Droga: procuratore, “Cosa Nostra in centro a Firenze”

Droga: procuratore, “Cosa Nostra in centro a Firenze”

“Due esponenti di Cosa Nostra avevano acquistato un bar nel centro di Firenze e intanto si dedicavano al traffico di stupefacenti”. Lo ha sottolineato il procuratore capo di Firenze e della Dda toscana Giuseppe Creazzo commentando l’arresto di Giovanni e Renato Sutera oggi a Firenze, nell’inchiesta della procura di Firenze per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti tra la Spagna e l’Italia.

A capo dell’associazione criminale c’erano i due fratelli di origine siciliana, titolari di fatto di un noto bar-pasticceria nel centro di Firenze. I due ora arrestati e finiti in carcere, avevano costituito la banda finalizzata alla coltivazione in Spagna di ingenti quantitativi di marijuana da importare e commercializzare in Italia. Giovanni Sutera, destinatario di misura di custodia cautelare in carcere, si trovava in libertà condizionata poiché condannato all’ergastolo per l’omicidio di un gioielliere fiorentino e di quello della 17enne Graziella Campagna, uccisa dalla mafia a Villafranca Tirrena (Messina) nel 1985. Per l’accusa, Giovanni Sutera e il fratello Renato, anche lui arrestato stamani dai carabinieri, avrebbero preso parte, finanziandola con circa 40mila euro, a un’associazione a delinquere che coltivava in Spagna marijuana da portare e spacciare in Italia. In manette sono finiti anche Ruben Crespo Guerra, spagnolo già noto alle forze dell’ordine, arrestato stamani presso Tarragona dai Mossos d’Esquadra, e l’albanese Pavlin Delia, residente a Cenate di Sotto (Bergamo), considerato il destinatario finale di parte dello stupefacente.

La vicenda, ha affermato Creazzo, dimostra che “occorre controllare se chi riceve i benefici per uscire dal carcere sia effettivamente sulla strada della redenzione; il decorso del tempo non basta”. Secondo i carabinieri, in almeno due occasioni Sutera incontrò al bar Curtatone di Firenze, da lui gestito di fatto insieme al fratello, Ruben Crespo Guerra.

Le indagini hanno documentato come i due fratelli  avessero il ruolo di finanziatori e organizzatori dell’associazione. I carabinieri hanno eseguito anche perquisizioni nei confronti di 11 indagati ritenuti responsabili di trasferimento fraudolento di valori e bancarotta fraudolenta, in relazione all’intestazione a prestanome del bar e al fallimento di varie società create negli anni per la gestione.

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