Maurizio Scaparro con “Aspettando Godot” alla Pergola

Maurizio Scaparro con “Aspettando Godot” alla Pergola

Un ‘classico’ del teatro contemporaneo torna in scena al Teatro della Pergola martedì 26, mercoledì 27 e giovedì 28 marzo, ore 20:45. Maurizio Scaparro firma la regia di Aspettando Godot di Samuel Beckett, testo cardine del ’900: scritto tra la fine del 1948 e l’inizio del 1949, andato in scena per la prima volta a Parigi, al Théâtre de Babylone, il 5 gennaio del 1953, è uno dei lavori più amati, rappresentati ed enigmatici, tra quelli firmati dal Premio Nobel irlandese. Una produzione Teatro Biondo Palermo, Fondazione Teatro della Toscana.

“Sento la responsabilità, il peso e l’emozione – afferma Maurizio Scaparro – di mettere in scena per la prima volta un testo di Samuel Beckett e in particolare Aspettando Godot. Questo testo mi colpisce anzitutto per le sue radici collegate alla millenaria e senza confini cultura europea, che noi stiamo colpevolmente dimenticando. Beckett è certamente tra i primi nel Novecento a intuire che, nel mondo attuale, lo spazio per la tragedia si è fatto minimo, entra di nascosto, quasi sotto il velo del gioco, usa toni leggeri e punta talvolta anche al riso”.

Aspettando Godot, nelle parole di Jean Anouilh “un capolavoro che provocherà disperazione negli uomini in generale e in quelli di teatro in particolare”, fu considerato da molti una provocazione, un trucco, prima di essere universalmente accettato come opera d’eccezione. Vladimiro (Luciano Virgilio) ed Estragone (Antonio Salines) sono i due vagabondi in perenne attesa dell’arrivo di Godot, un personaggio simbolico che non compare mai durante la commedia.

Compaiono, invece, altri due personaggi Pozzo (Edoardo Siravo) e Lucky (Fabrizio Bordignon): il primo trascina l’altro legato a una corda come uno schiavo. Godot ha un’assonanza con God (Dio in inglese) e c’è chi vi ha visto la Morte, chi la Speranza, chi la Rivelazione: l’opera è dunque incentrata su questa figura da cui dipendono i destini di tutti, a cominciare da Vladimiro ed Estragone.

Le scene sono di Francesco Bottai, i costumi di Lorenzo Cutùli, le luci di Salvo Manganaro, per una lettura che si discosta da quella ‘semplicemente’ tragica.

“Mi piace ricordare che per più di cinquanta anni Beckett – continua il regista – aveva vissuto nel quartiere operaio di Montparnasse (e dal ’40 al ’45 ha avuto un ruolo attivo nella resistenza francese). I suoi compagni d’avventura in quel periodo erano stati, tra gli altri, anzitutto James Joyce (l’ironia del linguaggio di Beckett nasce anche da questo incontro), Giacometti e Buster Keaton. Nicola Chiaromonte notava che il fascino dei due atti di Beckett sta nella precisione con cui sono unite due situazioni ugualmente familiari per l’Homo Europeus: la difficoltà di credere nella sensatezza dei gesti quotidiani e la parallela difficoltà di credere nell’avvenire collettivo. Lo sconforto di Vladimiro ed Estragone è contagioso, ognuno se ne difenda come può, ma non si dimentichi che comunque è un gioco, anche nel senso teatrale di jouer”.

Chi è Godot? Questo è il punto. È qualcosa che ci aspettiamo e non sappiamo definire, che vorremmo, ma che non siamo capaci di desiderare, perché non abbiamo desideri? Certamente è un’entità astratta, così come lo sono i due poveri vagabondi: speculazioni poetiche, lunari, ma per questo intriganti e attraenti. Tra Vladimiro ed Estragone, però, risalta una differenza: Vladimiro è una vittima, è succube, mentre Estragone è quello che comanda, che decide.

Comunque, sono una coppia indissolubile, non possono fare a meno l’uno dell’altro, non si possono separare. E quando si conclude la messinscena, non resta certo allo spettatore un attimo di certezza sul fatto che Godot possa arrivare e che l’attesa dei protagonisti non sia stata vana. Una condanna senza soluzione: l’attesa non finisce mai.

“I due vagabondi protagonisti di Aspettando Godot – conclude Maurizio Scaparro – sono l’emblema della condizione dell’uomo del Novecento, essere in eterna attesa, vagante verso la morte, punto minuscolo nella vastità di un cosmo ostile, segnato fin dalla nascita (“partoriscono a cavallo di una tomba, il giorno splende un istante, ed è subito notte”, dice Pozzo). Mi conforta avere in palcoscenico attori che stimo profondamente, ma vorrei anche poter idealmente dedicare questa nostra fatica all’Europa della Cultura, la grande dimenticata dell’Europa che viviamo; e a quelle parole che Beckett sussurra quasi per caso come teatro, varietà, circo”.

Pergola

INFO:

Teatro della Pergola, via della Pergola 30, Firenze

055.0763333

biglietteria@teatrodellapergola.com

Dal lunedì al sabato: 9.30 / 18.30

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Lo Cascio e Rubini in prima nazionale con “Dracula” alla Pergola

Lo Cascio e Rubini in prima nazionale con “Dracula” alla Pergola

Forti del grande successo di Delitto/Castigo, Luigi Lo Cascio e Sergio Rubini tornano al Teatro della Pergola, in prima nazionale da martedì 5 a domenica 10 marzo, con la riscrittura di un altro capolavoro della letteratura, l’ultimo grande romanzo gotico: Dracula di Bram Stoker. La regia è dello stesso Rubini, che cura l’adattamento insieme a Carla Cavalluzzi. Una produzione Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo, Fondazione Teatro della Toscana.

In scena con Lorenzo Lavia, Roberto Salemi, Geno Diana, Margherita Laterza, Luigi Lo Cascio e Sergio Rubini danno vita a una discesa notturna nell’ignoto, che ci offre l’opportunità di scoperchiare il mostro che si cela in ognuno di noi, mettendoci a confronto con i nostri più profondi e ancestrali misteri.

Venerdì 8 marzo, ore 18, Luigi Lo Cascio, Sergio Rubini e la Compagnia incontrano il pubblico. Coordina Matteo Brighenti. L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Dracula di Bram Stoker è prima di tutto un viaggio tra lupi che ululano, grandi banchi di foschia, e cavalli dalle narici infuocate. Ai bordi della strada numerose croci. A compiere il viaggio è il giovane procuratore londinese Jonathan Harker, incaricato di recarsi in Transilvania per curare l’acquisto di un appartamento a Londra da parte del Conte Dracula.

Il giovane Harker non sa la sciagura che lo attende, ma immediatamente, appena ha inizio il suo viaggio, si ritrova avvolto in un clima di mistero e di scongiuri. Quando giunge a Castel Dracula si ritrova al cospetto di un uomo vestito di nero, dagli occhi sporgenti e troppo rossi, dai denti troppo bianchi e aguzzi, dalle mani troppo grandi e le dita così affilate che sembrano artigli. Un pallore eccesivo che lo fa assomigliare più a un morto. La scena è di Gregorio Botta, i costumi sono di Chiara Aversano, le musiche di Giuseppe Vadalá, le luci di Tommaso Toscano.

È in un clima di illusione, di oscurità e paura che sarà calato colui che si accosta al cancello di Castel Dracula, come chi sopraggiunto nell’Ade comprende a poco a poco di essere finito in una tomba.

Ed è quindi questo il fulcro della rappresentazione: da una monumentale scala posta al centro della scena i personaggi scenderanno in un luogo frastagliato da ombre e disseminato di specchi che non riflettono immagini, ma solo paure. Una dimensione dove il buio prevarrà sulla luce, il chiarore ferirà come una lama lo sguardo, il cupo battere di una pendola segnerà il tempo del non ritorno, uno scricchiolio precederà una caduta e il silenzio l’arrivo della bestia che azzanna e uccide. Una realtà malata dove sarà impossibile spezzare la tensione e da cui sembrerà impossibile uscirne vivi. Perché di quell’oscurità ogni individuo è portatore.

INFO:

Teatro della Pergola, via della Pergola 30, Firenze

055.0763333

biglietteria@teatrodellapergola.com

Dal lunedì al sabato: 9:30 / 18:30 – domenica chiuso

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Al ‘Mila Pieralli’ Scandicci i mum&gypsy con “Il mio tempo”

Al ‘Mila Pieralli’ Scandicci i mum&gypsy con “Il mio tempo”

Da martedì 5 a giovedì 7 marzo, ore 21, il Teatro Studio ‘Mila Pieralli’ di Scandicci si trasforma in un hotel di periferia dove si parlano lingue diverse, per chi è in cerca del proprio tempo. Ci accompagnano in questo luogo misterioso i performer della compagnia giapponese mum&gypsy che, insieme ad alcuni attori italiani, danno vita allo spettacolo Il mio tempo, che mescola i linguaggi del teatro, del cinema e degli “anime”.

In scena ci sono Aya Ogiwara, Ayumi Narita, Satoshi Hasatani, Yuriko Kawasaki, Andrea Falcone, Giacomo Bogani, Sara Fallani, Camilla Bonacchi, diretti da Takahiro Fujita, uno dei più brillanti e prolifici artisti del teatro contemporaneo giapponese e della nuova generazione di registi e drammaturghi.

Un progetto di Fondazione Fabbrica Europa, Fondazione Teatro della Toscana / Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale, con il supporto di Agency for Cultural Affairs Government of Japan in the fiscal year 2017, Arts Council Tokyo, The Saison Foundation, e presentato nell’ambito del Festival d’Autunno 2018 / Progetto Area Metropolitana.

Il mio tempo è ambientato in un hotel di periferia dove ogni giorno si mescolano lingue diverse, dove ci sono persone che arrivano e partono, dove le storie degli ospiti e dei clienti si intrecciano. Dove si trova questo hotel? In quale anno si svolge la storia? Non lo sappiamo. Sappiamo soltanto che questo è l’hotel per tutti coloro che sono in cerca del proprio tempo.

Dopo una prima fase di lavoro che ha dato vita a Il mio tempo – Different shape, prodotto dalla Fondazione Teatro della Toscana con il supporto della Fondazione Fabbrica Europa e presentato al Teatro Era di Pontedera nel 2015, Takahiro Fujita ha riunito quattro membri del cast più consolidato delle sue produzioni precedenti e i quattro attori italiani per sviluppare la creazione in due residenze presso il Sainokuni Saitama Art Theater di Tokyo, dove lo spettacolo ha debuttato nel 2017.

Come in altri suoi lavori il regista giapponese non è partito da un testo precostituito, ma lo ha costruito giorno dopo giorno attraverso vere e proprie interviste agli attori, accompagnandoli a dettagliare e ricostruire ricordi d’infanzia, suggestioni ed esperienze. Questi ricordi sono stati poi elaborati e spogliati da riferimenti autobiografici, mixati e montati insieme fino a ottenere quello che lo spettatore vedrà al Teatro Studio ‘Mila Pieralli’ di Scandicci da martedì 5 a giovedì 7 marzo, ore 21.

Per i giovani attori giapponesi e italiani (Aya Ogiwara, Ayumi Narita, Satoshi Hasatani, Yuriko Kawasaki, Andrea Falcone, Giacomo Bogani, Sara Fallani, Camilla Bonacchi) questo lavoro in più tappe ha rappresentato anche un’occasione per trovare nuove modalità di comunicazione in scena, superando limiti linguistici e differenze culturali.

mum&gypsy
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mum&gypsy è una compagnia teatrale fondata nel 2007 da Takahiro Fujita, uno dei più brillanti e prolifici artisti del teatro contemporaneo giapponese e della nuova generazione di registi e drammaturghi venuta alla ribalta dopo il 2000, influenzata dalle ricerche del maestro Oriza Hirata.

Partendo dalle teorie del maestro, Fujita ha maturato un suo personale stile drammaturgico basato su linee narrative che si sviluppano in parallelo attraverso un complesso intreccio di scene, ripetute come una sorta di refrain e presentate dalle prospettive dei diversi personaggi. Le scene sono mostrate al pubblico con una sequenza che ricorda un montaggio cinematografico, dove le linee temporali s’intrecciano, tra flashback e anticipazioni, mostrando i ricordi dei protagonisti e il loro universo interiore.

Nel 2011, all’età di 26 anni, Fujita ha vinto il 56° Kishida Drama Award con la trilogia The Signs to Return, Awaiting Dining Table, There, It is, The World to Throw Salt on.

I lavori di mum&gypsy sono stati ospitati in prestigiose strutture e festival in Giappone e all’estero: Tokyo Metropolitan Theatre, Kyoto Experiment, Beijing Fringe Theater Festival (Cina), GAM-Centro Gabriela Mistral (Cile), MESS International Theatre Festival Sarajevo (Bosnia), 24Hz Festival (Germania), Toyohashi Arts Theatre, Yamaguchi Center for Arts, International Theater Festival Okinawa for Young Audiences.

mum&gypsy
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INFO:

Biglietteria di prevendita

Teatro della Pergola, via della Pergola 30, Firenze

055.0763333

biglietteria@teatrodellapergola.com

Dal lunedì al venerdì: 9:30 / 18:30 – sabato 9:30 / 13:30 – domenica chiuso

Biglietteria serale

A partire da un’ora prima dell’inizio degli spettacoli presso la biglietteria del Teatro Studio, Via Gaetano Donizetti 58, Scandicci.

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Al ‘Mila Pieralli’ Scandicci i mum&gypsy con “Il mio tempo”

Al ‘Mila Pieralli’ Scandicci i mum&gypsy con “Il mio tempo”

Da martedì 5 a giovedì 7 marzo, ore 21, il Teatro Studio ‘Mila Pieralli’ di Scandicci si trasforma in un hotel di periferia dove si parlano lingue diverse, per chi è in cerca del proprio tempo. Ci accompagnano in questo luogo misterioso i performer della compagnia giapponese mum&gypsy che, insieme ad alcuni attori italiani, danno vita allo spettacolo Il mio tempo, che mescola i linguaggi del teatro, del cinema e degli “anime”.

In scena ci sono Aya Ogiwara, Ayumi Narita, Satoshi Hasatani, Yuriko Kawasaki, Andrea Falcone, Giacomo Bogani, Sara Fallani, Camilla Bonacchi, diretti da Takahiro Fujita, uno dei più brillanti e prolifici artisti del teatro contemporaneo giapponese e della nuova generazione di registi e drammaturghi.

Un progetto di Fondazione Fabbrica Europa, Fondazione Teatro della Toscana / Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale, con il supporto di Agency for Cultural Affairs Government of Japan in the fiscal year 2017, Arts Council Tokyo, The Saison Foundation, e presentato nell’ambito del Festival d’Autunno 2018 / Progetto Area Metropolitana.

Il mio tempo è ambientato in un hotel di periferia dove ogni giorno si mescolano lingue diverse, dove ci sono persone che arrivano e partono, dove le storie degli ospiti e dei clienti si intrecciano. Dove si trova questo hotel? In quale anno si svolge la storia? Non lo sappiamo. Sappiamo soltanto che questo è l’hotel per tutti coloro che sono in cerca del proprio tempo.

Dopo una prima fase di lavoro che ha dato vita a Il mio tempo – Different shape, prodotto dalla Fondazione Teatro della Toscana con il supporto della Fondazione Fabbrica Europa e presentato al Teatro Era di Pontedera nel 2015, Takahiro Fujita ha riunito quattro membri del cast più consolidato delle sue produzioni precedenti e i quattro attori italiani per sviluppare la creazione in due residenze presso il Sainokuni Saitama Art Theater di Tokyo, dove lo spettacolo ha debuttato nel 2017.

Come in altri suoi lavori il regista giapponese non è partito da un testo precostituito, ma lo ha costruito giorno dopo giorno attraverso vere e proprie interviste agli attori, accompagnandoli a dettagliare e ricostruire ricordi d’infanzia, suggestioni ed esperienze. Questi ricordi sono stati poi elaborati e spogliati da riferimenti autobiografici, mixati e montati insieme fino a ottenere quello che lo spettatore vedrà al Teatro Studio ‘Mila Pieralli’ di Scandicci da martedì 5 a giovedì 7 marzo, ore 21.

Per i giovani attori giapponesi e italiani (Aya Ogiwara, Ayumi Narita, Satoshi Hasatani, Yuriko Kawasaki, Andrea Falcone, Giacomo Bogani, Sara Fallani, Camilla Bonacchi) questo lavoro in più tappe ha rappresentato anche un’occasione per trovare nuove modalità di comunicazione in scena, superando limiti linguistici e differenze culturali.

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mum&gypsy è una compagnia teatrale fondata nel 2007 da Takahiro Fujita, uno dei più brillanti e prolifici artisti del teatro contemporaneo giapponese e della nuova generazione di registi e drammaturghi venuta alla ribalta dopo il 2000, influenzata dalle ricerche del maestro Oriza Hirata.

Partendo dalle teorie del maestro, Fujita ha maturato un suo personale stile drammaturgico basato su linee narrative che si sviluppano in parallelo attraverso un complesso intreccio di scene, ripetute come una sorta di refrain e presentate dalle prospettive dei diversi personaggi. Le scene sono mostrate al pubblico con una sequenza che ricorda un montaggio cinematografico, dove le linee temporali s’intrecciano, tra flashback e anticipazioni, mostrando i ricordi dei protagonisti e il loro universo interiore.

Nel 2011, all’età di 26 anni, Fujita ha vinto il 56° Kishida Drama Award con la trilogia The Signs to Return, Awaiting Dining Table, There, It is, The World to Throw Salt on.

I lavori di mum&gypsy sono stati ospitati in prestigiose strutture e festival in Giappone e all’estero: Tokyo Metropolitan Theatre, Kyoto Experiment, Beijing Fringe Theater Festival (Cina), GAM-Centro Gabriela Mistral (Cile), MESS International Theatre Festival Sarajevo (Bosnia), 24Hz Festival (Germania), Toyohashi Arts Theatre, Yamaguchi Center for Arts, International Theater Festival Okinawa for Young Audiences.

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Teatro della Pergola, via della Pergola 30, Firenze

055.0763333

biglietteria@teatrodellapergola.com

Dal lunedì al venerdì: 9:30 / 18:30 – sabato 9:30 / 13:30 – domenica chiuso

Biglietteria serale

A partire da un’ora prima dell’inizio degli spettacoli presso la biglietteria del Teatro Studio, Via Gaetano Donizetti 58, Scandicci.

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Al Niccolini “Io nel pensier mi fingo” con iNuovi

Al Niccolini “Io nel pensier mi fingo” con iNuovi

I Nuovi portano in scena al Teatro Niccolini di Firenze i versi dei più grandi poeti italiani tra l’800 e il ’900 con il progetto Io nel pensier mi fingo a cura di Sauro Albisani. Cinque quadri lirici, sempre alle ore 19, su testi di Giovanni Pascoli (22 febbraio), Guido Gozzano (15 marzo), Aldo Palazzeschi (5 aprile), Carlo Betocchi (3 maggio), Dino Campana (10 maggio). Una produzione Fondazione Teatro della Toscana.

“Quello che cercheremo di fare in scena – afferma Albisani – è una lettura non tradizionale del testo poetico e lontana dal canone consolidato della tradizione letteraria, perché tenteremo di offrire allo spettatore un ingresso, quasi un’­irruzione, nella caverna segreta del cuore del poeta, per riuscire a individuare il punto in cui è scattato, in un dato momento, il concepimento della poesia”.

Un teatro di poesia improntato all’esplorazione della lingua italiana. Una dimensione nella quale il peso specifico della parola, per intendersi la sua eticità e moralità, sia addirittura preponderante al verso stesso. Sapendo che nasce come poeta e che proprio attraverso la poesia si è avvicinato al teatro e alla drammaturgia, la Fondazione Teatro della Toscana ha proposto a Sauro Albisani di sviluppare un progetto con iNuovi per far sì che le parole pesino di più.

“Io nel pensier mi fingo: con questo emistachio Leopardi enuncia una delle leggi fondamentali dell’esperienza poetica – spiega Albisani ad Angela Consagra sul foglio di sala della rassegna – perché la mente è l’unico palcoscenico possibile per la rappresentazione della visione poetica.

Analogamente, Pessoa dice: “Il poeta è un fingitore”. Fingitore non come sinonimo di bugiardo: il bugiardo mente (e ha proprio l‘intenzione di mentire), mentre il poeta crea un spazio (oltre la siepe leopardiana) che non esiste nella realtà, ma solo nel suo pensiero, e ciò facendo non ha nessuna intenzione di mentire. La poesia accade dunque sempre nella mente dell’uomo e in particolare un teatro di poesia deve scommettere solo sul potere evocativo della parola: si parte dalla voce (evoco), per far scaturire la visione”.

Le poesie dei vari autori sono inserite all’interno di una cornice, una sorta di canovaccio che cerca di suggerire agli spettatori le vicissitudini interiori che sperimenta un artista quando si sente in prossimità della creazione artistica. Dentro di lui sta per nascere, nel vero senso del termine, una poesia ed è questo particolare e prezioso processo che Io nel pensier mi fingo vuole indagare.

“Il nostro esperimento – conclude Sauro Albisani – è una catabasi, una discesa verso l’ora remota e occulta del concepimento del testo poetico, fino all’epifania della sua prima sillabazione. Per ogni appuntamento il canovaccio che fa da cornice alle poesie tenta di disegnare la mappa di una geografia interiore, che è poi la topografia, la carta psichica, delle ossessioni del poeta”.

Calendario

22 febbraio

Fondazione Teatro della Toscana – iNuovi

ZVANÌ – RAPSODIAPASCOLI

lettura di poesie scelte di Giovanni Pascoli tratte da Il fanciullino

con Alessandra Brattoli, Anastasia Ciullini, Fabio Facchini, Ghennadi Gidari, Athos Leonardi, Erica Trinchera

Da quale porta passare per entrare nello spazio dei sogni del cuore “che gridano forte / e non fanno rumore”?

Quella porta è il suono di una lingua che vorrebbe tornare ad essere un cinguettìo, proprio come il cinguettìo degli uccelli tenta di farsi parola. Dentro questa lingua vive un fanciullino che ha imparato a varcare la soglia di casa senza calpestare le tamerici.

Di se stesso dice a un amico: “Sembro più un fattore che un poeta”. Ma dalle falde del suo cappotto è uscita la poesia del Novecento.

15 marzo

ED IO NON VOGLIO PIÙ ESSERE IO – KAMMERMUSIKGOZZANO

lettura di poesie scelte di Guido Gozzano

con Maddalena Amorini, Mattia Braghero, Fabio Facchini, Claudia Ludovica Marino, Nadia Saragoni, Filippo Stefani

D’Annunzio sembrò a un’intera generazione la personificazione della salute di una razza superumana. Ma che succede se ti accorgi che è proprio la salute che ti manca per seguire le orme del vate?

Ti togli i coturni, ti metti le pantofole e rientri nel salotto di Nonna Speranza tra le buone cose di pessimo gusto, muovendoti in un teatrino domestico che dipingi spietatamente senza fingere di ignorare la quotidiana miseria dei suoi orizzonti e amando tuttavia sinceramente l’inermità delle creature che a quegli orizzonti si affacciano con tutta la loro ingenuità, con quell’inconsapevolezza che può rendere belle anche due iridi sincere, “azzurre d’un azzurro di stoviglia”. Così, lungo la via della compassione, impari anche a perdonare te stesso.

5 aprile

L’INCENDIARIO – CABARETPALAZZESCHI

lettura di poesie scelte di Aldo Palazzeschi

con Federica Cavallaro, Claudia Ludovica Marino, Nadia Saragoni, Athos Leonardi, Vittorio Pissacroia, Lorenzo Volpe

Un poeta è anche un attore: mette in scena impudicamente se stesso. Ma cosa succede quando un attore è anche un poeta? Ne nasce una poesia incendiaria, capace di smascherare l’ipocrisia degli atteggiamenti, di dissacrare ogni forma di gretto perbenismo, di scandalizzare la società borghese, mettendone a nudo gli alibi, svelando con la forza dirompente e iconoclasta del riso che essa non è fatta, come sembra, di rose e di viole. E, apposta per chi non ci crede, a Palazzeschi basta dare la parola ai fiori: ascoltare per credere.

Al termine dell’evento ci catapulteremo in un’autentica serata futurista dei primi del ’900 di cui il pubblico, grazie a un gioco di ruolo, sarà il protagonista.

I Nuovi guideranno lo svolgimento della serata fino al raggiungimento dell’obiettivo finale: l’arresto dei futuristi e dei facinorosi da parte dei poliziotti in borghese.

3 maggio

IL MANOVALE DELLA CARITÀ – CANTATABETOCCHI

lettura di poesie scelte di Carlo Betocchi tratte da “L’anno di Caporetto”

con Davide Arena, Maria Lucia Bianchi, Federica Cavallaro, Ghennadi Gidari, Filippo Stefani, Erica Trinchera

Cos’è la realtà che vince il sogno? La realtà che vince il sogno è la carità, che dribbla la fine dell’exitus, lavora anche il sabato perché il deus absconditus non si riposa mai: continua a creare il suo universus oriens per un eccesso incontenibile di generosità, di longanimità.

La carità non spiega, ma mostra il mistero: se vedi la carità, vedi la Trinità.

10 maggio

CHIMERA – OPERACAMPANA

lettura di poesie scelte di Dino Campana

con Davide Arena, Maria Lucia Bianchi, Alessandra Brattoli, Anastasia Ciullini, Vittorio Pissacroia, Sebastiano Spada

Dove poggiare il capo se il baricentro della tua vita è l’inquietudine? Di mestiere puoi fare solo l’apolide, il girovago: poeta nomade che vende le sue poesie alle Giubbe Rosse strappando dal suo unico libro quelle che non si confanno alla faccia dell’avventore.

Un uomo che sente di perdere, giorno dopo giorno, la capacità di pensare e si aggrappa come un naufrago alle immagini della realtà, gravide del loro mistero sibillino, per procrastinare con titanico agonismo il naufragio nel mare della follia, dove il destino della parola poetica è il silenzio.

Niccolini

INFO:

Teatro Niccolini, Via Ricasoli 3, Firenze

055.0763333

biglietteria@teatrodellapergola.com

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