Treno della memoria, dalla Toscana pronti a ripartire. Sarà dedicato a Primo Levi

FIRENZE - Il decimo treno della memoria toscano - la Regione lo ha tenuto a battesimo nel 2002– sarà dedicato quest'anno a Primo Levi. Iniziativa realizzata in collaborazione con il Museo della deportazione di Prato, sotto l'Alto Patronato del presidente della Repubblica.

L'edizione 2017 è stata presentata oggi dalla vicepresidnete Monica Barni, l'assessore all'istruzione Cristina Grieco e da Ugo Caffaz, animatore da sempre del treno della memoria.  

"E' sembrato doveroso, nel trentesimo anno della scomparsa, dedicare il treno di quest'anno alla memoria di Primo Levi - ha commentato Monica Barni - Questo viaggio è un percorso di conoscenza e di consapevolezza e un percorso di riflessione sulla memoria che la Regione Toscana sta portando avanti da vari anni. Un percorso che non è limitato al viaggio verso Auschwitz ma che è completato da un attività di formazione sui docenti e degli studenti. Tutto questo si inserisce nel tema della memoria e del rispetto della diversità, una politica pubblica che mira alla costruzione dei diritti di cittadinanza". 

"Questo viaggio ha un valore educativo immenso – ha aggiunto Cristina Grieco - . Da docente, ho visto tornare i miei studenti trasformati da questa esperienza, che li vede viaggiare insieme ai testimoni, un fatto quest'ultimo che dà un valore aggiunto e che contribuisce a rendere il vissuto indimenticabile. Sono contenta dunque quet'anno di poter accompagnare i giovani studenti. La Regione, con il presidente Rossi, la vicepresidente Barni e me è molto presente perché da sempre crede in questa iniziativa che siamo sicuri sarà fondamentale per la loro crescita di persone e di cittadini.

"Spesso quando le cose si ripetono vengono a noia – ha quindi detto Ugo Caffaz – . Non succede al Treno della Memoria che ogni anno credo serva di più. Perché i drammi di oggi ricordano quelli di ieri e viceversa. Educativo è dunque capire e far capire i meccanismi che portano l'uomo a questo punto di abrrazione che vediamo ripetersi oggi sui barconi che solcano il Mediterraneo, che abbiamo visto durante la guerra in Ex Jugoslavia. Non dobbiamo voltarsi dall'altra parte. Ai tempi di Auschwitz coloro che riuscivano a non girare lo sguardo erano veri eroi. Oggi bisogna essere tutti eroi". 

Primo Levi, scomparso nel 1987 (e dunque quest'anno ricorrono trenta annid alla morte), è lo scrittore reduce da Auschwitz famoso anche all'estero, che con "Se questo è un uomo" ha fatto conoscere al mondo l'incubo dei campi di sterminio. Un libro che è oggi un bestseller ma che allora, nel 1947, con difficoltà riuscì a stampare, i primi cinque capitoli usciti su una rivista e delle 2500 copie tirate della prima edizione, stampata da un piccolo editore, De Silva, ne furono vendute solo 1500. Primo Levi, oltre ad essere lo scrittore che tutti conosciamo, testimone lucido e coraggioso dello sterminio nazista, ha partecipato però anche ad un viaggio della memoria toscano, organizzato il 7 gennaio 1983 dall'allora Provincia di Firenze: non in treno ma in pullman (guarda il video). E anche da qui nasce la dedica.

Il treno della memoria ripartirà lunedì 23 gennaio, il decimo appunto da quando nel 2002 la Regione Toscana, allora pioniera e poi seguita da altri, decise di portare in Polonia gli studenti delle scuole superiori e poi anche dell'Università: per non dimenticare e per capire, per ascoltare dai sopravvissuti e per vedere di persona gli orrori di quello che è stato lo sterminio nazista. Degli ebrei, ma non solo degli ebrei. Un viaggio mai improvvisato, preceduto da un lavoro nelle scuole e con gli insegnanti che inizia ad agosto, con una summer school. Un viaggio-studio dedicato ai giovani, nel contesto anche dell'ampio e diversificato ventaglio di politiche regionali raccolte nel progetto Giovanisì.

 

Dal 2002 fino al 2005 il treno toscano della memoria è partito tutti gli anni, per quattro volte. Un anno, nel 2005, addirittura due sono stati i convogli. Poi, dal 2006, la partenza è stata ad anni alterni: il treno nei dispari, altre iniziative con i ragazzi (diecimila studenti di tutta la Toscana al Mandela Forum di Firenze) nei pari.

Il fischio del capotreno sarà a mezzogiorno del 23 gennaio, dalla stazione fiorentina di Santa Maria Novella. Sopra ci saranno 501 studenti (e 60 insegnanti) da 59 diverse scuole superiori di tutte e dieci le province della Toscana. Parteciperanno anche 60 studenti universitari dei tre atenei di Firenze, Pisa e Siena (compresa l'università per stranieri), oltre a diversi rappresentanti istituzionali e di associazioni. In tutto, compreso il personale di supporto, 750 persone. Il rientro a Firenze è previsto per il 27 gennaio, giorno della memoria e della liberazione del campo di Auschwitz da parte dell'esercito russo dell'Armata Rossa.

Sul treno saranno presenti le seguenti comunità e associazioni: Comunità ebraica di Firenze e Pisa; Associazione Azione Gay e Lesbica; Comunità Rom e Sinti di Firenze e di Prato; Associazione Nazionale ex Deportati (ANED) sezioni di Firenze, Prato, Pisa, Empoli; Associazione Nazionale ex Internati (ANEI); Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (ANPI). Il Treno della Memoria è organizzato in collaborazione con la Fondazione Museo della deportazione di Prato e hanno collaborato alla realizzazione delle varie fasi del Treno l'Ufficio scolastico Regionale per la selezione di docenti delle scuole superiori e l'Agenzia per il Diritto allo studio universitario per la selezione degli studenti universitari.
 
L'Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie ha collaborato presentando la propria offerta didattica rivolta alle scuole durante la formazione per i docenti toscani svolta alla Summer School 2016 in preparazione dell'evento. La stessa Agenzia offrirà a tutti i partecipanti al Treno della Memoria 2017, il testo di Frediano Sessi e Carlo Saletti, Auschwitz, Marsilio, Venezia, 2016, una edizione aggiornata della guida per la visita al campo e al memorial, appositamente pensata per gli studenti.
 

LUNEDI' 23 GENNAIO 2017

L'accoglienza dei ragazzi partirà alle otto della mattina: l'appuntamento è lungo il binario 16, nella zona delle palme, della stazione di Santa Maria Novella a Firenze. Alle 11.15 è previsto il saluto del presidente della Toscana, Enrico Rossi. Poi, attorno alle 12, il treno partirà alla volta della Polonia. Dalle 14.30 fino a prima di cena studenti e docenti incontreranno esperti e rappresentanti della Comunità ebraica e di Aned, l'associazione degli ex deportati, di Anei (ex internati), di Anpi (partigiani) e delle associazioni Rom e Sinti e Azione Gay e Lesbica per ripercorrere le tappe della Shoah e conoscere le vicende di persecuzione e deportazione che colpirono "oppositori politici", "zingari", internati militari italiani e omosessuali. Sarà l'occasione anche per approfondire i fatti legati alla lotta di liberazione nazionale. I laboratori in treno, cinque all'andata e cinque al ritorno, quarantacinque la durata di ciascuno e un'ottantina di studenti prenotati per ogni appuntamenti, sono stati tenuti a a battesimo nell'ultima edizione del treno, nel 2015, ed anche stavolta riproposti.
Ogni incontro si svolgerà nel vagone ristorante, svuotato di sedie e tavoli. Ogni studente parteciperà ad un solo gruppo.
Sul treno all'andata ci saranno con i ragazzi, come testimoni dell'Olocausto, le sorelle Andra e Tatiana Bucci, le gemelline scampate a Birkenau e al dottor Mengel, affezionate al viaggio della memoria toscano, e Gilberto Salomoni, deportato a Buchenwald a sedici anni, nuovo all'iniziativa della Regione.

MARTEDI' 24 GENNAIO 2017

Attorno alle 7.30 il treno arriverà alla stazione di Oświęcim, più nota come Auschwitz. Il gruppo si trasferirà subito, con più pullman, al campo di concentramento di Birkenau per la visita guidata
A fine mattinata corteo verso il Monumento internazionale alle vittime del nazifascismo dove ogni ragazzo pronuncerà al microfono il nome di giovani deportati ad Auschwitz, deceduti e raramente sopravvissuti, prevalentemente ebrei, ma anche deportati politici e "zingari", molti nati o arrestati nelle province delle diverse scuola partecipanti. Ciascun studente e membro della delegazione ha 'custodito' quel nome per tutto il viaggio. Segue la cerimonia ufficiale con l'intervento del presidente della Toscana Enrico Rossi e poi le preghiere.
Nel pomeriggio al cinema Kijow a Cracovia protagoniste saranno le voci dei testimoni. I ragazzi incontreranno infatti Andra e Tatiana Bucci, bambine sopravvissute al lager, la giovane staffetta partigiana Marcello Martini, il reduce da Buchenwald Gilberto Salmoni e Vera Michelin Salomon, antifascista arrestata a Roma e poi incarcerata in una prigione nazista in Germania. In video saranno proposte la testimonianza di Antonio Ceseri, fiorentino internato militare nel campo di Treuenbrietzen e sopravvissuto alla strage che si consumò, la storia del sinto tedesco deportato ad Auschwitz Hugo Hollenreiner e di Heinz F., internato a Dachau e Buchenwald con l'accusa di omosessualità. Coordinano l'incontro Luca bravi e Giovanni Gozzini.

MERCOLEDI' 25 GENNAIO 2017

La mattina è prevista la visita del campo di Auschwitz I, che inizierà con un corteo dall'ingresso fino al Muro della morte, dove si svolgerà una cerimonia a cui interverranno la vice presidente della Toscana Monica Barni, l'assessore all'istruzione Cristina Grieco, il presidente del consiglio regionale Eugenio Giani e Bernard Dika, presidente del Parlamento degli studenti della Toscana.
Al pomeriggio al Cinema Kijow di Cracovia i ragazzi torneranno a confrontarsi con i testimoni e porranno loro domande. Prima sarà proiettata la testimonianza video di Shlomo Venezia, sopravvissuto dopo esser stato parte del Sonderdkommando, ovvero i prigionieri impiegati nella gestione delle camere a gas e dei forni crematori di Auschwitz e Birkenau. Venezia, ebreo, scomparso nel 2012, è l'unico italiano sopravvissuto al Sonderkommando. I membri di queste squadre venivano infatti regolarmente eliminati. Ma nel suo caso arrivò prima la liberazione del campo.
A seguire lo spazio del cinema sarà riempito di parole e musica, con un'introduzione di Ugo Caffaz, anima e cuore del treno della memoria toscana: a partire dal menu di una cena pasquale il fiorentino Enrico Fink, considerato tra i principali interpreti della tradizione ebraica italiana, proporrà assieme ad un ensemble di musicisti di assoluta eccezione un percorso attraverso le musiche, le immagini e i sapori della Ferrara ebraica di prima della guerra, quel mondo reso noto attraverso gli scritti di Giorgio Bassani. Il bisnonno di Enrico Fink arrivò nei primi anni del '900 in Italia dalla Russia, in fuga dai pogrom zaristi: un uomo che ha percorso la distanza fra due mondi ebraici diversissimi fra loro, quello dell'ebraismo hassidico della sua shtetl di origine, e quello della assimilata comunità ferrarese, dove diventa cantore durante i riti, prima di finire cancellato dalla furia nazifascista con gran parte della sua famiglia. Con "Gli scacchi di Pesach" Enrico Fink ritorna indietro nel tempo.

GIOVEDì 26 GENNAIO 2017

La mattina è prevista la visita alla città e al ghetto di Cracovia. Prima della partenza l'ultima cerimonia alla stazione, con riflessioni di studenti e insegnanti dopo tre giorni. Il treno riparte e a bordo, dalle 18 e anche la mattina seguente, proseguiranno gli incontri dedicati alla storia e ai racconti, come all'andata..
Sul treno, nel viaggio verso l'Italia, ci saranno ancora le sorelle Bucci.

VENERDI' 27 GENNAIO 2017

Attorno alle 16 è previsto l'arrivo del treno alla stazione di Santa Maria Novella a Firenze.
 

Treno della memoria, le scuole che partecipano all’edizione 2017

FIRENZE - Settemila almeno sono i ragazzi saliti sul treno della memoria toscano per Auschwitz a partire dal 2002, compresi i 501 provenienti da 59 istituti superiori secondari, 60 insegnanti e 60 studenti universitari dei tre atenei di Firenze, Pisa e Siena che saliranno sul decimo pronto a partire.

Tutte e dieci le province toscane sono rappresentate tra le scuole. La Regione ha garantito otto posti ogni insegnante che accompagna i ragazzi e che ha partecipato alla Summer School di agosto, dove si è iniziato a preparare il lavoro di approfondimento da condurre in classe. Uno sforzo che costa … Qualche scuola si è però organizzata a sua volta, attraverso sponsor o chiedendo un contributo, per pagarsi di tasca propria qualche posto in più da destinare ad altrettanti studenti. Così alla fine si sono aggiunti una dozzina di ragazzi.

Da Arezzo partiranno in 49 da sei diversi istituti. Firenze e tutta la provincia portano ad Auschwitz 123 studenti di 14 scuole diverse. I ragazzi di Grosseto sono 32 e quattro le scuole. Livorno partecipa con 45 studenti, 7 insegnanti e 5 scuole, Lucca con 48 studenti e 6 istituti, Massa Carrara con 34 studenti da quattro scuole. Sono sei gli istituti che hanno aderito dalla provincia di Pisa, con 58 studenti, da Pistoia partono 40 studenti da 5 istituti. Da Prato, 32 ragazzi da tre scuole. Chiude l'elenco Siena, con 6 istituti e 40 studenti.

Tutte le scuole che partecipano:

AREZZO

  • Liceo Classico Signorelli – Cortona
  • Liceo Artistico P. della Francesca – Anghiari
  • ISISS G. G. Galieli – Poppi
  • Liceo G. da San Giovanni – San Giovanni Valdarno
  • Liceo Classico F. Petrarca – Arezzo
  • Liceo artistico P. della Francesca - Arezzo

FIRENZE

  • IISS Peano- Firenze
  • IPSSEOA A. Saffi - Firenze
  • Educandato SS. Annunziata - Firenze
  • Liceo Linguistico Serve di Maria- Firenze
  • Liceo Scientifico L. da Vinci - Firenze
  • ISISS F. Enriques - Castel Fiorentino
  • IIS Chino Chini - Borgo San Lorenzo
  • Liceo artistico di Porta Romana - Sesto Fiorentino
  • ISS Vasari di Incisa e Valdarno 
  • Isis Galilei - Firenze
  • Istituto Agrario -  Firenze
  • Isis Pontormo - Empoli
  • Istituto Balducci - Pontassieve
  • Liceo Scienze Umane Pontormo - Empoli

GROSSETO

  • Liceo Rosmini - Grosseto
  • Isis Aldi - Grosseto
  • Isis Fossombroni - Grosseto
  • Liceo classico e scientifico del Polo liceale Aldi

LIVORNO

  • ITC Einaudi - Piombino
  • IPC Ceccherelli - Piombino
  • Istituto Vespucci Colombo - Livorno
  • ISS Foresi - Portoferraio
  • Isis Carducci Volta Pacinotti - Piombino

LUCCA

  • Isi Garfagnana - Castelnuovo Garfagnana
  • Isi Pertini - Lucca
  • Liceo Majorana - Capannori
  • Liceo scientifico Michelangelo - sezione di Forte dei Marmi
  • Chini-Michelangelo - Lido di Camaiore
  • Liceo scientifico Barsanti - Matteucci - Viareggio

MASSA CARRARA

  • Liceo Classico Montessori- Repetti - Carrara
  • IIS Zaccagna - Carrara
  • Liceo di scienze umane Pascoli - Massa
  • IIS Meucci - Massa

PISA

  • ITCG Fermi - Pontedera
  • IIS e liceo scientifico Pesenti - Cascina
  • Liceo Scientifico Dini - Pisa
  • IPSAAR Matteotti - Pisa
  • Liceo Classico A. da Pontedera - Pontedera
  • IS FERMI - Pisa

PISTOIA

  • Istituto tecnico  Forti - Monsummano
  • IPSSAR Martini - Montecatini Terme
  • ITSE Capitini - Agliana
  • Liceo Lorenzini - Pescia
  • Istituto comprensivo S. Marcello Pistoiese - San Marcello Pistoiese

PRATO

  • Istituto tecnico Buzzi - Prato
  • ITS Dagomari - Prato
  • Istituto alberghiero Datini - Prato

SIENA

  • Liceo Scientifico Galilei - Siena
  • Liceo Artistico Buoninsegna - Siena
  • Istituto Agrario - Siena
  • Istituto Valdichiana di Chiusi 
  • Istituto professionale Caselli - Montepulciano
  • Liceo scientifico Barsanti - Matteucci - Viareggio

Treno della memoria, dieci viaggi e settemila studenti dal 2002

FIRENZE – Dal 2002 al 2007 sul treno (e un anno addirittura su due treni, ribattezzati convoglio giallo e azzurro) sono saliti almeno settemila studenti toscani e oltre seicento insegnanti: dieci volte in quattordici anni. Stavolta, come nel 2005, qualche giorno prima del 27 gennaio, anniversario della liberazione del campo di Auschwitz diventato il Giorno della memoria.

Il primo treno dalla Toscana, apripista per molte altre Regioni, è partito da Firenze alla volta dei campi di Auschwitz e Birkenau, in Polonia, nel gennaio 2002. A bordo c'erano 500 ragazzi accompagnati da docenti e personale di supporto, giornalisti, rappresentanti delle comunità ebraiche e delle minoranze perseguitate dai nazisti ed anziani ex deportati, disposti ad affrontare il disagevole viaggio per testimoniare la loro esperienza alle giovani generazioni. L'iniziativa è stata ripetuta l'anno successivo con 700 persone (alle delegazioni delle scuole superiori di tutta la Toscana si erano aggiunti quelli delle Università di Firenze, Siena e Pisa), nel 2004 con 800 partecipanti e un itinerario diverso, non più Auschwitz, Birkenau e Cracovia, ma il campo di Majdanec, nei pressi di Lublino, e le rovine del ghetto di Varsavia.

In occasione del 60° anniversario della liberazione di Auschwitz, nel 2005, la Regione Toscana ha organizzato ben 2 convogli speciali, per un totale di oltre 1200 ragazzi. Partiti a distanza di undici minuti l'uno dall'altro. Poi ci sono stati i viaggi, di nuovo ad Auschwitz e Birkenau, nel 2007, nel 2009, nel 2011, 2013 e 2015. Ogni volta con commemorazioni, cerimonie e dibattiti dove protagonisti sono stati anche i ragazzi.
 

Treno della memoria, i testimoni dell’edizione 2017

FIRENZE – Dalle baracche non emana il tanfo e l'odore di morte di quei giorni. Non ci sono i latrati dei cani, il tonfo sordo delle percosse gratuite, le raffiche ogni tanto di qualche mitra e le urla, il freddo allora ancora più intenso e le cataste di morti. Ma vedere aiuta, anche se non sarà come provare e sapere cosa è accaduto davvero nei campi di sterminio. Vedere quello che umanamente sembra impossibile che sia accaduto aiuto. E vedere e ascoltare da chi nei campi c'è stato e lo sterminio e le crudeltà del regime nazista l'ha patito sulla propria pelle aiuta ancora di più.

Il treno della memoria è viaggio e testimonianza: questo il filo rosso di quindici anni, dal 2002. Nel 2005 gli studenti toscani che salirono sul Treno della memoria assistettero al racconto di Shlomo Venezia, sopravvissuto dopo esser stato parte del Sonderdkommando, l'unità speciale impiegata nella gestione della camera a gas e dei forni crematori. Erano prigionieri a cui ad Auschwitz e Birkenau veniva chiesto di rimuovere i cadaveri, aggrovigliati, di altri prigionieri. E periodicamente anche loro venivano eliminati, per rimuovere testimoni scomodi.

Ascoltare Shlomo Venezia, unico italiano sopravvissuto al Sonderkommand (solo perché il campo fu liberato prima che arrivasse il suo turno), è un'esperienza che ti cambia, come prestare le orecchie ai ricordi delle sorelle Bucci, sorelline dai capelli bianchi sopravvisute anche loro ad Auschwitz. I ragazzi in tutti questi anni si sono trovati davanti anche chi è stato deportato non perché ebreo ma rom o omosessuale, perché aveva scelto di lottare da partigiano contro nazismo e fascismo oppure perché da soldato, dopo l'8 settembre, rifiutò di giurare e schierarsi con i repubblichini di Salò. 

In tutte le edizioni alle spalle non sono mai mancati testimoni diretti dello sterminio nazista. E così sarà anche quest'anno: cinque testimoni diversi, vittime dello stesso incubo e della stessa ferocia di quegli anni di guerra.

Ci saranno ancora le sorelle Andra e Tatiana Bucci, le uniche bambine italiane sopravvissute dopo esser state deportate ad Auschwitz ed essere state scelte dal dottor Mengele come cavie per i propri esperimenti. Fisicamente sul treno all'andata e al ritorno. Per loro è l'ottava volta con i toscani (ed altre volte con altre regioni) e sono un po' diventate le testimonial dell'iniziativa: otto edizioni su dieci. Dopo la guerra, sono tornate la prima volta ad Auschwitz e Birkenau negli anni Novanta. Ma mai avevano avuto il coraggio di entrare nel Museo di Auschwitz: quello con i capelli, le scarpe, i vestiti, le bambole e tanti altri oggetti personali strappati a chi era destinato alle camere a gas. Era troppo doloroso entrarvi, hanno confessato. L'hanno fatto sei anni fa, nel 2011, assieme proprio ai ragazzi toscani.

Con le sorelle Bucci torna anche Marcello Martini, giovane staffetta partigiana della Resistenza toscana a Prato, deportato all'età di quattordici anni a Mauthausen. Arriverà in aereo a Cracovia, dove incontrerà i ragazzi assieme a Vera Michelin Salomon, deportata politica, ventenne quando nel 1943 scelse di partecipare alla resistenza non armata a Roma, lei che proveniva da una famiglia piemontese protestante di ufficiali dell'esercito della salvezza. Vera era già stata con i ragazzi toscani anche nel 2005 e ad Auschwitz è tornata dopo dieci anni nel 2015.

Il fiorentino Antonio Ceseri sarà presente invece con una testimonianza video. Lui fu uno dei 600 mila militari italiani internati all'indomani dell'armistizio dell'8 settembre 1943, rappresentante di quella che Alessandro Natta ha definito "l'altra Resistenza", sopravvissuto alla strage dei soldati italiani a Treuenbrietzen in Germania. Sul treno all'andata e a Cracovia ci sarà anche Gilberto Salmoni, genovese, nuovo all'iniziativa toscana, deportato a quindici anni a Fossoli e poi Buchenwald, assieme al fratello maggiore Renato: tutti e due salvi, mentre i genitori e la sorella moriranno ad Auschwitz, poco giorni dopo il loro arrivo.

LE BIOGRAFIE

Andra e Tatiana Bucci, due bambine ebree ad Auschwitz

Le due sorelle sono figlie di Giovanni Bucci, fiumano cattolico, e di Mira, madre ebree la cui famiglia, originaria della Bielorussia,, si era trasferita a Fiume per mettersi in salvo dai pogrom zaristi dei primi del Novecento. Nel marzo del 1944 , Andra e Tatiana, che allora avevano 4 e 6 anni, furono deportate ad Auschwitz insieme al cugino Sergio De Simone di 6 anni, dopo due giorni passati alla Risiera di San Saba, lager triestino. Furono scambiate per gemelle e questa fu la loro salvezza in un campo, come quello di Auschwitz, dove su oltre 200 mila bambini deportati poco meno di cinquanta sono sopravvissuti. Il fatto di essere gemelle le fece infatti diventare interessanti per gli studi del dottor Mengele. Vengono liberate il 27 gennaio 1945, il giorno della liberazione del campo di Auschwitz. Il cuginetto Sergio, invece, prelevato dal lager insieme ad altri bambini su autorizzazione di Himmler, viene usato come cavia in orribili esperimenti e poi assassinato nei sotterranei di una scuola di Amburgo. Dopo la liberazione, Andrea e Tatiana, che assai presto avevano perso contatti con la mamma nel periodo della permanenza al campo, furono condotte in un orfanotrofio vicino a Praga, dove restarono fino al marzo 1946. Di seguito, fino a dicembre, furono ospiti di un orfanotrofio inglese, il Weir Courrteney Hostel a Lingfield nel Surrey. Solo grazie ai numeri tatuati, tenuti a mente con amorevole disperazione dalla madre, i genitori e la famiglia riuscirono dopo oltre due anni a rintracciarle, aiutate dal Comitato per i rifugiati ebrei di Londra e dalla Croce Rossa Internazionale. Tatiana e Andra hanno partecipato ai viaggi del Treno della Memoria nel 2004 a Majdanek-Varsavia e nel 2005, 2007, 2009, 2011, 2013 e 2015 ad Auschwitz , trasmettendo ai giovani il ricordo del loro sguardo di bambine nell'inferno di un lager.

Gilberto Salmoni, adolescente a Buchenwald

Nel 1943 la famiglia Salmoni viveva in fuga, nascosta in una villa di Celle Ligure di proprietà di alcuni amici, in Liguria. Assieme a Gilberto (classe 1928), il padre, la madre, il nonno e la sorella c'era in quei giorni anche il fratello maggiore Renato, costretto da una visita inaspettata della Gestapo a fuggire da Roma, dove si era nascosto in un convento in attesa di unirsi agli alleati.
I Salmoni, a parte la madre, erano ebrei ed anche antifascisti. La loro sosta a Celle Ligure non durò però a lungo: l'esercito tedesco si era appostato nei pressi della casa e così la famiglia decise di spostarsi in Piemonte, per poi provare a passare il confine con la Svizzera. Il nonno, troppo anziano, fu invece nascosto in un convento. I genitori e la sorella Dora trovarono accoglienza a Busalla. Anche Romolo, il marito di Dora che non era ebreo, decise di fuggire per seguire la moglie. Gilberto e Renato si diressero ad Orbassano. Ma quando la famiglia tentò di varcare il confine furono tutti arrestati dalla Milizia della Repubblica di Salò e dopo una notte nel carcere di Bormio, in provincia di Sondrio, furono consegnati alla gendarmeria tedesca e alle SS, trasferiti a Fossoli e subito dopo a Verona, dove furono fatti salire su due treni diversi che separarono i familiari.
I genitori e la sorella finirono ad Auschwitz e da lì non sono più usciti. La destinazione dei due fratelli fu invece Buchenwald e Gilberto, appena quindicenne, capì subito che avevano la possibilità di salvarsi solo quelli che dichiaravano di essere operai specializzati, i più giovani e i più forti, quelli che riuscivano a lavorare in condizioni disumane. Anche i più fortunati, certo: Gilberto assistette infatti all'impiccagione di quattro prigionieri che avevano tentato di rubare delle patate, subito dopo essere riuscito lui stesso a rubare con successo delle lenticchie.
A Buchenwald la moglie del capo del campo selezionava i prigionieri per farli uccidere. Il 'medico' di dilettava in esperimenti per 'curare' i detenuti omosessuali. Durante la permanenza nel lager Salmoni prese lo scorbuto, mangiò patate crude, divise una tavola cosparsa di paglia con un altro internato. All'interno del campo era stato organizzato un comitato clandestino di resistenza e fu merito proprio dell'azione del comitato se molti prigionieri sopravvissero negli ultimi giorni di prigionia. Anche il fratello di Gilberto ne faceva parte, ma non glielo aveva mai rivelato. Incalzati dagli alleati, le SS fuggirono infatti da sole. Alla liberazione Buchenwald contava ventimila prigionieri: in quattromila furono ricoverati e un quarto non riuscì a sopravvivere.

Marcello Martini, staffetta partigiana

E' figlio del maggiore Mario Martini, comandante militare del Comitato di Liberazione Nazionale della zona di Prato. Nel 1944 aveva solo quattordici anni ma compiva importanti e pericolose azioni come staffetta partigiana: apparteneva al gruppo Radio Cora con mansioni di informatore. Tutta la sua famiglia era attiva nella Resistenza e il 9 giugno, dopo che il gruppo di Radio Cora fu scoperto e arrestato a Firenze, anche la casa di Montemurlo della famiglia Martini fu circondata dalle SS e tutti i suoi componenti (eccetto il figlio Piero, non presente in quel momento) babbo, mamma, i fratelli Anna e Marcello, catturati. Solo il maggiore Martini riuscì a fuggire. La signora con i due figli fu condotta a Firenze, a Villa Triste, la sede dei terribili interrogatori e delle torture perpetrate dalla famigerata "banda" del fascista repubblichino Mario Carità. Madre e figlia furono rinchiuse nel carcere femminile di Santa Verdiana e successivamente liberate con un audace colpo di mano dei partigiani. Marcello invece fu portato alla prigione delle Murat e, poi, nonostante la giovanissima età, trasferito al campo di transito di Fossoli vicino a Carpi e quindi, con il trasporto del 21 giugno 1944 a Mauthausen. Fu destinato al sottocampo di Wiener Neustadt e assegnato ai Cantieri della Rax Werke per lavorare come "chiodatore" nella costruzione dei battelli fluviali. Dopo essersi gravemente ferito al piede e aver contratto seri dolori reumatici fu trasferito nel campo di Mödling, vicino a Vienna. I circa 1200 deportati di quel campo, tra cui anche Marcello, il 1° aprile 1945 furono incolonnati per il ritorno al "campo madre" di Mathausen. Dovettero subire lo strazio di una marcia estenuante che durò 6 giorni e solo due terzi arrivarono vivi a Mauthausen. Molti altri di quel gruppo morirono anche dopo per fame e per stenti oppure furono uccisi nelle camere a gas perché non più in grado di lavorare. Marcello fortunatamente riuscì a sopravvivere e dopo la liberazione rientrò in Italia dovendo affrontare, a soli quindici anni, lunghe cure di riabilitazione. Si è poi trasferito in Piemonte dove ha lavorato come dirigente di azienda e dove risiede tuttora.

Vera Michelin Salomon, antifascista

Piemontese e figlia di pastori protestanti dell'Esercito della Salvezza, bibliotecaria, Vera nasce a Carema, in provincia di Torino, il 4 novembre 1923. A diciotto anni, in cerca di autonomia e con la voglia di ampliare i propri orizzonti culturali, sceglie di trasferirsi a Roma. E' il 1941. Lavora come segretaria economa in una scuola professionale e inizia a frequentare assieme all'amica e cugina Enrica Filippini-Lera, deportata assieme a lei, circoli e ambienti antifascisti. Dopo l'8 settembre 1943 la scelta dunque è pressoché fatta e Vera, assieme ad Enrica i 'fratelli maggiori', partecipa alla resistenza non armata: in particolare nel Comitato studentesco di agitazione il cui compito era distribuire materiale di propaganda antifascista davanti alle scuole superiori e all'università per impedire lo svolgimento regolare delle lezioni e degli esami accessibili solo ai giovani in grado di presentare l'autorizzazione del costituendo esercito della Repubblica di Salò. Enrica e Vera aderiscono anche alla cellula del Partito comunista di piazza Vittorio. Il 14 febbraio 1944 un commando di SS si presenta in via Buonarroti e arresta tutti i presenti: Paolo Buffa, Paolo Petrucci, Cornelio Michelin-Salomon e le due ragazze, quando arrivano nella casa già presidiata. Tutto il gruppo è trasferito in Via Tasso. Soltanto Vera rimane nella cella femminile per gli interrogatori. Raggiungerà gli altri a Regina Coeli. Il 22 marzo si svolge il processo al gruppo, davanti al Tribunale militare Tedesco: tutti assolti i ragazzi; condannate a tre anni di carcere duro, da scontarsi in Germania, Vera e Enrica. Tornano comunque tutti a Regina Coeli, dove sono testimoni della selezione per la strage delle Fosse Ardeatine: Paolo Petrucci ne rimane vittima, nonostante l'assoluzione ottenuta. Il 24 di aprile Vera e Enrica sono avviate verso la Germania, prima in camion e poi in carro bestiame. Dopo notti e giorni di grande disagio arrivano a Monaco di Baviera dove, dopo una sosta di una notte e un giorno nel campo di Dachau, sono trasferite nella prigione di Stadelheim (Monaco). Trascorso un mese, vengono spostate al Frauen Zuchthaus di Aichach (Alta Baviera), il penitenziario duro femminile dove saranno liberate dalle truppe americane il 29 aprile1945. Arrivano a Milano il 2 giugno. Nel 2009 Vera è stata elette presidente dell'Aned romana, l'associazione degli ex deportati.

Antonio Ceseri, soldato internato

E' nato a Firenze l'8 Gennaio 1924 da una famiglia con tradizioni antifasciste. Nel 1942 rispose alla chiamata alle armi nella Marina Militare. Fu di stanza prima a Pola e poi all'Arsenale di Venezia, dove fu sorpreso dalla notizia dell'armistizio l'8 settembre 1943. Il 9 settembre fu arrestato dai soldati tedeschi che occuparono l'Arsenale e incarcerato nella caserma di Mestre. Due giorni dopo, l'11 settembre, fu portato alla stazione della città e, stipato con i suoi compagni di reggimento in carri bestiame, trasportato al campo di lavoro di Hannover, dove arrivò dopo cinque giorni di viaggio. Durante il primo periodo di detenzione, Ceseri e gli altri internati militari non subirono particolari maltrattamenti e poterono contare anche su una regolare distribuzione del rancio. La situazione dei prigionieri mutò rapidamente verso la fine del settembre 1943, dopo che fu proposto loro di lasciare il campo in cambio dell'arruolamento nella Repubblica Sociale Italiana o nelle file dell'esercito nazista. Ceseri, così come altre migliaia di uomini nelle sue stesse condizioni, non accettò l'offerta e fu trasportato in un campo nei pressi di Treuenbrietzen, a circa settanta chilometri da Berlino. Il campo era circondato da filo spinato e i prigionieri erano sorvegliati costantemente: in un primo momento da militari della Wehrmacht, successivamente dalle SS. In questo campo la vita dei reclusi peggiorò notevolmente, sia a causa del poco cibo distribuito che del duro lavoro da svolgere in massacranti turni di dodici ore consecutive (una settimana di giorno, una di notte). Gli internati, inoltre, dovettero subire continue angherie perpetrate dai capisquadra civili addetti al controllo del loro lavoro, che divennero meno aggressivi soltanto con l'avvicinarsi della fine della guerra. La vita dei prigionieri non subì particolari cambiamenti fino al 21 Aprile 1945, giorno in cui il campo venne liberato dalle truppe sovietiche che avanzavano da est. In poco tempo, però, i nazisti riuscirono a riprendere il controllo della zona e tornarono immediatamente al campo, costringendo i detenuti ad abbandonarlo e a incolonnarsi verso una cava di sabbia poco distante. Quando la colonna arrivò all'altezza di un ponte ferroviario i nazisti salirono sui lati della strada, che era costeggiata da un terrapieno, e cominciarono a sparare dall'alto verso il basso, allo scopo di uccidere tutti i prigionieri. Quel giorno morirono 127 internati militari italiani. Riuscirono a scampare all'eccidio, riparandosi sotto i corpi trucidati dei compagni e completamente ricoperti di terra, soltanto quattro uomini. Tra di loro c'era anche Antonio Ceseri. Nei mesi successivi Ceseri e gli altri pochi superstiti del massacro di Treuenbrietzen procedettero all'identificazione dei caduti, svolgendo un formidabile lavoro per ricostruire una delle pagine più tristi della storia dei militari italiani internati nei lager tedeschi.

Giovanisì, Rossi: “Meno risorse dallo Stato, ma riproporremo il bando sugli affitti”

FIRENZE - Nel 2017 torneranno gli aiuti per gli affitti di Giovanisì, che in quattro anni e cinque bandi, dal 2012 al 2015, hanno permesso a più di cinquemila giovani di andare a vivere da soli e lasciare la casa dei genitori. Una misura su cui, tra fondi della Regione e dello Stato, sono stati investiti oltre 54 milioni di euro fino ad ora.

"Le risorse per il 2017 (e per i prossimi tre anni) saranno trovati con la prima variazione di bilancio" assicura il presidente della Toscana, Enrico Rossi. Nuovi bandi nel 2016 non ne erano usciti e c'è un motivo: l'anno prima è come se di bandi ne fossero stati pubblicati due; ben 1476 domande erano risultate idonee, ma i contributi bastavano solo per mille e per non escludere nessuno la Regione decise allora di anticipare le risorse del 2016.

"Ma nel 2017 vogliamo riproporre il bando, che è stato un successo - conferma Rossi – . Molti giovani ci hanno scritto e a loro dico che lo faremo nonostante la riduzione dei contributi statali sul fondo per l'integrazione ai canoni di affitto e le minori risorse a disposizione". Il bilancio 'tecnico' presentato al consiglio ed approvato prima della fine dell'anno garantisce ad oggi la sola copertura finanziaria integrale delle spese di funzionamento e delle spese incomprimibili. "Tolta la sanità e gli altri fondi vincolati – spiega Rossi - , dal 2010 a oggi siamo passati da un bilancio regionale di 2,25 miliardi a 1,2, quasi dimezzato. Nel 2016 era di 1,4 miliardi e la trattativa in corso con il governo è per cercare di tornare almeno a quella cifra, per recuperare i 210 milioni che mancano". "Per questo - conclude - il bando per la casa di Giovanisì non può uscire adesso e dovremo aspettare le successive variazioni di bilancio in corso d'anno. Abbiamo comunque già individuato le risorse e lo faremo".

Cinque anni per i giovani

Giovanisì, il progetto voluto proprio da Rossi nel 2011 e nato per aiutare i giovani a rendersi autonomi, conta oggi oltre quaranta diverse opportunità rivolte agli under 40, con quasi 230 mila beneficiari e oltre 690 milioni di euro stanziati, comprese risorse europee. Quella della casa, accanto ai tirocini e al servizio civile regionale, il sostegno all'imprenditoria giovanile e femminile, le diverse borse di studio e formazione, gli incentivi sulle assunzioni, le opportunità per i giovani professionisti o gli aiuti ai giovani musicisti, è solo una delle misure messe in campo. Ma è una parte sicuramente importante del progetto.

I precedenti bandi sulla casa: numeri e beneficiari tipo

Rivolti ai giovani tra 18 e 34 anni, dal 2012 in 5301 hanno beneficiato dei contributi toscani (con 4138 contratti di affitti finanziati). C'è chi va a vivere da solo, chi con il proprio compagno o compagna, a volte anche tra amici. Il profilo più ricorrente è quello dei laureati con occupazioni precarie e che per lo più scelgono di abitare in città. I cinque bandi passati avevano previsto alcuni paletti: il primo è che nei due anni precedenti chi richiedeva il contributo doveva vivere ancora in famiglia e naturalmente non possedere immobili o quote significative di immobili. C'era anche un soglia di reddito - della famiglia di origine (al massimo 40 mila euro Isee) e dei giovani – ma la condizione economica raramente ha rappresentato un motivo di esclusione. Così dal 2012 il 65 per cento delle domande è stata ammessa, con un contributo medio di 4100 euro l'anno a contratto per tre anni, non rinnovabili, da un minimo di 150 ad un massimo di 350 euro al mese. Che per uscire di casa è sicuramente un bel aiuto.