‘Carlo Cantini. Tra realismo e immaginario’, la nuova mostra aVilla Bardini.

‘Carlo Cantini. Tra realismo e immaginario’, la nuova mostra aVilla Bardini.

70 immagini, per la maggior parte in bianco e nero, per 50 anni di carriera. E’ “Carlo Cantini. tra realismo e immaginario“, la mostra che celebra il lavoro di Carlo Cantini a Villa Bardini dal 26 gennaio 2019.

‘Carlo Cantini. Tra realismo e immaginario’, aperta fino al 17 marzo a Villa Bardini (tutte le info pratiche qui) raccoglie una scelta di lavori ispirati dai tanti interessi di Cantini:

la documentazione della natura, dell’architettura, la fotografia di moda

e quella dell’artigianato, la ricerca artistica… Una ricerca lunga e articolata, poetica, molto spesso capace di entrare in vera sintomia con il lavoro di artisti importanti. Come Alberto Burri, Marco Bagnoli, (nella foto qui sotto) Remo Salvadori, Robert Rauschnberg, Roy Liechtenstein, Alighiero E Boetti, e tanti altri.

‘’In questi anni di ricerca, racconta Carlo Cantini nel catalogo che accompagna l’esposizione, come fotografo professionista e come attento osservatore del meraviglioso mondo dell’arte ho incontrato una molteplicità di persone.

Figure straordinarie, esponenti di varie espressioni artistiche, dall’arte visiva al teatro, letterati e poeti ed altre persone di grande umanità e cultura che hanno influenzato la mia visione degli spazi della realtà popolati da presenze frutto della mia immaginazione.

Tutto questo mi ha dato anche la grande opportunità di crescere ed arricchire il mio modo di pensare e di visualizzare il mondo dell’arte’’.

Carlo Cantini è fiorentino, classe 1936. Lavora con la fotografia dal 1968, quando apre il suo primo studio in via Santo Spirito. Poi passa in via Dei Renai, dove è rimasto cinquant’anni.

Ha pubblicato molto, in particolar modo sulla storia dell’arte e su artisti e mostre contemporanee. Ed espone in mostre nazionali e internazionali.

 

Negli anni Novanta ha insegnato fotografia professionale, con corsi di specializzazione per la Provincia di Firenze e presso la Fondazione Studio Marangoni di Firenze.

Indomito, attualmente tiene master di fotografia dell’arte alla Libera Accademia di Belle Arti di Firenze.

‘Carlo Cantini. Tra realismo e immaginario’ è curata da Emanuele Barletti e promossa da Fondazione CR Firenze in collaborazione con Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron.

 

Margherita Abbozzo. Tutte le foto b/n @Carlo Cantini, mentre quelle a colori della mostra sono mie.

 

 

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Livorno: Letizia Battaglia diventa cittadina onoraria

Livorno: Letizia Battaglia diventa cittadina onoraria

Il Consiglio comunale di Livorno ha votato all’unanimità la proposta della giunta di conferire la cittadinanza onoraria a Letizia Battaglia. Belais “Onoriamo un esempio di cittadinanza attiva”.

Il riconoscimento sarà conferito alla celebre fotografa palermitana dal sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, sabato 19 gennaio alle ore 18 ai Granai di Villa Mimbelli durante l’inaugurazione della personale “Letizia Battaglia, fotografie” promossa dalla Fondazione Carlo Laviosa e realizzata in collaborazione con il Comune di Livorno.

“Credo che molti di voi conoscano Letizia Battaglia. Una donna straordinaria che accogliamo nella comunità livornese con il titolo di cittadina onoraria, non tanto per la sua professionalità riconosciuta a livello nazionale e internazionale – lei unica europea a vincere il Premio Eugene Smith (fotografo di Life) – quanto per il suo essere persona portatrice di valori universali da preservare, trasferiti alla società anche tramite quel mestiere di fotoreporter che iniziò a fare spinta dal bisogno di stare dalla parte giusta: gli ultimi, i sofferenti, le vittime anche della mafia, ma non solo” così Francesco Belais, assessore alla cultura del Comune di Livorno, nel dibattito in aula.

“Oggi rendiamo cittadina onoraria non “la fotografa della mafia”, definizione che Letizia Battaglia detesta, ma la persona antimafia che crede nella giustizia, la persona che contribuisce a fondare il Centro di Documentazione “Giuseppe Impastato”, che crea il Laboratorio d’If per insegnare il mestiere di fotografo ai giovani palermitani, che si impegna, politicamente, nella Sicilia degli anni ottanta e novanta, a difesa dell’ambiente e della legalità” sottolinea l’assessore.

“Onoriamo questo esempio, di cittadinanza attiva, di professionalità indiscutibile e di donna che ha saputo attraversare un’epoca durante la quale le donne fotoreporter non venivano fatte accedere alla scena del crimine e lei seppe inventarsi “metodi per farsi rispettare” come quello del gridare a squarciagola fino a far imbarazzare inquirenti e poliziotti che in conseguenza la facevano passare” conclude Belais.

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L’Italia dei fotografi. Al nuovo M9 di Mestre

L’Italia dei fotografi. Al nuovo M9 di Mestre

Raccontare il Novecento italiano. E’ questo il progetto della mostra L’Italia dei fotografi. 24 storie d’autore, appena inaugurata a Mestre.

L’Italia dei fotografi. 24 storie d’autore è la prima mostra temporanea ospitata al M9, il nuovissimo polo culturale che comprende museo, spazi espositivi, una mediateca-archivio, aree per le attività didattiche, e servizi al pubblico.

 

A cura di Denis Curti, la mostra propone 230 immagini sia a colori che in bianco e nero.

Sono tutte opere di 24 fotografi italiani che raccontano com’è cambiato il Paese nel corso del secolo scorso.

Chi sono i 24 de L’Italia dei fotografi?

Un pool che unisce fotografi di tutti gli angoli d’Italia. Ci sono i grandi maestri come Gabriele Basilico, Mario De Biasi, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Nino Migliori, Ugo Mulas.

Non mancano i due Jodice padre e figlio, Mimmo e Francesco; e spicca il lavoro delle bravissime Letizia Battaglia, Carla Cerati, Lisetta Carmi.

Poi ancora, Franco Fontana, Ferdinando Scianna, Tazio Sechiaroli, Fulvio Roiter, Luca Campigotto, Olivo Barbieri… più vari altri, che non sto ad elencare per non fare un elenco troppo a “lista della spesa”.

In tutto, 3 donne. 21 uomini. Questo alla fine del 2018… Uno si domanda come mai. Non esistono forse e non sono esistite fotografe in Italia? La mostra adesso in corso al Centro Pecci racconta un’altra storia. Far raccontare tutto ai soliti noti, per quanto bravissimi, vabbè.

Peccato, perchè la mostra si pone come continuazione ideale della mostra permanente sul XX secolo e sulle sue trasformazioni ospitata nei primi due piani del Museo M9.

Comunque. Ognuno dei 24 in L’Italia dei fotografi è stato scelto perchè racconta una storia italiana: Letizia Battaglia ci porta nelle strade di Palermo insanguinate dai delitti mafiosi; Gabriele Basilico canta Milano, con i suoi celeberrimi Ritratti di Fabbriche del 1978-1980;

Lisetta Carmi ci fa conoscere personaggi genovesi, Ferdinando Scianna altri invece siciliani.  Arturo Ghergo ha fotografato a Roma divi del cinema e del teatro per decenni, Tazio Sechiaroli invece il mondo che ruotava intorno a Fellini…

Oltre alle opere in mostra è possibile anche consultare un vasto archivio dedicato a ognuno degli autori: ci sono circa 100 libri in libera consultazione, più video-interviste e documentari.

E poi ci saranno anche molti eventi collaterali. Per cui consiglio di programmare una visita a M9 consultando prima il bel sito del museo.

 

Italia dei fotografi. 24 storie d’autore
Dove: M9, via Giovanni Pascoli 11, Venezia Mestre
Quando: dal 22 dicembre fino al 16 giugno 2019.  Info pratiche: M9

Credits per le immagini: in copertina, Nino Migliori, Il tuatore, 1951 © Fondazione Nino Migliori;

Luigi Ghirri, Scardovari, 1988, © Eredi di Luigi Ghirri;

Riccardo Moncalvo, Piccolo solitario. Monte Sant’Angelo, 1956 © Archivio Riccardo Moncalvo Torino;

Ferdinando Scianna, La Cerca. Colesano, 1963 © Ferdinando Scianna;

Massimo Vitali, Rosignano sea 3, 1998 © Massimo Vitali;

Gabriele Basilico, da Milano ritratti di fabbriche, 1978-80 © Gabriele Basilico/Archivio Gabriele Basilico Milano.

Le fotografie di M9 courtesy del Museo.

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Soggetto nomade, Identità femminile.

Soggetto nomade, Identità femminile.

Soggetto nomade, Identità femminile attraverso gli scatti di cinque fotografe italiane, 1965-1985 ha inaugurato al Centro Pecci . Di cosa si tratta?

Soggetto nomade è il titolo della bella mostra curata da Cristiana Perrella ed Elena Magini che raccoglie il lavoro di cinque bravissime fotografe italiane. Cinque donne che hanno lavorato nel corso del ventennio compreso tra il 1965 e il 1985.

I loro nomi: Paola Agosti, Letizia Battaglia, Lisetta Carmi, Elisabetta Catalano, Marialba Russo.

La mostra rimane aperta fino all’8 marzo (bel tocco!) 2019. E’ bella ed intelligente, e si visita con grande piacere ed interesse.

Per molte ragioni. Intanto, perchè, halleluja, è la prima volta che si possono vedere raccolti insieme lavori di fotografe brave ma tenute ai margini del “canone”. Un canone costruito finora solo in funzione di signori fotografi maschi. Come del resto annuncia il titolo stesso della mostra, ispirato all’importante testo del 1995 Soggetto nomade. Femminismo e crisi della modernità, della filosofa Rosi Braidotti.

C’è inoltre il fatto che la mostra è stata costruita elegantemente intorno al tema della soggettività femminile. In anni di enormi cambiamenti sociali.

Anni che hanno visto la conquista di diritti civili  fondamentali come il divorzio e la legalizzazione dell’aborto, e lo svilupparsi impetuoso del femminismo che ha formato la coscienza di donne giovani e meno giovani.

Soggetto nomade esplora come venisse intesa la femminilità tra questi cambiamenti profondi: passando dai ritratti glamour del bel mondo del cinema e della cultura realizzati da Elisabetta Catalano (Roma, 1941-2015), a quelli, straordinari, di travestiti genovesi realizzati da Lisetta Carmi (Genova, 1924).

Insieme a questi ci sono poi gli scatti commoventi sulle manifestazioni del movimento femminista di Paola Agosti (Torino, 1947), che ritraggono la vitalità della meglio gioventù femminile dell’epoca; e i portentosi ritratti di uomini che per un giorno assumono l’identità femminile nel carnevale di piccoli centri della Campania, di Marialba Russo (Napoli, 1947).

Infine, e non poteva essere altrimenti, arriva il pezzo da novanta: Letizia Battaglia (Palermo, 1935). Non ci si stanca mai di vedere le sue celeberrime fotografie di donne e bambine che vivono sulla loro pelle l’orrore della mafia. Donne che devono costruire la loro femminilità in un mondo dominato da ideali di forza bruta.

Quelli di Letizia Battaglia sono ritratti di donne così intensi da colpire veramente al cuore, ogni volta che si vedono. Alle sue donne bastano gli sguardi per chiamarci tutti in causa. Sono fotografie che rifiutano di essere ammansite da qualsiasi esposizione museale. Fotografie che continuano con forza inscalfibile a farci pensare a che cosa voglia dire essere donna in un mondo governato da uomini rozzi. Oggi.

Colonna sonora ideale di Soggetto nomade? Canzone di maggio di Frabrizio De Andrè:

“E se credete ora/che tutto sia come prima/perché avete votato ancora/la sicurezza, la disciplina,/convinti di allontanare/ la paura di cambiare,/verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte/ per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti.”

Margherita Abbozzo.

Tutte le fotografie sono mie.

Quella in copertina è di Paola Agosti, Manifestazione femminista davanti al tribunale, Roma, aprile 1977.

Info pratiche sulla mostra qui.

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Space equal to itself, fotografie di Baerbel Reinhard

Space equal to itself, fotografie di Baerbel Reinhard

Space equal to itself è la nuova mostra della fotografa Bärbel Reinhard presso Lo Spazio a Pistoia.

 

Bärbel Reinhard, tedesca di Stoccarda che da anni vive e lavora in Toscana,  presenta in space equal to itself vari cluster poetici: raggruppamenti di fotografie di varie dimensioni  e soggetti che giocano sui rimandi e le associazioni mentali.

 

Tutto il lavoro in mostra si muove tra analogie e ambiguità. Le immagini evocano, suggeriscono, stimolano, ispirano.  Lo sguardo è soggetto a un movimento continuo: tra vicino e lontano, forme naturali e artificiali, paesaggi e corpi, dolcezza e asprezza.

 

Il titolo della mostra viene da Mallarmè – “Lo spazio a sé identico, s’accresca o si neghi” – ed è citato in inglese perché, come mi ha detto l’artista “L’espace à soi pareil qu’il s’accroisse ou se nie” mi piace molto ma non sarei in grado di pronunciarlo con nonchalance. E mi sembrava più interessante di vedere anche la “trasformazione” nelle traduzioni dall’originale”.

Quello della trasformazione infatti è un concetto chiave: questi bei lavori di Baerbel Reinhard evocano un costante movimento. Giustapponendo corpi e natura, i clusters esposti in space equal to itself fanno sprizzare scintille di intuizione e suggeriscono frammenti di invisibile nel visibile.

Sono “immagini e immaginazioni di nuove cartografie visive”, come dice lei stessa, “che liberano le immagini dalla loro appartenenza, e da un ordine storico, gerarchico, geografico”.

Da dove vengono questi lavori? “Mi ha sempre affascinato” mi ha risposto l’artista “il fatto di poter mettersi in nuovi contesti, ricominciare e riconnettersi, trovare parallelismi e contrasti che possono stuonare, stupire, diventare qualcosa di nuovo. E un po’ un il file rouge in diversi lavori miei è il chiedersi cosa nasce di nuovo, nei dubbi e nelle nostre sicurezze di appartenenze e categorie, accostando oppure talvolta anche fondendo elementi estranei”.

E l’interesse a liberare le immagini dal loro contesto?

“La liberazione dalla provenienza e da un collocamento preciso mi sembrano molto liberatorie in generale. Quando la mia lingua preferita è diventata la fotografia sono passata da un primo approccio più documentario e “illustrativo”, dove di una storia viene testimoniato luogo, tempo, e avvenimento, a un approccio più aperto.

All’inizio avevo anche da combattere con gli stereotipi di come deve fotografare una tedesca (fredda distaccata alla Duesseldorfer Schule oppure romantica)”.

“Non mi piacciono le etichette che vengono applicate per facilitare la categorizzazione, le tassonomie, significato e significante, ma che alla fine tralasciano il potenziale espressivo fuori da essi. Tutto il mio lavoro si basa sulla ricerca di liberarsi dalle costrizioni.”

Così sono nati i clusters. Da dove vengono le immagini? Sono tue o riutilizzi fotografie di altri?

“Le immagini sono tutte composte da fotografie mie. Anche nel caso delle cartografie si tratta di fotografie che ho fatto a delle mappe. Alcune immagini provengono dal mio archivio e la maggior parte sono state scattate come una forma di richiamo reciproco in giro per paesaggi e musei, soprattutto in Italia.”

In space equal to itself i bei lavori di Baerbel Reinhard toccano le corde della poesia e suggeriscono strade originali per racconti in continua trasformazione.

Margherita Abbozzo. Tutte le immagini courtesy dell’artista. La mostra rimane aperta fino al 8 dicembre 2018.

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