Livorno: minaccia clienti bar con coltello, disarmato e arrestato

Livorno: minaccia clienti bar con coltello, disarmato e arrestato

Dopo aver danneggiato alcune auto in sosta a Livorno, si è rifugiato in un bar minacciando i clienti con un coltello ma è stato disarmato da una pattuglia della Folgore impegnata in ”strade sicure” e consegnato alla polizia municipale che l’ha arrestato.

Protagonista un 21enne di origine marocchina, per lui le accuse sono lesioni, resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo di arma da taglio.

Poco dopo mezzanotte alcuni passanti hanno richiamato l”attenzione di una pattuglia della Folgore che stava transitando nella zona segnalando il comportamento del 21enne. Alla vista dei parà il ragazzo è scappato rifugiandosi nel bar dove ha estratto un coltello cominciando a minacciare i presenti.

A quel punto sono arrivati i militari che lo hanno subito immobilizzato e disarmato. Nella colluttazione uno dei parà ha riportato lievi escoriazioni. Nel frattempo sono arrivati gli agenti della polizia municipale che hanno provveduto all’arresto.

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Caso Scieri: arrestato ex commilitone per concorso in omicidio volontario

Caso Scieri: arrestato ex commilitone per concorso in omicidio volontario

Svolta nelle indagini sulla morte di Emanuele Scieri, 26 anni parà di leva trovato morto il 16 agosto del 1999 nella caserma Gamerra a Pisa, ai piedi di una torretta di addestramento. Un ex commilitone di Scieri è stato arrestato e si trova ai domiciliari con l’accusa di concorso in omicidio volontario. Insieme all’arrestato ci sono altre tre persone indagate per la morte del paracadutista. Secondo le indagini, Scieri, la sera del 13 agosto, sarebbe stato vittima di violenti atti di nonnismo che ne causarono la caduta dalla scala dove forse aveva cercato riparo.

 

Concorso in omicidio: sarebbe questa l’accusa che ha portato all’esecuzione di una misura agli arresti domiciliari nell’ambito delle indagini sulla morte di Emanuele Scieri, il 26enne parà di leva trovato morto il 16 agosto 1989 nella caserma Gamerra a Pisa. Secondo quanto appreso, destinatario della misura sarebbe un ex commilitone di Scieri. Oltre all’ex militare messo agli arresti domiciliari con l’accusa di omicidio volontario in concorso, ci sono altri indagati. Secondo quanto emerge da fonti investigative, perquisizioni ed altre attività di indagine sono in corso da ieri. “Siamo arrivati alla conclusione che ci fosse il tempo per soccorrere Emanuele”. Lo ha detto il procuratore di Pisa Alessandro Crini.”L’indagine ha consentito di perfezionare la conoscenza relativa al nonnismo: questo dato – spiega il procuratore –  emerge anche con modalità tali da ritenere che contro Scieri ci sia stata un’aggressione da parte dei ”nonni” anche mentre era a terra. Si tratta di ipotesi indiziarie che sono suffragate anche dalle consulenze tecniche allegate alle conclusioni della commissione parlamentare d’indagine”. La vicenda ha avuto un’accelerazione nella giornata di ieri perché una delle tre persone da tempo indagate stava per lasciare il territorio nazionale. Ai domiciliari è finito Alessandro Panella, 39 anni, originario della provincia di Roma: da quanto emerso l’uomo, che vive e lavora negli Usa da diversi anni, era in Italia per una visita alla famiglia e sembra che stesse per ripartire per l’America. Nel 1999 prestava servizio in ferma prolungata nella brigata Folgore e aveva il grado di caporale.

“Ho sempre avuto fiducia che prima o poi si riuscisse ad afferrare il bandolo della matassa: adesso vedo finalmente la luce della verità in fondo al tunnel”. Queste le parole di Isabella Guarino, madre di Lele Scieri. “Mi sento frastornata per una notizia che attendevo da 19 anni”. ”Il lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta Scieri, svolto nella scorsa legislatura, trova un epilogo importante”.Dichiara Sofia Amoddio, già presidente della Commissione parlamentare sulla morte di Emanuele Scieri. “Gli elementi da noi riscontrati dopo aver acquisito quasi seimila pagine di documenti e svolto 45 audizioni – ribadisce Amoddio  – consentono di escludere categoricamente la tesi del suicidio o di una prova di forza alla quale si voleva sottoporre Emanuele scalando la torretta, tesi che nel ’99 la catena di comando della Folgore suggeri’ alla magistratura”.

“Arriveremo ad avere la verità su quel giorno e a ridare dignità ad Emanuele ed alla famiglia”. Così Carlo Garozzo, presidente dell’associazione ”Giustizia per Lele”, sugli sviluppi dell’inchiesta. “Mi sento di dedicare questa giornata al papà di Emanuele, Corrado, che non c’è più”. Gli amici di Emanuele dopo  un mese si costituirono in associazione per ricercare la verità. Quest’anno anno non sarà un anniversario come gli altri.

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