Infanzia: Artemisia, il maltrattamento di Stato rende invisibili i minori

Infanzia: Artemisia, il maltrattamento di Stato rende invisibili i minori

In occasione della Giornata Internazionale per i Diritti dell’Infanzia e Adolescenza riceviamo e pubblichiamo il comunicato del Centro Antiviolenza Artemisia di Firenze che ben sintetizza e spiega tutte le problematiche e le priorità che riguardano la tutela dei minori.

In questo 20 Novembre 2018, Giornata Internazionale che celebra i Diritti delle bambine e dei bambini, vogliamo  provare a riflettere sul lavoro che svolgiamo da 25 anni accanto a donne, bambine e bambini, ragazze e ragazzi vittime di violenza intrafamiliare e ad  adulti vittime di violenze durante l’infanzia o l’adolescenza. Vogliamo riconoscere come troppo spesso questo lavoro prenda la forma di uno slalom tra le follie istituzionali e ingiustizie compulsive che costituiscono forme di vero maltrattamento istituzionale quando lo Stato, che interviene (o tarda a intervenire) a proteggere, finisce per danneggiare ancora una volta. Come il persecutore fa con la sua vittima, l’Istituzione nel maltrattamento Istituzionale conferma la sensazione delle vittime, in particolare i minorenni, di essere trasparenti e invisibili.

Le scorse settimane ci hanno visto in piazza insieme alle tante donne e ai tanti uomini che ritengono il Ddl Pillon, documento  indegno di un paese civile e gravemente lesivo dei diritti di donne, bambini e uomini perbene. Le norme proposte violano la Convenzione sui Diritti del Fanciullo ratificata dal nostro paese sin dal 1991 perché negano di fatto il diritto di ogni bambino a essere protetto da ogni forma di violenza, allorché, ad esempio, il Ddl modifica  il significato del reato di maltrattamenti familiari rendendo quasi impossibile dimostrare la natura continuativa dello stesso e impone indiscriminatamente la mediazione a tutte le coppie in separazione senza tenere conto dell’inappropriatezza dello strumento nelle situazioni caratterizzate da violenza domestica, come sancito peraltro dalla convenzione di Istanbul, anche questa ratificata dall’Italia.  Un Ddl che annienta il diritto del bambino ad essere ascoltato quando fa riferimento a quelle situazioni in cui il figlio manifesta il rifiuto di vedere un genitore, le legge in automatico come il frutto di una manipolazione da parte dell’altro genitore per il quale prevede sanzioni senza appello, “pur in assenza di evidenti condotte”.

E nel farci parte delle celebrazioni per la giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, vogliamo ricordare i tanti bambini uccisi con le loro madri o orfani di femminicidio. Ogni o

micidio testimonia la debolezza  della rete formale di aiuto, lo scarso sostegno che le donne ricev

ono  nel loro ambiente di vita e anche da parte dei servizi, l’incapacità a rilevare tempestivamente i segnali della violenza domestica nei comportamenti dei bambini, e a intervenire correttamente per proteggere.

Vogliamo ricordare le bambine e i bambini, le ragazze e i ragazzi vittime di violenza sessuale, che ancora oggi devono attraversare le forche caudine di procedure e procedimenti ben poco adatti a loro e nei quali sono esposti ad ascolti ripetuti, alla lunghezza dei procedimenti e alla difficoltà di poter avere accesso a cure psicologiche per provare ad avviare la rielaborazione del trauma.

Il nostro impegno ci porta da sempre anche ad affiancare adulti sopravvissuti a gravi e prolungate violenze durante l’infanzia e l’adolescenza: un lavoro importante che ci aiuta a vedere gli esiti a lungo termine dei traumi infantili e a migliorare gli interventi diretti con i bambini/e. Vogliamo oggi ricordare l’incontro con quei bambini e quelle bambine, oggi adulti, collocati e abbandonati dentro la setta Forteto proprio da quelle Istituzioni che erano intervenute a proteggerli. Questo incontro ci ha consentito di essere testimoni privilegiate di incredibili forme di resilienza individuale e ci richiama con forza tutti a riconoscere le molte e diverse responsabilità.

Al suo interno il sistema della setta ha prodotto un’ampia e complessa gamma di ruoli per gli adulti che ne furono coinvolti: molti di coloro che contribuirono a costruire quel sistema, ne fecero parte e vi collusero attivamente, oggi hanno aperto gli occhi e hanno iniziato a riconoscere il loro errore, le loro responsabilità e a prendere le distanze; altri invece ancora oggi non hanno preso le distanze dalle dinamiche coercitive e di manipolazione, oltre che di maltrattamenti e abusi, che hanno caratterizzato la setta fin dal suo inizio.

All’esterno, come abbiamo detto e scritto tante volte, la vicenda de Il Forteto si costruisce su un cumulo di  complicità, connivenze e menzogne, che in parte persistono anche oggi, e sulle quali il sistema delle Istituzioni e dei Servizi dovrebbe ancora interrogarsi, per assumersi adeguatamente le proprie responsabilità. Rimangono poi i silenti, quei tanti soggetti che furono attivamente complici, ma sono rimasti nell’ombra e, in assenza di elaborazione consapevole, potrebbero essere ad alto rischio di commettere ancora maltrattamento istituzionale e compiere i medesimi errori professionali e umani con i bambini con i quali ancora oggi lavorano. 

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Forteto: Mugnai (Fi), nuova condanna a Fiesoli conferma l’esistenza di una setta

Forteto: Mugnai (Fi), nuova condanna a Fiesoli conferma l’esistenza di una setta

“La nuova condanna comminata a Rodolfo Fiesoli per gli orrendi abusi perpetrati ai danni di minori collocati in affido all’interno della comunità Il Forteto del Mugello, in provincia di Firenze, non è che l’ennesima conferma di quanto abbiamo sempre sostenuto anche in ordine all’esistenza di un ”sistema Forteto” e sul fatto quella comunità avesse, come ancora ha, la natura di una setta. Per questo non posso che rinnovare l’invito alla maggioranza Lega e M5S affinché consenta la rapida attivazione della commissione d’inchiesta parlamentare che io stesso ho richiesto calendarizzando la mia proposta di legge”.

Lo afferma il Vicecapogruppo di Forza Italia alla Camera Stefano Mugnai all’indomani del riconteggio della pena per il leader della comunità Rodolfo Fiesoli da parte della Corte d’Appello di Firenze, un secondo passaggio frutto del rinvio della Cassazione disposto nel dicembre 2017.

“Rodolfo Fiesoli all”interno del Forteto si faceva chiamare ”Il Profeta”. Già questo crea una cornice suggestiva per inquadrare il contesto”, sottolinea Mugnai che segue la vicenda Forteto fin dal 2012 quando, come consigliere regionale della Toscana, ebbe a presiedere la prima commissione regionale di inchiesta quella che portò alla luce il sistema di violenze e abusi praticato all’interno di quella che anche la magistratura avrebbe in seguito bollato come comunità-setta, esprimendo condanne fino al terzo grado di giudizio.

“Questo nuovo pronunciamento da parte della Corte d”Appello fiorentina – commenta Mugnai – cristallizza proprio il ”sistema” laddove qualifica il reato di violenza sessuale di gruppo. Al Forteto esisteva attorno a Fiesoli una sorta di ”cerchio magico” di chi se non abusava favoriva il perpetrarsi degli abusi, o taceva, o girava il capo. Una setta su cui ancora dovremo tanto scavare anche a livello parlamentare. Chiedo che ci si affretti”.

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Forteto: Fiesoli condannato a 14 anni e 10 mesi in appello-bis

Forteto: Fiesoli condannato a 14 anni e 10 mesi in appello-bis

Poichè la sentenza non è definitiva Rodolfo Fiesoli non andrà in carcere, ma potrà impugnarla in Cassazione.

Il nuovo processo d’Appello, sul caso Forteto, si è svolto dopo il rinvio della Suprema Corte, che aveva chiesto di rideterminare la pena corretta che Fiesoli dovrà scontare. La sentenza è stata ricalcolata dal giudice paola Masi dopo che, sempre in appello, era stato condannato a 15 anni e 10 mesi, ma la Corte di Cassazione aveva rinviato ad una nuova corte d’appello per una nuova decisione solo su uno dei casi di violenza.

Rodolfo Fiesoli, il fondatore del Forteto è stato condannato a 14 anni e 10 mesi per violenza sessuale, nel secondo processo d’appello per gli abusi, perpetrati per anni, nella comunità di Vicchio nel Mugello.

Oggi, dopo circa un’ora e mezzo di camera di consiglio, è stata accolta la richiesta di pena richiesta dal Procuratore Generale, Luigi Bocciolini. Condannata anche l’imputata Daniela Tardani a 6 anni e 4 mesi.

Gli altri imputati, Serpi, Consorti, Tempestini e Maria Francesca Tardani, avevano concordato nel corso dell’udienza una condanna a due anni di reclusione.

Il procuratore generale Bocciolini aveva chiesto 17 anni, con il ripristino della pena inflitta in primo grado. L’avvocato difensore di Fiesoli, ricordando la sua età, 77 anni, aveva chiesto una pena “che non lo condannasse di fatto all’ergastolo”. Adesso spetterà alla Corte di Cassazione confermare o meno la sentenza pronunciata oggi. In quel momento, si riapriranno le porte del carcere per Fiesoli.

 

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Forteto: dimesso direttore generale cooperativa

Forteto: dimesso direttore generale cooperativa

La decisione sarebbe dovuta a divergenze con la dirigenza e alla impossibilità di portare avanti il mandato ricevuto per un cambiamento con la separazione della cooperativa dalla comunità.

Il direttore generale della cooperativa il Forteto, di Vicchio in Mugello (Firenze), Marco Fenili si è dimesso. E’ quanto si apprende da fonti vicine a Il Forteto.
E’ stato lo stesso Fenili a comunicare alla cooperativa la propria decisione. Il direttore generale avrebbe terminato il proprio incarico alla fine dell’anno.

La cooperativa agricola ha continuato a portare avanti le proprie attività economiche anche dopo i processi che hanno visto la condanna del fondatore del Forteto Rodolfo Fiesoli e di parte dei suoi collaboratori più stretti. La cooperativa era nata negli anni ’70 insieme alla comunità di persone che sperimentava forme nuove di convivenza comune e sfociate poi nell’accoglienza di minori disagiati affidati dai tribunali dei minorenni.

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CGIL: il Forteto va commissariato

CGIL: il Forteto va commissariato

La Flai CGIL: ” abbiamo seri elementi che ci portano a pensare che la commistione tra l’azienda e la comunità sia ancora presente e anzi si stia nuovamente rafforzando”.

“Siamo fortemente preoccupati per il futuro della cooperativa agricola il Forteto del Mugello. In questi anni abbiamo cercato di collaborare perché si attuasse il progetto di normalizzazione della cooperativa, ma ad oggi abbiamo seri elementi che ci portano a pensare che la commistione tra l’azienda e la comunità sia ancora presente e anzi si stia nuovamente rafforzando”. Lo dicono in una nota Gianluca Giussani, segretario Flai Cgil Toscana, e Mirko Borselli, segretario Flai Cgil Mugello a proposito della situazione al Forteto di Vicchio del Mugello (Firenze) tornando a chiedere il commissariamento della cooperativa.

I sindacalisti, che ricordano come il percorso di discontinuità con il passato e la gestione più vicina al guru Rodolfo Fiesoli (processato e condannato per violenza sessuale e maltrattamenti), avviato nel gennaio 2016 per il rilancio della cooperativa stava avendo i suoi effetti, grazie anche “a un qualificato manager esterno”, denunciano come nell’ultimo semestre ci sia stata “una sostanziale inversione di tendenza e il tentativo di smantellare quanto fino ad oggi realizzato, senza prevedere un’alternativa credibile. Gli interessi dell’impresa cooperativa e quelli della comunità risultano ancora intrecciati”.
Giussani e Borselli spiegano che “tutte le funzioni fondamentali per la realizzazione del progetto di cambiamento del piano industriale (personale, contabilità, bilancio e finanza) sono attualmente controllate dai soci appartenenti alla comunità e l’attuale direttore generale esterno, al vertice dell’organigramma, è sempre più marginalizzato”. Non solo: secondo la Cgil ci sarebbero “atteggiamenti ostili nei confronti dei soci lavoratori che manifestano la loro contrarietà e preoccupazione rispetto all’attuale gestione”.
COM-MU/DLM

Per tutto questo chiedono a chi ne ha l’autorità di intervenire e il commissariamento de Il Forteto.

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