Sea Watch: Landini a Firenze, “arresto Carola messaggio sbagliato”

Sea Watch: Landini a Firenze, “arresto Carola messaggio sbagliato”

“Arrestare una persona che ha fatto cio’ che dicono i trattati internazionali, e cioe’ ha salvato delle persone in mare che altrimenti morivano e li ha portati nel porto piu’ sicuro, credo che sia davvero un messaggio sbagliato e credo che il punto sia cambiare le leggi sbagliate che nel nostro Paese sono state fatte e smetterla di usare un problema come quello dei migranti e dei salvataggi delle persone in modo totalmente da campagna elettorale”. Lo ha detto il segretario della Cgil, Maurizio Landini, parlando dell’evoluzione della vicenda Sea Watch attraccata nel porto di Lampedusa.

“Del resto – ha aggiunto – basta ascoltare quello che ha detto il sindaco di Lampedusa: in queste settimane centinaia di persone stanno sbarcando e stanno arrivando sul nostro territorio”. “La cosa vera che si dovrebbe fare – ha sottolineato – e’ cambiare i trattati di Dublino, e quindi aprire una discussione vera perche’ il problema della migrazione non sia solo un problema che riguarda il nostro Paese ma sia assunto dall’Europa. Ma mi pare che non si stia neanche affrontando questo tema”.

“Salvini è riuscito a farci credere che siamo invasi, mentre siamo un paese di ‘evasori’,
non è che siamo invasi da qualcuno”. Ha sottolineato intervistato da Michele Santoro alla Festa della Fiom di Firenze. “Se vedi i numeri, ci stanno raccontando balle”, ha aggiunto.
“Noi siamo aumentati di 90mila migranti – ha spiegato Landini- in molti casi ricongiungimenti familiari. Ma il dato concreto è che, se vai a vedere quanti giovani italiani laureati e diplomati se ne stanno andando via, sono 120mila, sono più i giovani laureati e diplomati che vanno via che gli stranieri che vengono da noi. Le altre nazioni mica mandano indietro gli ingegneri italiani, siamo noi che non li stiamo usando, li
mandiamo via, e usiamo la paura riguardo i processi che sono qui”.

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IDS, CGIL: situazione preoccupante, intervenire immediatamente

IDS, CGIL: situazione preoccupante, intervenire immediatamente

IDS è una società di “system engineering” che impiega ad oggi circa 400 persone (200 dei quali presso la sede di Montacchiello, Pisa) e che fornisce, dal 1980, anno della sua costituzione, servizi di alta tecnologia e soluzioni integrate di sistema in ambito civile e militare, avente sede centrale a Pisa. I sindacati: situazione finaniaria preoccupante, colpa di “politiche industriali sbagliate o mancanti”

“Negli ultimi anni -denuncia la FIOM CGIL-  la nuova gestione IDS ha determinato un’espansione in termini di fatturato e di giro d’affari ampliando il mercato della società e delle sue controllate estere; tale espansione ha determinato maggiori costi e necessità di
maggiori risorse finanziarie ai quali, a parer nostro, la dirigenza aziendale non ha saputo rispondere con adeguatepolitiche industriali”.

“Nel dicembre 2013 è entrata nel capitale sociale la SIMEST S.p.A., controllata da Cassa Depositi e Prestiti, al fine di iniettare capitale per far fronte alla prima crisi finanziaria; tuttavia -prosegue il sindacato-  questa operazione si è rivelata insufficiente anche in
considerazione del ripetersi di scelte strategiche che possiamo definire avventurose.
Da quel momento la situazione finanziaria è peggiorata ulteriormente e per farvi fronte, a giugno 2016, la direzione è stata costretta a cedere il ramo “Georadar”; quello con maggior marginalità e con un fatturato pari al 40% del totale dell’azienda. Dopo la cessione, la società si è trovata in una situazione di squilibrio economico determinato dall’incapacità di
investire su prodotti in grado di compensare la perdita di marginalità legata alla cessione del ramo Georadar”.

“La situazione finanziaria da quel momento è peggiorata- sottolinea la Fiom in un comunicato-  costantemente e in aggiunta, l’utilizzo dei proventi della cessione
del ramo Georadar per l’acquisizione di aziende in perdita e l’accumulo di debiti verso fornitori e banche ha ulteriormente aggravato lo scenario”.

E ancora “È notizia di stampa delle ultime settimane la cessione ad ENAV del principale ramo di azienda attualmente redditizio(Divisione Aeronavigazione) che determinerà la perdita di circa il 50% del fatturato complessivo che si attesta, nel 2018, a circa 42 milioni di euro. Oggi IDS è fortemente esposta finanziariamente verso fornitori, istituti di credito, soci pubblici e soggetti privati e, purtroppo, anche verso i propri dipendenti dato che non riesce a pagare gli stipendi ed i contributi previdenziali e da oltre un anno non paga le ritenute IRPEF che ha comunque trattenuto e per le quali i dipendenti sono solidali nei
confronti dell’Erario”.

Secondo Fiom si tratta di “una situazione di crisi che la direzione non ha mai esplicitamente riconosciuto perfino quando sollecitata dalle istituzioni solo pochi mesi fa, rifiutando l’apertura dello stato di crisi che avrebbe potuto avviare laricerca di possibili soluzioni.

La FIOM e la RSU ritengono che il piano industriale fornito dall’azienda non presenti valide alternative in termini di prodotti e tecnologie che possano garantire gli stessi livelli di ricavi dell’Aeronavigazione. Inoltre, è forte il timore che l’avanzamento tecnologico dei prodotti dichiarato dall’azienda sia più ottimistico rispetto alla realtà e che i ricavi ad essi legati non consentano il mantenimento degli attuali livelli occupazionali.

“Per queste ragioni- conclude il comunicato-  ci pare assolutamente necessario e non più rinviabile l’apertura di un confronto aperto e trasparente che possa determinare l’individuazione di un piano industriale e finanziario in grado di porre rimedio ad una situazione di estrema incertezza non più accettabile da parte dei dipendenti”.

Intervista con Cecilia Tintori, Fiom CGIL

 

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Pistoia, amianto: sciopero e corteo lavoratori Hitachy Rail Italy

Pistoia, amianto: sciopero e corteo lavoratori Hitachy Rail Italy

Tre ore di sciopero all’Hitachi Rail Italy di Pistoia. Stamani i lavoratori hanno raggiunto con le braccia incrociate la sede della prefettura e dell’Inps per sollecitare la pensione anticipata.

A soli due giorni di distanza dall’ultima manifestazione, i lavoratori tornano in strada. “I lavoratori interessati ai benefici di legge sono circa 170 – ha spiegato Paolo Mattii, segretario Fiom Cgil – per loro questi ritardi sono una vera beffa, in particolare per una cinquantina di persone, che avrebbero potuto andare in pensione già dal 2015. È evidente l’amarezza – continua Mattii – perché teniamo presente che si tratta di persone che hanno diritto a questo beneficio perché nella loro storia lavorativa sono state a lavorare in un ambiente, durante lo smantellamento del tetto, dove hanno avuto la probabilità di respirare fibre di amianto. I morti accertati – conclude con un dato il segretario Fiom Cgil – per l’esposizione all’amianto nello stabilimento di Pistoia negli anni sono circa 200”.

“La manifestazione di oggi è per ribadire – ha detto Jury Citera, segretario Fim Cisl Toscana Nord – l’urgenza delle risposte che i lavoratori stanno aspettando a fronte del danno che hanno subito, quindi il pensionamento anticipato in relazione alle minori aspettative di vita.

A questo si è aggiunta Simona Gigetti, segretaria territoriale Uilm ribadendo che “Il percorso per il riconoscimento dell’esposizione all’amianto è iniziato nel 2014. C’è stata la legge, è stato riconosciuto il finanziamento, da due mesi l’Inps ci ha detto che tutti i lavoratori hanno i documenti a posto, a questo punto – termina Gigetti – è giunto il momento che questa vicenda si concluda a favore dei lavoratori”.

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Pistoia: sciopero e presidio dei lavoratori Hitachi Rail Italy

Pistoia: sciopero e presidio dei lavoratori Hitachi Rail Italy

Stamani sciopero e presidio davanti alla sede Inps di Pistoia dei lavoratori della Hitachi Rail Italy, la società italiana che opera nella produzione e commercializzazione di materiale rotabile, che non riescono a ottenere i benefici di legge (pensione anticipata) a seguito dell’esposizione all’amianto.

Secondo i sindacati si tratta di “intoppi burocratici, perché la legge c’è ma per applicarla l’Inps attende una mappatura nazionale di tutti i lavoratori esposti”. “I lavoratori della Hitachi Rail, ex Ansaldo Breda di Pistoia – ha spiegato Paolo Mattii, segretario provinciale Fiom-Cgil – che hanno presentato le domande nei tempi e nei modi previsti dalla legge e dalla circolare Inps che norma questa materia, sono in attesa della certificazione da parte dell’Inps nazionale per poter beneficare davvero e quindi per poter avere riconosciuto il proprio diritto. L’Inps nazionale, che è l’ente che deve rilasciare la certificazione a tutt’oggi non la rilascia perché aspetta che ci sia il monitoraggio a livello nazionale di tutte le domande. Noi diciamo che la burocrazia non può bloccare un diritto per il cittadino”.

“Questo è un percorso che è partito da Pistoia – aggiunge Jury Citera, segretario Fim-Cisl Alta Toscana – con l’appoggio di una parte politica, con una legge firmata da Caterina Bini e da Dario Parrini, una legge che per la prima volta ha dato giustizia ai lavoratori, noi non possiamo più attendere la burocrazia dell’Inps nazionale, abbiamo urgente bisogno di risposte nei confronti dei lavoratori, l’Inps ci parla di una mappatura nazionale, noi non siamo disposti ad attendere questa mappatura. Per giovedì 23 maggio abbiamo organizzato una manifestazione per le vie cittadine, andremo dal prefetto”.

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Bekaert, Fim-Cisl: “Serve piano strutturale forte. Scettici su cooperativa lavoratori”

Bekaert, Fim-Cisl: “Serve piano strutturale forte. Scettici su cooperativa lavoratori”

Richiesta di “un piano industriale forte” per la ex Bekaert di Figline Valdarno, un confronto con chi è interessato alla fabbrica, scetticismo sull’ipotesi di puntare su una cooperativa di lavoratori: è quanto emerso dall’assemblea dei lavoratori convocata dalla Fim-Cisl oggi al circolo Fanin di Figline Valdarno.

“Il messaggio è chiaro ed è anche forte, visto che la nostra assemblea rappresenta la maggioranza dei lavoratori Bekaert”, afferma Alessandro Beccastrini, segretario generale Fim-Cisl Toscana. Beccastrini ha spiegato che “vogliamo un progetto industriale che tenga conto del fatto che chi viene a Figline si deve confrontare con un costo della materia prima, la vergella, molto alto e quindi dev’essere un imprenditore dell’acciaio o avere una joint-venture con qualcuno che fa acciaio. Stiamo completando lo studio approfondito su questo tipo di mercato e nei prossimi giorni lo consegneremo alle istituzioni, se può essere di aiuto in questa fase”.

La via della cooperativa, per il segretario Fim, “per noi rimane una strada impercorribile in un mercato, quello del filo tubo, fatto da quattro multinazionali e in cui il costo maggiore è quello della materia prima.”

“La Fiom Cgil ribadisce che il Comitato Promotore della Cooperativa è uno dei soggetti interessati a rilevare lo stabilimento di Figline Valdarno al pari di altri e come tale, al momento opportuno, dovrà incontrare tutte le organizzazioni sindacali come previsto dagli accordi”, fa sapere un comunicato di Fiom-Cgil.

“Non si può avere un’idea proprietaria dei lavoratori – continua il comunicato -, decretarne maggioranze, quando ad oggi chi ne certifica la rappresentanza complessiva è l’Inps. Per la Fiom l’unità sindacale è data dalla firma degli accordi e finora sono stati siglati unitariamente da Fim Fiom e Uilm. Insieme perciò incontreremo tutti i soggetti interessati a dare una risposta occupazionale ai 240 lavoratori ancora in cassa integrazione, siano essi imprenditoriali o cooperativi, poiché non esistono soggetti privilegiati”, conclude la Fiom-Cgil.

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