Celiachia: in Toscana addio buono cartaceo,ora basta codice

Celiachia: in Toscana addio buono cartaceo,ora basta codice

Dal primo giugno il buono sarà sostituito da un codice numerico che, abbinato alla tessera sanitaria, consentirà ai celiaci di acquistare i prodotti alimentari specifici negli  esercizi commerciali convenzionati, su tutto il territorio regionale.

Buono cartaceo per la celiachia sostituito da una nuova modalità telematica: è la novità introdotta dalla Regione Toscana con il ‘Codice celiachia’. Dal primo giugno il buono sarà sostituito da un codice numerico che, abbinato alla tessera sanitaria, consentirà ai celiaci, quasi 17 mila persone in Toscana, di acquistare i prodotti alimentari specifici nei supermercati della grande distribuzioe, nelle farmacie, parafarmacie e negli altri esercizi commerciali convenzionati, su tutto il territorio regionale. Per utilizzare il budget mensile a cui hanno diritto i celiaci sarà sufficiente comunicare alla cassa che si intende usufruire del budget per il pagamento dei prodotti, inserire nell’apposito dispositivo la tessera sanitaria e digitare il proprio ‘codice celiachia’. Già ora i pazienti possono andare alla Asl di riferimento per avere il proprio codice. “Un progetto – ha commentato l’assessore al diritto alla salute, Stefania Saccardi – che semplifica enormemente la vita dei pazienti affetti da morbo celiaco o dermatite erpetiforme, che finora dovevano utilizzare i buoni cartacei per avere gli alimenti specifici”. Per Saccardi è “una grandissima facilitazione che dà la possibilità di avere un budget mensile determinato che può essere speso e controllato ogni volta che si va a fare la spesa e con questo budget si potrà andare ad acquistare in ogni parte della Toscana senza più il limite della propria azienda sanitaria”.

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Hotel Monna Lisa (Firenze), licenziati su Whatsapp 10 lavoratori dell’appalto pulizie-bar-facchinaggio

Hotel Monna Lisa (Firenze), licenziati su Whatsapp 10 lavoratori dell’appalto pulizie-bar-facchinaggio

 “Inaccettabile” per la Filcams Cgil, che prepara una vertenza e chiede di aprire un Tavolo all’Unità di crisi in Città metropolitana

Hanno appreso di essere licenziati, dall’oggi al domani, sulla chat del gruppo Whatsapp, dal loro capo area. E’ successo ieri a 10 lavoratori e lavoratrici della Mt Pulizie, azienda titolare dell’appalto di pulizia camere, facchinaggio e servizio al bar all’Hotel Monna Lisa di Firenze (in Borgo Pinti, 4 stelle). Titolare almeno fino a ieri, quando il Monna Lisa ha comunicato a Mt Pulizie la cessazione immediata del contratto di appalto (per cause non ancora ben chiare).
La Filcams Cgil, a cui si sono rivolti i lavoratori (in maggioranza con contratti a tempo determinato, il resto a tempo indeterminato), tramite l’Ufficio Vertenza della Camera del lavoro contesterà il licenziamento in quanto presenta profili di illegittimità, sia nella forma (comunicazione avvenuta via Whatsapp) che nella sostanza (i licenziamenti sono dovuti alla disdetta dell’appalto? E nel caso, quali sarebbero le ragioni di tale disdetta?).
Inoltre, secondo i primi riscontri avuti dal sindacato, ci sarebbero anomalie nel trattamento economico e normativo dei lavoratori: ad esempio, le retribuzioni non sarebbero state corrette.

Infine, la Filcams Cgil nella vertenza contesterà anche un’altra presunta irregolarità, cioè il fatto che i lavoratori di Mt Pulizie nell’hotel non avrebbero preso disposizioni da un dipendente dalla Mt Pulizie stessa, bensì da personale di Monna Lisa.
La Filcams Cgil ha già attivato le procedure per ottenere l’apertura di un tavolo all’Unità di Crisi della Città Metropolitana sulla vertenza.

“Quella di cui parliamo è solo un’altra delle tante situazioni intollerabili che vivono i lavoratori dentro tanti hotel della città, anche di lusso – dice Maurizio Magi di Filcams Cgil Firenze -. Il sistema degli appalti fa sì che le persone siano usate e gettate a piacimento: il turismo fa fatturare molto ma alla qualità del lavoro degli addetti da questa ricchezza viene poco o nulla. Questo è inaccettabile e perciò continueremo a batterci, e a farci sentire da controparti e istituzioni”.

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Zone Rosse: primo allontanamento, denunciata donna alla fermata mentre andava a lavoro

Zone Rosse: primo allontanamento, denunciata donna alla fermata mentre andava a lavoro

Ad una settimana dall’entrata in vigore dell’ordinanza della Prefetta di Firenze con la mappatura della città in 17 zone rosse, cresce la polemica politica sulla circolare di Salvini per l’estensione del provvedimento al resto d’Italia e si diffonde anche la protesta di giuristi ed avvocati sull’anticostituzionalità del provvedimento. Intanto a Firenze è scattata la prima denuncia: protagonista una donna con un precedente per lesioni.

Era ad aspettare l’autobus. Aspettava alla pensilina della stazione come ogni giorno. Ma da una settimana a questa parte per lei quello è il luogo sbagliato, nel momento storico sbagliato. Si tratta di una donna di origine peruviana, regolarmente in Italia ma con un passato segnato da un vecchio precedente per lesioni. E’ stato questo a renderla obiettivo di controllo, identificazione ed allontanamento ieri alla fermata dell’autobus da parte dei poliziotti di San Giovanni.

Improvvisamente mentre ti stai recando a lavoro, ti senti additata, vulnerabile, colpevole. Di un pregresso sì. Ma che non ha nulla a che vedere con la tua vita attuale, con il tuo quotidiano, con la tua ed altrui sicurezza. Eppure quel pregresso, con l’ordinanza Lega entra mani e piedi nell’oggi e nel tuo domani. Nei tuoi confronti scatta un provvedimento di allontanamento per violazione dell’ordine prefettizio.

Eh sì! Nella tua normalità ti trovi di punto in bianco in un luogo a te interdetto, almeno per tre mesi. Una delle 17 zone rosse che includono anche piazza della Stazione. E così alle cinque di un martedì pomeriggio la tua vita cambia e in certi posti non ci puoi andare.

I dubbi di legittimità costituzionale sono già stati sollevati da più parti in queste ore, dalla limitazione della libertà di movimento sancita dall’art. 16, alla limitazione della libertà personale dell’articolo 13. Ma tu intanto, mentre le polemiche crescono e le pagine dei giornali si riempiono di parole e commenti come affronti questo giudizio e questo divieto? come rielabori e vivi la tua colpevolezza?

Uno scenario del genere pone mille dubbi dal punto di vista del diritto e dell’efficacia, e ha l’inquietante sapore di limitazioni da Ventennio. Sicurezza vuol dire anche diritti. E se questi vengono calpestati è difficile costruire e mantenere la prima, soprattutto in un clima di paura e controllo che guardano a reati del passato e non intervengono sulla realtà dell’oggi. Riferendosi tra l’altro solo ad una ristretta classe di reati: lo spaccio, le percosse, le lesioni, la rissa, il commercio abusivo ed il danneggiamento… Quindi la rapina, l’omicidio e la violenza sessuale sono in linea con la vocazione delle zone rosse?

In attesa di risposte quella addetta alle pulizie che aspettava l’autobus per comportamenti incompatibili con la vocazione e destinazione della stazione dovrà andare a lavoro cambiando fermata in un percorso ad ostacoli non solo stradali manche sociali.

 

Chiara Brilli

 

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Pietre d’inciampo a Firenze con la Comunità ebraica

Pietre d’inciampo a Firenze con la Comunità ebraica

La posa della prima “Pietra d’inciampo” è in programma a gennaio 2020 in occasione delle celebrazioni per il Giorno della Memoria. Saranno circa 50, in totale, quelle posizionate in città

 

Un piccolo sampietrino e una lastra di ottone per ricordare chi, durante il periodo nazifascista, fu deportato nei campi di concentramento senza fare ritorno: è il progetto ‘Pietre d’inciampo’ promosso dalla Comunità ebraica di Firenze e reso possibile dalla delibera dell’assessore alla toponomastica del capoluogo, Andrea Vannucci, approvata dalla giunta di Palazzo Vecchio il 9 aprile.
La posa della prima pietra, in totale saranno 50, è in programma per il gennaio 2020 in occasione delle celebrazioni per il giorno della Memoria. Le pietre d’inciampo saranno posizionate sul marciapiede di fronte alle abitazioni dei deportati e riporteranno i dati personali delle vittime. Nate a metà degli anni ’90, ad oggi si contano oltre 60mila pietre
d’inciampo in molti Paesi europei e città italiane.
“Da anni – ha detto Daniela Misul, presidente della comunità ebraica di Firenze – stavamo studiando come intervenire anche a Firenze per questo importante riconoscimento, finalmente ce l’abbiamo fatta e per noi è una grande soddisfazione”. Le pietre, ha aggiunto, “saranno momentaneamente 50, ma purtroppo i deportati da Firenze che non fecero ritorno furono più di 300, intanto inizieremo con queste e poi vedremo”. “Le pietre d’inciampo – ha spiegato Ugo Caffaz, uno dei promotori dell’iniziativa – sono una testimonianza chiara e netta, ci sono nomi di uomini, donne e bambini deportati e morti ad Auschwitz”. L’assessore Vannucci ha parlato di “un’operazione su cui lavoravamo da tempo e che abbiamo portato avanti con determinazione insieme alla comunità ebraica perché ci permette di creare e mantenere coscienza di ciò che è accaduto”. Per Sara Funaro, assessore comunale al welfare, “è un gesto importantissimo, siamo felicissimi che si sia riusciti ad arrivare a questo risultato” perché “le pietre di inciampo sono un segale importante, visibile in città, dove le persone quando si fermano possono ricordare il passato e ciò serve affinché il futuro possa essere migliore”

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Versilia: genitori non riconoscono bimba, sindaco chiede di adottarla

Versilia: genitori non riconoscono bimba, sindaco chiede di adottarla

Una bimba nata tre mesi fa all’ospedale Versilia di Lido di Camaiore (Lucca) non è stata riconosciuta dopo il parto dai propri genitori, versiliesi, che hanno alcuni problemi economici, ed è stata pertanto affidata ai servizi sociali.

Dopo le cure nel reparto di Neonatologia, come riportato oggi dai quotidiani locali, la piccola è stata trasferita dal 9 aprile in una struttura protetta per ordine del giudice del tribunale di Lucca, in attesa che qualcuno possa adottarla.
Due famiglie avrebbero già manifestato questa intenzione. Quello della piccola non sarebbe un episodio isolato, all’ospedale Versilia la media dei bambini nati e poi non
riconosciuti si aggirerebbe intorno ai tre casi all’anno. Anche il sindaco di Camaiore (Lucca) Alessandro Del Dotto ha espresso il desiderio di adottare la bambina “ma in questo paese
distratto ai single non è consentito – sottolinea -. Il nostro comune farà qualsiasi cosa necessaria per poter aiutare questa bimba”.

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