L’Università Bogazici di Istanbul protesta contro Erdogan

L’Università Bogazici di Istanbul protesta contro Erdogan

Da settimane gli studenti e il corpo docente dell’Università Bogazici di Istanbul protestano contro la nomina del nuovo rettore voluta dal Primo Ministro Erdogan.

L’Università Bogazici è uno degli atenei d’eccellenza di Istanbul e di tutta la Turchia. Da settimane nel campus dell’università sono in corso proteste contro la nomina del nuovo rettore Melih Bulu, un imprenditore turco vicino al Presidente Erdogan, che gli ha assegnato l’incarico omettendo dal processo decisionale il comitato universitario, che tradizionalmente si occupa della nomina.

Ogni giorno il personale universitario e gli studenti siedono in silenzio nel cortile dell’università con le spalle rivolte all’ufficio del rettore. Il gesto del presidente Erdogan non ha ricadute esclusivamente sulla vita universitaria, dove il rettore controlla molte delle attività dell’ateneo, ma anche sulla politica del Paese, infatti sembra che Erdogan voglia prendere il controllo sull’ennesima istituzione turca.

L’Università Bogazici è una delle eccellenze nazionali ed è famosa per i suoi corsi di materie umanistiche e il suo approccio liberale di influenza occidentale. Anche per questo è stata a lungo uno degli obiettivi di Erdogan e dei suoi sostenitori, tendenzialmente conservativi religiosi.

La nomina di Melih Bulu appare come l’ultimo tentativo, in ordine temporale, da parte di Erdogan di accentrare il potere dopo il tentato colpo di stato del 2016. Dopo aver dichiarato lo Stato d’Emergenza, il Presidente ha preso il controllo di molti degli organi di potere turchi, infliggendo pene e ripercussioni contro i suoi oppositori, incluse persone che non avevano legami con il colpo di stato come giornalisti, politici e attivisti per i diritti umani.

Già prima del colpo di stato Erdogan aveva preso di mira l’ambiente universitario. All’inizio del 2016 aveva estromesso dai loro incarichi migliaia di accademici che avevano firmato una petizione per cessare il conflitto con i militanti Curdi. Più avanti, con un decreto presidenziale, si era attribuito il potere di nomina dei rettori universitari.
La Bogazici non è stata tra le università maggiormente colpite dalla purga di Erdogan nel 2016 ma gli studenti e il personale sapevano che sarebbe stata solo questione di tempo prima che diventassero un obiettivo. Il Presidente ha annunciato la nomina di Bulu l’1 gennaio e nel giro di pochi giorni sono iniziate le proteste. Gli scontri con la polizia hanno portato alla chiusura di alcune aree del campus e all’arresto di almeno 30 studenti dopo la loro identificazione e delle retate nelle loro abitazioni.

Per protestare in modo pacifico gli studenti hanno optato per comunicare il loro messaggio attraverso installazioni artistiche ed esibizioni. Tuttavia, in seguito alla denuncia da parte di alcuni membri del Governo di opere a tema LGBTQ, alla confisca delle loro bandiere e all’arresto di 4 studenti, le tensioni si sono ravvivate.

Gli studenti della Bogazici hanno dichiarato che continueranno a manifestare fino a che l’incarico a Melih Bulu non verrà ritirato o lui si dimetterà. In tutto questo, Bulu ha inizialmente provato a interagire con gli studenti, incontrandoli nel campus, ma con l’intensificarsi della protesta ha declinato ogni intervista e aumentato le misure di sicurezza attorno al suo ufficio.

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A 30 ore dall’inizio dell’operazione militare “Fonte di pace” (Barış Pınarı), nel nord-est siriano, abbiamo intervistato la ricercatrice del Sant’Anna di Pisa, Sevgi Dogan

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