Nardella incontra il nuovo ambasciatore francese

Il sindaco Nardella incontra il nuovo ambasciatore francese in Italia
Il sindaco Dario Nardella ha ricevuto, ieri pomeriggio nella Sala di Clemente VII a Palazzo Vecchio, il nuovo ambasciatore francese in Italia Christian Masset. Della delegazione faceva parte anche il console onorario Isabelle Mallez.


Masset si è insediato a Palazzo Farnese a Roma il 6 settembre scorso, quando è avvenuto il passaggio di consegne con Catherine Colonna, che ha lasciato l’incarico dopo tre anni.
Laureato in Scienze politiche, specializzato all’Ena, Christian Masset ha ricoperto finora la carica di segretario generale del ministero degli Esteri, e, prima ancora, tra l’altro, quella di rappresentante permanente aggiunto presso l’Unione Europea e ambasciatore straordinario e plenipotenziario a Tokyo.
Al termine dell’incontro il sindaco Nardella ha consegnato all’ambasciatore Massett i doni della città di Firenze tra i quali la maglia della Fiorentina col suo nome dietro e con gli autografi dei giocatori francesi che militano nella squadra viola.

France Odeon 2017

France Odeon 2017,il festival del cinema francese di Firenze – 9a edizione

12 titoli, 6 premi, 3 giurati, 1 madrina, 1 convegno, 1 dj parigino per la festa dedicata ai giovani spettatori e ai tantissimi ospiti. Questi sono i numeri della 9ª edizione di France Odeon che come ogni anno presenterà una selezione dei più interessanti film prodotti in Francia, alcuni del tutto inediti, altri invitati ai principali festival internazionali di cinema. Farà da contorno alla programmazione un convegno che tratterà dell’educazione all’immagine nelle scuole mettendo a confronto il sistema francese con quello che si sta delineando in Italia. Una giuria tutta al femminile assegnerà il premio Foglia d’Oro al miglior film della selezione mentre il pubblico farà la sua scelta esprimendo la propria opinione subito dopo la proiezione. Venerdì si spengneranno le luci dello schermo e si accenderà la festa animata da Dj Noise!

 

PROGRAMMA

GIOVEDÌ 19

18.45 | INAUGURAZIONE
L’ambasciatrice di France Odeon Matilde Gioli apre la 9aedizione. Consegna del premio L’essenza del talento a Louis Garrel e Sveva Alviti.
A seguire | FILM DI APERTURA
LE REDOUTABLE
di Michel Hazanavicius con Louis Garrel, Stacy Martin e Bérénice Bejo (102 min, v.o. sott. ita.) CINEMA SRL

21.15
CE QUI NOUS LIE
di Cédric Klapisch con Pio Marmaï e Ana Girardot (113 min, v.o. sott. ita) OFFICINE UBU

VENERDÌ 20

11.00 | CONVEGNO
Palazzo Sacrati Strozzi – Piazza Duomo, 10 – Firenze
RAGAZZI BENE EDUCATI (ALLE IMMAGINI)
Alla presenza di Rosa Maria Di Giorgi (vicepresidente del Senato). Apre i lavori l’assessore alla cultura della Regione Toscana Monica Barni. Partecipano: Nicola Borrelli (MiBACT), Giuseppe Pierro (Miur), Alberto Versace (Sensi Contemporanei), Pascal Rogard (SACD), Dragoslav Zachariev (Ambasciata di Francia), Olivier Zegna Rata (Radio France), Stefania Ippoliti (FST), Angelo Cianci (autore), Fabrice Bassemon (Clair Obscur), Claudio Gubitosi (Giffoni Film Festival), Gérome Bourdezeau (esercente), Gianluca Farinelli (Cineteca di Bologna), Domenico Dinoia (FICE). Modera Francesco Ranieri Martinotti.

18.00
L’AMANT D’UN JOUR
di Philippe Garrel con Eric Caravaca e Esther Garrel (76 min, v.o. sott. it. e ing.)

19.30
LA MELODIE
di Rachid Hami con Kad Merad e Samir Guesmi (102 min. v.o. sott. it.) OFFICINE UBU

21.30
DIANE A LES EPAULES
di Fabien Gorgeart con Clotilde Hesme e Fabrizio Rongione (87 min. v.o. sott. it.e ing.)

23.45 | DJ SET
DJ NOISE @ LA COMPAGNIA
Urban, Hip Hop, R&B e tanto altro
Ingresso libero con un biglietto di una proiezione del festival

SABATO 21

16.00 | FUORI CONCORSO
PREMIO AL MIGLIOR DOPPIAGGIO a Emanuela Piovano per
L’ARTE DELLA FUGA
di Brice Cauvin con Agnès Jaoui e Laurent Lafitte (100 min, v.doppiata in italiano.) KITCHEN FILM

18.30
AURORE
di Blandine Lenoir con Agnès Jaoui e Thibault de Montalembert (89 min. v.o. sott. it.) BIM DISTRIBUZIONE

20.30
BARBARA
di Mathieu Amalric con Jeanne Balibar e Mathieu Amalric (97 min. v.o. sott. it. e ing.)

22.30
LOLA PATER
di Nadir Moknèche con Fanny Ardant e Tewfik Jallab (95 min. v.o. sott. it.e ing.)

DOMENICA 22

15.00
PETIT PAYSAN
di Hubert Charuel con Swann Arlaud e Sara Giraudeau (90 min. v.o. sott. it.) NO-MAD ENTERTAINMENT
A seguire | LA NATURA PROFANATA
Riflessioni di Giannozzo Pucci, Gloria Germani e Marco Luceri su natura e società.

17.15
DJANGO
di Etienne Comar con Reda Kateb e Cécile de France (115 min. v.o. sott. it. e ing.) GOOD FILMS

19.30 | PREMIAZIONE
Consegna dei Premi Foglia d’Oro, assegnati dalla giuria composta da Concita De Gregorio, Francesca Archibugi e Valentina Bellè
A seguire | FILM DI CHIUSURA – FUORI CONCORSO
7 JOURS PAS PLUS
di Héctor Cabello Reyes con Benoît Poelvoorde e Alexandra Lamy (91 min. v.o. sott. it. e ing.)

I FILM
AURORE

Sulla soglia dei cinquanta, ad Aurore le cose non potrebbero andare peggio: è stata lasciata dal marito, non ha più un lavoro, sua figlia è rimasta incinta e lei sta per diventare nonna. Tutto le sembra rivoltarsi contro, finché casualmente non rincontra il suo primo amore. Potrebbe così sperare in una ripartenza, ma Aurore non vuole ingannarsi ancora, avere altre delusioni…
‎Nella linea di quelle commedie intelligenti che al divertimento uniscono le emozioni punteggiando la narrazione con acuti spunti di riflessione sull’esistenza, Blandine Lenoir per il ruolo di Aurore non avrebbe potuto fare scelta migliore di Agnés Jaoui, la memorabile interprete di Les gouts des autres.
L’essere sottoposta alle vessazioni delle “cinquanta primavere”, come recita il titolo italiano del film, ma avere contemporaneamente la capacità e la forza di sfuggire al richiamo molesto della malinconia sono solo alcune delle sottili sfumature del personaggio che poche altre attrici in Europa hanno le corde per poter interpretare. Una scena tra tutte: Aurore silenziosa che balla da sola e ricorda di quando le figlie erano piccole e la seguivano al ritmo della musica, ammansisce e commuove anche gli animi più ruvidi.

BARBARA

L’attore Mathieu Amalric, da regista, ci ha abituato a opere e personaggi sempre in bilico tra finzione e realtà, sempre a cavallo tra il teatro e il cinema‎ e anche in Barbara, il suo omaggio incondizionato alla grande chanteuse, ha seguito con coerenza la stessa direzione.
Un’attrice (Jeanne Balibar) torna a Parigi per interpretare il ruolo della cantante di culto Barbara in un film realizzato da un regista infervorato (Mathieu Amalric)‎. Il suo lavoro di immedesimazione è così assoluto che non solo lei, prima, ma anche lo spettatore, dopo, non distingueranno più la differenza tra attrice e cantante.
Un film biografico che non rischia mai di trasformarsi in uno di quei biopic standard su modello americano. La via intrapresa è ben altra, sempre imprevedibile e spiazzante dove lo stile documentaristico, la finzione, il materiale di repertorio e le ricostruzioni, l’interprete e il personaggio‎, la sceneggiatura e l’improvvisazione convivono e si fondono in qualcosa che sorprende e seduce, richiamando persino in alcuni momenti le atmosfere felliniane di 8 e mezzo.

CE QUI NOUS LIE

Autore del noto L’appartamento spagnolo, film di culto della generazione Erasmus, Cédric Klapisch, riesce sempre a raccontare con la lievità della commedia storie attuali che interessano il pubblico e sono apprezzate dalla critica. Ce qui nous lie, che in Italia esce con il titolo Ritorno in Borgogna, affronta il tema della tradizione e di come ne avviene il passaggio da generazione a generazione. Jean (Pio Marmaï) che dieci anni prima, in disaccordo con il padre, aveva lasciato l’azienda vinicola di famiglia per trasferirsi in Australia, ritorna nella terra della sua infanzia, la Borgogna. Ritrovare sua sorella Juliette (Ana Girardot) e suo fratello Jérémie (François Civil), alla vigilia della morte dell’anziano genitore riapre antiche ferite. Mentre la vendemmia è in corso, bisognerà ora risolvere anche le questioni relative all’eredità che porteranno alla divisione dell’azienda e a una fatale frammentazione delle vigne.

LA MÉLODIE

Non sorprende che Rachid Hami, il regista di La mèlodie, sia stato tra i primi attori di Abdellatif Kechiche, l’autore di L’esquive che meglio di tutti sa far recitare i giovani non professionisti. ‎La qualità principale del film di Hami, presentato alla 74° Mostra di Venezia, non è infatti l’originalità della storia che ribadisce, come è già stato fatto tante volte nel cinema, la forza taumaturgica della musica, ma proprio la capacità di condurre la recitazione del gruppo di adolescenti che interpretano loro stessi nella classe di una scuola di periferia. E anche Kad Merad, considerato una star del cinema francese, nella sua interpretazione del violinista datosi all’insegnamento è misurato come non lo è mai stato.È proprio il rapporto, prima conflittuale e poi di fiducia, che si crea tra lui e il gruppo grazie a la mélodie del violino che combina insieme la Classe di Cantet e Le concert di Mihaileanu, che rende il film apprezzabile e divertente con il garbo e l’intelligenza di una commedia realizzata per far trascorrere cento minuti di piacevolezza.

L’AMANT D’UN JOUR

La trilogia di Philippe Garrel di cui fanno parte La Jalousie e L’ombredes fammes, presentati in passato al nostro festival, si completa con L’amant d’un jour, vincitore del premio Sacd alla Quinzaine de Réalisateurs 2017. Sembra di assistere sempre allo stesso film, ma non è così: la grandezza e la forza del cinema di Garrel sta proprio in questo inganno, inganno di cui sono vittime gli spettatori “d’un jours”. Perché Garrel va visto nello scorrere progressivo, film dopo film, della sua opera complessiva. In continuità con la poetica della Nouvelle Vague il regista non cambia soggetto, non cambia personaggi, non cambia estetica ma fa evolvere, avanza costante in una piena e assoluta coerenza artistica come un pittore fa quadri simili ma tutti diversi. Una notte, un padre trova sotto casa la figlia in lacrime: è stata lasciata dal suo compagno. Trattandosi di un padre premuroso che conosce l’amore, la passione e suoi tormenti l’accoglie a braccia aperte, ma le comunica che c’è una donna non solo nell’appartamento ma anche nel suo letto. È una delle sue studentesse , vivono insieme da tre mesi e ha la stessa età di sua figlia…

PETIT PAYSAN

In Francia, assai più che in Italia, esiste una nuova generazione di agricoltori che si sta riavvicinando alla campagna, tale ritorno non sempre poggia però sull’esperienza e la tradizione che ebbero le generazioni precedenti nate e vissute per secoli a contatto e quasi in simbiosi con la terra. Addirittura, come per il protagonista di Petit Paysan, Pierre (Swann Arlaud), si pongono insolubili questioni etiche legate al devastante abuso che la nostra società post-industriale ha compiuto e compie ai danni della natura.
Questo giovane allevatore che ha ripreso l’attività dei genitori‎ dedica ogni minuto dell’esistenza ai suoi animali. E quando apprende che in Francia si sta diffondendo un’epidemia di “mucca pazza ” e centinaia di capi saranno abbattuti comincia ad aver paura. Finché strani sintomi si manifestano anche sulle sue bestie, negherà a tutti l’evidenza in particolar modo alla sorella che è veterinaria.

LE REDOUTABLE

Ci sono persone, periodi, miti che sembrano “intoccabili”. Della categoria “intoccabili” ha fatto parte da sempre Jean-Luc Godard, il regista “rivoluzionario”della mitica Nouvelle Vague assunto a ”guru” del moderno cinema di ricerca. Ultimamente il suo astro si è alquanto appannato, in verità; però appena si sparse la notizia che un regista, Michel osava fare “un film su JLG” i fan del regista svizzero-parigino si misero in grande agitazione. Solo uno del clan poteva osare tanto. Il fatto poi che il film sia stato selezionato per Cannes 2017 ha fatto crescere la tensione. In realtà Hazanavicius. non intendeva affatto “fare un film su Godard regista”, mirava solo a rievocare un breve periodo della vita privata dell’autore di Pierrot le fou: il biennio 1967-68, allorquando, separatosi dall’affascinante-fragile Anna Karina, sua musa nei primi favolosi anni sessanta, Jean-Luc si innamorò di Anne Wiazemsky, la nipote dell’aulico scrittore gaullista François Mauriac,. Sull’esperienza di quei due anni con il guru JLG, Anne W. aveva scritto due libri autobiografici; trovandoli per caso in una stazione parigina, Michel H. li aveva divorati e si era convinto che da quella originalissima storia d’amore alla vigilia del sessantotto si poteva ricavare un bel film. Sul momento scelse un titolo non proprio felice: Le Redoutable, “Il terribile”; quel titolo non riguardava il protagonista JLG, come pensò qualcuno e se ne preoccupò, alludeva solo al nome del primo celebre sottomarino nucleare francese varato proprio in quel 1967; la curiosa battuta coniata in quell’occasione («così va la vita a bordo del Redoutable») divenne un’espressione corrente all’epoca, come a punteggiare comicamente la vicenda, il regista la introduce a volte nel film come un leit-motif.

DIANE A LES ÉPAULES

L’ opera prima di Fabien Gorgeart rientra nella linea dei suoi corti dedicati a quegli aspetti psicologici e sociali legati alle nuove forme parentali. Se in Le Sens de l’orientation (2012) Gorgeart si è occupato di sterilità maschile e in Un chien de ma chienne (2012) dell’esperienza di una donna che vive una faticosa e interminabile gravidanza in Diane a les épaules s’interessa a un tema considerato controverso soprattutto nel nostro Paese: la maternità surrogata. Senza esitazione Diane accetta di concepire il figlio di Thomas e Jacques, i suoi migliori amici. In questa circostanza, non sempre facile da,la donna s’innamora di Fabrizio e portare a termine il percorso avviato diventa ancora più problematico. Al di là delle riflessioni etiche che il film suscita rispetto al tema dell’utero “ in affitto”, tema trattato qui senza retorica e attraverso uno sguardo laico, si deve dare atto ancora una volta al cinema francese, ai suoi autori, ai suoi produttori di saper seguire e raccontare tempestivamente i cambiamenti di una società sempre più complessa e difficile da rappresentare . Ma in particolare ciò che consente di rappresentarla così bene coinvolgendo anche quella parte del pubblico meno attenta è il patrimonio di eccellenti attori: in questo caso una sublime Clotilde Hesmeche incarna la libertà e la mancanza di pregiudizi di Diane e il sempre perfetto Fabrizio Rongione attore di culto dei fratelli Dardenne.

LOLA PATER

Che cosa accade quando Zino scopre all’improvviso che suo padre non è la persona che credeva? Deve mettersi d’accordo sull’ordine dopo la morte della madre, un’algerina trapiantata a Parigi e abbandonata dal marito quando lui era bambino. Si reca così nel sud della Francia per parlargli, ma qui lo attende una sorpresa che gli sconvolgerà l’esistenza. Condizionato da una visione tradizionale della famiglia, ma allo stesso tempo determinato a conoscere fino in fondo la verità, Zino non accetta ciò che la vita gli ha destinato: quella a cui appartiene è una comunità non pronta ai cambiamenti di costume o meglio alle trasformazioni. Dopo Délice Paloma che nel 2007 fu censurato in Algeria per aver denunciato l’elevato livello di corruzione del Paese, Nadir Moknèche con Lola Pater cambia registro e attraverso un racconto incalzante, realizza un thriller dei sentimenti che disorienta lo spettatore e lo conduce ad un finale inatteso. Il film si rivela delicato ma allo stesso tempo potente per le immagini che ben rappresentano lo smarrimento del protagonista. Una straordinaria interpretazione di Fanny Ardant che Francois Truffaut aveva elevato a simbolo della femminilità e che Moknèche trasforma in tutt’altro… Da non perdere.

7 JOURS PAS PLUS

Cosa accomuna una mucca caduta dal cielo, un ferramenta francese, un indiano senza passaporto e una bella normanna che ama i venditori di viti con la mania dell’ordine? La risposta è in 7 jours pas plus, un film che pone la domanda a cui tutti cerchiamo di dare una risposta: è il caso a governare le nostre vite?
Rifacimento del fortunato El Chino, lungometraggio argentino del 2011, il film interpretato da Benoît Poelvoorde è un interessante esempio di remake che la vivace industria francese ha sottratto all’entertainment americano. La versione di Héctor Cabello Reyes mantiene la struttura del film originale, spostando l’azione nel nord della Francia.
Il risultato è un rifacimento ben riuscito, in cui le diversità culturali vengono trattate con il sorriso – e che ha suscitato lo stesso sorriso tra gli spettatori francesi.

L’ART DE LA FUGUE

(versione doppiata in italiano)

Antoine vive con Adar, ma sogna di stare con Alexis… Louis è innamorato di Matilde ma sta per sposarsi con Julie…. Gérard, che ama solo Hélène, cadrà fra le braccia di Ariel? Tre fratelli in piena confusione… Come ritrovare la giusta strada o…. sfuggire alle responsabilità?
Una “serenata a tre” che orchestra le vite di tre fratelli e di tutti i bizzarri personaggi che li circondano, un film brillante e singolare, una commedia sulla vita quotidiana, sulla versatilità del desiderio, sulla fragilità dei legami amorosi e del tempo che passa. La spontaneità, la poesia e la leggerezza che caratterizzano la regia della seconda opera di Brice Cauvin ricordano per molti versi quella di Jacques Demy, mentre i divertenti dialoghi, a volte cinici, tra i vari personaggi ci fanno quasi pensare al primo Woody Allen.

DJANGO

Biopic musicale di uno dei musicisti jazz più apprezzati di sempre, Django racconta un momento particolare della vita di Django Reinhard. Nel 1943, i nazisti che occupano la Francia intensificano le persecuzioni nei confronti del popolo gitano, eppure il successo del chitarrista manouche è tale che gli stessi nazisti gli offrono una tournée in Germania per rallegrare il morale delle truppe in partenza per il fronte. Quale sarà la scelta del jazzista? Sarà in grado di accettare una tournée per un pubblico che odia la sua gente?
Film di apertura del Festival di Berlino, l’opera di Étienne Comar si presenta come un ensemble di più generi che spaziano dal dramma bellico-spionistico al film romantico, il tutto orchestrato da una musica coinvolgente che rende difficile lo stare seduti agli spettatori.

INGRESSO
Intero: 7 euro
Ridotto: 6 euro
Abbonamento 5 spettacoli: 25 euro
Abbonamento completo (12 spettacoli): 48 euro

ARRIVA LA ‘VESPA VELUTINA’: LA TOSCANA SI MOBILITA

Vespa velutina Toscana

Originaria dell’Estremo Oriente, la “vespa velutina” è arrivata anche in Toscana: uccide le api facendo notevoli danni per alveari. Monitoraggio stretto e indicazioni a apicoltori da Regione.

Un monitoraggio stretto per individuare per tempo la comparsa dell’insetto e direttive operative agli apicoltori, in particolare delle zone della Versilia e di Massa Carrara, ma estesa anche alle province di Grosseto, Lucca, Pisa, Pistoia, Livorno e Prato. La Toscana si mobilita contro la vespa velutina, conosciuta anche come calabrone asiatico. Originaria dell’estremo oriente (Cina del sud, India del nord, penisola indocinese, arcipelago indonesiano), la velutina era sconosciuta in Europa fino al 2004, anno in cui fu avvistata per la prima volta in Francia. Si tratta di un temibile predatore delle nostre api che, in pochi anni, si è diffuso in in quasi tutta la Francia, penetrando anche in Belgio, Spagna, Portogallo e Germania, dimostrando la sua capacità di fare notevoli danni. Dal 2012 è presente anche in Italia, penetrata in Liguria dal confine francese.

Nel corso di un incontro svoltosi qualche giorno fa a Camaiore (dove erano stati rilevati due esemplari del temibile calabrone), in accordo con la Regione, sono state date indicazioni tecniche agli apicoltori: posizionare trappole, fare controlli settimanali sulle trappole, contattare gli esperti in caso di ritrovamenti o sospetti (scrivi a info@stopvelutina.it e federico.cappa@unifi.it).Simile al nostro calabrone, ma di dimensioni inferiori, la specie asiatica si distingue per essere più scura, per avere una banda giallo-arancione verso il pungiglione e una stretta linea gialla più chiara vicino al vitino di vespa. Le estremità delle zampe sono colorate di giallo.

Vespa velutina

Se il danno principale è quello operato nei confronti degli alveari, la vespa velutina, uccidendo le api che sono fra i principali insetti impollinatori, rischia di turbare l’equilibrio dell’intero ecosistema. La puntura di questo calabrone può, inoltre, essere dolorosa e molto pericolosa, sia per l’uomo che per gli animali. Dopo la riunione del 30 giugno, a Camaiore sono state ritrovate due vespe in località Strettoia, rendendo necessario il monotoraggio di un perimetro che va dai 3-5 km di diametro.

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TORRE DEL LAGO, 5 SPETTACOLI E UN OMAGGIO A FRANCIA PER 63ESIMO “FESTIVAL PUCCINI”

Torre del Lago Festival Puccini

Dal 14 luglio la 63esima edizione “Festival Puccini” porterà sul palco del Pucciniano Turandot, La Bohème, Tosca, Madama Butterfly e La Rondine. Ospiti tre prestigiosi teatri internazionali. Di Giorgi: “manifestazione che dà lustro alla Toscana e alla sua grande storia culturale.”

Il cartellone del 63 Festival Puccini (www.puccinifestival.it) in programma dal 14 luglio propone la messa in scena di cinque titoli pucciniani: Turandot, La Bohème, Tosca, Madama Butterfly e La Rondine, con due nuove produzioni Turandot e la Rondine, opera quest’ultima di cui si celebra l’anniversario dei 100 anni dalla prima rappresentazione che ebbe luogo a Montecarlo il 27 marzo 1917 e dove fu salutata con grande successo. Il 63/o Festival Puccini presentato stamani a Roma sarà anche uno speciale Omaggio alla Francia, un Paese amato e frequentato da Maestro toscano.

Puccini, infatti, come altri grandi artisti e compositori, aveva subito il fascino e l’influenza della cultura e della letteratura francese trasponendola nelle sue opere, sino a divenire il massimo rappresentante di quella corrente letteraria e artistica, nata negli ultimi decenni dell’Ottocento francese, il “realismo”, che in Italia prese il nome di “Verismo”. La Francia è protagonista nella letteratura pucciniana da Manon Lescaut a la Bohème, a la Rondine a Edgar a il Tabarro.

Ben tre teatri internazionali ospiti al Pucciniano: l’Orchestra dell’Opera di Nizza il 22 luglio, per commemorare ad un anno di distanza le vittime dell’attentato della Promenade des Anglais che vedrà presenti, oltre ai sindaci delle due città che già in passato hanno favorito altri scambi culturali; il 18 agosto sarà la volta delle masse artistiche e dei solisti del China National opera House di Pechino, che dopo il grande successo di Turandot del 2015 tornerà a Torre del Lago con un suo bellissimo allestimento di Madama Butterfly e che porterà dalla capitale cinese 190 persone impegnate nella messa in scena che veleggia già verso un più che probabile sold out; da Mosca, per la prima volta in Italia, saranno al Festival il 29 e 30 agosto i complessi e i solisti di Novaya Opera, in totale 220 artisti tra orchestra, coro, cantanti e tecnici per chiudere con la Bohème e Traviata l’Omaggio alla Francia”, Paese al quale la Fondazione ha voluto intitolare la sua 63/ma edizione.

L’omaggio alla Francia sarà suggellato dal Concerto in programma il 22 luglio che vedrà protagonista l’Orchestra Filarmonica del Teatro di Nizza, diretta da Gyriványi Ráth György, evento realizzato in collaborazione con la Ville de Nice e il Teatro dell’Opera di Nizza e con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia.

“La cultura e la musica sono parte della storia dei popoli e della  loro identità, e allo stesso tempo rappresentano un ponte gettato oltre i confini, nella ricerca dell’armonia e della condivisione. E come le note di uno spartito d’opera, danno corpo ad una sinfonia di suoni che nasce dal dialogo e dalla valorizzazione delle singole parti”. Lo dichiara la vicepresidente del Senato Rosa Maria Di Giorgi intervenendo in occasione della presentazione del Cartellone 2017 che rende omaggio al  Paese transalpino.

“In questi tempi così complicati il ruolo della cultura diventa ancore più centrale. È per questo che ci stiamo impegnando nell’investire sempre più energie economiche e nel disegnare un quadro normativo a vantaggio dello spettacolo dal vivo e delle produzioni artistiche – prosegue Di Giorgi – Il festival pucciniano è un fiore all’occhiello, per la Toscana e per il nostro Paese, come dimostra la qualità dell’offerta e la presenza di eccellenze quali l’orchestra dell’Opera di Nizza, la China National Opera house e la Novaya Opera di Mosca”. “Lo scenario magico di Torre del Lago – conclude Di Giorgi – testimonia infine come nel nostro splendido paese siano innumerevoli i luoghi d’incanto che possono ospitare proposte culturali  di grandissimo rilievo in cornici uniche al mondo: un valore aggiunto  che solo l’Italia più vantare”.

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France Odeon

FESTIVAL DEL CINEMA FRANCESE CONTEMPORANEO
30 OTTOBRE / 2 NOVEMBRE

Dopo l’inaugurazione della rassegna, domani  30 Ottobre apre la 50 Giorni la sesta edizione di France Odeon festival del cinema francese contemporaneo, presentando una selezione dei migliori film d’Oltralpe. Questa edizione prevede un focus dedicato all’opera di Alain Resnais, un omaggio particolarmente sentito per il legame che il grande maestro aveva con Firenze e con il festival fondato nel capoluogo toscano da Aldo Tassone.

france

Accompagneranno la proiezione di Aimer, boire et chanter, ultima opera di Resnais, una serie di immagini inedite. Saranno le due attrici protagoniste Sabine Azéma e Caroline Silhol, insieme al produttore Jean-Louis Livi, a introdurre il film agli spettatori fiorentini. All’Istituto Francese, Domenica 2 Novembre, ci sarà un incontro con il critico Jean-Luc Douin, autore del libro-biografia Alain Resnais. Torna a Firenze anche un regista della nuova generazione molto legato all’Italia, Marc Fitoussi, che presenta in anteprima italiana La Ritournelle, con Isabelle Huppert che veste gli insoliti panni della moglie di un allevatore di campioni bovini della Normandia. Tra gli eventi paralleli, da segnalare la mostra della fotografa Kate Barry con una selezione di ritratti delle più belle attrici francesi e la mostra antologica di pittura di Gilbert Erouart, allestita tra il Teatro della Pergola e la Chiesa di Santa Croce.