Uccide ladro: pm affida a Minervini perizia traiettoria colpi

Uccide ladro: pm affida a Minervini perizia traiettoria colpi

Minervini è noto per aver lavorato in casi importanti come l’omicidio di Gabriele Sandri ad opera del poliziotto Luigi Spaccarotella, quello di Nicola Calipari in Iraq e della giornalista Ilaria Alpi in Somalia. Dal 2007 è consulente tecnico della Commissione del Senato della Repubblica Italiana per l’uranio impoverito e per il caso della Moby Prince. A Minervini è stato affidato anche il caso del proiettile recentemente scoperto per uno dei delitti del mostro di Firenze.

E’ Paride Minervini, senese, maggiore dei paracadutisti, il perito scelto dal pm Andrea Claudiani per la perizia balistica nell’ambito dell’inchiesta per la morte del 29enne moldavo Mircea Vitalie, raggiunto da due colpi di pistola esplosi dall’imprenditore 57enne di Monte San Savino (Arezzo) Fredy Pacini che lo aveva sorpreso all’interno della sua azienda con un complice.

La perizia, affidata oggi, dovrà stabilire la traiettoria dei proiettili.

La perizia balistica potrebbe rivestire un ruolo decisivo nella vicenda dell’imprenditore che da quattro anni dormiva nella sua officina visitata svariate volte dai ladri, attualmente indagato per eccesso di legittima difesa. Pacini è assistito dagli avvocati Giacomo Chiuchini e Alessandra Cheli.

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Uccide ladro: Consiglio Toscana, no a contributo per Pacini

Uccide ladro: Consiglio Toscana, no a contributo per Pacini

Polemica in Consiglio regionale per un ordine del giorno, respinto, presentato dalla Lega che chiedeva alla Regione di stanziare 10mila euro per contribuire alle eventuali spese legali di Fredy Pacini, l’imprenditore di Monte San Savino (Arezzo) che ha ucciso un ladro entrato nella sua officina.

Il documento, presentato in Consiglio Regionale, è a firma dei consiglieri del Carroccio Elisa Montemagni (capogruppo), Jacopo Alberti e Marco Casucci e collegato alla seconda variazione al bilancio 2018-20 della Regione Toscana.

“Invito i colleghi della Lega a ritirare l’atto, non è in questi termini che si deve affrontare la questione”, ha detto il capogruppo M5s Giacomo Giannarelli intervenendo nel dibattito.
“E’ una questione – ha detto Giannarelli – da analizzare sotto tanti punti di vista ma non ideologici”.

In Toscana, ha proseguito il capogruppo M5s, c’è un problema di sicurezza, e “non è con le armi, con la polizia privata o il peperoncino che si danno risposte, ma neppure con le politiche di sinistra o con la retorica”. Per Tommaso Fattori (capogruppo Sì Toscana a sinistra), “è incredibile che nel giorno della Festa della Toscana, che celebra l’abolizione della pena di morte, si presenti un ordine del giorno che è un inno alla pena di morte senza processo per chi commette un furto”.

Il capogruppo del Pd Leonardo Marras ha osservato che “lo Stato di diritto non può essere violentato e la giustizia farà il suo corso; la Regione non può assumere una decisione del genere”.

“Pacini è stato lasciato solo finora, non vediamo cosa ci sia di male a chiedere che la Regione possa pagare le spese legali – ha detto in conclusione Casucci (Lega) -. Non ritiriamo l’ordine del giorno e respingiamo al mittente queste continue accuse di barbarie politica; siamo pronti a confrontarci ma non a prendere lezioni da nessuno.

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Monte san Savino: morte ladro per choc emorragico mentre scappava

Monte san Savino: morte ladro per choc emorragico mentre scappava

E’ morto per uno choc emorragico mentre scappava l’uomo ucciso a Monte San Savino (Arezzo) durante un tentativo di furto in piena notte nell’azienda di Fredy Pacini, l’uomo che difendendo la sua ditta, gli ha sparato.

E’ uno dei primi risultati emersi dall’autopsia che si è conclusa verso le 15.30 all’obitorio di Arezzo. Secondo quanto si apprende, il 29enne Vitalie Tonjoc è stato raggiunto da due proiettili. Uno lo ha colpito vicino a un ginocchio, l’altro è andato più alto, vicino al bacino e non c’è foro di uscita: questo secondo colpo potrebbe aver leso un’arteria, probabilmente la femorale, che ha causato un dissanguamento interno.

Inoltre, uno sparo ha raggiunto frontalmente, davanti, il moldavo a una gamba, l’altro, quello più in alto, è stato un colpo frontale-laterale e sarebbe stato quello mortale.

Continuano intanto le ricerche da parte dei carabinieri del complice del moldavo, che dopo essersi introdotto nel capannone di via della Costituzione è scappato riuscendo a far perdere le proprie tracce.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, infatti, erano almeno due le persone entrate intorno alle 4 di notte nel perimetro dell’azienda di Pacini. All’interno del capannone sarebbe poi riuscito a entrare uno solo, il 29enne. Si cerca anche l’auto con cui i due erano arrivati sul posto: per questo potrebbero tornare utili alcune telecamere della zona. Nell’azienda di Pacini i carabinieri hanno sequestrato il piccone usato per rompere un vetro dell’ingresso e la pistola con cui il commerciante ha sparato, un’arma regolarmente detenuta.

“Per Fredy Pacini è essenziale riferire prima di tutto cosa sia accaduto il 28 novembre nella sua azienda all’autorità giudiziaria, ecco perché sino ad oggi non ha rilasciato alcuna dichiarazione”. Così  gli avvocati Alessandra Cheli e Giacomo Chiuchini, difensori del commerciante di Monte San Savino (Arezzo). Pacini, è indagato per omicidio colposo con eccesso colposo di legittima difesa, davanti al pm di Arezzo Andrea Claudiani.

Intanto, sono in corso anche verifiche sui precedenti furti o tentati furti, subiti dalla ditta di Pacini. Il gommista ha parlato di ben 38 episodi, ma ai carabinieri risultano solo sei denunce.
Infine, ci sono accertamenti anche su tentativi di furto che negli stessi momenti in cui Fredy Pacini ha ucciso il 29enne si sarebbero verificati nei pressi di un gruppo di case non distanti dall’azienda del gommista.

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Uccide ladro: legali, per Pacini essenziale parlare prima a pm

Uccide ladro: legali, per Pacini essenziale parlare prima a pm

Per Fredy Pacini, il gommista di Monte San Savino che ha ucciso il moldavo 29enne Vitalie Tonjoc, è essenziale parlare prima al pm. “Vuole raccontare l’accaduto all’autorità giudiziaria” affermano i suoi legali. Previsti oggi l’autopsia del corpo e l’interrogatorio di Pacini

“Per Fredy Pacini è essenziale riferire prima di tutto cosa sia accaduto il 28 novembre nella sua azienda all’autorità giudiziaria, ecco perché sino ad oggi non ha rilasciato alcuna dichiarazione”. Così in una nota gli avvocati Alessandra Cheli e Giacomo Chiuchini, difensori del commerciante di Monte San Savino (Arezzo) che ha ucciso Vitalie Tonjoc, 29enne moldavo, durante un tentativo di furto nella sua ditta di pneumatici e biciclette sportive. Tra poche l’interrogatorio di Pacini, è indagato per omicidio colposo con eccesso colposo di legittima difesa, davanti al pm di Arezzo Andrea Claudiani.

È prevista per oggi inoltre l’autopsia di  Vitalie Tonjoc. Continuano intanto le ricerche da parte dei carabinieri del complice del moldavo, che dopo essersi introdotto nel capannone di via della Costituzione è scappato riuscendo a far perdere le proprie tracce.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri erano almeno due le persone entrate intorno alle 4 nel perimetro dell’azienda di Pacini. All’interno del capannone sarebbe poi riuscito a entrare uno solo, il 29enne. Si cerca anche l’auto con cui i due erano arrivati sul posto: per questo potrebbero tornare utili alcune telecamere della zona. Nell’azienda di Pacini i carabinieri hanno sequestrato il piccone usato per rompere un vetro dell’ingresso e la pistola con cui il commerciante ha sparato, un’arma regolarmente detenuta.

In tasca, tra gli effetti personali, il complice aveva soltanto il portafoglio con il passaporto, che ha permesso di identificarlo, e 250 euro in contanti. Accertamenti sono in corso per verificare se abbia fruito di un permesso turistico di 3 mesi. Sul passaporto c’è solo un visto di transito dalla Romania per entrare nell’Unione europea che risale a settembre.

Le indagini sono indirizzate anche a capire se sia stato visto con qualcuno nella sua permanenza in Italia che va da settembre scorso ad ora. Secondo ipotesi investigative in corso di accertamento il 29enne potrebbe far parte di un gruppo di malviventi specializzati in furti improvvisati, razzie non troppo pianificate in case e negozi nelle località di provincia. Si sospetta anche che possa esserci un ‘palo’ in zona.

E’ in corso anche un accurato lavoro sulle celle telefoniche di Monte San Savino. Inoltre ci sono accertamenti anche su tentativi di furto che negli stessi momenti in cui Fredy Pacini ha ucciso il moldavo si sarebbero verificati nei pressi di un gruppo di case non distanti dall’azienda del gommista.

Sono in corso inoltre verifiche sui precedenti furti o tentati furti subiti dalla ditta di Pacini. Il gommista ha parlato di ben 38 episodi, ma ai carabinieri risultano solo sei denunce.

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Uccide ladro: Zingaretti, ‘difendetevi da soli’non è soluzione

Uccide ladro: Zingaretti, ‘difendetevi da soli’non è soluzione

“I cittadini devono pretendere che lo Stato si occupi della loro sicurezza” sono le parole del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti riguardo all’omicidio del rapinatore da parte del gommista Fredy Pacini

“Le forze dell’ordine sono degli eroi e fanno di tutto, ma la soluzione non può essere quella di dire alle persone ‘difendetevi da soli’. Deve esserci la pretesa da parte dei cittadini che sia lo Stato a difenderci e quindi, se c’è bisogno di sicurezza urbana, lo Stato la rafforzi perché, ripeto, non è accettabile che una persona sia così alla mercé dell’insicurezza. E’ anche sbagliato il messaggio di dire ‘noi non ce la facciamo, compratevi una pistola e pensateci voi'”. Così il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, commenta l’uccisione di un rapinatore da parte di un gommista a margine della conferenza dei servizi al Viminale sull’assegnazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata.

“Credo che il ministro dell’Interno, quando si scopre che un imprenditore ha subito trentotto rapine in una piccola città come Arezzo – ha continuato – dovrebbe immediatamente prendere la macchina, andare lì e capire come una cosa del genere possa avvenire e come, grazie alla collaborazione dello Stato, questo non accada mai più a nessun imprenditore che possa essere rapinato trentotto volte di seguito. A questo serve il ministro dell’Interno”.

Sull’argomento è intervenuto anche Giuseppe Civati, fondatore di Possibile: “La strumentalizzazione di quanto accaduto a Monte San Savino, ad Arezzo, è intollerabile. Perché si tratta di una doppia tragedia: per la vittima e per l’uomo che ha sparato. Il ministro dell’Interno Salvini è tenuto a garantire la sicurezza dei cittadini, non a fare le sfilate in seguito a fatti terribili. La riforma della legittima difesa, richiesta dalle destre, poco c’entra con la lotta alla criminalità. Per quello servono politiche serie, non le felpe e i tweet pieni di propaganda”.

“Non si può più accettare – aggiunge Civati – che chi guida il Viminale abbia questo comportamento. Piuttosto inizi a fare il proprio lavoro: aumentare il livello di sicurezza. Un cittadino che spara è sempre una sconfitta per lo Stato. Ed è una grande sconfitta per il ministro che deve provvedere a tutelare gli italiani”.

“Non è possibile che il ministro degli Interni invece di mandare la polizia a prendere i ladri esulta se qualcuno spara ai ladri: questo significa il fallimento dello Stato”. Lo ha detto Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e neo presidente di Legautonomie: è stato eletto oggi a Viareggio (Lucca) dove fino a domani è in programma il congresso dell’associazione delle autonomie locali.

“Allo stesso tempo non è possibile che scarichi sui sindaci le contraddizioni della sua propaganda – ha proseguito Ricci -: nei prossimi giorni e nelle prossime settimane grazie al decreto insicurezza avremmo più persone senza diritti, senza controlli, persone meno integrate il che renderà le nostre città assolutamente meno sicure. Per questo serve una reazione pragmatica ma anche culturale”.

“In Italia fino adesso c’è stato troppo lassismo nei confronti degli aggressori e di chi entra nelle nostre case”. Lo ha detto il ministro per la Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, in un’intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei.

“C’è stata la tendenza – ha aggiunto la Bongiorno – ad essere sempre attenti al tema della difesa. Sono contrarissima all’attuale legge sulla legittima difesa perché pretende che il soggetto aggredito debba fare una sorta d’indagine prima di poter reagire, cioè deve vedere se c’è un imminente pericolo. Quindi di notte una persona che sente dei passi in casa dovrebbe scrutare tutte le stanze e capire in che posizione sia l’aggressore. Questo è impensabile. È chiaro che tutto questo porta alcune persone a pensare che in Italia ci sia terreno fertile per rubare e fare rapine”.

“Credo sia necessario – ha sottolineato la Bongiorno – creare una legge chiara in cui tutelare l’aggredito e non l’aggressore. Con questa misura diamo anche un messaggio chiaro a tutti coloro che pensano di venire in Italia indisturbati, entrare in casa altrui e compiere 38 furti come è accaduto ad Arezzo. Il principio è che sbaglia chi entra nella casa altrui. Chiunque dunque entra in casa di altri per rubare, violentare e uccidere deve accettare le conseguenze. Spero nei primi mesi del 2019 che questa nuova norma possa diventare legge”.

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