Al Puccini di Firenze il Lungoviaggio di Irene Grandi e Pastis

Al Puccini di Firenze il  Lungoviaggio di Irene Grandi e Pastis

Musica, immagini e ospiti virtuali. Mercoledì 21 novembre 2018 alle  21 al Teatro Puccini di Firenze “Lungoviaggio”: musica, fotografia e voce concorrono a creare un’opera visionaria in cui frammenti del reale costituiscono il punto di partenza per la costruzione di videocanzoni. Con Irene Grandi e i Pastis

Irene Grandi festeggia i primi 25 anni di carriera e lo fa con un album e un progetto che la riportano al fianco dei fratelli – e concittadini – Marco e Saverio Lanza, rispettivamente fotografo e musicista/arrangiatore/produttore, tutti amici di lunga data.

Immancabile la tappa nella “loro” Firenze, mercoledì 21 novembre al Teatro Puccini (ore 21), dove presentano “Lungoviaggio”: musica, fotografia e voce concorrono a creare un’opera visionaria in cui frammenti del reale costituiscono il punto di partenza per la costruzione di videocanzoni.

Una simbiosi tra chitarre, pianoforte, macchina fotografica, canto. In “Lungoviaggio” la musica prende forma dall’interazione viva con quel che accade nei video mentre sul palco Irene, accompagnata da Marco e Saverio Lanza dei Pastis, dialoga cantando con persone e personaggi filmati in un momento in cui esprimono una musicalità interiore inconsapevole, ma proprio per questo autentica rappresentazione della loro essenza e unicità.

Le video-opere interagiscono con l’esibizione alla stregua di un ulteriore musicista sul palco e rivelano, tra le altre, le immagini di personaggi unici del loro settore che hanno voluto collaborare al progetto quali Vasco Rossi e l’astronauta Samantha Cristoforetti; presenti anche intense immagini dello scrittore Tiziano Terzani.

Ogni opera messa in scena rappresenta un viaggio, concorrendo così a delineare il tema portante voluto dagli artisti e da cui nasce il titolo.
Quello del viaggio è un tema da sempre caro ad Irene, appassionata viaggiatrice, che in molti suoi album ha proposto l’argomento in modo originale (basti pensare al suo famoso singolo “Prima di partire per un lungo viaggio” scritto per lei da Vasco Rossi).
Altrettanto per i Pastis, perché da sempre costitutivo della loro poetica che apre una finestra sul mondo ricca di stupore, emozione e senso dell’umorismo, che denota un’autentica simpatia per l’umanità e la leggerezza di chi sa scrutare per pura curiosità.

L’ALBUM – Il visual-album è l’innovativo formato artistico che Marco, Saverio e Irene hanno materializzato per questo felice connubio tra videoarte e canzone, proponendo nella sua track list dodici video-opere musicali di cui firmano assieme testi, musiche e immagini. Dodici videocanzoni (da non confondersi con i classici videoclip) che nascono da attimi della realtà quotidiana, dalla cronaca, dalla storia o da un’occasione. I numerosissimi ospiti, ritratti mentre esprimono una musicalità interiore inconsapevole, diventano interpreti, alla stregua di Irene e dei Pastis, di quest’opera musicale dalla doppia lettura, che si può vedere ma anche soltanto ascoltare. La scaletta del visual album si avvale di collaborazioni di personaggi unici del loro settore, per ciascuno dei quali il viaggio ha in vario modo contraddistinto la loro carriera: ci riferiamo a video-opere quali “Benvenuti nel vostro viaggio” dove interviene in modo singolare ed inimitabile Vasco Rossi; ma anche “I would like to take you on a journey” che vede la presenza dell’astronauta Samantha Cristoforetti dell’ESA (European Space Agency); così come per “Tutto è uno” videocanzone in cui appare postumo lo scrittore Tiziano Terzani la cui stessa vita coincide col viaggio; per finire con “I viaggi per mare” opera cantata con Cristina Donà, un’autrice che mai ha ripercorso la stessa rotta nel suo viaggiare in musica.

Info spettacolo
Teatro Puccini – via delle Cascine, 41 – Firenze
Info tel. 055.362067 – 055.667566

Biglietti (esclusi diritti di prevendita)
1° settore 26 euro
2° settore 20 euro

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La Via della Cina: fotografia fra documentazione, metafora del reale, appartenenza e identità

La Via della Cina: fotografia fra documentazione, metafora del reale, appartenenza e identità

Tavola rotonda e presentazione dei risultati della campagna fotografica “La Via della Cina” sabato 17 novembre alle ore 15:30 presso il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci a Prato

La tavola rotonda Fotografia fra documentazione, metafora del reale, appartenenza e identità parte dai lavori prodotti durante la campagna fotografica La via della Cina per discutere insieme ad esperti di varie discipline sul ruolo che la fotografia può assumere nel raccontare fenomeni importanti come quelli delle trasformazioni delle città e delle moltitudini. Con Vittorio Iervese, sociologo, Giorgio Pizziolo, urbanista, Michele Smargiassi, giornalista, coordinati dal curatore del progetto Filippo Maggia andremo a parlare, nel pomeriggio di sabato 17 novembre nella sala incontri del Centro Pecci di Prato, della relazione fra fotografia e fenomeni migratori, dell’importanza delle immagini e di come si costruisce l’immaginario.

La campagna fotografica è stata realizzata dai quattro fotografi under 35, selezionati in seguito alla partecipazione ad un bando rivolto a giovani operanti in Toscana. Emanuele Camerini, Filippo Steven Ferrara, Erika Pellicci e Jacopo Valentini hanno lavorato in residenza nel mese di ottobre nella cosiddetta “Chinatown pratese”, nella zona del Macrolotto Zero, dove abita la maggiore parte dei nuovi cittadini di origine cinese e più precisamente in via Pistoiese denominata dalla comunità “Via della Cina”.

I quattro fotografi

Gli artisti sono stati accompagnati da Adriano, Angela, Chicraiven, Giulia, Filippo, Flavia, Rossana, Silvia e Stella, alcuni studenti di origine cinese dell’Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Livi che collaborano al progetto come guide e mediatori culturali all’interno del programma di alternanza scuola-lavoro.

La via della Cina risponde al bisogno di offrire un’articolata lettura del complesso territorio di questa parte della città di Prato dove, in una piccola superficie, sono condensati costruzioni industriali, tipiche del modello pratese “città fabbrica”, un’ampia diversità di culture, ambienti socioeconomici, interessi, necessità e primi segni dell’auspicato cambiamento in distretto creativo. Ai giovani artisti è stato richiesto un lavoro che documenti e interpreti la storia della città, per costruire una narrazione emotivamente evocativa che esplori la relazione fra paesaggio urbano e l’elemento umano, registri i temi del cambiamento strutturale e antropologico della città, costruisca un terreno comune fra arte e geopolitica proponendo la pratica fotografica come poetica civile.

L’obiettivo della campagna non è stato quello di mappare e dare uno sguardo definitivo su un luogo che è, in effetti, in continua trasformazione, ma di inserirsi nel quartiere attraverso lo sguardo degli artisti e lasciare un segno di incontro e di interazione con una comunità, anche tramite la collaborazione e il dialogo con le generazioni più giovani.

Dryphoto arte contemporanea da anni realizza, attraverso lo strumento dell’arte, azioni volte a migliorare il quartiere dove ha sede, il Macrolotto Zero; negli anni i diversi interventi realizzati all’interno di questa area, hanno contribuito a produrre cambiamenti strutturali e sociali rilevanti nella direzione della costruzione di una città “convivenziale”.

La tavola rotonda è un momento importante per affinare una riflessione condivisa sul senso del lavoro svolto fino ad ora, anche alla luce dell’investimento politico che la Pubblica Amministrazione è intenzionata a fare, e già sta facendo, attraverso il Progetto di Innovazione Urbana.

Foto di Filippo Steven Ferrara

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Il Neorealismo in fotografia. Una mostra a New York

Il Neorealismo in fotografia. Una mostra a New York

Una bella mostra alla Howard Greenberg Gallery di New York racconta il neorealismo nella fotografia italiana. The New Beginning for Italian Photography: 1945-1965 rimane aperta fino al 10 novembre.

Il Neorealismo è stato e continua ad essere un movimento culturale e politico molto potente. Piace ancora molto. Ed è ancora una forza vitale.
Si vede chiaramente nel cinema italiano contemporaneo. E anche a New York sta vivendo un momento magico. Oltre a questa mostra è aperta anche NeoRealismo: The New Image in Italy, 1932–1960 alla New York University; un’altra è al Metropolitan Museum of Art. In più è appena uscito per i tipi della Prestel anche un nuovo libro di Enrica Viganò, con una prefazione nientepopodimenoche di Martin Scorzese: NeoRealismo: The New Image in Italy 1932-1960.
Scorzese scrive che il Neorealismo è “una fonte di ispirazione, una fontana che non cessa mai di fluire.” Bello, no?
Dopo la seconda guerra mondiale il 1945 è stato considerato “l’anno zero” della fotografia italiana. Forse la cesura non è stata così netta e la “fontana” aveva cominciato a zampillare anche prima. Quello che è certo però è che con la ricostruzione dalle rovine in Italia il movimento neorealista si è affermato con una forza e un vigore straordinari. In fotografia, nel cinema, in letteratura.

Chi erano i fotografi del Neorealismo? In mostra alla Howard Greenberg Gallery vediamo il lavoro di Carlo Bavagnoli e le sue immagini dai quartieri operai di Roma; quello del grande Mario de Biasi, che comincia a fare fotografie nel 1944 con una macchina trovata tra le macerie a Norinberga;

poi c’è Sante Vittorio Malli, fondatore nel 1956 del famoso gruppo Il Naviglio, con i suoi ritratti e paesaggi; e c’è il giustamente celeberrimo Mario Giacomelli, con le sue immagini indimenticabili e indimenticate;

ci sono Franco Pinna, che anche lui comincia  a fare fotografie nel 1944, mentre stanno arrivando gli Alleati; e Stefano Robino, artista e designer elegante.
Come scrive Erica Viganò, “la visione di questi fotografi ha a che fare con la gente vera, paesaggi veri, e con storie collettive che vibravano con la pelle e con l’anima”. E La Pelle è tra l’altro proprio il titolo del bellissimo romanzo di Curzio Malaparte che uscì proprio nel 1949.

Queste sono immagini che ci parlano ancora forte e chiaro. E dovremmo ascoltare quello che hanno da dirci. Come per esempio quando ci ricordano che i migranti una volta eravamo noi…


La Howard Greenberg Gallery è al 41 East 57th Street, Suite 1406, New York. Info pratiche qui .

Margherita Abbozzo

Credits per le immagini, tutte courtesy Howard Greenberg Gallery, New York: quella di copertina è di Stefano Robino, Bambini ai giardini 1959. Poi in ordine di apparizione: Sante Vittorio Malli, Notturno n. 1, 1957; Stefano Robino, Paolo e Fernando Gavi, 1958; Sante Vittorio Malli, Treni, 1957; Mario de Biasi, Napoli, 1950s; Stefano Robino, Alla partenza della Cristoforo Colombo, Genova, 1957; Mario de Biasi, Gli italiani si voltano, Milano, 1954; Mario Giacomello, Scanno, 1957;  Sante Vittorio Malli, Dal tunnel 1957; Stefano Robino, Alla partenza della Cristoforo Colombo, Genova, 1957.

 

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Paolo Graziosi, Viaggio nell’altro e nell’altrove

 

“Viaggio nell’altro e nell’altrove” è il titolo di un bell’evento dedicato a ricordare la figura di Paolo Graziosi, un grande studioso del quale ricorre il trentennale della scomparsa.

Paolo Graziosi è stato il fondatore e il primo presidente dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. Nonchè ordinario di Antropologia all’Università di Firenze e Direttore del Museo di Antropolgia e Etnologia dal 1954 al 1982.

Soprattutto, Graziosi è stato il più eminente studioso italiano di arte preistorica. E in particolare, di arte preistorica italiana. Con studi fondamentali. Dal primo, che risale al 1924 dedicato alla Venere di Savignano, ad altri più tardi sull’ arte paleolitica in Europa e su quella preistorica dell’Africa.

Questi studi erano affiancati da ricerche “sul campo” che hanno portato a scoperte di pitture e incisioni preistoriche nelle grotte del Romito in Calabria, in quelle di Levanzo in Sicilia e ancora a Porto Badisco in Puglia.

La cosa fantastica è che Graziosi cominciò prestissimo a utilizzare sia la macchina fotografica che una telecamera per filmare le sue ricerche. Sin dagli anni Trenta!

Le sue riprese cinematografiche sono tra i primi filmati scientifici effettuati da studiosi italiani. Insieme alle foto sono raccolti nell’ Archivio Fotografico “Paolo Graziosi” presso l’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria di Firenze.

Istituto che ricorda Paolo Graziosi e ne onora la memoria il 20 settembre con Viaggio nell’altro e nell’altrove.

Come? Un incontro con vari studiosi e la proiezione di brevi film da lui realizzati nel corso delle sue spedizioni di ricerca sull’arte rupestre. Ce ne sarà anche uno girato nella missione sull’Himalaya tra le popolazioni Kalash.

Graziosi compì due viaggi sulle montagne dell’Hindu Kush pakistano per studiare i Kalash, una piccola comunità di poche migliaia di persone, isolata geograficamente e di fede non musulmana (foto qui sopra). La prima volta fu nel 1955, quando andò in Pakistan come membro della celebre Spedizione Italiana sul K2, in compagnia di Ardito Desio (foto qui sotto). Graziosi vi tornò poi nel 1960.

“Viaggio nell’altro e nell’altrove” ricorda Graziosi proiettando sui filmati dedicati ai “backstage” delle ricerche sul campo, all’arte rupestre africana e a quella italiana.

“Viaggio nell’altro e nell’altrove” rientra nel progetto più ampio dei “Percorsi didattici sull’arte preistorica italiana nell’Archivio fotografico IIPP”, nato per salvaguardare l’archivio fotografico Paolo Graziosi e avvicinare i giovani allo studio sulle origini dell’uomo.

20 settembre 2018, ore 17.30 | ingresso libero
Museo di Antropologia e Etnologia, Via del Proconsolo, 12, Firenze | Aula 1

In collaborazione con Università di Firenze – Laboratorio Multimediale e con ArtMediaStudio Firenze.

Info pratiche qui e anche:

055 2756444 | 055 2340765 | segreteria@iipp.it | biblioteca@iipp.it
https://www.msn.unifi.it/ag-i-102.html | http://www.iipp.it/viaggio-nellaltro-e-nellaltrove/

Margherita Abbozzo

 

 

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La storia di Marina Abramovic, terza puntata

La storia di Marina Abramovic, terza puntata

Oltre ad essere una performance artist straordinaria, da anni Marina Abramovic è impegnata a preservare e far conoscere al meglio la performance art.

Come racconta lei stessa – e qui traggo ancora le citazioni dalla sua autobiografia Attraversare i muri, uscito per i tipi della Bompiani: “Dopo trent’anni di performance, sentivo che era mio dovere raccontare la storia della performance art in modo sia da rispettare il passato sia da lasciare spazio alla reinterpretazione”.

L’idea geniale qui è quella della reinterpretazione. E’ possibile, è giusto? Si possono rimettere in scena performances storiche o sono queste legate indissolubilmente al corpo di chi le ha inventate e messa in scena la prima volta?

 

Perchè sia possibile reinscenarle Marina Abramovic, che ormai si autodefinisce ” la nonna della performance art”, ha stabilito quattro condizioni: “bisogna chiedere l’autorizzazione all’artista (o agli eredi o alla fondazione che eventualmente gestisce il suo lavoro); corrispondere royalties all’artista; eseguire una nuova interpretazione mettendo in chiaro la fonte; e rendere visibili i video e i materiali della performance originale”.

A questo fine Marina Abramovic ha anche creato il MAI (acronimo per Marina Abramovic Institute) e messo a punto il Metodo Marina Abramovic. Allena artisti che facciano performance e non solo. (Lady Gaga è stata una sua allieva e si è sottoposta a un allenamento rigorosissimo che comporta digiuno, solitudine, meditazione e altro).

Cosa vedremo a Palazzo Strozzi a Firenze? E’ ancora tutto top secret. La mostra si chiama The Cleaner. Cioè colui o colei che pulisce. Le nostre anime, la nostra psiche, le nostre energie?

Ci saranno performances reinterpretate da giovani artisti.  Come Imponderabilia, della quale si è già detto qui. Questa volta non sarà più una sorpresa e potete pensare per tempo da che parte voltarvi attraversando il passaggio tra i due corpi… sarà interessante osservare cosa succede!

Concludo il lungo racconto sul lavoro di Marina Abramovic augurandomi che in mostra sia possibile vedere anche una nutrita selezione delle bellissime immagini fotografiche che hanno accompagnato negli anni il lavoro di questa artista fenomenale.

 

 

Margherita Abbozzo (fine.)

Credits per le immagini:

In copertina: Carrying the skeleton, 2008;  una recente reperformance di Imponderabilia e una di Thomas Lipps, del 1997; immagini del MAI e di artisti in training; Places of Power, Waterfall, 2013; The Kitchen, del 2009; Ritratto con fiori, 2009.

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