Grandi Molini Italiani e PromoLog, la Regione e Comune ribadiscono la richiesta di revoca della mobilità

FIRENZE – Revocare la mobilità e utilizzare gli ammortizzatori sociali. Hanno ribadito la richiesta a Grandi Molini Italiani e Promolog la Regione insieme al Comune di Livorno a fronte della procedura di mobilità che le due società hanno attivato nei confronti di 30 dei 45 dipendenti dello stabilimento.

L'istanza è stata avanzata nell'ambito dei tre incontri che si sono tenuti oggi nella sede della presidenza della Regione ai quali hanno partecipato il consigliere del presidente Gianfranco Simoncini, l'assessore Francesca Martini del Comune di Livorno e a tutti e tre i rappresentanti delle organizzazioni sindacali.

Al primo incontro era presente anche il segretario Massimo Provinciali dell'Autorità portuale di Livorno, interessata dalla possibile realizzazione di un lavoro di riqualificazione della banchina che, aumentando il pescaggio possa permettere l'attracco di navi di maggior dimensione. Il secondo incontro era con i rappresenti dell'azienda e Confindustria. Il terzo ha visto la presenza di tutti i soggetti interessati.

In particolare nell'incontro con l'azienda, Simoncini, per conto del presidente Rossi, ha chiesto il ritiro delle procedure di mobilità e l'utilizzo di ammortizzatori sociali che nel Comune di Livorno possano servirsi delle nuove previsioni (inserite nel Job Act sulla base delle richieste della Regione Toscana), di un anno aggiuntivo di casa integrazione straordinaria valido per le aree di crisi complessa.

Una richiesta motivata anche dal fatto che nel precedente incontro con l'Autorità portuale, quest'ultima aveva informato di aver stanziato 5 milioni di euro per la realizzazione dei lavori di riqualificazione della banchina e che le opere propedeutiche ai lavori con gara d'appalto e quant'altro, sarebbero state attivate appena l'azienda avesse dato certezza sulla prosecuzione dell'attività lavorativa e in particolare sulle attività dopo il 2020.

A fronte della posizione dell'azienda che ha confermato la volontà di procedere verso la mobilità, pur dichiarandosi disponibile a un confronto sul numero degli esuberi, l'assessore Martini e il consigliere Simoncini hanno ribadito la richiesta a Grandi Molini Italiani di revocare la mobilità e utilizzare gli ammortizzatori.

Hanno inoltre preso atto che l'Autorità portuale invierà una richiesta all'azienda per conoscere i lineamenti di sviluppo dopo il 2020, sottolineando l'impegno, che l'Autorità portuale ha ribadito nell'incontro con tutte le parti in causa, di attivare le procedure a fronte della volontà concreta dell'azienda di garantire continuità allo stabilimento di Livorno con livelli occupazionali adeguati.

Per una verifica delle riposte dell'azienda è stato riconvocata una riunione di tutti i soggetti interessati per lunedì 27 febbraio.

La Regione auspica che il quadro di disponibilità messa in campo dalle istituzioni pubbliche trovi una risposta positiva da parte della proprietà di Grandi Molini e PromoLog.

Rossi: “Un’alleanza da 400 milioni contro la povertà e per la ripresa”

FIRENZE -  Le politiche pubbliche dovrebbero puntare ad incrementare la domanda interna e a determinare la ripresa, ed è possibile farlo, come sollecita Allenza contro la povertà, destinando 7 miliardi in Italia e 400 milioni in Toscana a chi si trova in estremo disagio.

E' questa una delle proposte che il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha lanciato questa mattina a Firenze a margine della presentazione del Rapporto 2016-17 dell'Istituto per la programmazione economica della Toscana.

"La Regione ha investito – ha spiegato Rossi – nei suoi porti, nel sistema ferroviario, nei servizi pubblici di trasporto locale, nella difesa del suolo. E' ciò che possiamo fare e lo stiamo facendo, così come spendiamo bene e interamente i fondi comunitari. Ma per un sostegno vero alla ripresa serve una svolta nelle politiche europee e in quelle nazionali".

Impresa non facile, anche in una Toscana che cresce più delle altre regioni, ma in maniera ancora insufficiente e che oggi può spendere 1 miliardo e 350 milioni contro i 2,25 miliardi di cui disponeva in bilancio nel 2010.

"Si tratta di quasi un miliardo – ha precisato Rossi – che ci manca in termini di occupazione di lavoro. Perchè le politiche di rigore non sono produttive, ma occorre spendere e farlo bene. In Italia dall'inizio della crisi abbiamo investito 1.000 miliardi in meno e se oggi riuscissimo ad investire l'1% del PIL potremmo dare lavoro a 100-150.000 persone. Invece l'Italia rischia il declino e siamo ultimi in Europa. E per quanto la Toscana vada meglio, visto che il nostro PIL dall'inizio della crisi è diminuito del 3,4% mentre quello nazionale è calato del 6,4%, le cose non si sbloccano. Così in Toscana abbiamo 80.000 disoccupati in più rispetto al 2008".

Tra le "ricette" indicate da Enrico Rossi ci sono il rilancio degli investimenti pubblici, l'assunzione di giovani (uno ogni tre pensionati per far rimanere la spesa invariata) nella Pubblica amministrazione e la lotta alla povertà.

"E' necessario – ha concluso il presidente – superare le politiche di corto respiro per guardare ai prossimi due-tre anni per imboccare più decisamente la strada per uscire dalla crisi".

Rossi: “Un’alleanza da 400 milioni contro la povertà e per la ripresa”

FIRENZE -  Le politiche pubbliche dovrebbero puntare ad incrementare la domanda interna e a determinare la ripresa, ed è possibile farlo, come sollecita Allenza contro la povertà, destinando 7 miliardi in Italia e 400 milioni in Toscana a chi si trova in estremo disagio.

E' questa una delle proposte che il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha lanciato questa mattina a Firenze a margine della presentazione del Rapporto 2016-17 dell'Istituto per la programmazione economica della Toscana.

"La Regione ha investito – ha spiegato Rossi – nei suoi porti, nel sistema ferroviario, nei servizi pubblici di trasporto locale, nella difesa del suolo. E' ciò che possiamo fare e lo stiamo facendo, così come spendiamo bene e interamente i fondi comunitari. Ma per un sostegno vero alla ripresa serve una svolta nelle politiche europee e in quelle nazionali".

Impresa non facile, anche in una Toscana che cresce più delle altre regioni, ma in maniera ancora insufficiente e che oggi può spendere 1 miliardo e 350 milioni contro i 2,25 miliardi di cui disponeva in bilancio nel 2010.

"Si tratta di quasi un miliardo – ha precisato Rossi – che ci manca in termini di occupazione di lavoro. Perchè le politiche di rigore non sono produttive, ma occorre spendere e farlo bene. In Italia dall'inizio della crisi abbiamo investito 1.000 miliardi in meno e se oggi riuscissimo ad investire l'1% del PIL potremmo dare lavoro a 100-150.000 persone. Invece l'Italia rischia il declino e siamo ultimi in Europa. E per quanto la Toscana vada meglio, visto che il nostro PIL dall'inizio della crisi è diminuito del 3,4% mentre quello nazionale è calato del 6,4%, le cose non si sbloccano. Così in Toscana abbiamo 80.000 disoccupati in più rispetto al 2008".

Tra le "ricette" indicate da Enrico Rossi ci sono il rilancio degli investimenti pubblici, l'assunzione di giovani (uno ogni tre pensionati per far rimanere la spesa invariata) nella Pubblica amministrazione e la lotta alla povertà.

"E' necessario – ha concluso il presidente – superare le politiche di corto respiro per guardare ai prossimi due-tre anni per imboccare più decisamente la strada per uscire dalla crisi".

Rossi agli studenti: “Smentiti su Peretola. Spero sia concluso in 3-4 anni”

FIRENZE – Dal destino che deve avere il risparmio, al giudizio sull'industria 4.0, dagli investimenti privati frenati dalle carenze infrastrutturali, al valore aggiunto rappresentato dall'export toscano, le domande che gli studenti della quarta classe dell'Istituto tecnico commerciale Duca d'Aosta hanno rivolto al presidente Enrico Rossi non sono state facili.

Come quella di Duccio, che ha chiesto a che punto siamo con il potenziamento dell'aeroporto di Peretola. "Non sarai mica pisano anche tu?", ha dapprima scherzato Rossi. Per poi affermare che i lavori dovevano terminare nel 2017. "Invece – ha aggiunto - siamo stati pesantemente smentiti. Mi auguro che nell'arco di 2 o 4 anni Peretola possa essere pronto per dare a Firenze e alla Toscana nuove opportunità di sviluppo".

E poi il presidente ha parlato della necessità di potenziare gli uffici del lavoro per mettere meglio in sintonia la domanda con l'offerta, della necessità di lottare contro l'illegalità che anche in Toscana colpisce il lavoro, dalle cave di marmo, al distretto cinese a Prato, al porto di Viareggio. Per lui le infrastrutture sono così necessarie che una parte del minore sviluppo dell'area costiera toscana è dovuto alla carenza infrastrutturale e prima di tutto al mancato completamento della Tirrenica. Annunciando per martedì prossimo a Roma un nuovo incontro dedicato alla questione acciaio a Piombino, Rossi ha concluso rispondendo alla domanda sull'industria 4.0.

"Si tratta – questa la sua opinione – di una rivoluzione della quale non si deve aver paura. Ma chi ha a cuore le sorti del lavoro deve interrogarsi su come affrontarla per far sì che questa organizzazione della produzione che guarda al futuro sia utile e non dannosa per l'uomo".

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Come quella di Duccio, che ha chiesto a che punto siamo con il potenziamento dell'aeroporto di Peretola.

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"Si tratta – questa la sua opinione – di una rivoluzione della quale non si deve aver paura. Ma chi ha a cuore le sorti del lavoro deve interrogarsi su come affrontarla per far sì che questa organizzazione della produzione che guarda al futuro sia utile e non dannosa per l'uomo".