La Limonaia del Giardino di Boboli

Apre al pubblico per dieci mattine la Limonaia del Giardino di Boboli.Dal 19 febbraio diventa realtà la possibilità di visitare la Limonaia del Giardino di Boboli dalle ore 10 alle ore 13. L’opportunità si ripeterà il 26 febbraio, poi mercoledì 5, 12, 19, 26 marzo e ancora mercoledì 2 e 9 aprile e venerdì 4 e 11 aprile.

Durante questi dieci appuntamenti, il pubblico potrà osservare, studiare e godere il profumo di limoni, cedri, pompelmi, citrangoli, melangoli, e ancora chinotti, mandarini, limette. Le piante, ricoverate nella Limonaia durante i mesi invernali e destinate da maggio a ottobre a diverse ubicazioni all’interno del Giardino, sono tutte discendenti dalle cultivar medicee. Le varietà rare che le compongono, come ad esempio l’arancio scannellato (Citrus aurantium‘Canaliculata’), introdotto a Firenze da Francesco I, o l’agrume ‘Bizzarria’ (Citrus aurantium bizzarria), con il quale Ferdinando II arricchì la collezione di Boboli, hanno un ragguardevole valore storico e botanico, nonché un indiscutibile interesse anche per il visitatore meno esperto. Ai visitatori sarà fornito un utile pieghevole dove sono raccolte tutte le informazioni relative alle piante di agrumi presenti in loco.
L’accesso al Giardino di Boboli costa 10 euro (5 euro ridotto) e comprende la possibilità di visitare il Museo degli Argenti, la Galleria del Costume con la mostra ‘Il cappello tra arte e stravaganza’ e il Giardino Bardini. Da ricordare che l’accesso al Giardino di Boboli per i residenti è gratuito dagli ingressi di Annalena e di Porta Romana, è però necessario esibire un documento d’identità all’ingresso. L’accesso alla Limonaia sarà consentito a fronte di un contributo libero raccolto dall’Associazione ‘Per Boboli’ che sarà destinato alla manutenzione e al restauro della collezione dei citrati della Limonaia.

LA LIMONAIA
La Limonaia di Boboli fu costruita fra il 1777 e il 1778 per volontà di Pietro Leopoldo di Lorena su progetto di Zanobi del Rosso, riprendendo lo stile delle grandi orangerie europee e realizzando uno dei più notevoli edifici fiorentini di quel secolo, perfetta sintesi di eleganza classica e moderna funzionalità.
L’edificio si era reso necessario perché le costruzioni presenti a Boboli fino alla metà del XVIII secolo come ricovero invernale per gli alberi da vaso dei vari agrumi, risultavano ormai insufficienti a contenere in modo adeguato quella che era diventata una delle più grandi collezioni citrografiche europee. Per la nuova limonaia fu scelto il luogo dove Cosimo III, nel 1677, aveva fatto costruire il Serraglio nel quale si custodivano animali esotici delle specie più disparate. In epoca lorenese, tuttavia, il Serraglio era in pieno decadimento, tanto che il Granduca ne decise lo smantellamento dopo aver fatto trasferire la maggior parte degli animali alla menagerie del Belvedere di Vienna.
La Limonaia, a pianta leggermente trapezoidale, si sviluppa con una lunghezza di circa 106 m. per una profondità di circa 8 m. Presenta una facciata costituita dalla ripetizione regolare di quattro campate inserite in una intelaiatura di lesene e trabeazioni astratte, imbiancate a calce, che articolano specchiature dal caratteristico verde salvia leopoldino. La successione delle finestre è interrotta da tre portali di uguali dimensioni coronati da festoni che spiccano nella disadorna impaginazione già neoclassica.
Davanti all’edificio si apre un giardino anch’esso disegnato da Zanobi del Rosso con quattro grandi parterre composti da due comparti centrali, di forma trapezoidale, e due laterali, di forma quadrata. Nella stagione più mite è possibile ammirare nelle aiuole centrali spettacolari fioriture di rose e peonie, contornate dalle piante di agrumi in vaso protette in Limonaia nel periodo invernale, e da bulbose e piante stagionali, alcune rare, che ogni anno variano grazie alla cura e alle attenzioni dei giardinieri. Il lavoro di questi ultimi è teso a preservare l’esistente e a inventariare la collezione con acquisizioni dalle altre ville medicee, fondazioni private e vivai; particolare attenzione si pone alla ricerca di varietà descritte dagli antichi citrografi e di quelle citate negli cataloghi ottocenteschi del Giardino.