Disco della settimana: The National “I Am Easy To Find”

Disco della settimana: The National “I Am Easy To Find”
I Am Easy To Find è l’ottavo album della band e segue Sleep Well Beast del 2017, album vincitore di un GRAMMY. L’album è accompagnato da un cortometraggio con lo stesso titolo, ispirato all’album e accompagnato dalla musica dei The National.

Il corto è stato diretto dal regista nominato agli Academy Award Mike Mills (20th Century Women, Beginners) e vede la partecipazione della vincitrice di un Oscar Alicia Vikander. Mills, insieme alla band, è accreditato come co-produttore dell’album. I Am Easy To Find è stato registrato per la maggior parte al Long Pond di Hudson Valley NY, con ulteriori sessioni a Parigi, Berlino, Cincinnati, Austin, Dublino, Brooklyn e molte altre location. Partecipano all’album le voci di diverse artiste quali Sharon Van Etten, Brooklyn Youth Chorus, Lisa Hannigan, Mina Tindle e, tra le altre, di Gail Ann Dorsey, collaboratrice di lunga data di David Bowie.

“Si ci sono molte donne che cantano in questo album ma non è perchè ‘Oh dai prendiamo più voci femminili,”
afferma Berninger. “è stato più un ‘prendiamo una gamma differenziata di persone.’ Sarebbe stato meglio aggiungere altri cantanti uomini, ma il mio ego non me lo ha permesso.”
I The National si sono affermati come presenza fissa nelle arene e nei festival con esibizioni sold-out e slot da headliner in tutto il mondo. Con la pubblicazione del loro ultimo album nel 2017, il vincitore di un GRAMMY® Sleep Well Beast, I The National raggiunsero la #1 in Regno Unito, Irlanda, Portogallo e Canada. Inoltre hanno raggiunto la posizione più alta di sempre nelle classifiche di undici paesi, tra cui la #2 nella US Billboard Top 200. La band inoltre ha rivendicato la #1 nelle radio commerciali nella classifica Triple-A con “The System Only Dreams in Total Darkness”.
Sia individualmente che collettivamente, i membri dei The National sono stati impegnati in numerose attività artistiche, filantropiche e socio-politiche. Il gruppo ha pubblicato A Lot of Sorrow documentando la loro collaborazione con l’artista Ragnar Kjartansson, che avvenne al MOMA PS1 e vide la band suonare “Sorrow” per sei ore davanti ad un pubblico. Hanno inoltre partecipato agli album di beneficenza della Red Hot Dark Was The Night e Day Of The Dead e alla compilation per il box set intitolato 7-Inches for Planned Parenthood. I membri della band hanno ricevuto una nomination ai Golden Globe per la colonna sonora del film Revenant del 2015, hanno giocato un ruolo importante in MusicNow, Eaux Claires and Haven Festival e Boston Calling, e hanno partecipato ad entrambe le campagne di presidenza di Barack Obama.Il 2013 ha visto la pubblicazione teatrale del loro documentario Mistaken For Strangers ambientato nel contesto dell’album del 2010 High Violet. Il documentario è stato scelto per essere mostrato in anteprima al Tribeca Film Festival del 2013 seguito poi da una pubblicazione teatrale negli Stati Uniti e con distribuzione mondiale. Nel corso dei 16 anni di carriera, la band ha venduto più di 1.7 milioni di album solo negli Stati Uniti.
I The National sono formati dal frontman Matt Berninger (voce) e due coppie di fratelli: Aaron (chitarra, basso, piano) e Bryce Dessner (chitarra, piano), e Scott (basso, chitarra) e Bryan Devendorf (batteria).

L'articolo Disco della settimana: The National “I Am Easy To Find” proviene da www.controradio.it.

Disco della settimana: The Dream Syndicate “These Times”

Disco della settimana: The Dream Syndicate “These Times”
These Times è il secondo album dalla reunion del 2012 dei losangelini The Dream Syndicate, band fondamentale dei quel revival psichedelico denominato “Paisely Underground”.

Alfieri del revival psichedelico che venne etichettato come Paisley Underground (movimento nato negli States che pescava nelle suggestioni dei Sixties) entrarono nella storia della musica grazie ad album decisivi come Medicine Show del 1984. La band guidata dal cantante, chitarrista e compositore Steve Wynn si è riunita nel 2012 per celebrare il trentesimo anniversario dell’uscita del disco The Days Of Wine And Roses.

Se il ritorno in studio con “How Did I Find Myself Here” era una convincente riproposizione delle atmosfere classiche della band, “These Times” è un vero salto nel futuro, con incursioni nell’elettronica di matrice “kraut”. A proposito dell’album il frontman Steve Wynn racconta: “Mentre scrivevo le canzoni per il nuovo album ero piuttosto ossessionato da Donuts di J-Dilla. Adoravo il modo in cui si era avvicinato alla produzione di dischi, come un DJ, un collezionista di dischi, un appassionato di musica che vuole  mostrare tutta la sua musica preferita, distorcendola e cambiandola fino a farla sua. Stavo trafficando con sequencer, drum machine, loop – qualsiasi cosa mi conducesse fuori dal mio modo abituale di scrivere facendomi sentire come se stessi lavorando ad una compilation piuttosto che “sempre alla stessa cosa”. Può risultare non proprio automatico mettere The Dream Syndicate e J-Dilla nella stessa frase ma io sento quell’album quando sento il nostro nuovo album.”

Ci sono due fasi dei The Dream Syndicate. C’era la band con la lineup in continuo cambiamento, in attività tra il 1982 e il 1988 e che pubblicò quattro album tra cui The Days of Wine and Roses e Medicine Show, entrambi i quali hanno influenzato band e affascinato fan da allora. Poi c’è la band che si è riunita nel 2012, quella che è in giro da sette anni e che non ha subito nemmeno un cambio di lineup. La versione del ventunesimo secolo dei The Dream Syndicate ha pubblicato How Did I Find Myself Here nel 2017, album celebrato in tutto il mondo.

“Fare riferimento a chi eravamo e a cosa abbiamo fatto la prima volta, ma con un tocco di freschezza e innovazione: è un equilibrio difficile,” spiega Wynn. “Ignora il passato e stai usando il nome della band per convenienza, rimani troppo aggrappato ad esso e diventi una parodia – abbiamo evitato entrambe.”

Co-prodotto da John Agnello (Phosphorescent, Sonic Youth, Dinosaur Jr., Okkervil River, Kurt Vile…), These Times è stato registrato ai Montrose Studio di Richmond in Virginia. Wynn ha scritto instudio i testi dei brani, dopo che la band aveva finito di registrarli, in questo modo le parole sono dettate più dai suoni che da altro. Questo processo ha contribuito all’urgenza del titolo dell’album.

“These Times. Questo è tutto. È tutto ciò di cui stiamo parlando, tutto ciò a cui stiamo pensando. Non si può evitare il panico esistenziale di un mondo che sta rapidamente precipitando, evolvendosi e cambiando corso di ora in ora. Sembra falso non affrontare e riflettere le cose a cui non possiamo smettere di pensare: l’intero mondo sta proprio guardando. I testi dell’album sono solo uno specchio del terrore, del panico, della mania, della speculazione, della malinconia, alla fine ignorando l’abbandono che potrebbe seguire. È tutta questione di dove siamo. “

Il singolo “The Way In”accompagnato da un lyric video girato tra le vibranti strade dell’isola di Madeira, in Portogallo. “Si tratta del brano in apertura all’album, una sorta di Stele di Rosetta, un manuale di istruzioni che illumina il cammino,” afferma Steve Wynn riguardo a “The Way In”. “è tutta una questione di cancellare il passato, togliersi la polvere di dosso, allacciare le cinture e prepararsi a cosa potrebbe succedere. Suona come qualcosa che avremmo potuto ascoltare in radio nel 1981 quando stavamo formando la band e pensavamo ‘Forse dovremmo suonare così.’”
 
 

Il titolo del secondo singolo “Put Some Miles On” ha un doppio significato, dato che si riferisce sia a viaggiare in auto, sia ad ascoltare con stima il trombettista jazz Miles Davis. “Si tratta del terzo video diretto per noi da David Dalglish, uno scozzese che sta pian piano diventando l’interprete visuale ufficiale della nostra musica,” spiega Wynn. “E amo il modo in cui ha catturato il triplo significato di “Put Some Miles On” – macinare km in auto, l’esperienza e la saggezza nel girare le pagine del calendario, e ovviamente il nostro amore per Miles Davis. È veramente una maratona a zig zag!”

The Dream Syndicate passeranno per il nostro paese per quattro imperdibili date: il 18 giugno presso la Mole Vanvitelliana di Ancona, il 19 giugno al Magnolia di Milano, il 20 giugno all’Arena Cappuccini di Cesenatico e il 21 giugno al teatro Astoria di Fiorano Modenese. Per maggiori informazioni sul tour visita: http://www.thedreamsyndicate.com/these-times.html

This band shows it can look back without being beholden to the past” – All Music
“There’s a muscle and rigor to the songwriting that you don’t often hear from psych-rock bands today.” – Stereogum
“Atmospheric rock music veering between noise and subtlety — so compelling  a hopeful new chapter.” – Pitchfork

L'articolo Disco della settimana: The Dream Syndicate “These Times” proviene da www.controradio.it.

Disco della settimana: ⁄handlogic “Nobodypanic”

Disco della settimana:  ⁄handlogic  “Nobodypanic”

Scoperti e lanciati da Toscana100band e dall’edizione 2016 del Rock Contest di Controradio gli ⁄handlogic giungono al traguardo del primo album per la prestigiosissima Woodworm Label.

Esce per Woodworm Label (Motta, Zen Circus, Nada etc.) “Nobodypanic” il primo album degli ⁄handlogic, una delle punte di diamante delle nuove produzioni italiane, destinata a ricevere attenzione fuori dai confini nazionali.

Scritto e prodotto da Lorenzo Pellegrini e mixato da Francesco Felcini al The Garage Studio di Arezzo, è, nelle parole della band, “un collage eclettico di canzoni agrodolci in cui lottano pulsioni opposte: un’anima melodica pop immersa nella black music, l’urgenza del rock espressa con gli strumenti del jazz, ritmi downtempo e schizofrenia elettronica. “Nobodypanic” è uno sguardo malinconico sul conflitto tra il lato oscuro e quello luminoso della personalità. I racconti di un corpo assente, guidato da una mente iper-razionale e da un ego oppressivo. Ma è anche uno sguardo dolce, che sa cogliere la bellezza che le piccole cose della vita sono in grado di regalare. Lo show live è la rappresentazione di questo teatro di luci e ombre, dove il lavoro solitario e perfezionista della logica in studio lascia il posto alla potenza vitale della band. L’estetica del disco viene trasformata in un’esperienza collettiva, improvvisa e passionale che esplode dalle mani del quartetto.”

Il disco è stato anticipato dal videoclip curato da Erika Errante del singolo “Communicate”

⁄handlogic è un progetto experimental pop nato a Firenze nel 2016. Si è fatto notare sin dai primi passi nell’underground nazionale grazie alla vittoria del Toscana100band e del Rock Contest di Controradio (edizione 2016: in giuria, tra gli altri Alberto Ferrari dei Verdena, Iosonouncane, Colapesce, Giulio Favero de Il Teatro degli Orrori, Max Collini). L’EP di esordio riceve ottimi feedback dalla stampa musicale (Mucchio Selvaggio, Rumore, Blowup), viene nominato Disco della settimana su Rockit e Rivelazione dell’anno per Repubblica, che descrive così le canzoni del disco: “[…]Un’ispirazione multipla, che ha l’acchito sperimentale del trip hop, la raffinatezza di suoni di quell’ R&B che rifiuta i consolidati schemi di mercato […] il tutto orchestrato da una sensibilità per gli incastri sonori e il dialogo tra strumenti che è molto jazz”. Nei due anni seguenti la band intraprende un lungo tour di più di cento date in lungo e largo per lo stivale fino ad arrivare in Germania, Repubblica Ceca e Svizzera. Gli ⁄handlogic hanno calcato palchi di festival importanti come il MI AMI Festival, hanno suonato negli studi di Rai Radio 1 e Radio 2, e aperto concerti di artisti quali i Primal Scream all’Ex Dogana a Roma e Paolo Fresu al Teatro Verdi di Firenze. Nel 2018 prende vita l’idea di una serie di rivisitazioni del materiale della band in collaborazione con undici artisti del panorama italiano, tra i quali Alberto Ferrari (Verdena), Andrea Appino (Zen Circus) e Giulio Ragno Favero (Teatro degli Orrori), che sfocia in una visionaria e multiforme raccolta di remix. L’album di esordio uscirà a Maggio 2019 perWoodworm Label, ed è stato registrato e mixato al The Garage Studio (AR) grazie anche alla vittoria del Premio Musicafutura. Il disco sarà anticipato dal videoclip del singolo “Communicate”
NOBODYPANIC TRACK BY TRACK
Supernatural
Vibrazioni acustiche in un’atmosfera elettrica, chitarre rock si fondono con ottoni soul in un epico e continuo crescendo emotivo. Sono egoista o semplicemente troppo razionale? La soluzione: voglio essere perfetto, senza difetti, sovrannaturale.
Ego
Una piccola melodia semplice e ossessiva ci accompagna come il nostro più fedele compagno, amante e nemico, ora esaltato, ora ripudiato: l’ego. Siamo schiavi, ma in fondo ci piace. Siamo tristi, ma il groove ci attira.
Communicate
Uno schiaffo in faccia soul-rock, rabbioso e nevrotico come l’assolo di chitarra suonato dal computer che modella a suo piacimento la calda materia pulsante. Urlo in faccia a tutti che ho bisogno di entrare in contatto ma non ho una lingua, delle mani e il tempo per farlo. Ho già perso tutto e tutti, ma continuerò a provarci.
Long Distance Relationship
Un piccolo inno all’amore e all’incertezza: il ritmo è dilatato, il timbro è caldo e si diffonde come in una ballad jazz ascoltata in macchina.Il viaggio è verso l’aeroporto dove vedremo volare via una parte di noi, e lungo il cammino ci fermeremo a canticchiare una melodia dolce, forse a piangere, ma con la speranza che la luce continui a brillare.
Scribbles
Scarabocchi folk si fondono nel calore del soul, espresso da cori mormorati e frequenze profonde, in una canzone sulle canzoni. Cos’è il processo creativo e cosa voglio dalle cose che scrivo? Ancora non l’ho scoperto, ma spero comunque che alla gente piacciano.
Gratitude
Dall’utero materno alla nostra casa d’infanzia, il filo conduttore è la musica. Ci accompagna col suo ritmo rotolante, ci permette di vivere nel mondo e la ringraziamo con questa piccola e luminosa gemma pop condita da campioni elettronici e un quintetto d’archi.
Perched
Siamo nella penombra. Nel nostro letto, al sicuro tra gli oggetti che ci sono più vicini, proviamo a trovare un rifugio dal panico che si è appoggiato sul nostro respiro. Voci manipolate, un’atmosfera tetra e dolce allo stesso tempo, quattro minuti sospesi per chiedere aiuto a tutto ciò che c’è di bello là fuori.
A Little Life
Il romanzo omonimo di Hanya Yanagihara è la triste storia di Jude, uomo straordinario e dannato che lotta con bellezza contro la vita e la morte. La sua canzone va in loop, piano, voce e drum machine. Non c’è lieto fine, ma ciò che conta è l’emozione del viaggio.
Paranoid Android
C’era una volta il mostro sacro dei Radiohead, folle e sottilmente ironico. Più che una cover, uno stravolgimento sonoro e concettuale che mina alle fondamenta di un classico: preserva e rispetta l’essenza melodica, ma porta all’esasperazione la sua anima progressive rock. L’epilogo massimalista di Nobodypanic.
Queste le prime date del Tour, organizzato da Vertigo Concerti:
28.04 | BUH! – Release Party | Firenze
09.05 | La Centralissima | Casalmaggiore
10.05 | Caracol | Pisa
12.05 | Elastico | Bologna
17.05 | Latteria Molloy | Brescia
23.05 | Wishlist Club | Roma
10.07 | Men/Go Music Fest | Arezzo
25.07 | Rive di Traiano | Terracina
26.07 | Reset Festival | Fener
07.08 | Melody Box | Marina di Ravenna
08.08 | Festa dell’Unità | Portomaggore
12.08 | Farm Festival | Castellana Grotte
17.08 | Surfer Joe | Livorno
20.08 | Girfalco Beat Fest | Fermo
21.08 | Dalla Cira | Pesaro
22.08 | Disorder Festival | Eboli
17.09 | Fortezza Medicea | Siena

L'articolo Disco della settimana: ⁄handlogic “Nobodypanic” proviene da www.controradio.it.

Disco della settimana: Sick Tamburo “Paura e l’amore”

Disco della settimana: Sick Tamburo “Paura e l’amore”

Tornano i Sick Ramburo, già nei Prozac+, con un nuovo disco di inediti intitolato “Paura e l’amore”. Ritmi incalzanti e una stilosa attitudine vintage-punk per affrontare i temi della contemporaneità.

Quinto disco della formazione nata dall’incontro tra Elisabetta Imelio e Gian Maria Accusani, “Paura e l’amore” uscirà il 5 aprile per La Tempesta dischi.
Nati dall’esperienza Prozac +, i Sick Tamburo sono uno dei gruppi alternative rock più interessanti del panorama italiano: testi concisi, ritmi incalzanti e un’affascinante attitudine punk.

A due anni dal precedente lavoro “Un giorno nuovo”, i Sick Tamburo intessono 9 nuovi brani, racchiusi sotto il titolo emblematico di “Paura e l’amore” che, nell’unione simbolica di due sentimenti opposti, ne sviscera l’intrinseca connessione. Un album breve (bene così!) di 33 minuti, composto tracce quasi tutte sotto i 4 minuti di durata, che tiene alta la testimonianza di quella che era la scena “alternative” italiana degli anni ’90.

Il disco è stato anticipato dal singolo “Puoi ancora”.

Così la band stessa parla del nuovo lavoro: “Ognuno di noi, durante il corso della vita, deve inevitabilmente fare i conti con la paura. La paura che si presenta sotto mille e mille forme ma che crea sempre e comunque uno stato di disagio che ci mette spesso in grande difficoltà.
L’amore è l’unico vero antidoto per questo disagio. L’amore è l’altra faccia della paura. In fin dei conti, lo stesso immaginario dei Sick Tamburo ruota attorno a questa cosa. Sotto al passamontagna, che in qualche modo è proprio l’immagine della paura, c’è sicuramente l’amore. Questo è il nostro disco. È la storia di come si possano affrontare le paure riducendole notevolmente, con un’arma che abbiamo tutti a disposizione. L’amore.”

I Sick Tamburo nascono da un’idea di Elisabetta Imelio e Gian Maria Accusani, già precedentemente uniti nell’avventura Prozac+. Elisabetta e Gian Maria scelgono il nome Sick Tamburo, inizialmente pensato per il progetto di percussioni noise di Gian Maria ora conosciuto come Hardcore Tamburo.

I Sick Tamburo iniziano pubblicando su MySpace alcuni brani (Intossicata, Finché tu sei qua, Topoallucinazione e Quel paese) e su YouTube il video di Tocca 24/7 dove appaiono con maschere bianche per celare i volti. Decidono di avvalersi di nicknames: Gian Maria sceglie Mr Man, mentre Elisabetta opta per Boom Girl. Vengono tuttavia riconosciuti ed abbandonano le maschere decidendo però di utilizzare dei passamontagna per motivi estetici. Si affidano fin da subito a La Tempesta Dischi, collettivo d’artisti indipendente capitanato da Tre allegri ragazzi morti, anch’essi pordenonesi.

Il 10 aprile del 2009 viene pubblicato il primo album dei Sick Tamburo, dal titolo omonimo e contenente dodici pezzi, per una durata totale di circa 39 minuti. I brani, scritti e composti da Gian Maria, hanno ritmi ripetitivi accompagnati da testi minimalisti. La grafica è di Alessandro Baronciani. Il 20 aprile 2009 esce il primo singolo ufficiale Il mio cane con tre zampe e inizia la collaborazione con Stefano Poletti che cura la regia anche dei loro successivi videoclip. Vengono premiati al Meeting delle Etichette Indipendenti (MEI) nella sua classifica indipendente. Iniziano un tour dal vivo anche in festival tra cui La Tempesta sotto le stelle, il Rivolution Fest e la Festa di Radio Onda d’Urto. Nel novembre del 2009 esce il secondo singolo Parlami per sempre, girato a Parma nella discarica della carta.

Nell’ottobre del 2011 il singolo “E so che sai che un giorno” preannuncia l’uscita del secondo album “A.I.U.T.O.” che esce il 4 novembre 2011. I suoi temi sono riassunti nell’acronimo “Altamente Irritanti Umani Tecniche Ossessive”. L’album contiene 12 brani per una durata di circa 42 minuti, la grafica è di Jacopo Lietti per Legno. L’”A.I.U.T.O. Tour”, iniziato da Milano il 25 novembre, porta la band in giro per tutta l’Italia.

Il 28 aprile 2014 esce in anteprima il video della canzone “Il fiore per te” che anticipa l’album annunciato “Senza vergogna”; nel video e nella canzone fa apparizione Davide Toffolo dei Tre allegri ragazzi morti, autore anche della copertina dell’album. “Senza vergogna” esce il 3 giugno del 2014, contiene dieci tracce e dura circa 36 minuti. Le dieci canzoni girano attorno a manie, stranezze e fissazioni che accadono quotidianamente a tutti noi. Cose che ci hanno insegnato a tenere nascoste, cose che però sono parte di noi e di cui quindi non si deve provare vergogna. Alla formazione si aggiunge Miss Understanding al basso e alla voce.
sick tamburo
Nel 2017 esce “Un giorno nuovo”, il quarto disco dei Sick Tamburo, per La Tempesta Dischi. Prodotto da Gian Maria Accusani nel suo home studio per Discgust Music Production, contiene nove tracce originali e prosegue il discorso musicale intrapreso dalla band nel 2007 portandolo ad un nuovo livello grazie al rinnovato intreccio di chitarre elettriche e sintetizzatori, ritmi incalzanti e melodie wave.
L’album è stato anticipato dalla title-track Un giorno nuovo. La canzone Meno male che ci sei tu vede la partecipazione speciale di Motta (primo fan dei Sick Tamburo) alla voce e alla darabouka.

Del brano La fine della chemio, contenuto nell’album precedente “Un giorno nuovo”, è uscita nel Maggio del 2018 una versione con ospiti le migliori voci della musica italiana: Jovanotti, Tre Allegri Ragazzi Morti, Manuel Agnelli, Samuel, Elisa, Meg, Lo Stato Sociale, Pierpaolo Capovilla e Prozac+.

Gli artisti, infatti, hanno interpretato il brano insieme a Elisabetta Imelio e Gian Maria Accusani ex membri dei Prozac+ e tuttora parte dei Sick Tamburo, per un progetto charity, i cui proventi sono stati poi devoluti in parte all’A.N.D.O.S. di Pordenone, associazione donne operate al seno, un gruppo di volontarie molto attive sul campo; in parte alla squadra di canoa “Donne in Rosa Lago Burida”, donne operate che attraverso lo sport divulgano il loro motto: “Insieme si vince sempre”.

Esce il 5 aprile 2019 “Paura e l’amore”, il nuovo disco di inediti pubblicato da La Tempesta dischi.

L'articolo Disco della settimana: Sick Tamburo “Paura e l’amore” proviene da www.controradio.it.

Disco della Settimana: Giuda “E.V.A.”

Disco della Settimana: Giuda “E.V.A.”

La miglior band italiana dedita al rock’n’roll porta la sua musica nello spazio con E.V.A., un album dal suono contemporaneo, ma con le radici ben salde in due decenni musicalmente rivoluzionari: gli anni ’60 e ’70.

L’ultimo album della band, dal titolo E.V.A., acronimo di Extravehicular Activity, racchiude, nella musica e nei testi dei suoi brani, tutte le esperienze dei Giuda e le loro inclinazioni artistiche. La band, tra i maggiori esponenti del rock’n’roll italiano potente e grintoso, si forma a Roma nel 2007 e fin da subito si rivela come una realtà fortemente internazionale ed un gruppo di musicisti uniti sia sul palco che nella vita di tutti i giorni. A tenere insieme ogni singolo membro dei Giuda c’è la passione comune per le esibizioni dal vivo e per un sound di stampo seventies, ma perfettamente a fuoco nei confronti di sonorità più moderne.

Lo spazio da sempre rappresenta un’alternativa più piacevole all’implacabile delirio quotidiano del pianeta terra. Di conseguenza il rock’n’roll si è regolarmente avventurato nella stratosfera, spesso con risultati incredibili. Nel 2019 c’è solo una band che può garantirvi un viaggio intergalattico sensazionale: i Giuda, esponenti italiani di un rock’n’roll crudo e incredibilmente contagioso. Formatisi nel 2007, questi guerrieri lisergici del power pop hanno una decade di esperienza e un nuovo album, “E.V.A.”, come frecce al loro arco per suggellare un trionfo duramente guadagnato. Un suono contemporaneo, ma con le radici ben salde in due decenni musicalmente rivoluzionari: gli anni 60 e 70, il mood delle nuove canzoni si potrebbe infatti descrivere come proto disco suonato in vena punk. In un mondo grondante di motivi di fuga, gli inni interplanetari di questo loro quarto lavoro in studio sono l’antidoto di evasione perfetto. Un rock’n’roll forte di una solida determinazione e di una visione chiara e originale.
Il titolo “E.V:A.” sta per “Extra Vehicular Activity” (Attività Extra Veicolare), in riferimento agli astronauti nello spazio, una tematica in cui gravitiamo anche grazie al contributo grafico del francese Tony Crazeekid, firma di tutte le loro copertine.
Quando ascolterete questo disco tenete in mano la copertina e assaporatene i particolari, sarà come andare al cinema, preparate anche i popcorn!
Il tema dello spazio non è tuttavia una scelta meramente estetica, non è difficile leggere tra le righe il sentimento di questa band per come vanno le cose nel mondo; parlare di viaggi in altre dimensioni è infatti anche la loro maniera di raccontare come l’incontro fra culture diverse e lontane sia un valore aggiunto, a fronte dell’insensata paura di essere invasi che sembra affliggere l’Italia, e non solo, negli ultimi anni.
Questo titolo è inoltre emblematico perché le E.V.A. sono delle operazioni molto delicate, manovre che gli astronauti compiono al di fuori del modulo spaziale per eseguire, ad esempio, una riparazione dello stesso, e per le quali occorre certamente molta audacia, la stessa audacia che la band romana esprime nella musica e nei testi di questo disco. Un lavoro dunque coraggioso, senza compromessi, nel quale il gruppo ha seguito il proprio istinto integrando chitarre distorte con sintetizzatori, per la prima volta protagonisti del sound di un loro album.
“Non siamo nostalgici e non vogliamo vivere nel passato!” afferma Lorenzo, chitarrista della band, “se è vero che le nostre influenze appartengono perlopiù agli anni 60 e 70, due decadi in cui a livello artistico tutto è cambiato, è anche vero che la nostra è una band contemporanea, abbiamo modellato il nostro sound riportando tutto il nostro background nel 2019, creando così pian piano qualcosa di originale e, a mio avviso, di unico.”
Frutto della maturità acquisita in anni di esperienza in studio di registrazione, questo nuovo album, per meglio restituire l’impatto dirompente delle loro esibizioni, è stato registrato live in studio dal co-produttore Danilo Silvestri, e per il cutting è stato portato a Londra da Noel Summerville, che ha lavorato a dischi del calibro di “Combat Rock” dei Clash.

I Giuda sono un gruppo rock ‘n’ roll di Roma, nato dalle ceneri della formazione punk rock Taxi, attivo dal 2007. Il loro sound unico, che ha rielaborato in maniera originale e contemporanea suggestioni glam rock degli anni 70 con la forza brutale e diretta del primo punk inglese, ha conquistato il globo. Vantano infatti un fan club internazionale: Giuda Horde, nato in Francia, oggi conta supporter fino in Texas. Moltissimi anche gli attestati di stima dal mondo della musica: Phil King (Lush, Felt, Jesus And Mary Chain) ha detto di loro: “il loro concerto mi ha fatto fare una capriola all’indietro, ai tempi elettrizzanti in cui andavo a vedere concerti punk nei pub più sgangherati di Londra. La loro energia travolgente sul palco mi ha ricordato quella degli AC/DC, quando li vidi nel 1975”; Robin Wills dei Barracudas aggiunge: “i loro concerti sono sempre meglio, non mi divertivo così tanto durante un live dai tempi dei primi Fleshtones, sono pura energia: compatti, coincisi, potenti”; Karl Alvarez (Descendents/All,) rincara la dose: “nessuno suona in maniera così semplice e perfetta, ci vorrebbero più gruppi come i Giuda!”; Joe Elliot, cantante dei Def Leppard, ha inserito il loro secondo singolo, Number Ten, nella lista delle “200 canzoni da sentire assolutamente prima di morire” sulla rivista Classic Rock. Simon Reynolds in un’intervista a La Repubblica in occasione dell’uscita del suo libro, “Polvere di stelle”, ne parla così:  “Mi piacciono molto. Fanno una sorta di rétro glam che cattura il lato più divertente del genere, quello degli Sweet, degli Slade e così via, come gli AC/DC. E poi anche band legate al calcio, come i Cockney Rejects”. Captain Sensible dei Damned all’indomani dell’ultimo tour che li ha visti sullo stesso palco negli Stati Uniti la scorsa estate si aggiunge al coro: “Non avrei mai pensato di ascoltare di nuovo dal vivo il sound glam degli anni 70. Quattro favolosi concerti con i Giuda mi hanno smentito. Questo gruppo è un gioiello assoluto.” Euroboy dei Turbonegro ammette la loro influenza in alcune tracce del loro ultimo disco: “abbiamo suonato con loro un paio di volte e sono fenomenali! In maniera più o meno cosciente “Special Education” è frutto del nostro incontro con i Giuda”. Persino Morrissey si è fatto conquistare dal loro sound e dal loro immaginario, al punto da inserire il loro primo video, “Number Ten”, nella proiezioni che precedono i suoi concerti durante il suo ultimo tour in Sud America lo scorso Novembre. Per citarne alcuni.
Esordiscono nel 2011 con l’LP Racey Roller, uscito per l’americana Dead Beat Records, che diventa fin da subito un piccolo grande caso discografico. Molte le riviste straniere a notarli e a dargli spazio già dai tempi di questo loro primo lavoro in studio, da Mojo, a Rolling Stone, a Maximum Rock’n’roll, a Vive le Rock, seguite poi da Guardian, Uncut, NME, Vice e molte altre.
Le registrazioni rigorosamente in analogico e l’utilizzo di una strumentazione interamente anni 60/70 sono fin da subito la loro cifra stilistica, determinanti per un sound che li contraddistingue per unicità, una spontaneità travolgente che ha però alle spalle un lavoro di ricerca quasi maniacale.
A Racey Roller seguono Let’s do it again (Damaged Goods/Tko) nel 2013 e Speaks Evil (Burning Heart Records) nel 2015, accompagnati da un’incessante attività live, sia in Europa che negli Stati Uniti, che li vede prendere parte ad alcuni dei festival più importanti in ambito internazionale come l’ Hell Fest in Francia, il Rebellion nel Regno Unito, il Punk Rock Bowling di Las Vegas, e il Burger Boogaloo di Oakland, in California, e che li porta a dividere il palco con artisti della portata di Jesus And Mary Chain, Franz Ferdinand, Placebo, Stiff Little Fingers, Airbourne, Cock Sparrer, Descendents, Faith No More, Turbonegro, Buzzcocks, Jello Biafra, Danko Jones, Madness, Devo, Damned e tantissimi altri.
Tutto ciò fa dei Giuda oggi una delle realtà più apprezzate del panorama rock internazionale.

MEDIA:
official website: giuda.net
facebook: https://www.facebook.com/giudaofficial/
instagram: instagram.com/giudaofficial/
twitter: twitter.com/giuda
youtube: youtube.com/user/thegiudaband/

L'articolo Disco della Settimana: Giuda “E.V.A.” proviene da www.controradio.it.