Sanità: Regione, project ospedali trasparente e innovativo

Sanità: Regione, project ospedali trasparente e innovativo

L’operazione di finanziamento e gestione dei quattro nuovi ospedali di Massa, Lucca, Pistoia e Prato in project financing è stata stipulata sulla base della legge 109/1994 che non poneva alcun limite alla contribuzione pubblica.

Lo precisa, in una nota, la Regione Toscana toscana in risposta a quanto espresso dalla Corte dei conti in merito all’operazione, secondo la quale non si configurerebbe come un vero project financing, in quanto la percentuale di contributo privato che ha finanziato la realizzazione dei nuovi nosocomi
sarebbe inferiore al 50%. Sulle tesi della Corte dei conti, in risposta alle domande dei cronisti, è intervenuto oggi anche il governatore toscano Enrico Rossi esprimendo disappunto per il rilievo. La Corte dei Conti, si legge ancora, somma al costo sostenuto dal pubblico per la costruzione dei quattro ospedali
(pari a 359,16 milioni) il valore dei servizi acquisiti dal concessionario (quali mensa degenti e personale, lavaggio e noleggio, manutenzioni, pulizie, gestione del verde etc.) per tutta la durata della concessione.

Ciò sembrerebbe voler identificare in tale componente una sorta di costo aggiuntivo dell’operazione di project. La Regione precisa che è una caratteristica del project financing proprio l’affidamento al
privato, oltre che della costruzione dell’opera, quella di alcuni servizi in fase di gestione, che, in assenza del project, si sarebbero comunque dovuti acquisire dal mercato. L’Autorità vigilanza contratti pubblici (ora Anac) ha esaminato tutta la procedura deliberandone la correttezza nell’anno 2012 e i
quattro ospedali, entrati in funzione in tempi sostanzialmente in linea con quanto programmato, costituiscono una delle principali innovazioni del sistema sanitario regionale degli ultimi anni che consentono e consentiranno di offrire cure moderne e di qualità ai cittadini della Toscana. La procedura di project financing in esame costituisce, infine, il primo caso in Italia, e probabilmente uno dei pochi in Europa, che ha “messo insieme” in un’unica procedura la realizzazione e la gestione di più presidi ospedalieri di differenti aziende con vantaggi economici.

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Incendi: in Toscana in un mese e mezzo 164 roghi

Incendi:  in Toscana in  un mese e mezzo 164 roghi

Solo a giugno in Toscana ci sono stati 101 incendi boschivi, e al 20 luglio il dato era di 164 incendi con 650 ettari bruciati e una superficie media ad evento di quasi 4 ettari.

È quanto riferito in Consiglio regionale dal presidente della Regione Enrico Rossi in una comunicazione all’Aula sulla situazione degli incendi. Nel complesso, è stato ricordato, dal 1 gennaio al 30 giugno 2017 in Toscana si sono
verificati 303 incendi boschivi che hanno percorso 350 ettari di superficie, contro una media quinquennale di 115 episodi con 130 ettari andati a fuoco ogni anno.

Il governatore ha evidenziato che dal mese di giugno le particolari
condizioni climatiche dovute alla scarsità di piogge hanno determinato condizioni favorevoli al propagarsi di incendi.”Complessivamente – ha ricordato il presidente – abbiamo perso 2500 ettari di bosco”. Tra gli incendi più rilevanti
verificatisi a luglio, quello in località Poggio Staffo nel comune di Castiglione della Pescaia in provincia di Grosseto; quello in zona Asca Alta a Piancastagnaio nel senese; quello a Tobbiana nel comune di Montale (Pistoia); l’evento nella frazione di Mazzolla, a Volterra, e quello in località Le Macine
nel pratese. Grave la situazione della costa grossetana da Castiglione della Pescaia a Marina di Grosseto dove numerosi incendi hanno minacciato la popolazione anche con danneggiamenti a veicoli in sosta.

Operativamente in Toscana i compiti di lotta attiva che erano attribuiti al Corpo forestale sono stati sostituiti con un maggior impegno della Regione e degli enti competenti e con il potenziamento del supporto dei vigili del
fuoco. “Si possono mettere in campo – ha detto Rossi – 400 operai forestali, 600 mezzi operativi, 4200 volontari”. Sul fronte delle risorse: con i vigili del fuoco è attivo un accordo per 350 mila euro, con i carabinieri forestali è attiva una convenzione di 200 mila euro, e per il volontariato antincendi boschivi sono previste risorse per un un milione di euro. “Entro settembre – ha concluso il presidente – presenteremo al Consiglio un’ipotesi di lavoro e di revisione della legge sulla forestazione”.

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Mafie: in Toscana mercati illeciti e capitali ripuliti

Mafie: in Toscana mercati illeciti e capitali ripuliti

🔈Il rapporto della Scuola Normale di Pisa sulle mafie in Toscana, primo di tre studi concordati dalla Regione con l’ateneo fino al 2018, è stato approvato ieri dalla giunta regionale. L’ha curato la professoressa Donatella Della Porta, con la collaborazione di Andrea Pirro, Salvatore Sberna e Alberto Vannucci.

“La Toscana non è terra di mafia, ma la mafia c’è”. Lo diceva lo scomparso giudice Caponnetto e la ricerca realizzata dalla Normale di Pisa lo conferma. Già dopo i primi mesi di studio si rafforza infatti la consapevolezza che non esistono regioni sul territorio nazionale immuni dalle mafie e dai fenomeni corruttivi. E la Toscana non fa eccezione. La situazione di fatto supera la fotografia scattata da giudici, perché ci sono reati che talvolta non sono qualificati giuridicamente con una matrice mafiosa ma nella sostanza lo sono, ricondotti a gruppi autonomi o singoli individui, ugualmente pericolosi da un punta di vista sociale e che dimostrano l’elevata vulnerabilità di alcuni territori. Pochi e sporadici casi insomma da articolo 416 bis, ma ben più numerose attività criminali a sostegno di associazioni di stampo mafioso.

L’indagine è innovativa e sperimentale nella metodologia e nel focus, ma anche nel processo che lo guida, partecipativo. La ricerca ha visto infatti il coinvolgimento delle principali istituzioni impegnate in Toscana nell’attività di prevenzione e contrasto fenomeni criminali esaminati. I risultati e punti salienti sono stati messi in evidenza oggi, nel corso di una conferenza stampa, dal presidente della Toscana Enrico Rossi assieme all’assessore alla presidenza e legalità Vittorio Bugli.

Mercati illeciti e capitali ‘ripuliti’
Gli interessi dei clan criminali sono duplici: far affari ma anche reinvestire il frutto di attività consumate altrove. Da un lato ci sono così i mercati illeciti, fin troppo fiorenti e vasti anche in Toscana da non attirare gli appetiti di gruppi criminali ben organizzati come le mafie storiche italiane o le mafie straniere, e dall’altro ci sono i capitali illeciti, che inquinano l’economia della Toscana.

Ecco così che il porto di Livorno si evidenzia come hub di ingresso per i traffici in larga scala di droghe e stupefacenti. Quello toscano è tra i mercati più fiorenti tra le regioni italiane, in mano non ad una ma più organizzazioni; ma la Toscana e il porto di Livorno sarebbero uno snodo centrale soprattutto nel traffico internazionale di stupefacenti in ingresso in Europa, in particolare quello di cocaina, diretto da organizzazioni in gran parte riconducibili all”ndrangheta calabrese.

Ecco la connessione, forte, tra gioco d’azzardo e usura, riconducibile al clan dei ‘casalesi’ e alla malavita casertana, mentre pochi (a Prato nella comunità cinese, in Versilia, Lucchesia e Valdarno) si dimostrano i casi di pizzo e estorsione. Ecco lo sfruttamento della prostituzione, legato a fenomeni di tratta e riduzione della schiavitù, con un ruolo prevalente di gruppi stranieri rispetto a quelli italiani. Ecco il caporalato e lavoro irregolare, con la Maremma e il Senese più esposti di altri territori, e ultimo ma non certo meno grave il traffico di rifiuti. La Toscana, secondo le statistiche raccolte e rielaborate ogni anno da Legambiente, si posiziona infatti tra le prime regioni in Italia per fenomeni di criminalità ambientale, anche se va detto che, come accade per molti indici che partono dalla misura di denunce e azioni penali, le regioni più virtuose sul fronte dei controlli sono anche quelle che rischiano di più il possibile paradosso di presentare un numero più elevato di violazioni.

Pochi gli omicidi di matrice mafiosa, in particolare concentrati nei primi anni Novanta. Tra gli ultimi ce n’è uno a Tirrenia, nel 2015, legato a traffici di stupefacenti.

C’è poi la criminalità che non solo approfitta dei mercati illeciti, ma viene anche a sciacquare e ripulire in Toscana i capitali frutto di attività consumate altrove. La ricerca offre al riguardo una prima ricognizione. Gli investimenti, ingenti e diversificati, riguardano turismo, commercio e settore immobiliare, ancora il principale canale di investimento e riciclaggio della mafie storiche. C’è poi un’imprenditorialità mafiosa e criminale che riguarda lo smaltimento dei rifiuti, il tessile, le confezioni e l’edilizia, senza escludere a priori possibili forme di complicità e collusione con l’amministrazione pubblica.

Beni confiscati
La ricerca mostra anche una mappatura dei beni sotto sequestro o confiscati ad associazioni criminali. Sono 392, quarantaquattro legate ad aziende e il resto particelle di immobili. Sono ospitati in 49 comuni, il 17 per cento di tutti quelli che ci sono in Toscana. Il loro numero è in crescita, come il valore. Le aziende si concentrano a Prato e provincia (38%), Lucca (26%), Livorno (12%) e Firenze (9%). La provincia con più immobili confiscati è Arezzo, seguita da Livorno, Lucca (con il più alto numero di unità a destinazione commerciale e industriale) e Pistoia. Certo, indicano gli studiosi, la possibile espansione dello strumento della confisca strumenti ad altre forme di reato impone la ricerca di soluzioni per superare le criticità legate ai tempi di assegnazione. Pochi sono infatti i beni per cui è stata decisa l’assegnazione definitiva. La tenuta di Suvignano, in provincia di Siena, è un caso emblematico. L’anno scorso è stata firmata un’intesa per la sua gestione con un progetto pilota di agricoltura sociale ma ancora manca l’ultimo passo.

Corruzione
La vulnerabilità di certi territori e mercati, come quello degli appalti pubblici, interessa anche le istituzioni. La ricerca passa così in rassegna alla fine anche il fenomeno della corruzione, incrociando i dati dei tribunali con quelli delle notizie apparse sui media. Si parte dalla Toscana, per poi successivamente allargare il raggio a tutta l’Italia. Gli enti locali, emerge chiaramente, sono il livello che resta più vulnerabile.

I numeri dell’idagine sulle mafie in Toscana raccontano una netta linea di tendenza verso la crescita dei reati contro la Pa e in particolare dei reati di corruzione ad Arezzo (dove sono più che triplicati, passati da 36 a 113), a Firenze, Lucca e Prato; sono stabili invece a Livorno, Pisa e Siena. Almeno 21 processi per corruzione, sei per concussione e 39 per peculato sono stati avviati nei tribunali toscani tra il 2014 e 2015. Spiccano, dopo la provincia aretina, i ben 13 processi per corruzione avviati a Firenze, i 12 per peculato a Grosseto, i 13 sempre per peculato a Pistoia.

La ricerca non ha solo lo scopo di scattare una fotografia. La mappatura aiuterà a comprendere quali settori della pubblica amministrazione e quali funzioni e procedure siano più vulnerabili. Irpet e l’Osservatorio regionale sugli appalti, che collaborano, hanno elaborato dei primi indicatori di anomalia a partire da un’analisi di tutti i contratti banditi dalle amministrazioni pubbliche che operano in Toscana. Questi indicatori di rischio saranno messi a disposizione sia delle amministrazioni – per aiutarle nell’elaborazione dei piani anticorruzione previsti dalla normativa nazionale – sia di tutta la società civile, che così potrà vigilare sui comportamenti delle istituzioni pubbliche.

Gimmy Tranquillo ha intervistato il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi:

Relazione mafie 2016 sintesi

Relazione mafie 2016 completo

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Siccità: da Rossi richiesta al Governo, 1 Mld per rinnovare le tubazioni

Siccità: da Rossi richiesta al Governo, 1 Mld per rinnovare le tubazioni

Per fare fronte alla siccità, lo Stato metta un miliardo di euro l’anno per favorire gli investimenti volti al rinnovo delle tubazioni idriche contro la dispersione di acqua. E’ la proposta del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, intervenendo oggi a Omnibus su La7.

“I miei tecnici mi dicono che se volessimo ricostruire, nell’arco di 100 anni, le tubazioni che abbiamo oggi – ha spiegato -, ogni anno dovremmo fare lavori per almeno l’1% del valore del patrimonio di tubi. In Toscana, ad esempio, che ha un patrimonio di 13 miliardi di tubazioni dovremmo investire 130 milioni. La Toscana, che investe abbastanza, per questo mette 70 milioni”.

Secondo Rossi, “se si mettesse un miliardo a livello nazionale e si ridistribuisse in base alla popolazione, questo sarebbe sufficiente per garantire un livello di investimenti di rinnovo delle tubazioni che in 100 anni vedrebbe il completo rinnovamento e la graduale riduzione delle perdite”.

Per il governatore toscano, “non si può caricare tutto sulla bolletta che è già abbastanza carica. Ci vorrebbe una legge che, ad esempio, dica che ogni società idrica deve investire almeno l”1% del patrimonio di tubazioni che ha in gestione. Se questo 1% lo mette la società ricavandolo dalle bollette, l’altro 50% potrebbe essere messo da questo piano annuale dello Stato che poi monitora anche l’attuazione”.

Inoltre, ha detto ancora, “occorre spingere per creare delle Autorità idriche, come ha già fatto la Toscana, che sono importanti” e poi “un piano degli investimenti nazionale”.

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Chianti: Céline apre a Radda e assume 30 pellettieri

Chianti: Céline apre a Radda e assume 30 pellettieri

Il marchio francese leader nel settore della pelletteria con oltre centoventi negozi nel mondo (di cui quattro in Italia, uno anche a Firenze), raddoppia la presenza in Toscana e trova la sua seconda casa a Radda in Chianti, in provincia di Siena, con un accordo di collaborazione di cinque anni con la Regione che interesserà le future opportunità di sviluppo, la formazione e progetti di ricerca e innovazione sui temi dell’industria 4.0.

Il protocollo è stata firmato a Radda in Chianti, con il comitato direttivo dell’azienda presente al completo. La produzione nell’atelier è è partita già da un mese, con una trentina di assunti, per lo più giovani e giovanissimi, che hanno seguito un corso di formazione intensivo di sei settimane e già con un paio di modelli in confezione.

“E’ uno dei risultati conseguiti grazie anche all’azione della Regione, che dal 2010 si è dotata di una struttura interna (Invest in Tuscany ndr) per attrarre investimenti dall’estero, aiutare imprenditori che sul territorio vogliono investire o che vogliono espandere aziende già presenti” commenta il presidente della Toscana Enrico Rossi.

A Roma per altri impegni, Rossi non ha potuto partecipare all’iniziativa: al suo posto c’era l’assessore alle attività produttive, Stefano Ciuoffo. “Oggi tutti producono e tutti fanno – commenta – La sfida è aggiungere qualcosa in più, far sì che il prodotto racconti qualcos’altro, legarlo ad un territorio, farlo con l’eccellenza di chi crede nella qualità ed è la strada appunto scelta dai francesi che hanno deciso di affidarsi, con il loro design, alle mani esperte e sapienti degli artigiani della nostra regione”.

“Rimanere e rafforzarsi in Toscana – aggiunge Rossi – rappresenta il riconoscimento di elementi distinti vi del territorio come la qualità della vita o il paesaggio ma anche della vivacità competitiva locale, dalla concia alla qualità artigianale, fino all’integrazione con gli accessori”. E poi c’è la Regione, che oltre che semplificare il percorso di insediamento della nuova attività è pronta ad intervenire con i propri percorsi di formazione, ricorda l’assessore, e misure dedicate ai processi di innovazione, prima fra tutte l’industria 4.0, finanziate con risorse europee.

Quella di Radda in Chianti è la seconda casa in Toscana del marchio francese satellite del gruppo Lvmh. Céline conta infatti già da diversi anni una manifattura a Strada in Chianti, frazione nel comune di Greve in provincia di Firenze: laboratorio di alta artigianalità. All’interno lavorano in circa 250, dalla ricerca e sviluppo all’elaborazione dei modelli, la messa a punto dei prototipi, la gestione della produzione, il controllo qualità e spedizione ai negozi; con l’indotto e la filiera indiretta si arriva a 800 addetti impegnati.

“Questo importante sviluppo della nostra attività manifatturiera rientra in una fase positiva dell’evoluzione del marchio Céline”, commenta la presidente Séverine Merle. “Abbiamo scelto la Toscana proprio per il suo know how, l’altissimo livello di artigianalità e la professionalità delle persone che possiamo assumere qui”.

Il sito temporaneo è già in produzione dal 26 giugno scorso, dopo la bonifica e ristrutturazione avviata all’inizio dell’anno, e si estende per 4400 metri quadri, di cui duemila produttivi. Ospitava la Laca, azienda dicucine componibili. Ancora più grande sarà lo stabilimento definitivo: 5.200 metri quadri, di cui quattromila produttivi.

Presso l’atelier, dedicato alla produzione di borse ed accessori in pelle, lavoreranno entro la fine dell’anno prossimo novanta pellettieri. I primi trenta sono già all’opera. Lo spiega durante la firma Pierre Yves Foucher, amministratore delegato di Céline Production, società controllata con cui il marchio è presente in Italia.

 

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