliare, riprovare, togliere.
Non esiste uno spettacolo fatto da una sola persona. Non può esistere. C’è un compromesso vitale e virtuoso tra l’artista e le maestranze.
E’ fatta di maestri, l’arte, che ti aiutano a capire dove andare, dove non sbagliare. Mi manca lo sguardo dei musicisti con cui ci capiamo in un istante, mi manca il rispetto con i fonici, i tecnici che si prendono cura di ogni aspetto, mi manca lo zelo di Davide Di Gandolfo e dei direttori di produzione, che vogliono che nulla sia affidato al caso, mi mancano i fotografi, curiosi ladri di istanti appollaiati scomodamente su trespoli improbabili.
Non so quanti musicisti, artisti, tecnici abbia incontrato, non sono computabili, ma so che l’arte è fatta di maestranze, di persone che si prendono cura di ciò che fanno.
Come dice la mia amica Giulia Bonaldi solo la bellezza salverà il mondo, ma non quella idilliaca, romantica.
La bellezza è esercizio costante, lavoro indefesso, senza orari.
La bellezza è operaia, fatta per l’appunto di maestranze, maniache della precisione, del dettaglio, del rispetto del lavoro proprio e altrui.
La bellezza è indispensabile perché Lino Maga diceva alla fine dei Villani: Senza storia non c’è racconto.
Aggiungo, umilmente, senza racconto non c’è storia.
A chiunque abbia letto una poesia, guardato una foto, un film, uno spettacolo, sia consapevole che c’è il lavoro di migliaia e migliaia di maestranze che si fanno un culo come una capanna per ore.
Che ognuno si assuma la responsabilità di capire cosa ci sia dietro l’arte.
Solo così i politici capiranno che non esiste un’Italia senza l’arte e senza maestranze.
Daniele de michele Donpasta

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l Ministero è della Cultura, non del Turismo, lo dico perché pare lo abbiano dimenticato tutti.
Che il Turismo si basa sul fatto che la gente va a veder cose belle, che si fanno pensando alla Cultura, non al Turismo.
Perché sia chiaro a tutti, senza arte l’Italia non esisterebbe, si sgretolerebbe. Non perché, semplicemente, è lo strumento per fare soldi con il turismo, ma perché la gente non può vivere senza la fantasia e l’Italia si basa sulla fantasia messa in atto da artisti e maestranze, assieme da secoli e secoli.
Allora mi mancano le maestranze.
Sembra dispregiativo, ma sin dal nome ha a che fare con la maestria… che è il bene più prezioso che l’essere umano possa avere per tirarsi fuori da un pasticcio. La maestria è democratica al contrario dell’istruzione che si finge tale. La maestria non si studia, si apprende osservando maestri più anziani di te.
Mi mancano gli spettacoli, l’adrenalina che ti sbrana, quel senso di libertà assoluta che devi al pubblico inquadrata in una struttura rigidissima, perché l’arte non esiste senza il dettaglio, senza la cura data dalle maestranze.
C’è una idea errata dell’arte, pensata maledetta e senza regole. Al contrario, è la cosa più prossima alla ricerca della perfezione irraggiungibile, in questo continuo rovistare e poi togliere, tentare, sbagliare, riprovare, togliere.
Non esiste uno spettacolo fatto da una sola persona. Non può esistere. C’è un compromesso vitale e virtuoso tra l’artista e le maestranze.
E’ fatta di maestri, l’arte, che ti aiutano a capire dove andare, dove non sbagliare. Mi manca lo sguardo dei musicisti con cui ci capiamo in un istante, mi manca il rispetto con i fonici, i tecnici che si prendono cura di ogni aspetto, mi manca lo zelo di Davide Di Gandolfo e dei direttori di produzione, che vogliono che nulla sia affidato al caso, mi mancano i fotografi, curiosi ladri di istanti appollaiati scomodamente su trespoli improbabili.
Non so quanti musicisti, artisti, tecnici abbia incontrato, non sono computabili, ma so che l’arte è fatta di maestranze, di persone che si prendono cura di ciò che fanno.
Come dice la mia amica Giulia Bonaldi solo la bellezza salverà il mondo, ma non quella idilliaca, romantica.
La bellezza è esercizio costante, lavoro indefesso, senza orari.
La bellezza è operaia, fatta per l’appunto di maestranze, maniache della precisione, del dettaglio, del rispetto del lavoro proprio e altrui.
La bellezza è indispensabile perché Lino Maga diceva alla fine dei Villani: Senza storia non c’è racconto.
Aggiungo, umilmente, senza racconto non c’è storia.
A chiunque abbia letto una poesia, guardato una foto, un film, uno spettacolo, sia consapevole che c’è il lavoro di migliaia e migliaia di maestranze che si fanno un culo come una capanna per ore.
Che ognuno si assuma la responsabilità di capire cosa ci sia dietro l’arte.
Solo così i politici capiranno che non esiste un’Italia senza l’arte e senza maestranze.
Daniele de michele Donpasta

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