Olivocoltori toscani alla protesta contro la legge di stabilità

Olivocoltori toscani alla protesta contro la legge di stabilità

L’appuntamento degli agricoltori provenienti da diverse regioni italiane è per domani martedì 8 gennaio dalle ore 9,30 a Roma in via XX Settembre 20 davanti Ministero delle Politiche Agricole dove è previsto l’incontro di una delegazione guidata dal presidente nazionale della Coldiretti Ettore Prandini con il Ministro Gian Marco Centinaio

Sono i giovani oltivocoltori  di Coldiretti Toscana, in particolare delle provincie di Grosseto, Arezzo e Siena, i primi a scendere in Piazza, insieme ai loro colleghi di tutta Italia, dopo l’approvazione della Manovra di bilancio 2019. Gli agricoltori ‘marciano’ sulla Capitale per denunciare l’assenza nella legge di stabilità delle misure necessarie a garantire adeguate risorse al Fondo di Solidarietà Nazionale per far fronte alle pesanti calamità che hanno colpito importanti aree del Paese, con il dimezzamento della produzione nazionale di olio di oliva che ha messo in ginocchio il settore, soprattutto nelle meridione.

L’appuntamento degli agricoltori provenienti da diverse regioni italiane è per domani martedì 8 gennaio dalle ore 9,30 a Roma in via XX Settembre 20 davanti Ministero delle Politiche Agricole dove è previsto l’incontro di una delegazione guidata dal presidente nazionale della Coldiretti Ettore Prandini con il Ministro Gian Marco Centinaio per affrontare l’emergenza, con l’“opportuno confronto con i corpi sociali” sollecitato dallo stesso Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel discorso di fine anno.

“Si tratta di difendere il prodotto simbolo della dieta mediterranea di fronte ad una crisi storica che va affrontata responsabilmente con interventi straordinari a livello regionale e nazionale, come dimostra lo studio “Salvaolio” della Coldiretti che sarà presentato nell’occasione” fa sapere Coldiretti.

“L’extravergine di oliva è una delle produzioni simbolo dell’agricoltura toscana – ha commentato Fabrizio Filippi, presidente di Coldiretti Toscana – che interessa 50mila imprese agricole, per una produzione, nell’ultima campagna, intorno ai 140-150mila quintali. Un’annata tutto sommato positiva – continua – nonostante l’andamento climatico particolarmente sfavorevole nelle ultime settimane, con il vento forte che ha creato problemi in alcune zone”.

“Dall’invasione di olio straniero a dazio zero al falso Made in Italy fino ai cambiamenti climatici e gli effetti dei disastrosi eventi estremi – ha detto Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Toscana – sono alcune delle criticità da affrontare per salvare un settore strategico per la salute dei cittadini, il presidio del territorio, l’economia e  l’occupazione. E’ per questo che anche dalla Toscana partecipiamo alla manifestazione romana, in segno di solidarietà con i colleghi delle altre regioni e per garantire un futuro anche alla nostra olivicoltura”.

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Olio toscano: il 2018 è l’anno del riscatto

Olio toscano: il 2018 è l’anno del riscatto

L’olio extravergine di oliva, simbolo dell’agricoltura toscana, segnerà un incremento nella produzione 2018 stimato intorno al 20% rispetto all’anno scorso. La produzione si attesta intorno ai 140-150mila quintali

Una delle produzioni simbolo dell’agricoltura toscana come l’olio extravergine di oliva, secondo le previsioni, segnerà un incremento nella produzione 2018 stimato intorno al 20% rispetto all’anno scorso. Sembra plausibile quindi che la produzione di olio extravergine di oliva toscano 2018 si attesti intorno ai 140-150mila quintali. Quindi in sintesi un anno positivo che segna una ripresa nonostante l’andamento climatico particolarmente sfavorevole nelle ultime settimane, con il vento forte ha creato problemi in alcune zone.

Le operazioni di raccolta sono iniziate per le circa 50.000 aziende agricole toscane che producono olio su una superficie complessiva che supera i 90.000 ettari. Il peso del settore sul Pil agricolo regionale è importante con oltre 120milioni di euro. Anche la qualità è ottima, senza traccia di mosca, con un prezzo interessante tra 12 e 15 euro al litro. Grosseto e Firenze sono le capitali olivicole della Toscana.

“Potrebbe essere l’anno del riscatto per l’olio toscano – dice Fabrizio Filippi, presidente Coldiretti Toscana – dopo un 2017 orribile infatti si torna ai livelli 2016 per quantità e qualità. Ed anche il prezzo dovrebbe essere molto interessante anche perché nel sud Italia l’annata è andata malissimo con poco olio prodotto”.

Secondo recenti studi il valore della produzione di olio esportato dalla Toscana si aggira intorno ai 700milioni di euro (il primo semestre 2018 ha segnato un export di 319 milioni di euro secondo Monitor Intesa Sanpaolo). “Il dato dell’export di olio della nostra regione dice come il brand “toscana” richiami l’interesse di grandi gruppi industriali – continua  Filippi – a produrre olio in toscana con prodotto che viene da altri territori. Per questo è importante seguire i numerosi sistemi di certificazione di origine e qualità e difendere il “panel test”, di recente sotto attacco dall’industria olearia internazionale, perché per noi – continua Filippi – è imprescindibile pilastro per tutelare la qualità del settore olivicolo, garantire la trasparenza e difendere produttori e consumatori dalle frodi e dalle contraffazioni ”.

“Per fortuna circa il 25-30% dell’olio prodotto in Toscana è venduto come olio a denominazione di origine. Infatti la nostra regione – dice Antonio De Concilio, direttore Coldiretti – vanta 5 denominazioni riconosciute che sono:  Toscano IGP, Chianti Classico DOP, Lucca DOP, Seggiano DOP e Terre di Siena DOP. A fare la parte del leone è  il Toscano IGP, con leadership regionale per i quantitativi  certificati. Al consorzio della denominazione “Toscano” aderiscono oltre 10.250 olivicoltori,  265 frantoi, 360  confezionatori. Sei milioni e mezzo sono le piante iscritte, 35 mila i quintali di olio prodotto destinato soprattutto all’export. L’olio Toscano IGP da solo – conclude De Concilio – rappresenta oltre il 30% della produzione di olio extravergine italiano che viene  messo in commercio con la certificazione di origine. Una garanzia per imprese e cittadini che vogliono scegliere di privilegiare le produzioni made in”.

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