Nelle carceri garantire salute e diritto alla sicurezza

PISA – Nelle carceri è necessario contemperare il diritto alla salute con la sicurezza, due esigenze che vanno comunque garantite.

Ne è convinto il presidente della Regione Toscana, che lo ha ribadito nel corso dell'iniziativa di presentazione di "Uomini come bestie. Il medico degli ultimi", il libro del dottor Francesco Ceraudo, medico penitenziario nel carcere di Pisa, che ha raccolto in una pubblicazione edita da Ets storie e convinzioni maturate in tanti anni di attività nella casa circondariale pisana.

Il presidente Rossi, a cui l'autore del libro ha attribuito il merito di aver fatto la riforma della medicina in carcere, ha detto di aver provato, con alterne fortune, a fare cose importanti per i detenuti, come ad esempio aver ricondotto sotto il governo delle Asl l'assistenza sanitaria ai detenuti, scelta che ha avuto effetti positivi nonostante il persistere di alcuni problemi.

E di positivo c'è senz'altro l'essere arrivati al superamento degli Opg, gli ospedali psichiatrici giudiziari. Con la chiusura della struttura di Montelupo fiorentino, dei 120 ospiti nella metà dei casi è stato possibile un immediato reinserimento nella società, senza che ciò abbia creato problemi. Per 30 di loro la scelta è stata per un regime più attenuato in strutture a media sorveglianza e soltanto in 10 casi la destinazione è stata la casa di detenzione di Volterra.

Il presidente si è detto poi convinto che è necessario continuare a sostenere l'esperienza del centro di chirurgia di Pisa, riconfermandone la validità e investendoci risorse. Tra le contraddizioni e le vere e proprie storture del sistema carcerario in Italia, ha evidenziato come da anni il numero dei reati continui a diminuire, mentre lo stesso non avviene per la popolazione carceraria, che si mantiene stabile intorno ai 60.000 detenuti.

Ha stigmatizzato sia il considerare il carcere alla stregua di una discarica sociale, con la metà degli ospiti che sono tossicodipendenti e il 30% del totale incarcerati per reati legati alla tossicodipendenza. Ha quindi ricordato come proprio ieri ha scritto una lettera al ministro della Giustizia per chiedere che il Governo crei le condizioni per la sostituzione dei fornellini a gas con piastre elettriche, che la Regione è disponibile ad acquistare a sue spese dopo la morte, avvenuta per aver sniffato troppo gas dal suo fornellino, di un giovane detenuto a Scandicci.

Il presidente, dopo aver osservato come il libro di Ceraudo metta al centro dell'attenzione questioni fondamentali per rendere più umana e dignitosa la vita dei reclusi, ha poi evidenziato come la Regione abbia fatto buone cose per il miglior utilizzo dei fondi comunitari per favorire la formazione e il reinserimento al lavoro dei detenuti, sopperendo ai tagli statali nel settore.

A questo proposito ha concluso con una battuta, augurandosi che qualche ministro non salti fuori con l'affermazione che prima occorre pensare alla formazione e all'inserimento al lavoro dei non detenuti. Ha infine stigmatizzato l'affermazione fatta alcuni anni fa da un ministro della Repubblica e di recente ribadita da un procuratore generale, che alcuni carceri e la vita al loro interno siano paragonabili ad un hotel a cinque stelle, auspicando che gli autori di simili affermazioni passino tre giorni in carcere, unico sistema per evitare che siano dette simili sciocchezze e falsità.

Carceri, il presidente della Regione scrive al ministro della Giustizia: fermiamo le morti per gas

FIRENZE - Il presidente della Toscana ha scritto una lettera aperta al ministro della Giustizia dopo il caso del detenuto deceduto nel carcere di Sollicciano in seguito all'inalazione, come surrogato di sostanza stupefacente, del gas del fornello in uso nelle celle.

Il presidente chiede la sostituzione di tali fornelli con piastre elettriche, dichiarando la disponibilità della Regione a contribuire alle spese, e in generale maggiore attenzione per le persone detenute per fatti di lieve entità legati a detenzione e spaccio di stupefacenti.

Questo il testo integrale della lettera:

Egregio Signor Ministro,

Le scrivo per chiedere la Sua attenzione su un particolare aspetto della vita delle persone ristrette nei penitenziari italiani.

Come Lei saprà, nella Casa circondariale di Sollicciano, alcuni giorni fa, un detenuto 24enne è deceduto in seguito all'inalazione del gas contenuto nelle bombole che alimentano i fornelli da campeggio usati nelle celle dai detenuti per cucinare cibi o bevande consentiti dai regolamenti penitenziari.

E' solo l'ultimo episodio, con esito tragico, di un uso distorto di questo gas che, a Sollicciano come in altre carceri, diventa strumento per togliersi la vita o surrogato di sostanza stupefacente. In quest'ultimo caso, l'inalazione del gas conduce spesso ad una forma di tossicodipendenza, per prevenire la quale lo Stato ha il dovere di prendere adeguate precauzioni.

Da tempo il Garante dei diritti delle persone detenute nelle strutture penitenziarie della Toscana chiede la sostituzione di tali fornelli con piastre elettriche. Una proposta che faccio mia e che le sottopongo.

Tale sostituzione, già realizzata in altre carceri, implicherebbe anche adeguamenti delle strutture penitenziarie, attraverso la dotazione delle celle di prese di corrente.

La Regione Toscana offre la propria disponibilità a contribuire alle spese necessarie per tali adeguamenti nell'edilizia penitenziaria presente nel territorio regionale.

Sono convinto che si tratterebbe di una decisione di buon senso. Tutelerebbe la dignità e la salute delle persone ristrette e accrescerebbe il livello di civiltà del nostro Paese.

Infine, colgo l'occasione per sottolineare che nelle carceri italiane resta eccessivo il numero di persone detenute per fatti di lieve entità legati a detenzione e spaccio di stupefacenti. Sono convinto che per casi simili la detenzione in carcere non assolva al compito che la Costituzione le affida, ovvero la rieducazione del condannato, e aggravi la già pesante condizione di sovraffollamento in cui versano le strutture penitenziarie. Per questo, è opportuno procedere finalmente ad una seria modifica della legislazione in materia e prevedere il rafforzamento di misure e strumenti terapeutici per assicurare le cure ai soggetti affetti da tossicodipendenza.

Firenze, 17 maggio 2019

Carceri, il presidente della Regione scrive al ministro della Giustizia: fermiamo le morti per gas

FIRENZE - Il presidente della Toscana ha scritto una lettera aperta al ministro della Giustizia dopo il caso del detenuto deceduto nel carcere di Sollicciano in seguito all'inalazione, come surrogato di sostanza stupefacente, del gas del fornello in uso nelle celle.

Il presidente chiede la sostituzione di tali fornelli con piastre elettriche, dichiarando la disponibilità della Regione a contribuire alle spese, e in generale maggiore attenzione per le persone detenute per fatti di lieve entità legati a detenzione e spaccio di stupefacenti.

Questo il testo integrale della lettera:

Egregio Signor Ministro,

Le scrivo per chiedere la Sua attenzione su un particolare aspetto della vita delle persone ristrette nei penitenziari italiani.

Come Lei saprà, nella Casa circondariale di Sollicciano, alcuni giorni fa, un detenuto 24enne è deceduto in seguito all'inalazione del gas contenuto nelle bombole che alimentano i fornelli da campeggio usati nelle celle dai detenuti per cucinare cibi o bevande consentiti dai regolamenti penitenziari.

E' solo l'ultimo episodio, con esito tragico, di un uso distorto di questo gas che, a Sollicciano come in altre carceri, diventa strumento per togliersi la vita o surrogato di sostanza stupefacente. In quest'ultimo caso, l'inalazione del gas conduce spesso ad una forma di tossicodipendenza, per prevenire la quale lo Stato ha il dovere di prendere adeguate precauzioni.

Da tempo il Garante dei diritti delle persone detenute nelle strutture penitenziarie della Toscana chiede la sostituzione di tali fornelli con piastre elettriche. Una proposta che faccio mia e che le sottopongo.

Tale sostituzione, già realizzata in altre carceri, implicherebbe anche adeguamenti delle strutture penitenziarie, attraverso la dotazione delle celle di prese di corrente.

La Regione Toscana offre la propria disponibilità a contribuire alle spese necessarie per tali adeguamenti nell'edilizia penitenziaria presente nel territorio regionale.

Sono convinto che si tratterebbe di una decisione di buon senso. Tutelerebbe la dignità e la salute delle persone ristrette e accrescerebbe il livello di civiltà del nostro Paese.

Infine, colgo l'occasione per sottolineare che nelle carceri italiane resta eccessivo il numero di persone detenute per fatti di lieve entità legati a detenzione e spaccio di stupefacenti. Sono convinto che per casi simili la detenzione in carcere non assolva al compito che la Costituzione le affida, ovvero la rieducazione del condannato, e aggravi la già pesante condizione di sovraffollamento in cui versano le strutture penitenziarie. Per questo, è opportuno procedere finalmente ad una seria modifica della legislazione in materia e prevedere il rafforzamento di misure e strumenti terapeutici per assicurare le cure ai soggetti affetti da tossicodipendenza.

Firenze, 17 maggio 2019

“Giovanisì Live”, giovedì 23 maggio diretta Facebook dedicata al Servizio civile

FIRENZE - Puntata speciale giovedì 23 maggio di "Giovanisì Live", il format in cui lo staff di Giovanisì racconta, in diretta dalla pagina Facebook, le opportunità, le attività e gli eventi del progetto della Regione Toscana per l'autonomia dei giovani.
 
In questo appuntamento (il numero quindici) si parlerà infatti del nuovo bando per il Servizio civile regionale, rivolto a 3.150 giovani dai 18 ai 29 anni e in scadenza il successivo 7 giugno. L'obiettivo di "Giovanisì Live" è ampliare sempre più gli strumenti a disposizione dei giovani per aggiornarsi sul progetto regionale, affiancando canali tradizionali come Numero verde, mail e newsletter, a quelli più innovativi e youth friendly come Telegram, Facebook Messenger, o appunto Facebook Live.
 
La diretta avrà inizio alle 14.30 e durerà 15 minuti, durante i quali lo staff di Giovanisì fornirà aggiornamenti e risponderà alle richieste e ai commenti in diretta degli utenti. 
 
Per approfondire:

 

Il presidente della Regione venerdì 17 a Pisa per presentare il libro del “Medico degli ultimi”

FIRENZE - E' stato per quasi quarant'anni medico dei detenuti, al carcere "Don Bosco" di Pisa. Una vita professionale spesa per curare vite, ma anche per ascoltare storie, a volte confessioni di percorsi durissimi, talvolta drammatici. Questo bagaglio personale di Francesco Ceraudo ora viene condiviso in un libro che sarà presentato domani, venerdì 17 maggio, ore 17.30, in un incontro cui parteciperà anche il presidente della Regione Toscana e che si svolgerà presso l'Istituzione Cavalieri di Santo Stefano in piazza dei Cavalieri, 1 a Pisa.

Il libro di Ceraudo "Uomini come bestie. Il medico degli ultimi" (Edizionio Ets) affronta un vasto arco della vita carceraria italiana. L'autore è stato infatti per ben 37 anni direttore del centro clinico del "Don Bosco". Il libro si apre con una prefazione di Adriano Sofri. Anche lui parteciperà alla presentazione.