Brexit e i tour europei dei musicisti britannici

Brexit e i tour europei dei musicisti britannici

Tra le conseguenze meno discusse di Brexit c’è anche quella di limitare gli spostamenti degli artisti britannici e complicare la gestione dei tour europei.

Con l’entrata in vigore dei protocolli Brexit, i tour europei previsti dagli artisti britannici subiranno delle modifiche. Dal primo gennaio 2021 anche gli artisti provenienti dal Regno Unito avranno bisogno di richiedere il visto in ogni paese in cui desiderano esibirsi e, nel caso di tour europei che prevedono date a distanza ravvicinata in decine di nazioni diverse, la situazione diventa molto complicata.

Gli accordi sulla Brexit su cui il Governo britannico e l’Unione Europea hanno lavorato per quattro anni non prevedono una normativa specifica per gli artisti inglesi che devono esibirsi all’estero. Il Regno Unito è uno dei primi paesi a livello di esportazione di spettacoli musicali, un settore con ricadute economiche sul PIL inglese che si sono avvicinate ai sei miliardi di sterline nel 2019. Dal 2020 però lo scenario è cambiato drasticamente, prima a causa delle restrizioni dovute alla pandemia e poi del vuoto normativo sulla questione dei tour.

Al momento per gli artisti britannici non esiste un permesso speciale che consenta di fare i tour dopo Brexit. La normativa attuale prevede che ogni artista richieda e ottenga un visto lavorativo da ogni singolo Paese dei 27 appartenenti all’Unione Europea nel quale intende esibirsi con le scadenze previste dal tour, solitamente date distanti pochi giorni e in città diverse che prevedono l’attraversamento dei confini da parte di artisti ed entourage. Chiaramente, oltre alle difficoltà organizzative, la nuova situazione presenta dei costi che potrebbero scoraggiare gli artisti minori e conseguentemente limitare la crescita del settore musicale britannico nei paesi dell’Unione Europea, che rappresenta uno dei mercati principali.

Non sono mancate le proteste degli addetti ai lavori verso il Governo britannico. Artisti come Sting, Elton John e Thom Yorke hanno condannato i dirigenti politici britannici di non aver inserito negli accordi ratificati un lasciapassare europeo per gli artisti in tour. La risposta è stata un reciproco scambio di accuse tra il Governo britannico e L’Unione Europea che hanno attribuito le responsabilità del mancato accordo alla controparte. In seguito alle proteste e alla realizzazione dello scenario poco incoraggiante che si prospetta nel prossimo futuro, le due parti hanno aperto alla possibilità di introdurre delle facilitazioni nell’ottenimento dei permessi necessari ma hanno escluso l’introduzione di un lasciapassare.

L’attuale situazione e le restrizioni impediscono la realizzazione dei concerti, anche quelli per cui erano già stati venduti i biglietti e che continuano a essere rimandati. I grandi festival estivi, che solitamente accolgono grandi numeri di artisti minori provenienti da vari paesi, hanno già iniziato ad annullare anche le date previste per il 2021. Resta del tempo per trovare una soluzione ma attualmente non sembra esserci un punto di contatto. Date anche le numerose complicazioni post brexit che si stanno verificando anche in altri settori, il tema rischia di essere trascurato dal Governo britannico. Sicuramente questa situazione influirà anche sullo svolgimento dei concerti sospesi prima dell’entrata in vigore di Brexit e che si sarebbero dovuti svolgere in tutta Europa.

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