American Sniper

Fino all’ 11 gennaio è in programmazione al cinema Odeon,in versione originale con sottotitoli in italiano il nuovo attesissimo film del grande Clint Eastwood , adattamento cinematografico del libro autobiografico “American Sniper: The Autobiography of the Most Lethal Sniper in U.S. Military History”. Il film racconta la storia del Navy SEAL Chris Kyle (interpretato da Bradley Cooper), nato in Texas, che registrò il più alto numero di uccisioni come cecchino americano. Fu così temuto dagli insurrezionalisti iracheni da ricevere il soprannome al-Shaitan (“il diavolo”).

Diario visivo di un Navy Seal coinvolto nell’orrore che si ritrova ad abitare, American Sniper sale sui tetti col suo cecchino e trova il punto di osservazione migliore per dire l’idiozia della guerra con le sue assurde regole e i suoi deliranti perimetri di orrore. Ma Eastwood fa qualcosa di più che denunciare, si prende il rischio di raccontare quell’incoerenza attraverso un personaggio che in quella guerra credeva davvero, che nel suo mestiere, quello delle armi, confidava. Armato di fucile e bibbia, il Seal di Bradley Cooper inchioda i cattivi al destino che meritano, guardando le spalle ai marines che casa per casa cercano il male o il delirio paranoico. Ma Chris Kyle non è un militare accecato dal testosterone, Chris Kyle è un uomo che sa bene, come racconta al figlio, che fermare un cuore che batte è una cosa grossa.
AMERICAN SNIPER (USA, 134′) – Un film di Clint Eastwood, con Bradley Cooper, Siena Miller
Versione originale con sottotitoli in italiano / Original version with Italian subtitles
Da martedì 6 a domenica 11 gennaio: ore 16.00 – 18.30 – 21.00
January, from Tuesday 6 to Sunday 11 at 4.00 – 6.30 – 9.00 pm
Cinema Odeon | Piazza Strozzi | Firenze

I Jersey Boys di Clint Eastwood

I Jersey Boys di Clint Eastwood al cinema Odeon da oggi 26 giugno al 2 luglio. La vera storia di Frankie Valli and The Four Seasons, ovvero Frankie Valli, Bob Gaudio, Tommy DeVito e Nick Massi: l’ascesa di un gruppo di ragazzi che provengono dalla parte sbagliata del New Jersey e che, partendo da umili origini, seppero diventare uno dei più grandi fenomeni della pop music americana di ogni tempo, con 175 milioni di dischi venduti nel mondo prima di compiere i 30 anni.

Eastwood ride e lo fa nel modo in cui nessuno se lo aspetta, adattando un musical come fosse una commedia, senza tirarsi indietro davanti a nessuno degli stereotipi che gli capitano a tiro (a cominciare dall’identità italo-americana dei quattro protagonisti) e giocando con le convenzioni cinematografiche con una libertà che forse nessuno sospettava. Soprattutto in un regista di 84 anni! Ma è una specie di inevitabile conseguenza proprio di quella «classicità» che in tanti avevano ammirato nelle sue regie precedenti e che qui si concretizza nella più evidente (anche se sottintesa) delle caratteristiche del cinema classico hollywoodiano: mettersi in gioco ogni volta su un soggetto diverso, misurando la propria professionalità – e la propria abilità – là dove ti porta l’occasione produttiva. Hawks poteva passare dalle storie del West a quelle dell’antico Egitto, perché si dovrebbe chiedere a Eastwood di ripetersi ogni volta con il «solito» film crepuscolare e testamentario? Che abbia scelto una strada insolita (…) lo capisci dalla prima inquadratura, quando l’attore che entra in scena si mette a dialogare direttamente con il pubblico per spiegare l’atmosfera che si respirava nel 1951 a Belleville, New Jersey, sostituendosi a quello che in passato sarebbe stato affidato a una voce fuori campo più impersonale e più tradizionalmente narrativa. Non qui, dove Tommy DeVito (l’attore Vincent Piazza) impone subito il proprio protagonismo e il proprio punto di vista: è lui l’artefice del futuro quartetto vocale The Four Seasons ma anche il «grimaldello» per capire i legami con una tradizione locale fatta di amicizie «pericolose» (soprattutto quella di un boss locale interpretato con la solita gigionesca bravura da Christopher Walken), tentazioni illegali (all’inizio, entra ed esce dalla prigione) e valori «eterni» (l’amicizia, la famiglia, llil patto di mutuo soccorso). E questo imporsi al centro della scena è tanto più sorprendente se pensiamo che poco dopo la metà del film DeVito sparirà dalla storia. Senza troppi problemi di coerenza o di realismo. Il fatto è che a Eastwood in questo caso non interessa un’idea tradizionale di «realismo cinematografico» quanto (probabilmente) sperimentare un modo diverso di raccontare, più debitore dell’operetta – con i suoi recitativi e il venir in primo piano degli attori sulla scena – e più vicino alle commediole adolescenziali che andavano per la maggiore negli anni Cinquanta, «correlativo oggettivo» (per riprendere una battuta geniale del film) di quell’impasto tra sentimentalismo zuccheroso e aspirazioni romantiche che faceva sognare la gioventù dell’epoca e che la regia si incarica di sottolineare lasciando molto spazio ai volti delle fan in visibilio di fronte alle esecuzioni canore (e tra le quali si nasconde, nei panni di una cameriera, anche la figlia del regista, Francesca). In fondo più che la storia di un percorso musicale Eastwood racconta le disavventure, le storie sentimentali, le invidie e i tradimenti di quattro ragazzi del Jersey, che «tra le altre cose» scalarono nei primi anni Sessanta le classifiche discografiche. E se nella seconda parte dei suoi 134 minuti, il ritmo del film sembra rallentare è perché un certo realismo documentario prende il sopravvento sui tono più scanzonato e colorato degli inizi. Certo, Eastwood non si sarebbe probabilmente sentito così libero di giocare con gli stereotipi se la musica raccontata fosse stata quella che più ama, dal jazz al country al blues. Quando li aveva affrontati in passato (in film come ‘Bird’, ‘Hankytonk Man’ o ‘Piano Blues’) il tono era stato ben diverso, più «vero» ed «emotivo». Qui il fatto di partire da un musical per la scena (‘Jersey Boys’ di Marshall Brickman e Rick Dice, da cui riprende alcuni dei protagonisti originali, come John Lloyd Young, Erich Bergen o Erica Piccininni, che interpreta la giornalista che fa perdere la testa a Frankie…) ha favorito in Eastwood soprattutto il gusto dello scherzo e dell’ironia. E di un piccolo sberleffo finale: dirigere un musical dove la prima scena davvero coreografata con balli e canti arriva solo sui titoli di coda.

 

JERSEY BOYS (USA, 150′) – Un film di Clint Eastwood, con Christopher Walken, Francesca Eastwood, Freya Tingle

Versione originale con sottotitoli in italiano | Original version with Italian subtitles

Giovedì 26 giugno: 17.30 | June, Thursday 26: 5.30 pm

Venerdì 27 giugno: 21.00 | June, Friday 27: 9.00 pm

Sabato 28 giugno: 21.00 | June, Saturday 28: 9.00 pm

Domenica 29 giugno: 17.30, 21.00 | June, Sunday 29: 5.30, 9.00 pm

Lunedì 30 giugno: 21.00 | June, Monday 30: 9.00 pm

Martedì 1 luglio: 17.30, 21.00 | July, Tuesday 2: 5.30, 9.00 pm

Mercoledì 2 luglio: 21.00 | July, Wednesday 2: 9.00 pm

Cinema Odeon | Piazza Strozzi | Firenze