Verdini: PM chiede 6 anni di carcere per bancarotta ditta Firenze

Verdini: PM chiede 6 anni di carcere per bancarotta ditta Firenze

La vicenda riguarda il passaggio di denaro dagli Arnone al Ccf da cui avevano ricevuto in appalto lavori edili per la sede di viale Belfiore a Firenze. Parte dei proventi furono dirottati dagli Arnone al Ccf per ridurre la loro l’esposizione debitoria.

Il pm di Firenze Luca Turco ha chiesto la condanna a 6 anni per Denis Verdini, imputato in un processo per bancarotta preferenziale relativo al fallimento di una società di costruzioni di Campi Bisenzio, i cui titolari avevano rapporti con Verdini quando era presidente del Credito cooperativo fiorentino. Per i due imprenditori, Ignazio e Marco Arnone, padre e figlio, il pm Turco ha chiesto 1 anno e 3 mesi di condanna riconoscendo le attenuanti generiche per la “totale subordinazione a Verdini”.

La vicenda riguarda il passaggio di denaro dagli Arnone al Ccf da cui avevano ricevuto in appalto lavori edili per la sede di viale Belfiore a Firenze. Parte dei proventi furono dirottati dagli Arnone al Ccf per ridurre la loro l’esposizione debitoria.

Verdini è intervenuto con una dichiarazione spontanea dicendo che “i lavori erano stati assegnati a clienti di vecchia data della banca, furono fatti e la banca li pagò”, “tra gli Arnone ci furono normali rapporti patrimoniali tra padre e figlio”. Per Turco fu invece un’operazione “studiata a tavolino”

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Perquisito Verdini, accusato di finanziamento illecito. Indagato anche Parisi

Perquisito Verdini, accusato di finanziamento illecito. Indagato anche Parisi

Sono indagati per finanziamento illecito gli ex parlamentari Denis Verdini e Luciano Ciocchetti nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma che ha portato all’arresto oggi del sindaco di Ponzano Romano.

L’indagine nasce dalle dichiarazioni rese agli inquirenti dall’immobiliarista Sergio Scarpellini. Secondo chi indaga Verdini avrebbe ottenuto in comodato d’uso dal giugno del 2016 al giugno del 2017 un appartamento in via Poli destinato a sede della Fondazione legata ad Ala. Con Verdini e’ indagato anche l’allora deputato Massimo Parisi, legale rappresentante dell’omonima associazione politica.

A Ciocchetti, che ha rivestito il ruolo di assessore alle Politiche del territorio e dell’urbanistica della Regione Lazio, Scarpellini ha affidato gratuitamente, sempre secondo le accuse, un immobile in via Lucrezio Caro, che gli ha consentito di risparmiare 200mila euro di locazione dal 2010 al 2012. Ciocchetti deve rispondere poi delle erogazioni di poco superiore ai 50mila euro di Scarpellini in favore delle associazioni ”I moderati per la terza fase” e ”Alma Aurea Onlus” di cui è stato presidente del consiglio direttivo e presidente onorario.

Corruzione è, invece, il reato contestato ad un altro indagato: Dario Sestili, ex consigliere del Comune di Capena e membro della commissione consiliare che si è occupato della variante del progetto per la costruzione di un polo commerciale a Capena. In suo favore Scarpellini ha elargito una sponsorizzazione di circa 30 mila euro ad una squadra di calcio del Comune di Capena. Per quanto riguarda il sindaco finito in manette, secondo la procura di Roma dal 2011 al 2016 avrebbe ottenuto da Scarpellini circa 412 mila euro sempre sotto forma di sponsorizzazione di una squadra di calcio della Valle del Tevere e di contributo a una societa’ di sua figlia Valentina.

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Bancarotta Ste, 5 anni e mezzo a Verdini

Bancarotta Ste, 5 anni e mezzo a Verdini

Denis Verdini è stato condannato per bancarotta fraudolenta della Società Toscana di edizioni (Ste) a 5 anni e mezzo. Il tribunale di Firenze ha poi condannato a 5 anni anche l’ex deputato Massimo Parisi.

Per entrambi i giudici hanno anche deciso l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Tre anni ciascuno per gli altri 3 imputati nel processo, tutti amministratori della Ste che pubblicava ‘Il Giornale della Toscana’. Il pm Luca Turco aveva chiesto 3 anni per Verdini e 2 anni per Parisi.

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Credito fiorentino, Denis Verdini condannato a 6 anni e 10 mesi in appello

Credito fiorentino, Denis Verdini condannato a 6 anni e 10 mesi in appello

Verdini è stato condannato per il crack della Banca Credito cooperativo fiorentino di cui è stato presidente.

Denis Verdini è stato condannato a 6 anni e 10 mesi al processo d’appello a Firenze per il crack della Banca Credito cooperativo fiorentino di cui è stato presidente.

La corte ha ridotto la pena inflitta in primo grado, che era stata di nove anni. Riduzioni anche per gli imprenditori Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei, condannati oggi a 5 anni e 10 mesi ciascuno.
La Corte d’appello di Firenze ha inoltre accolto patteggiamenti per l’ex dg Pietro Italo Biagini a 3 anni e 10 mesi (in primo grado aveva avuto 6 anni per bancarotta fraudolenta) e per numerosi membri del cda e del collegio dei revisori dei conti a 1 anno e 8 mesi.

“Non è vero che volevo far fallire la banca – ha detto l’ex senatore con voce rotta dalla commozione – io ho dato tutto per quella banca”.

Denis Verdini in lacrime il 29 giugno nell’aula del tribunale di Firenze dove era in corso il processo di appello per il crac dell’ex credito cooperativo fiorentino. Al termine delle arringhe dei suoi legali Verdini ha preso la parola per rilasciare dichiarazioni spontanee, ma l’emozione lo ha tradito costringendolo a scusarsi coi giudici e a interrompersi per riprendere il filo del suo intervento. “Non è vero che volevo far fallire la banca – ha detto con voce rotta dalla commozione – io ho dato tutto per quella banca”.
La gestione dell’ex Ccf quale è stata dipinta dall’accusa nel corso del processo, ha affermato Verdini, “nega la storia di una comunità, che ho creato con forza, passione e dedizione. Ho preso le ceneri di una piccola banca e l’ho fatta sviluppare, trasformandola in una comunità”.

Verdini ha quindi sottolineato, con amarezza, come “persone con cui sono nato e cresciuto, e che sono morte prematuramente, in questo processo sono state sbatacchiate dagli eventi”. Nel corso dell’udienza, in difesa di Verdini hanno parlato gli avvocati Ester Molinaro e Franco Coppi, che hanno chiesto per lui la piena assoluzione da tutti i fatti contestati.

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Processo ex CCF: Verdini si commuove e piange in aula

Processo ex CCF: Verdini si commuove e piange in aula

“Non è vero che volevo far fallire la banca – ha detto l’ex senatore con voce rotta dalla commozione – io ho dato tutto per quella banca”.

Denis Verdini in lacrime oggi nell’aula del tribunale di Firenze dov’è in corso il processo di appello per il crac dell’ex credito cooperativo fiorentino. Al termine delle arringhe dei suoi legali Verdini ha preso la parola per rilasciare dichiarazioni spontanee, ma l’emozione lo ha tradito costringendolo a scusarsi coi giudici e a interrompersi per riprendere il filo del suo intervento. “Non è vero che volevo far fallire la banca – ha detto con voce rotta dalla commozione – io ho dato tutto per quella banca”.
La gestione dell’ex Ccf quale è stata dipinta dall’accusa nel corso del processo, ha affermato Verdini, “nega la storia di una comunità, che ho creato con forza, passione e dedizione. Ho preso le ceneri di una piccola banca e l’ho fatta sviluppare, trasformandola in una comunità”.

Verdini ha quindi sottolineato, con amarezza, come “persone con cui sono nato e cresciuto, e che sono morte prematuramente, in questo processo sono state sbatacchiate dagli eventi”. Nel corso dell’udienza di oggi in difesa di Verdini hanno parlato gli avvocati Ester Molinaro e Franco Coppi, che hanno chiesto per lui la piena assoluzione da tutti i fatti contestati. La prossima udienza, per eventuali repliche, il 3 luglio prossimo. Poi la corte si ritirerà in camera di consiglio per la sentenza.

Verdini, che del banco era  presidente all’epoca dei fatti, è stato  condannato in primo grado a 9 anni.

Nelle motivazioni i giudici scrissero che : “nei 20 anni passati alla guida del Credito cooperativo fiorentino (Ccf) Verdini non fu solo il ‘dominus’ dell’istituto, che aveva la sua sede a Campi Bisenzio (Firenze): la sua, almeno negli ultimi anni, fu  una guida «imprudente quanto ambiziosa». Il tutto nella consapevolezza, «maturata dapprima dal senatore Verdini e, subito dopo, quanto meno a partire dal settembre 2008 anche dal management, di un imminente disastro». Per Verdini e per alcuni degli altri imputati l’accusa era, tra altro, di bancarotta fraudolenta e truffa ai danni dello Stato per i contributi dell’editoria arrivati alla Ste, la società che pubblicava Il Giornale della Toscana, il quotidiano riconducibile proprio al senatore, insieme a Massimo Parisi, deputato del suo partito (entrambi all’epoca erano in Forza Italia), condannato a 2 anni e 6 mesi.

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