L’Accademia di Belle Arti espone alla Galleria

L’Accademia di Belle Arti espone alla Galleria dell’Accademia . Si intitola “Espressioni 4” la mostra visibile da martedì 20 gennaio fino a domenica 1° febbraio, nella sala delle esposizioni temporanee, al piano terra della Galleria dell’Accademia.

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Si tratta di un piccolo evento espositivo organizzato dall’Accademia di Belle Arti di Firenze, nell’ambito della Rassegna “STARTpoint 2013-2014” giunta alla 5a edizione e realizzata con il sostegno della Regione Toscana. Le opere affrontano il tema del disegno in rapporto alla fotografia.
Da segnalare che in mostra figura anche un omaggio postumo all’opera fotografica di Franco Bertini, artista e docente della stessa Accademia di Belle Arti.
Alla mostra, aperta dalle 10.30 alle 16.30, si accederà con il prezzo del biglietto d’ingresso alla Galleria dell’Accademia.

Non Luogo in mostra a Palazzo Medici Riccardi

Non Luogo in mostra a Palazzo Medici Riccardi. Scatti rubati negli ex manicomi nel mirino della macchina fotografica di un grande campione di tiro a segno.Non luogo di Luca Tesconi a Palazzo Medici Riccardi, sala Barducci 15 febbrario – 9 marzo 2014

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Un luogo dove l’inizio e la fine convergono, in una spirale di tensione e angoscia. Un “Non luogo” come annuncia già dal titolo l’esposizione fotografica di Luca Tesconi, vincitore della prima Medaglia d’Argento alle Olimpiadi di Londra nel 2012. Sono quattordici scatti, immagini rubate dalle finestre di manicomi abbandonati, chiusi dopo l’entrata in vigore della legge Basaglia; squarci spettrali, oggi deserti, che sanno raccontare di vite, di abbandoni e di speranze. Dal reportage fotografico di Luca Tesconi emergono nitidamente segnali di claustrofobia fisica e mentale dei pazienti ricoverati nelle strutture, dove demoni e paure segnano e riempiono gli spazi. Non a caso la mostra è allestita proprio all’interno di un labirinto realizzato dagli architetti Andrea Guidi ed Emilinao Diotaiuti. Il tiratore di Pietrasanta ha indagato prima che fotografato gli ex manicomi di Toscana, Lazio, Emilia Romagna. Intrufolandosi dalle finestre rotte, arrampicandosi sui balconi, ha scattato, immortalato per sempre il dolore di questi non luoghi, appunto. E proprio come un campione di tiro a segno che spara e mira l’obiettivo, Luca Tesconi scatta fotografia precise, angoscianti, che parlano e impongono una riflessione. Dopo la prima esposizione a Pietrasanta, il reportage fotografico di Tesconi arriva dunque a Firenze nella sala Barducci, di Palazzo Medici Riccardi, fino al 9 marzo, aperto tutti i giorni con orario 9 – 18, escluso il mercoledì.

L’obiettivo di Amendola per i capolavori di Michelangelo

Cappelle Medicee: l’obiettivo di Amendola per i capolavori di Michelangelo. Il prossimo 18 febbraio 2014 ricorrono i 450 anni dalla morte di Michelangelo Buonarroti, un anniversario che la Soprintendenza del Polo Museale Fiorentino e il gruppo editoriale UTET Grandi Opere – FMR hanno scelto di celebrare insieme a Firenze con “Il potere dello sguardo”, la mostra presso il Museo delle Cappelle Medicee che propone le suggestive immagini di Aurelio Amendola, fotografo d’arte esperto nel ritrarre opere scultoree.

Dall’8 gennaio al 15 marzo 2014, per quello che rappresenta il primo momento espositivo dell’anno in onore del maestro del Rinascimento, l’artista pistoiese espone 23 fotografie in bianco e nero – tutte stampate in grandi dimensioni – raffiguranti le sculture della Sagrestia Nuova di San Lorenzo, il David e i Prigioni. Si tratta di una selezione degli scatti realizzati per il volume di pregio Michelangelo. La dotta mano pubblicato da FMR che, per l’occasione, presenta un’anteprima dell’opera in forma digitale, in vista della sua diffusione al pubblico in programma a febbraio, nell’esatta concomitanza dell’anniversario.
Il percorso espositivo de “Il potere dello sguardo” presenta un primo gruppo di 15 immagini nella parte centrale della Cripta delle Cappelle Medicee, un secondo gruppo (quattro bellissime immagini del David) è collocato nella tribunetta di destra dove si trovano le sepolture di Cosimo I de’ Medici e di alcuni suoi familiari, mentre una terza sezione, con due fotografie dei Prigioni, è nella tribunetta opposta, dove riposano Ferdinando I, la moglie e due figli.
Oltre alle fotografie visibili nella Cripta, Amendola ne espone altre due – oggetto di una donazione al museo stesso da parte di Utet Grandi Opere FMR – che raffigurano alcuni particolari dei disegni murali presenti nella “stanza segreta” dove si crede Michelangelo si nascondesse per qualche tempo durante l’assedio di Firenze, nel 1530. Queste due grandi immagini sono esposte nella Cappellina di destra della Sagrestia Nuova, insieme al Coronamento metallico (disegnato dallo stesso Michelangelo) che una volta si trovava nella parte superiore della lanterna, sopra la stessa Sagrestia.
Sempre all’editore Utet Grandi Opere FMR si deve inoltre il catalogo della mostra, che offre ai visitatori una lettura non solo estetica del lavoro di Amendola. Come scrive il Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, Cristina Acidini, nel testo introduttivo alla mostra “Alle prese con le sculture di Michelangelo, la risposta creativa di Amendola apre nuovi varchi alla comprensione e spalanca nuove porte al godimento intellettuale ed estetico di opere d’arte che – pur  notissime – sono tuttavia miracolosamente rivelatrici di sé, sotto le luci e dinanzi agli obiettivi di un così grande maestro della fotografia del XX e del XXI secolo. Toccare con gli occhi, ecco una prima seppur confusamente espressa sensazione che le fotografie di Amendola mi suggeriscono, nel guardarle e riguardarle ogni volta come se fosse la prima”.
“Il potere dello sguardo” resterà visibile fino al 15 marzo, da lunedì a domenica, con orario 8,15-13,50 (ingresso 6 euro, ridotto 3 euro; la biglietteria chiude alle 13.20; le operazioni di chiusura iniziano alle 13.35; chiusura: seconda e quarta domenica del mese; primo, terzo, quinto lunedì del mese).
Questo affascinante viaggio per immagini nell’arte michelangiolesca trova poi la sua naturale prosecuzione nelle pagine del volume di pregio a tiratura limitata e numerata Michelangelo. La dotta mano con cui la casa editrice FMR ha voluto inaugurare la propria produzione del 2014.
Dalla stretta collaborazione fra il gruppo editoriale e il Museo delle Cappelle Medicee, è nato un volume di grande formato, confezionato con materiali pregiati, di notevole impatto visivo e insieme di alto valore culturale, che propone una ricca e dettagliata rassegna iconografica.
In particolare l’opera scultorea dell’artista rivive attraverso 83 scatti del fotografo d’arte Aurelio Amendola, a cui si affianca una selezione di 46 dei più significativi disegni conservati da Casa Buonarroti, commentati da Pina Ragionieri, direttrice dell’istituzione culturale fiorentina.
Ma altre immagini di grande valore e significato corredano queste pagine: quelle degli straordinari affreschi della Cappella Sistina in San Pietro, riprodotti in ampio formato – a piena o doppia pagina – e stampate con tecniche che ne garantiscono la fedeltà cromatica esaltandone la luminosità. Inoltre il volume propone anche un’esclusiva: una sezione iconografica dedicata al Tondo Doni, dipinto conservato nella Galleria degli Uffizi, caratterizzata da splendidi ingrandimenti di dettagli che conservano intatta la loro nitidezza in alta definizione.
La stampa si avvale infatti di un’immagine in HD frutto dei sofisticati sistemi di acquisizione ed elaborazione digitale della società novarese Haltadefinizione® che prevede la ricomposizione di decine – talvolta centinaia – di singoli scatti in una unica immagine. Un procedimento che si avvale di tecnologie esclusive, collaudate dall’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma e i cui accorgimenti preservano l’opera in ogni fase della lavorazione, già adottate dall’equipe di Haltadefinizione® con diversi altri capolavori, quali il Cenacolo di Leonardo, gli affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni, nonché, agli stessi Uffizi, le opere della Sala Botticelli.

Alluvione a colori alle Oblate

L’alluvione di Firenze del 1966 in inedite e originali foto a colori, tra le pochissime rimaste dell’epoca. Sono quelle di Joe Blaustein, pittore, pubblicitario, fotografo, filmaker e professore all’Università della California Ucla, che nel novembre di 47 anni fa si trovò per caso in città e con il suo obiettivo colse distruzione, allagamenti, disperazione ma anche forza di reagire. Si tratta di ben 102 scatti che l’artista, oggi novantenne, ha deciso di donare alla città e in particolare all’Archivio storico del Comune di Firenze.

La cerimonia e la presentazione dell’evento,con la presenza di Joe Blaustein, si sono svolti a Palazzo Coppini, sede storica della Fondazione Romualdo Del Bianco – Life Beyond Tourism, da sempre impegnata nella valorizzazione del patrimonio culturale della città.
Joe Blaustein arrivò a Firenze il 3 novembre del 1966 con la moglie incinta. Era venuto in Italia con un gruppo di responsabili della General Electric della quale aveva curato l’immagine e la campagna pubblicitaria.Joe Blaustein alloggiava in un albergo in Lungarno Archibuseri e, mentre assisteva impotente alla tragedia, con la sua macchina scattò immagini salienti dei momenti in cui l’acqua cresceva, travolgeva il Ponte Vecchio, si spandeva nelle strade. Quando le acque cominciarono a ritirarsi immortalò le devastazioni e la faticosa opera di ripulitura.
L’alluvione è un momento certamente molto documentato, ma rarissime sono le foto a colori. Il reportage di Joe Blaustein è interamente effettuato su pellicola a colori Ekta-chrome che ha mantenuto i colori vivi di un tempo e ci restituisce un momento importante della storia cittadina da un’ottica inusuale e sconosciuta.
L’Archivio storico e l’ufficio Unesco del Comune di Firenze hanno organizzato una mostra fotografica – ‘Tutti i colori dell’alluvione’ – di oltre 40 delle sue più belle e significative fotografie, stampate su pannelli 50×50, che saranno esposti nella Sala Storica della Biblioteca delle Oblate. L’inaugurazione è prevista giovedì 28 novembre alle ore 12. Orario: lunedì 14-19; dal martedì al sabato 9-22. Ingresso libero.
Questa manifestazione si inserisce nelle attività per il XXXI anniversario della dichiarazione del Centro Storico di Firenze Patrimonio Mondiale UNESCO e ne inaugura il ciclo che si svolgerà per tutto il mese di dicembre.

Izis il Poeta della Fotografia

“Si dice spesso che le mie fotografie non sono realiste. Non sono realiste, ma è la mia realtà”.

Continua fino al 6 gennaio 2014 al Museo Nazionale Alinari della Fotografia (piazza S. M. Novella 14a r),la Mostra IZIS. Il Poeta della Fotografia,che presenta  l’opera di Izis Bidermanas (1911-1980) uno dei grandi fotografi umanisti del secolo scorso, poeta dell’immagine, ritrattista e reporter.
La mostra , attraverso una selezione di circa 120 fotografie curata dal figlio Manuel Bidermanas con Armelle Canitrot e la proiezione del film “Aperçus d’une vie (Scorci di vita)”,offre l’occasione di una vera e propria scoperta, l’opportunità di conoscere l’intensa attività di questo autore che esiliato da giovane ha cercato di trovare riposo nel sogno. A distanza di tempo le sue fotografie, con il loro taglio affilato della luce e la loro particolare sensibilità all’atmosfera, sono sempre testimonianze di una grande poesia.
Citato in tutte le storie della fotografia, selezionato nel 1951 per la mostra al MoMa Five French Photographers con Brassai, Cartier-Bresson, Doisneau e Ronis e autore di molti libri considerati modelli intramontabili di riferimento, Izis resta ancora oggi un artista poco conosciuto al grande pubblico. Nato a Marijampole in Lituania, nella Russia zarista, il 17 gennaio 1911, negli anni Trenta a diciannove anni, scappa dalla miseria della sua terra per raggiungere la ‘Parigi dei sogni’, capitale dei pittori e degli Impressionisti. Da qui, durante la guerra, è costretto a rifugiarsi con la famiglia nella regione del Limousin. Dopo liberazione di Limoges, nel ‘44, si arruola nelle Forze Francesi dell’Interno (FFI) e, affascinato dai giovani della resistenza, realizza dei ritratti straordinari. Finita la guerra ritorna a Parigi dove prosegue la sua attività di ritrattista, fotografando artisti, poeti, scrittori e pittori che animano la vita culturale della città. Nel 1953 pubblica il libro Paradis terrestre, realizzato con Colette, in cui i suoi scatti traducono in immagini le parole della scrittrice che descrive i luoghi che amava frequentare prima di essere immobilizzata dalla malattia, come i Désert de Retz o il giardino zoologico di Clères. Dal 1949 inizia a lavorare per Paris Match collaborando fin dal primo numero come specialista del ritratto e rimane nella rivista per vent’anni, rivelandosi un reporter atipico dell’anti avvenimento che fotografa i soggetti più improbabili. A quel periodo risalgono le sue fotografie di Marc Chagall al lavoro, rare testimonianze della sua preziosa capacità di riuscire a cogliere l’animo e l’ispirazione che muovono gli artisti durante la creazione. Nel 1969 dedica un’intera opera, Le Monde de Chagall, all’amico pittore. E’ soprattutto, però, il ‘sogno’ di Parigi che Izis non smette di cercare nelle sue fotografie, tra i quartieri popolari, le rive della Senna e le fiere. Nelle tre opere Paris des revês (1950), Grand Bal du printemps (1951) e Paris des poètes (1977), delinea l’immagine di una città eterna e astorica. Nel 1952 pubblica Charmes de Londres, frutto della sua fuga in Inghilterra con Jacques Prévert e l’anno successivo The Queen’s People, sull’incoronazione della regina Elisabetta II. Nel 1955 realizza, poi, Israël e dieci anni più tardi Le Cirque d’Izis, la migliore opera della sua ricca bibliografia, che rivela la sua passione per il mondo circense.
Presente nelle maggiori collezioni pubbliche e private internazionali, nella sua sua opera Izis ha saputo conciliare la professione di reporter con una ricerca personale, riflettere sul dialogo tra l’immagine e la parola e ricercare la coerenza tra soggetto, emozione e forma. Nei dieci libri attraverso i quali ha orchestrato il suo lavoro, si disegna in filigrana il ritratto di un artista affascinante, segnato dalla difficoltà dell’esilio e dalla guerra. Di natura puramente poetica la sua fotografia è intuitiva e, tra i fotografi umanisti, è colui che più si è allontanato dalla realtà per entrare nel sogno.