Teatro Niccolini: Roberto Bacci dirige “Il Nullafacente” di e con Michele Santeramo

Teatro Niccolini: Roberto Bacci dirige “Il Nullafacente” di e con Michele Santeramo

È un paradosso sulla ricerca della felicità “Il Nullafacente” di Michele Santeramo. Una produzione Fondazione Teatro della Toscana, che arriva al Teatro Niccolini di Firenze da mercoledì 24 a domenica 28 ottobre, all’interno del Festival D’Autunno 2018 / Progetto d’Area Metropolitana

In un tempo che richiede presenza, prestanza, efficienza, lavoro, programmazione, qui il protagonista è uno, il Nullafacente (Michele Santeramo) che non fa niente. E non è facile perché anche il far niente ha bisogno di metodo, applicazione, pazienza, determinazione.

Ha una Moglie malata terminale (Silvia Pasello) e forse per fortuna, perché essendo incurabile, non bisogna far nulla per provare a guarirla. Sarebbero felici se il mondo attorno a loro li lasciasse in pace anziché accanirsi ognuno con le proprie regole e la propria morale. Il Fratello (Francesco Puleo), il Medico (Tazio Torrini), il Proprietario (Vittorio Continelli) sono una sfaccettatura di quel mondo dal quale il Nullafacente ha deciso di star fuori, tipologie umane facilmente riconoscibili, che non sono necessariamente esempi negativi ma solo un altro modo di intendere la vita, opposto a quella del Nullafacente.

Sua vera ispirazione è il dialogo con un bonsai: una pianta costretta ad una forma ma che in quella costrizione ha trovato la giusta capacità per essere bonsai. Al bonsai riconosce questo primato: l’aver compreso dove sia la vita dentro quella costrizione, dove sia la bellezza, dove sia il muoversi frenetico che una pianta mette in moto ogni secondo, e dove sia la capacità di sembrare fermi, nonostante tutta quella vita.

Quel che il bonsai sa, il Nullafacente lo sta imparando, nella sua ricerca di risposte, accettando fino in fondo la sfida con se stesso di trovare maggiore consapevolezza e presenza, che lo portino a non perdere tempo, l’unico assoluto bene prezioso della vita. Perché è nella presenza nel tempo che risiede la felicità.

Cos’altro c’è di più propriamente nostro se non il tempo che viviamo? Questo si chiede il Nullafacente. E quando il tempo è visibilmente vicino a terminare, non è forse più importante goderselo piuttosto che provare a distrarsi e a dimenticarlo? Al tempo è legato tutto il resto: il rapporto con i soldi, con la morte ma soprattutto con la vita, con l’amore sempre minacciato dall’assenza, con tutto.

“Scrivere questo testo – afferma Michele Santeramo – è stato ed è ancora, per me, il continuo e quotidiano riflettere su cosa sia giusto fare per stare bene. Ma il Nullafacente, un giorno, ha voluto correggermi e mi ha detto: caro mio – siamo ormai in confidenza -, tu sbagli domanda; quella giusta sarebbe: cosa, ogni giorno, NON devo fare, per stare bene?”

Se ne Il Guaritore (2013) Michele Santeramo metteva in relazione le storie delle persone, per farle guarire, convinto che esistesse una guarigione collettiva, ne Il Nullafacente esiste solo la possibilità di una presa di coscienza personale, individuale.

Il nuovo testo di Santeramo apre a una riflessione sul rapporto tra individuale e collettivo dove le soluzioni sono di tipo personale, conseguenza di un’epoca, quella della globalizzazione, che produce singolarità.

In una società che guarda come ci vestiamo, come votiamo, come ci rapportiamo al contesto, il Nullafacente smette di essere guardato e si mette a guardare, cerca di capire cosa non fare. Ma il Nullafacente è come il bonsai: fa mille cose, reagisce, si oppone, lascia andare, ma lo fa in un modo diverso dagli altri, lo fa guardando, lo fa cercando dentro risposte che altrove non ci sono.

Il Nullafacente rimane una grande storia d’amore nel suo confrontarsi con la fine, con il limite: “le scelte estreme del Nullafacente e la malattia terminale della moglie – scrive Roberto Bacci – li conducono fino all’ultima porta da attraversare, mano nella mano. Oltre quella porta c’è la natura di cui siamo fatti: la morte. C’è una parte di noi che si rifiuta di assistere a questa storia giudicandola assurda, pericolosa, tenebrosa. Eppure, se resistiamo nell’abitare quelle tenebre, si può scorgere una luce di cui, almeno una parte di noi, ha un necessario bisogno per saper esistere”.

Biglietti

Intero

I° settore 20€

II° settore 18€

Ridotto Over 60 / Under 26 / Soci Unicoop Firenze / Abbonati Teatro della Toscana

I° settore 16€

II° settore 14€ 

 

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Firenze: “Nudità” in prima assoluta al Teatro Niccolini

Firenze: “Nudità” in prima assoluta al Teatro Niccolini

Nell’ambito del Festival La democrazia del corpo 2018 e in collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana il Teatro Niccolini di Firenze ospita in prima assoluta  “Nudità” di e con Mimmo Cuticchio e Virgilio Sieni.

Nell’ambito della collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana, giunta al 4°
anno, il Teatro Niccolini ospita in prima assoluta “Nudità” di e con Mimmo Cuticchio
e Virgilio Sieni. Dopo “Atlante_L’umano del gesto”, creazione che ha debuttato lo
scorso anno, i due maestri intrecciano un nuovo dialogo, intenso ed emozionante,
tra opera dei pupi e danza, tra marionetta e corpo. Al termine dello spettacolo
incontro con gli artisti.

Il Progetto gesto e marionetta nasce dall’incontro tra Mimmo Cuticchio e Virgilio Sieni. La relazione tra danza e opera dei pupi rappresenta un elemento inedito che guarda alla trasfigurazione dell’uomo e alla natura del gesto. Il corpo del danzatore e della marionetta si pongono in dialogo sugli elementi fondamentali dello stare al mondo: camminare, sedersi, cadere, voltarsi, toccare.

Il Progetto comprende pratiche di trasmissione, curate dai due Maestri, rivolte a
danzatori e performer in residenza a Cango e lo spettacolo Nudità in prima assoluta
al Teatro Niccolini di Firenze.

Lo spettacolo andrà in scena l’11 e il 12 ottobre alle ore 21 e il 13 ottobre alle ore 19 presso il Teatro Niccolini, via Ricasoli 3 Firenze. L’ingresso è di 18 euro intero e di 14 euro ridotto.

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Teatro Studio: ‘offresi’ residenza per 4 progetti artistici

Teatro Studio: ‘offresi’ residenza per 4 progetti artistici

La Fondazione Teatro della Toscana propone un programma di residenza al Teatro Studio “Mila Pieralli” di Scandicci, finalizzato alla realizzazione di uno spettacolo rivolto al pubblico, per 4 Compagnie Teatrali o per 4 artisti per l’anno 2019, previa valutazione e selezione dei progetti artistici che perverranno entro le ore 24 del 1° settembre. Il lavoro sarà portato in scena al Teatro Studio all’interno della programmazione della Fondazione nell’annualità 2019.

Il Teatro sarà concesso per un periodo da un minimo di 2 a un massimo di 3 settimane, e sarà previsto un contributo economico variabile da un minimo di 2.000 a un massimo di 9.000 euro, in base alla tipologia e alle caratteristiche del progetto artistico presentato, come il grado di coinvolgimento della Fondazione in un’eventuale attività di coproduzione.

La residenza è aperta ad attori, performer, danzatori, registi, compagnie attive e nuovi gruppi, purché professionisti, che lavorino, anche attraverso l’attivazione di percorsi partecipativi all’interno del territorio dell’area metropolitana fiorentina, alla creazione e allo sviluppo della propria identità, con nuovi modi di produrre, di comunicare, e con un creativo e costruttivo approccio all’internazionalismo. Non sono previsti limiti di età, né un numero minimo o massimo dei soggetti facenti parte di ciascuna Compagnia Teatrale o artista.

Saranno individualmente esaminati i singoli progetti e ne saranno selezionati un numero massimo di 4.

Tutte le info su www.teatrodellatoscana.it/programma-residenza-teatro-studio-scandicci/

  1. Caratteristiche del programma di residenza

Il programma di residenza avrà le seguenti caratteristiche:

–        Concessione della disponibilità del Teatro Studio di Scandicci, negli spazi e negli orari che saranno meglio definiti al termine delle selezioni, per un periodo di lavoro variabile da un minimo di 2 a un massimo di 3 settimane in base alla tipologia del progetto artistico presentato, oltre al debutto in scena dello spettacolo e alle relative rappresentazioni. Saranno valutati periodi di residenza più lunghi, riservati ai progetti che prevedano anche un percorso partecipativo all’interno del territorio dell’area metropolitana fiorentina;

–        Concessione degli spazi annessi (piccolo laboratorio di attrezzeria, laboratorio di costumi, ufficio e sala lettura);

–        Utilizzo dei materiali tecnici audio, video e luci (residenti in Teatro) ed eventuale utilizzo dei materiali scenografici presenti nei magazzini del teatro;

–        Erogazione di un contributo economico per la realizzazione e la messa in scena dello spettacolo, finalizzato ad agevolare il sostentamento degli artisti e a finanziare i costi dell’Agibilità ENPALS a carico di questi ultimi. L’importo di detto contributo è variabile da un minimo di € 2.000 a un massimo di € 9.000 e sarà specificatamente quantificato dalla Fondazione in base alla tipologia e alle caratteristiche del progetto artistico presentato (quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo, quantità dei soggetti coinvolti, diffusione del progetto sul territorio dell’area metropolitana fiorentina, tipologia delle tematiche trattate, grado di coinvolgimento della Fondazione Teatro della Toscana in un’eventuale attività di coproduzione dello spettacolo).

–        Tutoraggio organizzativo e tecnico con i coordinatori delle attività della Fondazione Teatro della Toscana.

  1. Requisiti di partecipazione

La residenza è aperta ad attori, performer, danzatori, registi, compagnie attive e nuovi gruppi, che lavorino, anche attraverso l’attivazione di percorsi partecipativi all’interno del territorio dell’area metropolitana fiorentina, alla creazione e allo sviluppo della propria identità, con nuovi modi di produrre, di comunicare e con un creativo e costruttivo approccio all’internazionalismo.

A tale scopo, si richiede, quale requisito essenziale di partecipazione alla selezione, che la Compagnia Teatrale e/o l’artista siano professionisti iscritti, muniti di matricola e agibilità ENPALS durante l’intero periodo di durata della residenza e dello spettacolo.

La durata massima del progetto è fissata dal 01/01/2019 al 31/12/2019.

La selezione è rivolta a ogni forma e categoria di espressione artistica, senza limitazione alcuna, a candidati/e italiani/e e/o stranieri/e, purché in possesso di regolare documento di identità e dei diritti civili e politici.

Non sono previsti limiti di età, né un numero minimo o massimo dei soggetti facenti parte di ciascuna Compagnia Teatrale o artista.

Le categorie destinatarie del programma di residenza sono, a titolo esemplificativo e non esaustivo: teatro classico; teatro contemporaneo; teatro per ragazzi e/o per l’infanzia, teatro danza, teatro musicale, teatro canzone. La Fondazione Teatro della Toscana si riserva, comunque, il diritto di non procedere ad alcuna assegnazione del programma di residenza anche in presenza di una sola domanda valida.

  1. Modalità di partecipazione

La domanda di partecipazione dovrà essere redatta attraverso la compilazione del modello allegato (Modello A).

Gli interessati dovranno inviare tutta la documentazione richiesta (Modello A e relativi allegati) unicamente in formato elettronico a mezzo e-mail all’indirizzo di posta elettronica produzione@teatrodellatoscana.it entro e non oltre le ore 24 del 1° settembre 2018.

La Fondazione si riserva il diritto di non prendere in esame domande di partecipazione pervenute oltre il suddetto termine, o prive dei documenti e/o allegati richiesti.

  1. Procedura e criteri di selezione

 

La selezione dei progetti è affidata ad un Collegio di valutazione composto da riconosciuti esperti del settore.

Saranno individualmente esaminati i singoli progetti e ne saranno selezionati un numero massimo di 4. I criteri di valutazione che guideranno la selezione riguarderanno la qualità artistica del progetto e la sua fattibilità organizzativa, nonché la progettualità complessiva della Compagnia Teatrale e/o dell’artista.

La selezione avverrà ad insindacabile giudizio del Collegio ed il relativo esito finale sarà pubblicato sul sito on line della Fondazione Teatro della Toscana (www.teatrodellatoscana.it). Le compagnie selezionate riceveranno, inoltre, apposita comunicazione diretta all’indirizzo e-mail indicato nel form di partecipazione.

  1. Informazioni aggiuntive

 Al termine delle selezioni, le Compagnie Teatrali e/o gli artisti aggiudicatari della residenza sottoscriveranno con la Fondazione Teatro della Toscana apposita convenzione per la regolamentazione del relativo programma, disciplinante, fra le altre, le modalità e gli orari di accesso al Teatro Studio, nonché i termini di realizzazione e di messa in scena al pubblico della spettacolo successivamente al completamento del periodo di residenza, oltre all’eventuale attività di coproduzione da parte della Fondazione.

Il contributo di cui al precedente articolo 1 della presente call sarà erogato al termine del programma di residenza e all’esito e messa in scena al pubblico dello spettacolo, nonché previa verifica positiva della sussistenza e permanenza dei requisiti richiesti in sede di partecipazione.

Il contributo non sarà dovuto in caso di anticipata interruzione del programma di residenza per causa imputabile alla Compagnia Teatrale e/o all’artista, ovvero in caso di mancata messa in scena al pubblico dello spettacolo.

  1. Richiesta informazioni e chiarimenti

 

Gli interessati potranno richiedere eventuali chiarimenti fino a 5 giorni lavorativi anteriori alla scadenza del termine per l’invio delle richieste di partecipazione, ovvero entro la data del 31 luglio, esclusivamente via e-mail all’indirizzo di posta elettronica produzione@teatrodellatoscana.it.Successivamente a tale termine, sarà facoltà della Fondazione dare riscontro alle richieste di chiarimento pervenute.

La Fondazione si riserva a suo insindacabile parere la facoltà di prorogare o modificare i termini per l’invio delle domande di partecipazione, nonché di non dare corso al programma di residenza anche in presenza di una sola domanda di partecipazione pervenuta.

Con la sottoscrizione del modello A, i partecipanti alla selezione dichiarano di accettare senza riserva alcuna tutte le condizioni di cui al presente avviso.

  1. Trattamento dei dati personali

 

I dati personali e sensibili forniti dai candidati saranno trattati a norma di legge e utilizzati per le finalità di pubblicità, di gestione delle procedure di selezione e del programma di selezione, ai sensi del Regolamento UE 2016/679 e del D.lgs. n. 196/2003 e ss.mm.ii. – Codice in materia di protezione dei dati personali, in quanto compatibile.

I candidati prendono atto e autorizzano espressamente che durante il programma di residenza e la messa in scena dello spettacolo possano essere fatte fotografie e filmati dal personale della Fondazione o da soggetti da questa incaricati. La Fondazione potrà utilizzare tale materiale per promuovere e divulgare lo spettacolo sui propri canali tematici, in brochure o pubblicazioni e durante eventi pubblici. I partecipanti al programma sottoscriveranno una liberatoria per autorizzare la Fondazione all’acquisizione e utilizzo di tale materiale.

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Teatro Goldoni di Firenze: in prima nazionale “Sogno di una notte di mezza estate”, Serdar Bilis dirige gli allievi de L’Oltrarno

Teatro Goldoni di Firenze: in prima nazionale “Sogno di una notte di mezza estate”, Serdar Bilis dirige gli allievi de L’Oltrarno

Debutta oggi in prima nazionale al Teatro Goldoni di Firenze “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare con i ragazzi de “L’Oltrarno” diretti da Serdar Bilis. Lo spettacolo sarà a teatro fino al 28 giugno.

“Sogno di una notte di mezza estate” parla della gioventù, dei suoi desideri e sogni, ma anche delle frustrazioni che sperimenta nello scontro con le generazioni precedenti e con le vecchie tradizioni, con l’educazione e le regole della Città. L’oppressione politica, culturale e sessuale, cerca e trova una sua espressione in questo testo di Shakespeare.

Lo spettacolo presenta quel bivio cruciale della vita dove occorre prendere decisioni fondamentali per il futuro, proprio come quelle che saranno chiamati a operare Sara Bosi, Lorenzo Carcasci, Cecilia Casini, Giacomo Coen, Maria Costanza Dolce, Camille Dugay, Maziar Firouzi, Giulia Lanzilotto, Luca Massaro, Stefano Parrinello, Giovanni Toscano, gli studenti de L’Oltrarno, alla vigilia del loro percorso professionale.

Nell’opera vengono continuamente contrapposti la rigidità del mondo della Città e la libertà della Foresta, il vecchio e il nuovo, il prosaico e il fantastico ed in particolare il vincolo del matrimonio e la libertà sessuale. Musiche eseguite da Samuele Strufaldi. Il testo, scritto nel 1596, appare come un’evidente satira del matrimonio: poiché fu creato proprio nell’occasione di nozze aristocratiche, possiamo supporre che Shakespeare si sia divertito a prendersi gioco dei codici sociali dell’epoca. Codici che da allora sono cambiati oppure no?

Scappando nella Foresta di Arden, i giovani del Sogno, si ritrovano incantati dalle sue infinite possibilità e si imbarcano in un viaggio alla scoperta di sé; tuttavia la sfida dei fondamenti e dei capisaldi della società che li circonda metterà a repentaglio le loro vite.

Nonostante ciò, questa è una commedia, e come tale ha un lieto fine o meglio, ironico. Shakespeare qui, come in molti dei suoi lavori, ci lascia scorgere un barlume della visione di ciò che è sepolto nelle profondità della nostra coscienza, a noi decidere se si è trattato di un sogno o della realtà.

Spiega il direttore artistico Pierfrancesco Favino: “Con questo spettacolo la Scuola di Formazione del Mestiere dell’Attore – L’Oltrarno porta a compimento il primo triennio del corso di recitazione che alle selezioni del 2015 ha visto oltre 600 partecipanti provenienti da tutte le regioni italiane. Tra tutti abbiamo scelto i ragazzi che stasera vedrete in scena, credendo nel loro potenziale, sostenendoli e insegnando loro quotidianamente questo difficile mestiere che è il teatro, come in una vera bottega artigiana, dando loro la possibilità di affermare la propria esistenza per trovare il loro linguaggio e la loro verità, preparandoli infine ad affrontare il mondo del lavoro non per sopravvivere ad esso ma per cambiarlo. Questo è e rimane il nostro obiettivo per i corsi che verranno: creare una nuova generazione di attori che vadano a rinforzare le fila del teatro italiano, rendendolo competitivo a livello internazionale. Come ho già avuto modo di ricordare in diverse occasioni, credo che investire nella formazione dei giovani sia investire su di noi e che la qualità fa la differenza. Il mio desiderio per questi ragazzi e per quelli che verranno, è che domani siano accanto a me su quel palcoscenico e che siano anche più bravi. A voi che ci sostenete va il mio ringraziamento, per averci aperto le porte di questa città e soprattutto di questo quartiere, dandoci una casa per realizzare i nostri sogni”.

Una produzione Fondazione Teatro della Toscana, in collaborazione con Maggio Musicale Fiorentino.

 

 

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Teatro della Toscana: la nuova stagione tra innovazione, giovani ed Europa

Teatro della Toscana: la nuova stagione tra innovazione, giovani ed Europa

78 spettacoli, 26 tra produzioni e coproduzioni, 13 prime nazionali. La stagione 2018/2019 della Fondazione Teatro della Toscana tra tradizione, innovazione, Maestri, giovani, lavoro, Europa: un’articolata programmazione, espressione del meglio del panorama teatrale italiano e internazionale, tra lo storico Teatro della Pergola, il Teatro Niccolini di Firenze guidato in maniera stabile da iNuovi, la nuova identità del Teatro Studio ‘Mila Pieralli’ di Scandicci, il Teatro Era di Pontedera, che festeggia nel 2018 i primi 10 anni di vita, e un rinnovato impegno internazionale che punta verso la Francia, con lo storico accordo di partenariato con il Théâtre de la Ville di Parigi.

 

Già tre anni sono trascorsi, i primi tre anni come Teatro Nazionale della Fondazione Teatro della Toscana. Un altro triennio comincia con la notizia della conferma dello status di Nazionale.

Le stagioni della Pergola e del Teatro Era si offrono allo spettatore in tutte le loro multiformi valenze, come dialogo costante tra tradizione e innovazione rappresentate dai riferimenti artistici Gabriele Lavia e Roberto Bacci, impegnati quest’anno in due nuove produzioni: I giganti della montagna per Lavia (arriverà alla Pergola nella stagione ventura) e Svegliami per Bacci, con il testo di Michele Santeramo. Ventuno spettacoli per la Sala Grande della Pergola, molti dei quali in coproduzione, espressione del meglio del panorama nazionale. Una programmazione articolata tra innovazione e tradizione per il Teatro Era, che festeggia nella prima parte anche i suoi dieci anni di vita.

Al Niccolini prende le mosse in maniera stabile la gestione de iNuovi, il gruppo dei diplomati della Scuola ‘Orazio Costa’ cui è stato consegnato il teatro di via Ricasoli, e le cui fila sono aumentate di altri giovani selezionati tramite bando tra i diplomati delle altre scuole italiane. Dopo una prima parte in cui si alterneranno lo spettacolo a seguito del laboratorio su Eduardo e la programmazione del Festival d’Autunno, da gennaio partirà un vero e proprio palinsesto stabile, destinato a ripetersi settimana dopo settimana per offrire un punto di riferimento allo spettatore: lunedì il lavoro con i ragazzi delle scuole, mercoledì i laboratori aperti sull’espressività, giovedì le prove aperte, venerdì le serate letterarie, sabato e domenica gli spettacoli con un preludio dedicato ai bambini (di martedì si riposa). Si tratta di una piccola rivoluzione nella visione della programmazione di uno spazio teatrale, volta a creare il senso fidelizzante di un appuntamento: si va al Niccolini perché si sa che c’è qualcosa. Importante è lo spazio dato alle serate letterarie, dedicate parimenti ai romanzi e alla poesia. Si tratta di un genere che la prima parte dell’attività del Niccolini ha mostrato molto gradito al pubblico.

La Fondazione gestirà ancora il Teatro Studio ‘Mila Pieralli’ di Scandicci. Lo spazio ha assunto nel corso del primo periodo di gestione una sua fisionomia ben definita, sia nell’assetto interno della Fondazione che nel contesto territoriale. Da una parte, può definirsi una sorta di hub della redistribuzione dell’offerta metropolitana, luogo in cui i progetti d’area transitano per raggiungere l’area geografica circostante, anche nell’ottica di quel concetto di ‘riequilibrio’ che è parte dei criteri ministeriali: in questo senso sarà l’epicentro del Festival metropolitano d’Autunno. Dall’altra, è sede di una creazione non canonica, affidata al tema delle brevi residenze (sulle quali si aprirà un bando di selezione per individuare i progetti da programmare per il periodo gennaio-dicembre 2019, la cui curatela è affidata a Natalia Di Iorio) come di una formazione che sperimenta inediti intrecci (l’Accademia dell’Uomo, punto d’incontro tra scienze e discipline umane e il metodo di Orazio Costa). Dall’altra ancora ha a cuore il tema ‘giovani e lavoro’, soprattutto da un punto di vista formativo: qui si innesta la partnership con il Campus della Musica, il soggetto che negli ultimi anni ha lavorato intensamente sull’avvio dei giovani alle professioni musicali, e che troverà al Teatro Studio un’altra sede operativa e di lavoro per sviluppare i propri progetti.

Come son vive le città/Festival d’Autunno è il progetto metropolitano che caratterizzerà molta della prima parte della stagione del Teatro della Toscana, sede dei rapporti con le istituzioni culturali del territorio, con epicentro a Scandicci e prolungamenti anche a Campi Bisenzio e in altri luoghi metropolitani, oltre che alla Pergola e al Niccolini. Un programma che vuole riflettere sulla circolazione della proposta spettacolare in un territorio vasto e anche sul suo cambiamento, come dimostra il progetto sul tram curato dal Teatro di Rifredi.

Maestri, giovani, lavoro. Tornano le parole chiave della Fondazione nella disamina di due progetti. Tenax Theatre, curato da Giancarlo Cauteruccio, aggiunge alle voci precedenti il lemma ‘periferie’, portando i linguaggi della contemporaneità dentro la storica sede dell’underground fiorentino, creando un ponte tra centro e periferia, tra innovazione e tradizione, grazie anche a giovani performer alla loro prima esperienza teatrale e alla partecipazione straordinaria di Gabriele Lavia. In questo ambito si inserisce anche la relazione con Todomodo, che dopo Spring Awakening e Musica ribelle inseguirà l’idea di mettere a confronto i mondi di Pier Paolo Pasolini e Fabrizio De André.

Continua il lavoro della Fondazione su quel variegato mondo, ricco di umanità, che include le scuole, le associazioni, le realtà di volontariato, l’universo della disabilità. In questo contesto si inserisce il progetto di Giulia Minoli Dieci storie proprio così, a cui spetta l’onere e l’onore di declinare il termine ‘legalità’, raccontando su palcoscenico vicende esemplari di reazione alla criminalità delle mafie, in un lavoro che profondamente coinvolge anche le scuole in una serie di laboratori dedicati.

Continua parimenti anche l’azione di The Other Theater, l’innovativo ramo d’azienda creato per essere sostegno finanziario alla Fondazione tramite una variegata gamma di azioni di fundraising, che ha appena terminato l’organizzazione di FestiValdera, nuova manifestazione spettacolare diffusa tra Pontedera, Peccioli e il suggestivo borgo di Castelfalfi.

Rinnovato impulso hanno le attività internazionali. Alle storiche relazioni di Pontedera con l’Est europeo, che trovano in questa stagione nuovi sviluppi, e alla multiforme e globale attività del Workcenter si aggiungono altri rapporti che partono da Firenze, in modo speciale quello con il Théâtre de la Ville di Parigi con il quale si avvia un rapporto di partenariato articolato in coproduzioni di spettacoli, reciprocità di presenze performative fra Firenze e Parigi, partecipazione a cantieri di lavoro che coinvolgano i giovani italiani e francesi e quelli di diverse nazionalità europee, spazi e percorsi progettuali dinamici in chiave di apertura e di superamento di ogni alterità o diversità. In evidenza, tra gli altri progetti, la coproduzione internazionale di due spettacoli di Bob Wilson, il primo dei quali Mary Said What She Said avrà come protagonista Isabelle Huppert e inaugurerà la stagione Pergola 2019/2020, mentre il secondo Jungle Book – Il libro della giungla nascerà nel maggio 2019 a Parigi e sarà alla Pergola nel 2020, la presenza del Workcenter a Parigi nel luglio 2019, la presenza delle creazioni di Emmanuel Demarcy-Mota a Firenze fra 2019 e 2020, e una riflessione sul posto che nel mondo occupano quanti sono nati nel ventunesimo secolo tramite la qualità del progetto Avere vent’anni nel 2020, ideato e promosso dal Théâtre de la Ville nel quadro dei propri Chantiers d’Europe. Il partenariato con il Théâtre de la Ville di Parigi amplia l’orizzonte delle collaborazioni al potenziale di relazioni con altri ‘Teatri della Città’ di altri Paesi, in Portogallo, in Olanda, e in ogni altro luogo in cui si possa costruire una relazione coerente con l’idea di un Teatro che si fondo sui principi condivisi. Su questa linea si inserisce il lavoro di Beppe Navello; da una parte il prezioso progetto sulla drammaturgia italiana inquadrata in un contesto europeo, e sul vero ruolo di un Teatro Nazionale; dall’altra, in vista delle celebrazioni per il quinto centenario della morte, il coordinamento di una serie di manifestazioni dedicate a Leonardo da Vinci tra Francia e Italia.

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