ImagOrbetello: torna il festival fotografico della Costa d’Argento

ImagOrbetello: torna il festival fotografico della Costa d’Argento

Parte oggi, venerdì 5 luglio, la settima edizione di ImagOrbetello, il festival fotografico della Costa d’Argento: anche per il 2019 grandi professionisti terranno corsi, lectio, seminari e workshop, ci sarà la premiazione del concorso fotografico e saranno offerte al pubblico mostre prestigiose.

L’associazione culturale ImagO apre il festival con una mostra in stretta connessione con fatti di attualità che riguardano l’intero pianeta: “EverydayClimateChange” (ECC) a cura di Marta Cannoni e Livia Corbò di Photo Op, in collaborazione con James Whitlow Delano e Matilde Gattoni.

Il lavoro, che affronta il tema del cambiamento climatico, riferendosi ad un’ampia serie di fenomeni globali, è un progetto nato da un’idea di James Whitlow Delano e sviluppato da oltre 30 fotografi provenienti da tutti i continenti. Iniziato come un feed di Instagram per sensibilizzare sull’emergenza ambientale, ECC si è trasformato in una mostra itinerante che propone la più ampia selezione di fotografie tratte dal progetto, mai esposta prima.

EverydayClimateChange intende presentare le prove visive che il cambiamento climatico non si verifichi solamente in luoghi lontani e regioni remote, ma ovunque. Come sosteneva Berenice Abbott, “La fotografia aiuta le persone a vedere”: se il cambiamento climatico per alcuni è un’idea astratta, le sue ripercussioni sono evidenti.

ECC propone una visione diversificata del cambiamento climatico: gli autori aderiscono al progetto da ogni continente e hanno visioni differenti, così come lo sono le culture in cui si sono formati. EverydayClimateChange presenta il lavoro di fotografi militanti che condividono una grande varietà di storie, contestualizzando non solo gli effetti delle emissioni dei gas serra, ma anche le possibili soluzioni per attenuarne le conseguenze.

Ice cave near Kluane National Park.

ImagO, con il patrocinio del Comune di Orbetello, del WWF e di Save The Planet, e grazie al sostegno dell’amministrazione comunale, di Enegan, trader di gas e luce green operante a livello nazionale e del consorzio Gitav, apre quindi l’edizione 2019 all’insegna della cura per il nostro pianeta e, in collaborazione con Photo Op, offre, dal 5 luglio al 18 agosto, ad Orbetello, presso la Polveriera Guzman, via Mura di Levante 7, le Fotografie di: Rodrigo Baleia, Nina Berman, Ashley Crowther, James Whitlow Delano, Bernardo Deniz, Sima Diab, Luc Forsyth, Sean Gallagher, Katharina Hesse, Esther Horvath, Ed Kashi, Suthep Kritsanavarin, Matilde Gattoni, Balazs Gardi, Georgina Goodwin, Mette Lampcov, Peter Mather, Gideon Mendel, Palani Mohan, John Novis, Matthieu Paley, Paolo Patrizi, Michael Robinson Chavez, J.B. Russell, Vlad Sokhin, Jeremy Sutton-Hibbert, Sara Terry, Franck Vogel, Elisabetta Zavoli, con il supporto tecnico di Fujifilm.

La mostra sarà inaugurata il 5 luglio alle ore 19:00, alla presenza di James W. Delano e di Livia Corbò di Photo OP, e sarà aperta ogni giorno, fino al 18 agosto dalle 18:00 alle 23:00.

ImagO, facendosi promotrice di temi ambientali, nel corso del festival, organizzerà anche la presentazione di un evento a tutela del territorio lagunare, in collaborazione con i Pescatori di Orbetello e Save the Planet.

Gli altri appuntamenti della manifestazione sono:- 5-6-7 Luglio: Workshop di Storytelling Ambientale con J.W. Delano

– Dal 27/7 al 16/8: Mostra “La Superficie Visibile” di Gianpaolo Conti. Inaugurazione il 27/7 ore 19:00 Piazza del Popolo, orario continuato 18:00 23:00

– Dal 24/8 al 8/9: Mostra “La via della bellezza” di Umberto Verdoliva. Inaugurazione 24/8 ore 19:00 Piazza del Popolo, orario continuato 18:00 23:00

– 24 e 25 Agosto: Workshop Street Photography con Umberto Verdoliva

– 27/28/29 Agosto: ImagOLab “Fotografare le emozioni nel gioco del teatro” per ragazzi dai 9 ai 12 anni

– 31/8 ore 9:00 Corso formativo, gratuito, per giornalisti, presso l’Auditorium di Orbetello, in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti.

– Dal 31/8 al 8/9: Mostra Concorso Fotografico. Inaugurazione il 31/8 ore 19:00, Polveriera Guzman, orario continuato 18:00 23:00

– 6 Settembre: Incontro con il maestro Gianni Berengo Gardin “La fotografia, un eterno racconto.”

– 6-7-8 Settembre: Workshop di fotografia di scena su concerti Jazz con Andrea Boccalini, in collaborazione con Orbetello Jazz Festival

– 7 Settembre: Letture Portfolio

– 8 Settembre incontro con la Giuria e Premiazione del Concorso Fotografico.

Per ulteriori informazioni consultare il sito www.imagorbetello.com

L'articolo ImagOrbetello: torna il festival fotografico della Costa d’Argento proviene da www.controradio.it.

Halleluja Toscana: la mostra di Marco Paoli all’Istituto degli Innocenti.

Halleluja Toscana: la mostra di Marco Paoli all’Istituto degli Innocenti.

“Halleluja Toscana” è il titolo della mostra di Marco Paoli che inaugura all’Istituto degli Innocenti a Firenze il 31 maggio. A cura di Sergio Risaliti, con poesie di Alba Donati.

Halleluja Toscana raccoglie 30 immagini, che appaiono anche nel libro dallo stesso titolo pubblicato da Contrasto. Halleluja è una parola che evoca immediati riferimenti religiosi; ed é anche il titolo di una delle canzoni più note di Leonard Cohen. Infatti nell’introduzione al libro Marco Paoli ha scritto:

“Il titolo è importante; è un gioco di equilibrio tra il sacro e il profano, come nel testo di Leonard Cohen. Hallelujah è un inno, una semplice esclamazione. Talvolta è sarcastica, magari polemica. Perché noi toscani siamo così: sempre un po’ contraddittori e critici. Siamo nati immersi nella bellezza, e anche se talvolta non ce ne curiamo abbastanza, amiamo visceralmente la nostra terra in ogni sua sfumatura e contraddizione.”

“In questo libro, dice ancora Marco Paoli, le mie fotografie cercano di raccontare la storia della mia esplorazione, le mie origini, la mia terra”. E così, per Halleluja Toscana ha girato la Toscana in lungo e in largo, visitando posti stranoti e altri completamente dimenticati perchè abbandonati e lasciati a sè stessi.

Marco Paoli è andato dunque in giro per la Toscana con una Leica monochrom con la messa a fuoco a telemetro. Ma qualche volta anche con la Fujiifilm medium format pro, “perché così potevo utilizzare un obbiettivo da 12 mm che sulla Leica non ho”.

Nel suo armamentario ci sono naturalmente anche cavalletti: “per le lunghe camminate ho un leggero cavalletto in carbonio, invece quando riuscivo ad arrivare vicino con la macchina ho usato un pesante cavalletto che mi sono fatto costruire, alto fino a 7 mt.”.

Nonchè scalei: “Porto sempre con me (in macchina) 2 scalei , uno di un paio di metri e l’altro pieghevole di 5 mt e li uso spesso. Usando quasi sempre i grandangolari mi piace avere un punto di vista in asse e più alto.”

Il tutto sempre con l’ intento, come dice lui stesso, “di raccontare emozioni nascoste in una terra conosciuta”.

Conosciuta e strafotografata. E allora ancora una volta Halleluja di Cohen ci aiuta ad avvicinarsi al senso di Halleluja Toscana.  “There’s a blaze of light in every word“, “c’è un’esplosione di luce in ogni parola” canta Cohen. E se sostituiamo “parola” con “immagine”… si comincia a comprendere come Marco Paoli sia andato alla ricerca di “particolari densi di significati emotivi, non razionali” facendo parlare la luce.

“Non uso flash o illuminazione artificiale”, mi ha detto,”quasi sempre il cavalletto; e cerco di essere nei posti nel momento giusto per la luce. Nel caso di foto indoor ovviamente uso tempi lunghi.”

La luce poi viene studiata anche in fase di stampa “La preparazione/gestazione del mio fare fotografia passa assolutamente dalla fase di stampa che gestisco totalmente.  Sono pignolo e perciò prima di arrivare alla scelta e selezione finale , stampo tanto, prima in formato A4, e poi A3+ ed A2.

Appendo tutto al mio studio e lì inizio a rimuginare sulla coerenza di tutto il lavoro fatto, come comporre il libro, quali scatti scegliere, sui contrasti, sui bianchi e sui grigi , quale carta usare per il libro e quale carta per la mostra.”
Hallelujah Toscana, dice Marco Paoli, “é stato pensato fin dall’inizio prima come libro e poi come possibile mostra.  Ma passo, sempre prima e comunque , dalla visione appesa…appesa per molto tempo e vista e rivista, vista e rivista…”
“Ho deciso subito che avrei usato molto la visione verticale pensando al montaggio pagina per pagina nel libro; poi ovviamente, quando non potevo fare altrimenti, ho usato lo scatto orizzontale. La scelta della sequenza delle foto nel libro é stata pensata per assonanza estetica e non geografica, molte foto sono state pensate come dittico e nella mostra compaiono dittici e trittici.”

Halleluja Toscana: come canta Leonard Cohen “I’ve told the truth, I didn’t come to fool you“, “Ho detto il vero, non sono venuto per prenderti in giro”. Andate e guardate.

 

Margherita Abbozzo. Tutte le immagini appaiono courtesy of the artist.

 

HALLELUJAH TOSCANA, Fotografie di Marco Paoli, Firenze, Museo degli Innocenti 31 Maggio – 28 luglio 2019, Piazza SS. Annunziata, 12 – 50122 Firenze. La mostra è inserita nel percorso del Museo degli Innocenti, visitabile con il biglietto del Museo, ed è aperta tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 19.00 (ultimo ingresso ore 18.30). Info pratiche qui

 

 

 

 

L'articolo Halleluja Toscana: la mostra di Marco Paoli all’Istituto degli Innocenti. proviene da www.controradio.it.

“La spesa. Non siamo quello che mangiamo”: mostra di fotografie di Oriente Plazzi Marzotto.

“La spesa. Non siamo quello che mangiamo”: mostra di fotografie di Oriente Plazzi Marzotto.

“La spesa. Non siamo ciò che mangiamo” è il titolo della mostra di 32 fotografie di Oriente Plazzi Marzotto che inaugura oggi per rimanere aperta fino al 1 giugno. Dove? In un luogo affascinante: il guardaroba storico di Montedomini, a Firenze, in via deì Malcontenti 6.

“La spesa. Non siamo quello che mangiamo” infatti è allestita negli ampi locali occupati da grandi armadi antichi che contenevano la biancheria necessaria alla vita quotidiana dell’istituto. Come si sa, da secoli Montedomini offre assistenza alla terza età. Ed erano proprio le anziane signore qui ricoverate che si dedicavano a cucire e rammendare le lenzuola e i camici che poi venivano riposti in queste stanze e in questi armadi.

Si tratta di un posto, insomma, ricolmo di storia, di storie e di presenze femminili. E proprio per questo offre oggi un’ambientazione ideale alle fotografie di Oriente Plazzi Marzotto.

Oriente è giovanissima. Studia all’Accademia di Belle Arti di Firenze, e oltre alla pittura da poco si dedica anche alla fotografia. Questo “La spesa. Non siamo ciò che mangiamo” è un progetto che ha avuto inizio un anno esatto fa, nel maggio del 2018. In mostra, curata da Milena Zunino, si vedono 32  grandi immagini a colori.

Raffigurano corpi di donne, corpi che sono associati ad alimenti. Ci sono verdure, come broccoli, radicchio, finocchi; c’è prosciutto crudo, salmone, pollo, salame…

Corpi di donne e cibo, insomma. Un binomio complicato. Un terreno cruciale. Come sostiene la grande artista americana Barbara Kruger in un lavoro famoso del 1989, “il corpo delle donne è un terreno di battaglia”. E nessuno lo capisce meglio di una donna, sempre sottoposta all’altrui giudizio basato sulle apparenze.

Dopo decenni e decenni di corpi femminili fotografati da uomini, adesso finalmente l’argomento è nelle mani delle donne. Per questo è interessante vedere una giovane artista esplorare questo argomento oggi.

“Io sono sensibile a queste particolari patologie” mi ha detto Oriente “perché più di ogni altre manifestano, nel corpo di una giovane donna, la scissione fra il corpo e la mente.  Statisticamente il 95,5% dei casi di disturbi del comportamento alimentare è riscontrato nel sesso femminile.  E tutte le testimonianze che io ho raccolto sono di giovani donne.”

Una donna che fotografa oggi corpi di donne avvicinandoli al cibo ha tante nuove possibilità. Perchè in questi ultimi anni infatti finalmente sta guadagnando terreno il “female gaze”, quello sguardo al femminile che ha il potenziale di scardinare luoghi comuni e stereotipi. E molti siti online sono dedicati proprio al “female gaze”, e sono luoghi cruciali di conversazione tra donne di tutto il mondo.

E’ bello quindi vedere una ragazza ancora giovanissima lavorare su questo tema.

“La spesa. Non siamo ciò che mangiamo” è un lavoro nato come performance sulla relazione dei giovani con il cibo, per diventare poi una ricerca sui disturbi del comportamento alimentare. E poichè Oriente Plazzi Marzotto ha occhio sicuro e idee chiare, le sue composizioni sono spesso elegantemente minimaliste. Spesso contengono anche elementi divertenti.

Per il suo “La spesa. Non siamo ciò che mangiamo” ha intervistato ragazze che soffrono di diturbi alimentari. Ha fotografato sue amiche, tutte di corporature diverse. E si è occupata personalmente della postproduzione.

Adesso, ambientate tra gli armadi del Guardaroba storico di Montedomini, le sue immagini riverberano delle storie delle tante e tante donne che nei secoli hanno lavorato in quelle stanze. Grazie a questi incroci la conversazione si arricchisce e cresce. Come crescerà il lavoro di questa giovane artista, sicuramente molto promettente.

 

Margherita Abbozzo. Tutte le foto della mostra sono mie. Il resto, tutte courtesy of the artist.

La mostra si può vedere a Montedomini, nel Guardaroba storico, in via dei Malcontenti 6. Tutti i gioni dalle 14 alle 18, fino al 1 giugno.

 

L'articolo “La spesa. Non siamo quello che mangiamo”: mostra di fotografie di Oriente Plazzi Marzotto. proviene da www.controradio.it.

Nardella: “Pronti ad acquistare collezione Alinari”

Nardella: “Pronti ad acquistare collezione Alinari”

“Mi sono sentito con Enrico Rossi, siamo come Comune di Firenze estremamente preoccupati per il futuro di Alinari e di una delle più importanti collezioni di fotografie al mondo. Per questo, dopo aver consultato anche i miei uffici, siamo in grado di annunciare che siamo pronti ad acquistare la collezione fotografica al fianco della Regione Toscana”.

Lo ha detto il sindaco di Firenze Dario Nardella, a margine di una conferenza stampa a Palazzo Vecchio. “Inoltre siamo pronti a mettere a disposizione un immobile di prestigio storico-artistico a Firenze gratuitamente, da individuare insieme alla Regione e siamo pronti a creare le condizioni per salvare tutti i posti di lavoro – ha continuato -. Ci vuole una sede grande e prestigiosa. Ci muoviamo consapevoli del fatto che il Comune di Firenze ha un rilevante credito maturato negli anni con il soggetto proprietario della collezione, la Fondazione Museo nazionale della fotografia. Forti anche di questa posizione giuridica ho detto a Rossi che siamo pronti per salvare la collezione e tenerla a Firenze. Non possiamo permettere in nessun modo che la collezione venga smembrata, cosa che peraltro è vietata dalla legge, né portata fuori dalla città di Firenze”. L’operazione, ha precisato Nardella, è “simile a quella fatta per salvare il memoriale di Auschwitz”.

L'articolo Nardella: “Pronti ad acquistare collezione Alinari” proviene da www.controradio.it.

“Russkaja Florentsija-La Firenze dei Russi”. Mostra fotografica di Massimo Agus

“Russkaja Florentsija-La Firenze dei Russi”. Mostra fotografica di Massimo Agus

“Russkaja Florentsija – La Firenze dei Russi” è la mostra che racconta l’amore che un nutrito gruppo di artisti, viaggiatori e grandi mecenati russi ebbe per Firenze dall’Ottocento in poi.

 “Russkaja Florentsija – La Firenze dei Russi”è un progetto di Massimo Agus. Architetto e fotografo sardo trapiantato a Firenze, che è andato in cerca delle tracce della storia d’amore di tanti russi per la città.

Com’è nata “Russkaja Florentsija – La Firenze dei Russi”?

“Dall’incontro con Michail Talalay, studioso russo che abitava a Firenze in quel periodo. Stava facendo ricerche sulla presenza di artisti e personaggi russi a Firenze. Così è nata l’idea di accompagnare le sue ricerche con delle fotografie che cercassero di raccontare il rapporto tra i russi e la città. Allora ho cercato a Firenze quei luoghi e quelle imagini che potessero evocare o raccogliere tracce del loro passaggio.”

“Tracce che non sono solo quelle materiali fatte di luoghi, targhe, tombe, monumenti, palazzi. Ma anche altre, frutto di suggestioni poetiche, scritte o dipinte, che interpreto attraverso la fotografia rivisitandole e inserendole nella città di oggi” dice Agus.

Le immagini in mostra sono dittici: come mai questo formato?

“I dittici mi permettono di articolare ogni singola opera su più livelli, in modo da poter sia parlare del passato sia vedere il presente. Questo è un lavoro sulla memoria che ha la città. In alcuni casi si tratta di tracce visibili e fotografabili, come statue, tombe, palazzi, lapidi, e così via. In altri casi però non c’era niente di visibile.

Allora, il formato del dittico mi ha permesso di articolare l’incontro tra passato e presente, e tra i russi e Firenze, in vari modi. Tutti diversi da caso a caso. Sempre però nutriti delle tracce trovate, delle suggestioni poetiche o letterarie, del mio immaginario.

Ogni dittico è composto in una immagine panoramica e in una quadrata, perchè il diverso formato crea una tensione tra le due che mi ha permesso di costruire il loro rapporto.

La prima immagine è una veduta panoramica generale, contemplativa e tranquilla che mostra l’aspetto odierno della città, inquadrando la traccia storica nel contesto contemporaneo. La seconda è un primo piano che riprende e documenta un segno del passato o la traccia lasciata da un russo sul corpo della città.

Per esempio, una lapide marmorea o un’iscrizione tombale. E attraverso queste tracce l’obiettivo fotografico cerca di catturare i fantasmi dei russi che hanno riempito il passato della città, dando loro una nuova vita.”

Allora, chi erano i russi innamorati di Firenze? Erano artisti come Dostoevskij, Tchaikovskij, Brodskij, Tarkovskij. Era la favolosamente ricca famiglia Demidoff. E che segni hanno lasciato in città? Basta pensare alla rutilante chiesa russa ortodossa per cominciare a farsene un’idea.

Queste fotografie di Massimo Agus, con i testi che le accompagnano, contestualizzano l’importanza della comunità russa nella vita culturale fiorentina. Il Gabinetto Viesseux – nella persona di Maurizio Bossi – e la fondazione del Bianco hanno reso possibile la mostra. La Dott.ssa Lucia Tonini, studiosa di cultura russa, ha partecipato alla ricerca storica.

La mostra é stata già vista a San Pietroburgo, a Mosca, e anche a Firenze. Infatti la prima volta di “Russkaja Florentsija – La Firenze dei Russi” é stata nell’ambito della manifestazione Firenze Fotografia 2000, organizzata dalla Fondazione Studio Marangoni nel 2000. Questa è una riedizione organizzata per celebrare 20 anni di rapporti e scambi culturali con la Russia della Fondazione Del Bianco.

Inoltre per questa occasione una tavola rotonda accompagna la mostra.  “Memorie di Russia a Firenze” Un omaggio alla identità multiculturale della città ed al suo storico legame con la comunità russa”. Nel Giardino Corsini, venerdì 17 maggio 2019.

Margherita Abbozzo

Tutte le immagini sono di Massimo Agus, nell’ordine: I Lungarni. Iosif Brodskij; Pratolino. Villa Demidoff; La facciata del Duomo. Stemma dei Demidoff; Villa Demidoff di Pratolino. La tomba di Maria Demidoff; La chiesa ortodossa russa di Viale Milton; Piazza Demidoff. Monumento a Nicola Demidoff

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'articolo “Russkaja Florentsija-La Firenze dei Russi”. Mostra fotografica di Massimo Agus proviene da www.controradio.it.