Cinque anni dopo il rogo della Teresa Moda, irregolarità meno gravi

PRATO - C'è un dato che, se analizzato bene nel dettaglio, racconta più di altri i risultati raggiunti. Cinque anni dopo le irregolarità sono diminuite; ma soprattutto, anche se rimangono (e numericamente non possono essere sottovalutate), quelle irregolarità si sono fatte meno gravi.

Accade cinque anni dopo la tragedia della Teresa Moda, che il 1 dicembre 2013 – era una domenica – a Prato costò la vita a cinque uomini e due donne di origine cinese, operai che vivevano in loculi di cartone e cartongesso sopra le macchine da cucire e lì mangiavano, in cucine improvvisate. E' il segnale che qualcosa è cambiato: quattro anni dopo l'avvio di controlli straordinari nelle aziende per verificare la sicurezza nei luoghi di lavoro, resi possibili grazie al progetto speciale promosso dalla Regione Tsocana e con l'assunzione di settanta tecnici appositamente formati.

Occorre continuare il lavoro. Ma molte irregolarità, raccontano proprio i responsabili della Asl a cui sono affidate le ispezioni , sono oggi più lievi e più che altro di tipo amministrativo. I dormitori abusivi si sono fatti più rari. Gli impianti elettrici rilevano mancanze di minor entità rispetto a quanto accadeva in precedenza. Le notizie di reato stesse sono diminuite e sono aumentate anche le aziende pienamente in regola. Un cambiamento insomma si vede; e a Prato, dove la situazione nelle aziende a guida orientale era più grave, è stato ancora maggiore. In meglio.

Qualche numero. I dormitori abusivi si sono ridotti di un terzo, dall'11,7 al 7,6 per cento (e considerando anche quelli nelle abitazioni). A Prato sono passati dal 17,9 al 9,4 per cento, quasi dimezzati. Gli impianti elettrici non a norma sono diminuiti dal 18,1 al 5,4 per cento (dal 27,4 al 6,9 a Prato). Le notizie di reato, per le violazioni più gravi, sono scese dal 54,8 al 34,8 per cento (e nel pratese dal 69,4 al 43,8 per cento).

Cambiamenti. Anzi,  un doppio cambiamento: negli scenari e nell'atteggiamento degli imprenditori. E "CambiaMenti" (con un gioco grafico ad unire e dividere due parole) non a caso è il titolo scelto per l'iniziativa che si è svolta in palazzo comunale stamani a Prato, nel giorno dell'anniversario degli operai morti alla Teresa Moda. Un incontro pubblico, coordinato dal Comune e presieduto dal vicesindaco Simone Faggi, a cui hanno partecipato il presidente della Toscana Enrico Rossi, il console generale della Repubblica popolare cinese Wang Fuguo, il presidente della Camera di Commercio Luca Giusti, il procuratore capo presso il tribunale Giuseppe Nicolosi, il direttore del dipartimento prevenzione Asl Toscana Centro Renzo Berti, le categorie economiche e i cinesi.

Che Prato sia una realtà particolare lo dicono i numeri. Su 30 mila aziende di tutto il territorio, ben 9 mila sono a conduzione straniera (e molte di queste cinesi). Sono circa il 30 per cento di tutte le aziende attive, quando la media nazionale è il 10 per cento, tre volte di meno. Cinque anni fa tre aziende su quattro a conduzione straniera chiudevano e scomparivano nel nulla dopo mediamente diciotto mesi: prima di poter essere controllate. Oggi il 62 per cento ha una vita media di 22 mesi. C'è stato un miglioramento. "Forse troppo lento" annota il presidente della Camera di Commercio Luca Giusti. L'anno scorso c'è stato infatti un altro rogo, con due morti. Poi sottolineana l'importantissimo lavoro realizzato da Asl e Regione e ricorda come il contrasto all'illegalità sia sempre direttamente proporzionale a cultura e integrazione (che manca) e un vero cambiamento non si possa raggiungere solo attraverso un'azione repressiva. "Integrazione, cultura ma anche collaborazione - aggiunge il procuratore capo Giuseppe Nicolosi -, essenziali per riportare il tasso di illegalità a proporzioni fisiologiche".

L'obiettivo è consolidare i risultati raggiunti, provando ad andare anche oltre per contrastare (con la collaborazioni di altri pezzi dello Stato) anche l'evasione fiscale e contributiva, che le ispezioni per la sicurezza nei luoghi di lavoro in parte hanno comunque già contribuito a far emergere.

Zanieri della Uil, intervenuto a nome di tutti i sindacati, ricorda i troppi morti sul lavoro in Italia: più di 800 dall'inizio dell'anno, oltre il 4 per cento in più rispetto al 2017 nonostante che il lavoro sia di meno. "Prato è capace di integrare: non penso che la comunità cinese sia un problema" rimarca Vignolini a nome degli imprenditori. E integrare è importante perché le aziende cinesi e il loro indotto pesano per una quota rilevante sul Pil e l'economia locale.

Ad insistere su controlli e integrazione e a continuare a lavorare sprona pure il vicesindaco di Prato, Simone Faggi. "La vita non ha prezzo e la situazione mi sembra migliorata" conclude il console Wang Fuguo, che rigrazia Regione, Comune e Asl e sottolinea la grande importanza riconosciuta alla sicurezza nei luoghi di lavoro e al rispetto delle regole.

Con Lavoro Sicuro oltre 10.500 controlli in quattro anni
L'incendio alla Teresa Moda ha segnato uno spartiacque e nel gennaio successivo, nel 2014, prende avvio il progetto Lavoro Sicuro: Obiettivo dichiarato: evitare altre tragedie e contrastare quell'illegalità che non garantisce ai lavoratori i diritti più elementari, ma anche in qualche modo aggredire un'economia sommersa e un nero che l'Irpet nel 2013 stimava in un miliardo di euro l‘anno. Vengono assunti 74 tecnici. Vengono formati e a settembre del 2014 prende avvia la prima fase del progetto, per controllare in tre anni 7700 aziende censite in tutta l'area vasta, la metà a Prato. Alla fine i controlli saranno 8.257 controlli, su altrettante imprese a conduzione cinese: a Prato 4481, il resto a Firenze, Empoli e Pistoia.

La prima fase si è conclusa un anno fa a marzo, nel 2017. In meno di tre anni sono stati trovati 969 dormitori, 285 cucine abusive, 123 bombole a gas dove non dovevano stare, 1.496 impianti elettrici giudicati non sicuri, 1.612 macchinari non a norma, 1.713 carenze igieniche. Sono state sequestrate e chiuse 418 imprese. A Prato, nel primo mese di ispezioni le imprese in regola al primo controllo erano appena il 6,8 per cento. Nell'ultimo mese della fase 1, a marzo 2017, le imprese verificate e risultate in regola erano il 55,7 per cento. Nei tre anni il totale è stato alla fine pari al 29,3 per cento a Prato e al 40,1 per cento in tutta l'Asl Toscana Centro.

Prima le imprese multate e sequestrate spesso chiudevano. In tre anni di controlli, l'84 per cento (senza quasi alcuna differenza tra Prato e il resto dell'area metropolitana) ha invece adempiuto alle prescrizioni e pagato le sanzioni comminate: fino ad oggi sono stati incassati 14 milioni e 371 mila euro. Più di quanto speso per i tecnici.

E i controlli proseguono. Nel 2017 la giunta regionale ha infatti deciso di andare avanti, intanto fino al 2020, con l'obiettivo comunque di far diventare quel piano da straordinario strutturale. Sono stati predisposti nuovi parametri e criteri e già sono stati realizzate più di tremilaottocento ispezioni, oltre duemilatrecento solo a Prato. Ci saranno - ed è una novità – anche controlli di notte e nei giorni festivi, in quelle aziende che in modo sospetto nel resto della settimana spesso sono chiusi.


Consulta anche:
I numeri del Progetto Lavoro Sicuro - slides (.pdf)
L'opuscolo distribuito in occasione dell'incontro del 1 dicembre 2018 (.pdf) 

La pagina sul progetto Lavoro Sicuro sul sito della Regione Toscana 

 

Cinque anni dopo il rogo della Teresa Moda, una legge per il progetto “Lavoro Sicuro”

PRATO.  Una legge che trasformi il progetto speciale "Lavoro Sicuro" in una pratica strutturata ed ordinaria arriverà, prima della fine della legislatura. Rossi ribadisce l'impegno intervenendo all'incontro organizzato a Prato per ricordare la tragedia, cinque anni fa, del rogo della Teresa Moda in cui morirono sette operai cinesi e il lavoro di controlli (ma anche politiche di integrazione) portato avanti in questi anni.

"Una legge ci sarà – dice – e naturalmente non sarà legata solo a Prato ma avrà un respiro più generale: una legge per contrastare condizioni di lavoro disumano, sostenere l'occupazione regolare e combattere l'evasione fiscale". "Su questi ed altri temi  - spiega - avevamo chiesto al Governo un po' di autonomia regionale.  Abbiamo finora aspettato per questo e speriamo che ci venga presto data. Aiuterebbe. In ogni caso siamo intenzionati ad andare avanti ugualmente".

Rossi approfitta dell'occasione per ringraziare tutte coloro che hanno partecipato al progetto, partito nel 2014: i tecnici dell'Asl assunti e formati, le forze dell'ordine, la Procura, i Prefetti, il Comune, altri pezzi della pubblica amministrazione.  "MI sembra che abbiamo preso una strada per molti aspetti positivi e che ha dato risultati. Certo  - annota - non si può aggiustare tutto in poco tempo. I dati però ci dicono che i comportamenti cambiano". L'84 per cento delle aziende che hanno avuto prescrizioni, ricorda, dopo i controlli si sono messe in regola. "E su questa strada vogliamo andare avanti" aggiunge. Trasformando per l'appunto un progetto da straordinario in pratica ordinaria, non più affidata ad una speciale iniziativa o alla sensibilità di chi, in quel momento, guida un'amministrazione.

Rossi ricorda anche come quello di "Lavoro sicuro" sia diventato un modello, oltre anche i confini regionali, per tempestività, economicità ed efficacia di risposta. "In Toscana – dice – lo abbiamo riproposto, con successo, per i controlli nelle aziende e nelle cave del marmo sulle Apuane".

Poi la prospettiva di un'azione ancora più larga. "Ci piacerebbe molto  - si sofferma - che i controlli si estendessero all'evasione fiscale e ai rapporti di lavoro. Con l'Agenzia delle Entrate stiamo facendo studi e già adesso qualsiasi elemento importanti che emerga nel corso di una nostra ispezione viene messo a disposizione. Dopodiché noi possiamo arrivare fin qui e oltre può andare solo lo Stato. Ma Serve uno Stato che presidi il territorio, in modo concreto, affinché illegalità e lavoro nero emergano e si trasformino in impresa e occupazione regolare".

"L'immigrazione – conclude il presidente della Toscana  – è qualcosa di cui prendersi cura, ma che può dare una spinta alla Toscana come fu l'immigrazione interna negli anni Sessanta: se riusciamo però a farla diventare davvero integrazione". 

Firenze eletta vicepresidente di Eurocities

Firenze eletta vicepresidente di Eurocities

Firenze è stata eletta ‘vicepresidente di Eurocities’, l’elezione è avvenuta venerdì ad Edimburgo, dove il sindaco Nardella ha partecipato al meeting annuale ‘Cities4Europe, Europe for citizens’ di Eurocities.

Quello di Eurocities è un network che riunisce le 140 principali città europee (tra cui Berlino, Vienna, Milano, Parigi, Londra, Versavia, Barcellona e 45 città partners, per un totale di 39 paesi e 130 milioni di cittadini) per affrontare in modo condiviso le sfide strategiche a livello locale, di cui Firenze era già città membro del direttivo. La presidenza è andata, invece, alla città di Stoccolma, guidata dalla sindaca Anna Konig Jerlmyr.

EurocitiesIl sindaco Dario Nardella, accompagnato dall’assessore al bilancio Lorenzo Perra e dal consigliere comunale delegato per le politiche giovanili Cosimo Guccione, ieri ha partecipato al dibattito sul tema ‘Implementation and strengthening the EU urban agenda’ ed oggi alla sessione politica ‘Building our future together’.

La ‘Urban Agenda’ di Eurocities è una pietra miliare per l’Europa e per le città. Riconosce l’importanza delle città europee permettendo loro di sedersi al tavolo delle decisioni di Bruxelles.

Per questo gli obiettivi del manifesto sono molteplici tra cui la collaborazione tra tutti i livelli di governo per avere maggiore incisività, condividendo responsabilità e azioni da intraprendere; portare le istanze delle città nella prossima commissione europea, rafforzare il rapporto con l’Eu, trovando soluzioni per i problemi delle città, per poter avvicinare l’Europa ai cittadini e proteggere le nostre democrazie partendo dal coinvolgimento diretto dei cittadini.

Durante l’iniziativa il sindaco Nardella ha incontrato Lord Provost Frank Ross sindaco di Edimburgo, città gemellata con Firenze.

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Accordi per potenziamento del porto di Piombino

Accordi per potenziamento del porto di Piombino

Livorno, favorire il potenziamento del porto di Piombino con il sostegno a nuovi insediamenti capaci di creare lavoro e sviluppo.

È questo in sintesi il contenuto che accomuna i due protocolli d’intesa per il porto di Piombino, sottoscritti oggi a Livorno da Regione Toscana, Autorità portuale e Comune e, rispettivamente Nuovo Pignone-BHGE e Piombino Industrie Marittime S.r.l.
Grazie alla realizzazione di un cantiere di assemblaggio e collaudo della multinazionale e di un centro di demolizione navi della Pim potranno arrivare investimenti stimati in circa 54 milioni complessivi.
Lo spirito dei due protocolli e dunque di coordinare istituzioni e imprese facilitando, nel rispetto delle normative, il loro insediamento.

L’accordo con Nuovo Pignone
Creare le condizioni perché possa essere realizzato nel porto di Piombino un cantiere destinato all’assemblaggio e a collaudo dei grandi moduli industriali per la compressione del gas o la produzione di energia elettrica da parte di Nuovo Pignone.
E’ rivolto a questo obiettivo il protocollo sottoscritto oggi a Firenze da istituzioni (Regione, Comune e autorità portuale) e Nuovo Pignone, azienda del gruppo Baker Hughes a GE company (BHGE).
Nuovo Pignone BHGE ha manifestato il proprio interesse a realizzare questo insediamento grazie alle caratteristiche assunte, negli ultimi anni, dalla Darsena Nord del porto di Piombino: possibilità di accesso diretto alla banchina portuale, pescaggio a 20 metri di profondità, disponibilità di nuovi piazzali in corso di consolidamento con superficie fino a 200.000 mq.
Il documento sottoscritto ha il compito di favorire un coordinamento tra istituzioni e azienda al fine di far maturare le condizioni finali per l’insediamento industriale-logistico di Nuovo Pignone BHGE, con la definizione del progetto prevista entro i prossimi 7 mesi, ovvero in linea con il completamento delle aree nella Darsena Nord previsto per metà 2019. Il dimensionamento degli investimenti, che sarà valutato nell’ambito delle attività dell’accordo, si stima possa essere complessivamente nell’ordine di 40 milioni di euro. L’area dovrà essere dotata delle infrastrutture di servizio pubblico ad uso industriale, come l’energia elettrica ad alta e media tensione, la distribuzione del gas, l’acqua industriale. Le ricadute occupazionali dipenderanno dalle commesse orientabili su Piombino.

L’accordo con Pim
Mettere in atto tutte le azioni necessarie al fine di realizzare un centro portuale per lo smantellamento delle navi secondo i principi eco-compatibili del riciclo stabiliti dalle normative comunitarie. È questo l’obiettivo di fondo del protocollo d’intesa firmato oggi da Regione, Comune, Autorità portuale e Piombino Industrie Marittime S.r.l. Pim, società controllata dal gruppo Neri, leader nei servizi marittimi, è un’azienda specializzata nello Ship Recycling, ovvero la demolizione navale eco-compatibile. La prospettiva è di far diventare Piombino l’unico centro del mediterraneo a svolgere questa funzione. Una prospettiva con forti ricadute economiche e occupazionali: per realizzare l’investimento stimato in 14 milioni di euro verranno attivati circa 200 posti di lavoro, tra operai navalmeccanici, ingegneri, tecnici ed impiegati. L’impianto di demolizione e costruzione navale sarà realizzato presso la Darsena Nord, dove l’Autorità portuale ha consegnato a Pim due anni fa un primo lotto di 77.415mq a terra e uno specchio d’acqua antistante di 11.125 mq. Un secondo lotto è previsto sia consegnato a Pim entro la fine del 2018. L’assetto di cantiere dovrebbe essere completato entro la fine del 2019.
Il protocollo sottoscritto oggi dovrà favorire uil coordinamento delle parti per l’attivazione del cantiere navale di demolizioni, costruzioni e logistica, a facilitare azioni, procedure, semplificazioni amministrative nel rispetto della normativa vigente, a coordinare e la definizione di accordi integrativi con soggetti terzi deputati alla realizzazione e gestione di infrastrutture di servizio pubblico.

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Firmati accordi con Nuovo Pignone e Pim per potenziare il porto di Piombino

FIRENZE – Favorire il potenziamento del porto di Piombino con il sostegno a nuovi insediamenti capaci di creare lavoro e sviluppo: è questo in sintesi il contenuto che accomuna i due protocolli d'intesa sottoscritti oggi a Livorno da Regione Toscana, Autorità portuale e Comune e, rispettivamente Nuovo Pignone-BHGE e Piombino Industrie Marittime S.r.l. Grazie alla realizzazione di un cantiere di assemblaggio e collaudo della multinazionale e di un centro di demolizione navi della Pim potranno arrivare investimenti stimati in circa 54 milioni complessivi. Lo spirito dei due protocolli e dunque di coordinare istituzioni e imprese facilitando, nel rispetto delle normative, il loro insediamento. 

L'accordo con Nuovo Pignone
Creare le condizioni perché possa essere realizzato nel porto di Piombino un cantiere destinato all'assemblaggio e a collaudo dei grandi moduli industriali per la compressione del gas o la produzione di energia elettrica da parte di Nuovo Pignone. E' rivolto a questo obiettivo il protocollo sottoscritto oggi a Piombino da istituzioni (Regione, Comune e autorità portuale) e Nuovo Pignone – società del gruppo Baker Hughes e GE Company (BHGE). La posta è altissima: la definizione del piano di investimenti è parte delle attività da realizzarsi nell'ambito dell'accordo, ma si stima che l'investimento complessivo possa essere nell'ordine di 40 milioni di euro. Nuovo Pignone BHGE ha manifestato il proprio interesse a realizzare questo insediamento grazie alle caratteristiche assunte, negli ultimi anni, dalla Darsena Nord del porto di Piombino: possibilità di accesso diretto alla banchina portuale, pescaggio a 20 metri di profondità, disponibilità di nuovi piazzali in corso di consolidamento con superficie fino a 200.000 mq.

Il documento sottoscritto ha il compito di favorire un coordinamento tra istituzioni e azienda al fine di far maturare le condizioni per una proposta finale di insediamento industriale-logistico di Nuovo Pignone BHGE. Il gruppo interessato è leader a livello mondiale nel settore delle tecnologie per l'Oil & Gas; gestisce 24 segmenti e linee di prodotto, impiega circa 64.000 dipendenti nel mondo (di cui oltre 5.000 in Italia e circa 4.500 in Toscana) e svolge attività in più di 120 Paesi.

L'accordo con Pim
Mettere in atto tutte le azioni necessarie al fine di realizzare un  centro portuale per lo smantellamento delle navi secondo i principi eco-compatibili del riciclo stabiliti dalle normative comunitarie. E' questo l'obiettivo di fondo del protocollo d'intesa firmato oggi da Regione, Comune, Autorità portuale e Piombino Industrie Marittime S.r.l. Pim, società controllara dal gruppo Neri, leader nei servizi marittimi, è un'azienda specializzata nello Ship Recycling, ovvero la demolizione navale eco-compatibile. La prospettiva è di far diventare Piombino l'unico centro del mediterraneo a svolgere questa funzione. Una prospettiva con forti ricadute economiche e occupazionali: per realizzare l'investimento stimato in 14 milioni di euro verranno attivati circa 200 posti di lavoro, tra operai navalmeccanici, ingegneri, tecnici ed impiegati. L'impianto di demolizione e costruzione navale sarà realizzato presso la Darsena Nord, dove l'Autorità portuale ha consegnato a Pim due anni fa un primo lotto di 77.415mq a terra e uno specchio d'acqua antistante di 11.125 mq. Un secondo lotto è previsto sia consegnato a Pim entro la fine del 2018. L'assetto di cantiere dovrebbe essere completato entro la fine del 2019.

Il protocollo sottoscritto oggi dovrà favorire uil coordinamento delle parti per l'attivazione del cantiere navale di demolizioni, costruzioni e logistica, a  facilitare azioni, procedure, semplificazioni amministrative nel rispetto della normativa vigente, a coordinare e la definizione di accordi integrativi con soggetti terzi deputati alla realizzazione e gestione di infrastrutture di servizio pubblico.