Accordo proroga cassa integrazione per Bekaert, Cavalli annuncia chiusura sede Firenze

Accordo proroga cassa integrazione per Bekaert, Cavalli annuncia chiusura sede Firenze

Siglato oggi l’accordo che proroga la Cassa integrazione della Bekaert di Figline Valdarno (Firenze), per ulteriori nove settimane con causale Covid-19, come previsto dal Decreto cura Italia.

Ad annunciarlo la Fiom Cgil di Firenze in una nota spiegando che “la scadenza della Cassa integrazione straordinaria si sposta quindi a fine agosto e si guadagnano così due mesi di tempo utili al prosieguo del lavoro per la reindustrializzazione, si legge ancora”. Per
Daniele Calosi, segretario generale Fiom Cgil Firenze “la firma di questa ulteriore proroga, richiesta unitariamente il 18 marzo, è un fatto importante ma non basta: ci permette di recuperare solo parte del tempo che il virus ci sta facendo sprecare, vista la presenza di soggetti interessati alla reindustrializzazione al tavolo ministeriale”. Calosi spiega che “assieme alla Cgil chiederemo al Governo di predisporre un’ulteriore proroga, almeno fino alla fine dell’anno, non soltanto per la Bekaert ma anche per tutti quei tavoli aperti al ministero dello Sviluppo Economico e in attesa di soluzioni analoghe. Siamo in una fase di assoluta emergenza, che richiede azioni decise da parte della politica. Non lasciamo soli i lavoratori Bekaert, che rischiano di pagare il prezzo più alto della crisi post-virus”.

In un incontro con i sindacati la Roberto Cavalli “ha comunicato la decisione del consiglio di
amministrazione di voler procedere al superamento della sede di” Sesto Fiorentino (Firenze), “con il trasferimento di tutto il personale, 170 dipendenti, a Milano, nell’arco dei prossimi mesi”. E’ quanto rendono noto con un comunicato congiunto Filctem-Cgil e Femca-Cisl e Rsu aziendale. La decisione, si aggiunge, è stata comunicata in un incontro convocato sul tema dell’applicazione della cassa integrazione.
“Preannunciare oggi un’ipotesi di trasferimento a Milano ci pare davvero una scelta inaccettabile per un marchio che qui, a Firenze, doveva invece rilanciarsi”, affermano Luca Barbetti (Filctem-Cgil Firenze) e Mirko Zacchei (Femca-Cisl Firenze-Prato), annunciando di aver richiesto alla Regione Toscana la riattivazione del tavolo di crisi.

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“Chiudere le fabbriche non essenziali e non sicure”: appello Fiom Cgil Firenze ai sindaci fiorentini

“Chiudere le fabbriche non essenziali e non sicure”: appello Fiom Cgil Firenze ai sindaci fiorentini

“Chiudere tutte quelle fabbriche che producono beni non essenziali e non sono in grado di garantire le condizioni di sicurezza previste dagli appositi protocolli sottoscritti dai sindacati”: l’appello di Daniele Calosi (Fiom Cgil Firenze) ai sindaci dei Comuni fiorentini

Dichiarazione di Daniele Calosi, segretario Fiom Cgil Firenze – Stiamo entrando nella settimana più complicata di questa pandemia che ha colpito il mondo. La settimana prossima ci attende il picco più importante di espansione del virus, ed il governo sta intervenendo, ogni giorno, cercando di ridurre il più possibile il rischio di contagio, con limitazioni alle attività all’aperto e quanto abbiamo visto nei giorni scorsi con i vari Decreti del Presidente del Consiglio. Giusto. Tuttavia, visto quanto sta accadendo e la necessità di ridurre il rischio di contagio, sorge spontaneo porsi una domanda: i vari Decreti non prevedono la chiusura delle attività produttive, e indicano, invece, come sta scritto nel protocollo d’intesa tra le Organizzazioni Sindacali, Confindustria, le altre organizzazioni datoriali ed il Governo stesso, la necessità assoluta di lavorare nelle Condizioni di sicurezza. Il Protocollo è stato per le Organizzazioni Sindacali uno strumento fondamentale per definire in maniera certa e chiara le aziende che hanno le condizioni di sicurezza per continuare a lavorare e quelle che invece non le hanno, e ha finalmente ristabilito il ruolo fondamentale delle Istituzioni locali: la condizione di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è parte essenziale delle condizioni di salute pubblica, la quale è responsabilità dei Sindaci. Un Sindaco ha tutto il diritto di chiedere alle aziende che non sono in grado di rispettate quelle condizioni di chiudere e sanificare gli ambienti, in quanto possibile elemento di rischio per la salute dei lavoratori e di tutta la Comunità.

Per questo oggi rivolgiamo ai Sindaci di tutti i comuni della Provincia (alcuni come Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio hanno già accolto la nostra richiesta).

Grazie al Protocollo del 14 Marzo, la CGIL ha istituito in tutti i luoghi di lavoro i comitati per gestire la fase di crisi legata al Coronavirus, ed il Decreto “Cura Italia” ha istituito tutti gli elementi per gestire i fermi e i rallentamenti produttivi, senza licenziare i lavoratori, ma utilizzando gli ammortizzatori sociali: oggi più che mai è necessario chiedere di chiudere tutte quelle aziende che producono beni non essenziali e non sono in grado di garantire le condizioni di sicurezza previste dal protocollo.

Laddove non ci sono le possibilità di lavorare senza rischi è giusto anche per i lavoratori dire #iorestoacasa, e la Fiom è a disposizione, con gli RLS e gli RSU eletti nelle nostre liste, per identificare ogni azienda dove ciò è necessario.

La salute di tutti e tutte è più importante di ogni margine di profitto.

Daniele Calosi, Segretario generale Fiom Cgil di Firenze

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Stare a casa o andare lavorare? Il conto non torna

Stare a casa o andare lavorare? Il conto non torna

Chiudere tutto tranne il sistema produttivo che strategia è?  lasciare le persone andare a lavoro mentre c’è chi le addita perché si spostano sui treni o sui bus è una sorta di guerra tra poveri?

‘Faccio appello a quelle imprese in questo momento non strategiche per la produzione di beni di prima necessità, a chiudere e fare rimanere i lavoratori a casa, tutti  in sicurezza’. Afferma  Daniele Calosi, segretario Fiom Cgil Firenze

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Coronavirus: 7 giorni sciopero a Hitachi Pistoia

Coronavirus: 7 giorni sciopero a Hitachi Pistoia

Sciopero di una settimana, fino  al 21 marzo, dei lavoratori dello stabilimento Hitachi rail Pistoia. Lo hanno proclamato le segreterie provinciali pistoiesi di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uglm.

Lo sciopero, si legge in un volantino diffuso dai sindacati, è promosso alla scopo di “permettere la verifica che siano state prese tutte le misure possibili perché si possa lavorare all’interno dello stabilimento rispettando le prescrizioni di sicurezza stabilite dai decreti ministeriali. Sono esclusi dallo sciopero i lavoratori già collocati in smart working”.

“La risposta dei lavoratori nel primo giorno di iniziativa è stata molto positiva”. Lo riferisce Paolo Mattii, segretario Fiom-Cgil Pistoia, al termine del primo giorno di sciopero alla Hitachi Rail Italy di Pistoia, dopo che ieri i sindacati, a proposito delle norme sul contenimento del contagio del coronavirus, avevano segnalato all’azienda il rispetto della distanza di sicurezza non garantito in alcuni reparti dello stabilimento di via Ciliegiole, in particolare carpenteria, allestimento e collaudo, chiedendo “di sospendere il lavoro nei reparti interessati per un breve periodo di tempo allo scopo di mettere a punto le modalità di lavoro, a garanzia della salute dei lavoratori”, dato “che la modifica delle procedure di lavoro per garantire il rispetto delle distanze di sicurezza non è né semplice né breve”.

“Non era la scelta principale che volevamo intraprendere – aggiunge Mattii -, è da alcuni giorni che, in più incontri avuti con la direzione aziendale, chiedevamo una soluzione per quei reparti produttivi che, nonostante gli sforzi dell’azienda, non garantivano a chi ci lavora la garanzia del rispetto di quelle norme di sicurezza, introdotte con il Dpcm 11/03/2020, necessarie per la tutela della salute dei lavoratori. Siamo disponibili ad una soluzione concordata sempre nel rigoroso rispetto delle norme vigenti”.
“Purtroppo – spiega Jury Citera, segretario Fim Cisl Toscana Nord – dopo una nuova riunione l’azienda ci ha detto che non era possibile interrompere la produzione perché si fermerebbe un ciclo nazionale”. Da lì la decisione di dichiarare lo sciopero per tutti i dipendenti Hitachi e indotto interno fino a venerdì prossimo.

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Stare a casa, Fiom Firenze: “Le imprese anticipino gli stipendi in attesa degli ammortizzatori”

Stare a casa, Fiom Firenze: “Le imprese anticipino gli stipendi in attesa degli ammortizzatori”

Intervista di Domenico Guarino a Daniele Calosi, segretario Fiom Cgil Firenze.

“Va bene dire #iostoacasa, ma ai lavoratori le imprese pagano comunque il reddito? perché senza reddito uno sta casa senza soldi. In attesa degli ammortizzatori sociali intanto le imprese anticipino salario alle lavoratrici e lavoratori. Ne usciamo da questa vicenda solo collettivamente”.

La Fiom Cgil di Firenze, in accordo con la Fiom Cgil Nazionale, in merito alla tutela delle lavoratrici e dei lavoratori, della loro salute e della garanzia del reddito, davanti all’emergenza coronavirus, ha dato delle indicazioni alle proprie Rsu, ai propri iscritti, militanti e simpatizzanti.

Di seguito riportiamo per singoli punti alcune indicazioni di riferimento all’attività lavorativa, utili ad affrontare i prossimi giorni in condizioni di sicurezza.

Dove presenti Rsu, si proceda alla richiesta di incontro per informazione e consultazione in sede aziendale Rsu e Rls come previsto dal Ccnl: “Le direzioni delle aziende che occupano almeno 50 dipendenti forniranno alle RSU e alle OO.SS. territoriali dei sindacati stipulanti tramite l’Associazione territoriale di competenza, nel corso di un apposito incontro informazioni sulle decisioni che siano suscettibili di comportare rilevanti cambiamenti dell’organizzazione del lavoro”.

RICORSO ALLA CIGO (cassa integrazione ordinaria)

In caso di ricorso alla Cigo la Fiom chiede:
• Integrazione e anticipo indennità di cassa
• Rotazione e maturazione integrale dei ratei, di ferie e permessi
• Verifica intermedia dell’impatto sui lavoratori e sulle possibilità di ripresa al termine del periodo richiesto

CONTRAZIONE TEMPORANEA DELL’ORARIO DI LAVORO

• Ferma restando l’utilizzabilità, in rapporto alle differenti esigenze aziendali, degli strumenti di legge vigenti in materia di cassa integrazione guadagni e mobilità e di contratti di solidarietà, le parti convengono che a fronte di casi di crisi che determinino esuberi occupazionali sia OPPORTUNO UN COMPORTAMENTO CHE TENDA A DIMINUIRE, PER QUANTO POSSIBILE, LE CONSEGUENZE SOCIALI DI UN MINORE IMPIEGO DELLA FORZA LAVORO
• In caso di necessità di sospensioni dell’attività lavorativa, potranno essere utilizzate anche in modo collettivo, previo esame con la rappresentanza sindacale unitaria, e a copertura del periodo di non lavoro, le ferie residue, ESCLUSE QUELLE IN CORSO DI MATURAZIONE NELL’ANNO CORRENTE.

Per le aziende che hanno in corso un trattamento di Cigs, potranno chiedere al Ministero del Lavoro la sospensione del trattamento e chiedere la concessione della Cigo. (Consultarsi con il proprio funzionario). E’ prevista la concessione della Cigd che dovrà essere disposta dalle Regioni.

MALATTIA
IN CASI SOSPETTI DI CONTAGIO, DI AUTO QUARANTENA, DI CONTAGIO CONCLAMATO, IL LAVORATORE CHIAMA IL MEDICO, ATTENENDOSI ALLE DISPOSIZIONE DEL GOVERNO E ANDANDO IN MALATTIA, FACENDOSI CITARE SUL CERTIFICATO LA CAUSALE “DOC V 29 0”.

CONGEDI O FERIE
La legge raccomanda ai datori di lavoro di favorire la fruizione di congedi o ferie.
Le Rsu devono prevedere l’incontro con l’azienda al fine di chiedere la massima flessibilità e il buon senso per agevolare i lavoratori che hanno la necessità di accudire i figli che non possono andare a scuola a causa dei provvedimenti del Governo o i familiari con necessità relative alle disposizioni del Governo, intervenendo sia con la concessione di permessi, ferie e/o congedi e anche con il riconoscimento e la contrattazione di banca ore o flessibilità a recupero. Privilegiando accordi sindacali.

PROCEDURE DI MOBILITA’
Chiedere immediatamente la sospensione dei tempi procedurali in caso di impossibilità a partecipare nei tempi di legge, viste le difficoltà derivanti dai provvedimenti del Governo.

NOTA BENE
NESSUN LAVORATORE DOVRA’ ESSERE MESSO A CASA SENZA COPERTURA E RETRIBUZIONE!!!
In tal caso contattare il funzionario di riferimento che vi farà una lettera di messa a disposizione con diritto alla normale retribuzione contrattualmente prevista.

SMART WORKING
In caso di necessità di assistere figli o familiari, le aziende possono estendere lo Smart Working e le Rsu chiedano di sottoscrivere/condividere un accordo.

AUTOCERTIFICAZIONI E SPOSTAMENTI
Sono ammessi gli spostamenti per:
• comprovate esigenze lavorative
• situazioni di necessità ( spesa etc)
• spostamenti per motivi di salute
Gli spostamenti da Comune a Comune dovranno essere autocertficati dal lavoratore mediante modulo simile a quello già in uso per le ex zone rosse. L’autocertificazione potrà essere fatta anche durante il controllo delle forze dell’Ordine. La modulistica è scaricabile dal sito del Ministero.

COMPORTAMENTI DELLE AZIENDE
L’azienda:
• dovrà mettere a disposizione dei lavoratori dispositivi di protezione adeguati ad evitare il contagio, come guanti, mascherine protettive ed erogatori di disinfettante antibatterico;
• provvedere ad un’accurata pulizia dei luoghi di lavoro, con prodotti disinfettanti atti allo scopo e far rispettare la distanza minima di 1 metro tra i lavoratori durante l’attività lavorativa, sia negli uffici che nei reparti produttivi che negli spogliatoi. Lo stesso vale anche per la fruizione della mensa prevedendo la distanza minima e in casi particolari anche l’accesso per gruppi scaglionati.

APPALTI
In caso di presenza di appalti nelle aziende, prevedere che nella richiesta di informazione fatta dalla Rsu all’azienda sia previsto anche l’informazione circa i lavoratori degli appalti.

DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI
Gli Rls devono chiedere alle aziende di rivedere il documento di valutazione dei rischi in virtù delle modificate condizioni di rischio relativo al coronavirus.

TRASFERTE
In caso di trasferte, la società deve fornire al lavoratore una comunicazione che assolva gli obblighi previsti dall’autocertificazione che attesta i motivi lavorativi dello spostamento del lavoratore trasfertista.

Infine, in considerazione della situazione di emergenza, invitiamo i lavoratori delle aziende che operano nel settore della produzione della meccanica biomedicale e delle manutenzioni ospedaliere a continuare le produzioni dei lavori e delle assistenze tecniche, al fine di garantire, nell’interesse della salute pubblica e nella lotta alla diffusione del coronavirus, il normale funzionamento della sanità pubblica e degli strumenti meccanici utili alla salvaguardia della salute delle persone.
LE LAVORATRICI E I LAVORATORI METALMECCANICI SONO IN PRIMA LINEA PER LA DIFESA DELLA SALUTE PUBBLICA DI TUTTE E TUTTI.

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