Dante: petizione online, non spostare le ossa da Ravenna

Dante: petizione online, non spostare le ossa da Ravenna

Dalle 14.38 del 2 agosto è formalmente attiva la petizione online lanciata dalla lista civica ‘Per Ravenna’ per chiedere al sindaco della città romagnola Michele de Pascale che ‘le ossa di Dante non si muovano da Ravenna, dove Fiorenza l’ha gittato’.

Secondo il primo firmatario, il segretario di Lista per Ravenna Nicola Grandi, alle 11 del 3 agosto la petizione aveva raccolto 238 firme. L’iniziativa giunge sull’onda di ipotesi formulate nei giorni scorsi su un possibile viaggio dei resti di Dante , che riposano a Ravenna, fin nella sua città natale, Firenze,
nell’ambito delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte che cadranno nel 2021. E addirittura di possibili trattative in  corso per spostare i resti nel capoluogo toscano.
“Raccogliendo le sollecitazioni di moltissimi concittadini – si legge in una nota della lista civica ravennate – ritenendo che il rispetto dei resti del Sommo Poeta stia a cuore non solo
alla comunità che li custodisce dalla sua morte, dopo averlo ospitato da esule negli ultimi anni di vita, bensì molto oltre i suoi ristretti confini”. Nel testo, si chiede in particolare al
sindaco ravennate di chiudere ogni eventuale trattativa per spostare Dante a Firenze.

E sulla petizione online lanciata dalla lista civica ‘Per Ravenna’ per chiedere al sindaco della
città romagnola, Michele de Pascale, che le ossa di Dante non si muovano da Ravenna, a intervenire è anche il primo cittadino secondo cui “l’esilio di Dante dalla patria è un fatto storico, una vergogna grandissima, ma non è compito nostro revocare il bando, perché l’esilio è già finito da tempo: da quasi 160 anni, nel momento in cui nel 1860, sotto la bandiera tricolore del costituendo Regno d’Italia, la patria non fu più Firenze, ma
divenne l’Italia e quindi anche Ravenna”.

A giudizio di de Pascale, “l’esilio” del Sommo Poeta da Firenze, “è finito nella straordinaria fortuna della sua opera. Il bel Paese ha l’onore e il dovere di fare memoria di Dante,
ancor più in questi anni vicini all’anniversario del settimo centenario della morte nel 2021”.
Quindi, argomenta il sindaco ravennate, “la suggestione della signora Cristina Mazzavillani Muti”, la prima a proporre un viaggio fiorentino dei resti, “che reca in sé la potenza di un
forte gesto d’amore simbolico, incontra però problematiche etiche e giuridiche molto complesse e mi sembra crei forti divisioni. Con il triste e povero dibattito scaturito in questi
giorni, rischiano infatti di apparire strumentali sia l’assunzione di una missione riparatrice, sia la costruzione di spettacolarizzazioni mediatiche. Credo tuttavia – conclude de
Pascale – che se ne possa e debba comunque ascoltare il senso profondo mettendosi in dialogo e cercando insieme altre occasioni di progettazione comune con una città meravigliosa come Firenze, per mettere in valore il patrimonio di ciascuno e
farne bene comune per Dante”.

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Uffizi: scheletro di donna riemerge durante scavi

I resti perfettamente conservati di una donna sono stati trovati agli Uffizi di Firenze nell’area di scavo adiacente all’aula di San Pier Scheraggio.

Si tratta di uno scheletro rinascimentale, spiega il museo, perfettamente conservato e risalente presumibilmente alla fine del ‘400. Le spoglie sono in un punto dove un tempo sorgeva una chiesa, esistente prima ancora che gli Uffizi fossero edificati e ne ‘inglobassero’ gli spazi. Era un luogo di culto molto frequentato, tra glil altri anche dal sommo poeta Dante Alighieri.

Gli scavi archeologici effettuati sotto la guida della Soprintendenza da circa 20 anni, hanno riportato alla luce una porzione dei sotterranei dell’antico edificio religioso, che, come usava nel passato, veniva anche usato come luogo di sepoltura. Lo scheletro, indicato con codice identificativo 101, verrà ora portato ai laboratori di archeoantropologia della Soprintendenza per essere sottoposto ad esami ed analisi.

La chiesa romanica di San Pier Scheraggio fu consacrata nel 1068. Per circa tre secoli fu un luogo centrale della vita cittadina: in essa non solo si svolgevano le funzioni religiose, ma fino al 1313 vi ebbero luogo anche le riunioni dei Consigli comunali. Fu inoltre teatro di orazioni di illustri scrittori, come Dante e Boccaccio. A causa dei lavori per la costruzione del Palazzo dei Priori alla fine del ‘Dugento’ e per l’allargamento di via della Ninna nel Quattrocento, fu interessata da una serie di trasformazioni e demolizioni. Nel 1560 fu infine inglobata nella fabbrica vasariana degli Uffizi.

Resta oggi la navata centrale, restaurata nel 1971. Al suo interno sono conservati alcuni reperti archeologici e frammenti di affreschi dell’ex-chiesa risalenti al XIII secolo. Si può inoltre ammirare il ciclo di affreschi di Andrea Del Castagno, staccato nel 1847 da Villa Carducci Pandolfini a Legnaia, raffigurante Uomini e le donne illustri.

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Biblioteca Calci: riconsegnati 3 volumi storici rubati

Biblioteca Calci: riconsegnati 3 volumi storici rubati

Sono stati riconsegnati stamani nel corso di una cerimonia presso la Biblioteca della Certosa di Calci (Pisa), i tre volumi dell’opera “Bellezze della commedia di Dante Alighieri” di Antonio Cesari, risalenti al 1824, recuperati dal Nucleo di tutela del patrimonio culturale dei carabinieri di Napoli, e “ritenuti di inestimabile valore storico, sottratti dalla biblioteca” anche se non è chiaro quando vennero portati via.

“L’attività di recupero – spiega una nota dell’Arma – scaturisce da approfondimenti investigativi condotti nell’ambito di un’indagine coordinata dalla procura di Isernia che ha permesso di disarticolare, nel settembre del 2017, un’organizzazione criminale, vero e proprio crocevia di ricettazione di beni d’arte di provenienza furtiva, perché sottratti da luoghi di culto, istituti religiosi e biblioteche oltre che della provincia pisana anche del Casertano e della provincia di Isernia”.
All’iniziativa hanno partecipato il sindaco di Calci, Massimiliano Ghimenti, il direttore del Polo Museale della Toscana, Stefano Casciu, e il comandante del nucleo carabinieri tutela patrimonio culturale di Napoli, maggiore Giampaolo Brasili.
Gli investigatori hanno avuto certezza del bene recuperato, prosegue la nota, dopo “la comparazione della sua immagine con quella contenuta nella banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita dal comando carabinieri tutela patrimonio culturale, che ne ha confermato la provenienza illecita”.

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