Dall’eugenetica allo sterminio nazista

Dall’eugenetica allo sterminio nazista, apre oggi alle 16 la mostra “Perché non accada mai più RICORDIAMO” .Fino al 1 marzo al Palagio di Parte Guelfa l’esposizione promossa da Anffas in collaborazione con l’assessorato al welfare  ed è ospitata al Palagio di Parte Guelfa. La mostra , sulla scia della ricorrenza della Giornata della Memoria, accende i riflettori su un aspetto meno noto ma non per questo meno terribile dello sterminio nazista, ovvero il programma di uccisione dei disabili e dei malati mentali.File:Palagio di parte guelfa 21.JPGPartendo dal darwinismo sociale di Galton e dall’eugenetica, la mostra si sofferma sulle politiche di sterilizzazione coatta emesse in Germania dal 1933 e sull’operazione Lebensborn, con l’istituzione del ministero per la Propaganda e l’educazione del popolo, sotto la gestione diretta di Goebbels, che controllava ogni forma di comunicazione e spettacolo. Furono così prodotti cortometraggi, manifesti, opuscoli che evidenziavano il costo del mantenimento di soggetti bollati come non produttivi. Nel 1938 vicino a Lipsia nacque un bambino disabile che innescò un dibattito sull’opportunità della sopravvivenza di persone nate con malformazioni. Nel 1939 prese avvio il programma di eutanasia infantile: l’eliminazione sistematica di vite giudicate “indegne” di essere vissute. Nello stesso anno si promosse il programma Aktion T 4 per l’ “eutanasia” degli adulti, spesso anziani affetti da demenza senile, schizofrenia, alcolismo, paralisi e altre patologie attraverso centri di eliminazione in camera a gas e forni crematori. L’unica voce che si levò forte fu quella dell’arcivescovo di Munster, August Von Galen, che condannò con forza questi omicidi di massa. Nel 1941 Hitler ordinò la fine dell’operazione Aktion T4 per gli adulti, mentre mantenne quella per bambini. Nello stesso anno, per la crescente popolazione stremata nei campi di concentramento, il regime nazista diede vita allo sterminio, con l’operazione Aktion 14/F/13 che aveva lo scopo di eliminare i prigionieri non più in grado di lavorare nei campi. I morti furono 300 mila. In questo contesto furono uccisi anche cittadini veneziani, come Bonaventura Ferrazzutto, esponente autorevole dell’antifascismo, internato a Mauthausen e poi organizzatore del comitato di liberazione nello stesso campo di sterminio. Nel 1944 dagli ospedali psichiatrici veneziani di San Servolo e San Clemente furono prelevati e condotti in Germania dei ricoverati ebrei.
Questa mostra propone quindi alle giovani generazioni pagine di storia spesso poco conosciute e approfondite per dimostrare dove possa giungere un’ideologia di follia e la ferocia dell’uomo. E offre anche un’occasione di riflessione sui grandi temi filosofici, morali, scientifici e sociali del nostro tempo. L’esposizione sarà aperta fino a sabato 1 marzo.