🎧 ‘Educazione Rap’, il nuovo libro di Amir

🎧 ‘Educazione Rap’, il nuovo libro di Amir

‘Educazione Rap’, uscito in questi giorni per Add Editore, è il nuovo libro di Amir, storico esponente della scena rap italiana. Romano, è da anni impegnato nella promozione della cultura hiphop in contesti che vanno dalle scuole agli istituti penitenziari per minori e non.

Dopo 15 anni di attività come educatore, Amir ha scelto di scrivere ‘Educazione Rap’ dopo essersi trovato ad insegnare nella scuola del figlio, in una sorta di catartica chiusura del cerchio. Il libro segue a due di distanza il fortunato esordio letterario ‘Vivo per questo’, libro che ha portato l’autore in America, madrepatria della cultura hiphop.

Amir è stato inoltre ospite del Rap Lab! il laboratorio rap organizzato da Controradio in collaborazione con Fondazione CR Firenze e consorzio Metropolis.

Nota dell’autore:
Per i ragazzi ormai è chiaro che l’aspetto che più mi affascina del rap è la scrittura. Il lavoro sulla scrittura per raccontare la realtà, la propria storia e quelle altrui utilizzando le rime, costruendo uno stile. Da anni vado nelle scuole a combattere stereotipi e pregiudizi usando il potere delle parole: identità, seconde generazioni, diritti, George Floyd, periferie, America, femminismo. Ecco come comincia la parte pratica dell’educazione rap, in cui gli studenti diventeranno protagonisti scrivendo i loro versi. Mani che si alzano: “Ci sono delle regole per scrivere il rap?” “Sono le regole della poesia?” “Ma senza musica come si fa?”. Anche i più sfacciati, messi davanti al foglio, prendono tempo.
Amir Issaa

In podcast l’ìintervista a cura di Deiv Agazzi

L'articolo 🎧 ‘Educazione Rap’, il nuovo libro di Amir da www.controradio.it.

Paolo Bardelli, “1991 Il Risveglio del Rock”

Paolo Bardelli, “1991 Il Risveglio del Rock”

Paolo Bardelli, direttore del portale italiano Kalporz e storico giurato del Rock Contest di Controradio, Bardelli sceglie di dedicare un intero volumo all’anno che finirà per delineare gli stilemi sonori di tutto quel decennio, dove i semi della contaminazione anni ’80 danno definitivamente i loro frutti. Spazio a generi allora in voga e ora estinti dal mainstream come grunge, trip hop e crossover.

In podcast l’intervista di Deiv Agazzi, e sotto la Biografia di Paolo Bardelli dal sito DjProducers:
Paolo Bardelli esordisce come DJ nel 1982 nei locali dell’alto milanese. Il suo modo di mettere i dischi tenendo sempre lo stesso beat e la sua cultura musicale lo contraddistingue da tutti i DJ di quel periodo aprendogli le porte della radio più ambita da tutti: Radio Milano International. A One-O-One è co-protagonista nella vittoria dell’Oscar della Radio per il programma “Questa è La Sera” insieme a Mario Panda.
Nel frattempo, lavorando in tutti i locali legati al marchio RMI, produce insieme a un suo grande amico, DJ Mauro Mbs, il gruppo Namby Pamby con il quale con il disco “Girlz” sbarca negli Stati Uniti raggiungendo in una settimana il secondo posto in classifica della prestigiosissima rivista Billboard Magazine. Sempre con Namby Pamby ed il singolo “Club Rules” entra in tutte le classifiche dance europee, brano poi diventato inno ufficiale del rinomato club parigino “Queen” e parte della colonna sonora del film “Pédale douce” (Di giorno e di notte). Ha condiviso la console con i migliori DJ italiani e stranieri partendo da Claudio Coccoluto arrivando a Frankie Knuckles, David Morales e Todd Terry in tutti i clubs ed eventi importanti in tutta Italia citando Il Dadarà dove è stato protagonista di innumerevoli serate, il Syncopate e La messa e Botox di Milano dove ancora adesso è protagonista.
Dal 2013 gli si aprono le porte dell’Asia e in particolare la Thailandia protagonista di tante serate e tra le più importanti il famoso Full Moon Party evento che coinvolge 20 mila persone e L’Halfmoon festival dove tutt’ora è dj resident.
Produttore e proprietario di 3 etichette discografiche internazionali, B Club Recordings , B Club Milano, Discolored nel 2017 ricomincia la sua collaborazione con la rinata Radio Milano International riportando on air il suo leggendario programma Disco Party, dove, con il suo stile inconfondibile, seleziona e mixa il meglio del Modern-Funk, Nu Disco & Soulful House. Presente come resident DJ nelle serate firmate RMI nei locali più rinomati di Milano, Paolo Bardelli rimane ad oggi uno dei punti di riferimento del clubbing italiano e non solo. Paolo Bardelli e il suo Disco Party vi aspettano ogni sabato alle 21.30 su Radio Milano International.

L'articolo Paolo Bardelli, “1991 Il Risveglio del Rock” da www.controradio.it.

La museoterapia sbarca al Lu.c.c.a, il Lucca Center of Contemporary Art

La museoterapia sbarca al Lu.c.c.a, il Lucca Center of Contemporary Art

La museoterapia sbarca al Lu.c.c.a., il Lucca Center of Contemporary Art diretto da Maurizio Vanni, museologo internazionale.

Non si tratta di una novità assoluta per questo paese, ma l’Italia registra comunque un certo ritardo nell’applicazione di questo tipo di terapie rispetto ai paesi scandinavi e, soprattutto, al Canada. La museoterapia, come spiega lo stesso Vanni, ha uno scopo ambivalente: da una parte il tentativo di portare un sorriso sui volti dei pazienti dei centri di salute mentale della regione e, dall’altra, diffondere arte ed abitudine all’arte nella quotidianità delle persone nell’ottica di una futura fidelizzazione dei clienti, cercando così di ridare ossigeno ad un settore, quello della cultura e dei musei, già in crisi prima del covid ed adesso ulteriormente fiaccato da oltre 15 mesi di pandemia.

Deiv Agazzi ne ha parlato col direttore del Lu.c.c.a., Maurizio Vanni

L'articolo La museoterapia sbarca al Lu.c.c.a, il Lucca Center of Contemporary Art da www.controradio.it.

Claudio Trotta: “Non stiamo più vivendo, stiamo sopravvivendo”

Claudio Trotta: “Non stiamo più vivendo, stiamo sopravvivendo”

Ad un anno di distanza dal 6 marzo, giorno della prima chiusura del paese e data simbolica nella narrazione della pandemia Covid in Italia, Deiv Agazzi ha intervistato Claudio Trotta di Barley Arts, nome storico per quanto riguarda la musica dal vivo nel nostro paese. Trotta, recentemente insignito con l’Ambrogino d’oro, prestigioso riconoscimento per i suoi quarat’anni di carriera nella promozione della cultura, ha così sintetizzato il momento del mondo degli spettacoli 365 giorni dopo quello storico, triste, momento.

‘Non stiamo più vivendo, stiamo sopravvivendo. Perché vivere significa stare insieme alle persone, condividere, significa fare tante cose che non possiamo più fare e significa soprattutto, attraverso l’arte, curarsi le innumerevoli ferite che ognuno di noi, nel corso della propria vita, subisce. Dove siamo adesso? Siamo che, dopo una breve parentesi estiva, e con un dpcm, quello del 17 maggio – scellerato – che aveva determinato a prescindere le capienze, 200 persone al chiuso, 1000 all’aperto, c’è questa finta ri-apertura del 27 marzo, che credo che non si farà, e con dei numeri ancora inferiori, mentre invece bisognerebbe affrontare la questione in maniera diversa. Bisognerebbe affrontare il fatto che si può tornare a stare insieme nella misura in cui si può tornare a stare insieme a fare tutto il resto. Mi spiego meglio: o viene fatto un lockdown vero, ma dev’essere vero, si chiudono le frontiere, si chiude qualsiasi attività, non si criminalizza solo il mondo dello spettacolo, si prendono delle decisioni importanti, per due mesi si procede con la vaccinazione, e poi si riapre con delle precauzioni, con delle modalità che non potranno mai più essere quelle precedenti alla pandemia, ma se si continua così, francamente non c’è alcun motivo per cui tutto il mondo dello spettacolo debba stare fermo e invece tutto il resto debba andare avanti.’

Questo invece il parere sul tema del Netflix della Cultura, più volte proposto dal ministro Franceschini e, in senso più allargato, sulla questione della digitalizzazione e della fruizione dell’arte e degli spettacoli in streaming.

‘Il tema della digitalizzazione, non può essere sostitutivo del mondo dello stare insieme. Lo spettacolo dal vivo ha più di duemila anni, l’arte è condivisione non può essere semplicemente fruita da casa davanti ad un telefonino, un tablet o un televisore. Nessun genere di forma artistica. Dall’altra parte invece è indubbio che bisogna immaginare il nostro futuro, ed anche il nostro presente, con una modalità mista. Bisogna tornare a fare spettacoli dal vivo, quanto prima, in sicurezza, e a questo proposito assieme a tanti altri, abbiamo creato un protocollo che ha un anno di lavoro alle spalle per la riapertura degli spazi e che ha 73 adesioni. Ma bisogna immaginare una prospettiva a medio, breve e lungo termine dove lo spettacolo dal vivo dovrà anche avere una componente digitale. Ma non solo. Lo streaming da solo è inimmaginabile che possa essere la modalità con cui condividere l’arte, il teatro, la danza, il circo, qualsiasi altra cosa.’

Sulle tempistiche per quanto riguarda il ritorno ai grandi spettacoli dal vivo Trotta ammette ‘sarò forse pessimista, ma non vedo la possibilità di tornare a fare spettacoli in un autodromo, in un pratone, quello che volete voi, con il posto unico, con un numero consistente di persone, non la vedo possibile né per il 2021, né per il 2022 e la vedo vaga anche per il 2023. Altra cosa è invece fare spettacoli negli stadi o nelle arene, con distanziamenti e posti assegnati, con delle modalità che non sono quelle del posto unico. Quella modalità sinceramente in questo momento, vaccinazione o non vaccinazione, la vedo altamente improbabile.’

L'articolo Claudio Trotta: “Non stiamo più vivendo, stiamo sopravvivendo” proviene da www.controradio.it.

Centro Storico Lebowski, lancia una provocazione

Centro Storico Lebowski, lancia una provocazione

Firenze, il 26 dicembre del 2021 si affronteranno in Coppa Italia il Centro Storico Lebowski e l’Inter di Lukaku e Antonio Conte. No, non è vero! Con le regole attuali non accadrà mai, ma gli attivisti della squadra dilettantistica fiorentina hanno lanciato questa provocazione con uno scopo duplice, (ri)portare l’attenzione sull’agonizzante mondo del calcio amatoriale e tentare di formalizzare una proposta di riforma della Coppa stessa.

Da una parte c’è la non facile situazione del calcio giovanile e dal basso, già in crisi da anni e messo ulteriormente a dura prova da un anno di pandemia che coincide, di fatto, con un anno di non attività. “L’incertezza è totale, non si tratta di capire quando riprenderà il campionato – afferma Matthias Moretti, responsabile comunicazione del Centro Storico Lebowski ai microfoni di Deiv Agazzi – ma se ci saranno ancora le squadre. Dalla Lega ci fanno sapere che una società su tre è a rischio fallimento. Il calcio dilettanti si occupa del calcio giovanile, ma è anche il bacino da cui poi vengono a pescare i grandi club”.

Dall’altra c’è poi la questione di riforma della Coppa Italia in un’ottica di maggiore inclusività, sulla falsariga della FA Cup, la sua controparte inglese. La provocazione lanciata degli attivisti del Centro Storico nasce da un episodio di cronaca sportiva, col blasonato Tottenham che, recentemente, ha affrontato proprio in FA Cup una squadra inferiore di sette categorie, segnando un nuovo record in questo senso.

Una festa dello sport in senso assoluto, ma anche una questione economica di primo piano, col club del Marine – l’avversario della squadra allenata da Josè Mourinho – che ha annunciato di poter sopravvivere altri 7/8 anni solo con l’introito di quella storica partita.

Ma quant’è, ad oggi, la distanza fra la Coppa Italia e la FA Cup inglese?

“Tanta la distanza oggettiva, purtroppo. – conferma Moretti – la riforma della Champion’s League che dovrebbe partire dal 2024, raddoppierà le partite, congestionandone il calendario e finendo per assottigliare invece proprio la Coppa Italia. La prospettiva di poter giocare, anche solo una volta nella vita, contro una grande squadra sarebbe di grande stimolo. Darebbe senso di partecipazione e una generale idea di rilancio del settore”.

L'articolo Centro Storico Lebowski, lancia una provocazione proviene da www.controradio.it.