Giovanfrancesco Rustici agli Uffizi

 

Un rarissimo studio a penna di Giovanfrancesco Rustici, collaboratore di Leonardo da Vinci e maestro di Baccio Bandinelli; e l’unico disegno noto dell’orefice e scultore fiorentino Giovanni Catesi.

Sono giunti a Firenze due disegni acquistati dagli Uffizi all’asta di Christie’s a New York il 30 gennaio scorso. Si tratta di un rarissimo studio a penna raffigurante sul recto una Figura femminile con bambino e sul verso un Mendicante (25 x 15,3 cm), di Giovanfrancesco Rustici (1475-1554). L’artista, che creò le tre grandi figure bronzee La predica del Battista per il portale settentrionale del Battistero di Firenze (Museo dell’Opera del Duomo), fu celebre anche per alcune terracotte che interpretano molto fedelmente la celebre Battaglia di Anghiari (si ricordano quelle al Louvre, al Bargello, a Palazzo Vecchio) di Leonardo per Palazzo Vecchio. Pomponio Gaurico nel trattato De sculptura (1504) ricorda Rustici tra i quattro migliori scultori toscani del periodo, insieme a Benedetto da Maiano, Andrea Sansovino e al coetaneo Michelangelo. Al cavallo del secolo successivo invece risale il foglio di Giovanni Catesi che mostra sul recto uno Studio per un gruppo di due figure maschili e sul verso Studi per un motivo ornamentale a foglie e per una elegante figura vestita di lunga tunica, che con la mano sinistra tiene un libro (28,8 x 21,3 cm). Lo scultore e orefice Giovanni Catesi è noto soprattutto per aver lavorato, tra il 1598 e il 1600, alla prestigiosa commissione delle nuove porte bronzee del Duomo di Pisa insieme a una nutrita schiera di maestri tra i quali Pietro Francavilla, Giovanni Caccini, Antonio Susini, Pietro Tacca, Gasparo Mola e Orazio Mochi.

Il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt commenta: “I due fogli tornano a Firenze dove vennero creati, arricchiscono le collezioni degli Uffizi in maniera notevole. Infatti il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, che già custodiva i due disegni ritenuti sicuri del Rustici, d’ora in poi ospiterà anche l’unico altro autografo del maestro, che tra l’altro è in migliori condizioni di conservazione rispetto agli altri due. Anche l’unico disegno noto di Giovanni Catesi trova la sua collocazione naturale agli Uffizi, tra le ricche raccolte di disegni preparatori per la scultura e le arti decorative di maestri toscani e non solo. Il disegno, che proviene dalla collezione fiorentina di Luigi Bartolini (1892-1963) e fu pubblicato per la prima volta da Miles Chappell nel 2000, è un esempio dell’importanza internazionale dell’oreficeria fiorentina oltre Benvenuto Cellini, tra Cinque e Seicento. La fama degli orafi nostrani rimase indiscussa nei secoli: addirittura nell’opera lirica Cardillac di Paul Hindemith, con la quale si è aperto quest’anno il Maggio Musicale, essa diventa la pietra di paragone per il protagonista, l’orafo francese del quale si canta che ‘i suoi gioielli uguagliano lo splendore dei maestri fiorentini, anzi lo superano’.”

Aggiunge Marzia Faietti, coordinatrice della divisione Educazione, Ricerca e Sviluppo delle Gallerie degli Uffizi e Curatore dei Disegni: “I disegnatori rari o, allo stato attuale delle conoscenze, scarsamente documentati hanno sempre incuriosito i collezionisti del passato e continuano ad affascinare anche oggi i musei. Rarità, nel caso del foglio recto e verso di Giovan Francesco Rustici, e addirittura unicità in quello, ugualmente disegnato su entrambe le facce, attribuito a Giovanni Catesi, sono parole che descrivono in modo sintetico le ragioni del nostro interesse. Se l’opera di Rustici si affianca ad altri due fogli di sicura autografia conservati al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi (inv. 224F e inv. 226 F), il disegno assegnato a Catesi, sulla base di un’antica iscrizione e di motivazioni stilistiche, è un unicum. Eseguiti a penna e inchiostro (totalmente il primo e in grande prevalenza il secondo, dove è aggiunta anche la pietra rossa), in una tecnica cioè considerata all’epoca espressione di grande perizia, illustrano assai bene il passaggio da una grafia che prelude al tratteggio vigoroso di Baccio Bandinelli, verso la fluida mobilità di un segno che partendo da quella stessa tradizione intende suggerire una spazialità più avvolgente”.

Tommaso Mozzati, ricercatore all’Università degli studi di Perugia e autore della recente monografia su Rustici, sottolinea: “L’acquisto da parte delle Gallerie degli Uffizi di un foglio da poco attribuito a Giovanfrancesco Rustici è una circostanza di rilievo. La figura dello scultore fiorentino, sodale di Leonardo da Vinci e in rapporti di familiarità con la società artistica del suo tempo (da Michelangelo a Andrea del Sarto, da Giuliano Bugiardini a Baccio Bandinelli), ha infatti goduto di una notevole, recente fortuna, vedendosi dedicati volumi monografici e una mostra al Museo Nazionale del Bargello, aperta nel settembre del 2010. Tuttavia la sua produzione grafica resta ancora da ricostruire. Gli unici due disegni tradizionalmente riferiti al Rustici sono oggi conservati proprio agli Uffizi (inv. 224 F e 226 F): tali testimonianze, pur di alta qualità, non bastano però a giustificare l’apprezzamento pronunciato da Giorgio Vasari, il quale ricordava di possedere nelle sue collezioni splendide carte di mano dell’artista. Anche rispetto a ultime indagini che non hanno tenuto conto della sua longeva carriera sviluppatasi sull’arco di oltre sessant’anni, l’arrivo nelle raccolte del museo del foglio opistografo – raffigurante sul recto l’allampanato profilo di un fragile mendicante e sul verso le monumentali figure di una donna e di un bimbo addormentato – consentirà dunque di rimeditare l’intero percorso creativo di Giovanfrancesco, gettando basi più solide per comprenderne la fama di disegnatore virtuoso diffusa presso i suoi contemporanei.”

A proposito del disegno di Giovanni Catesi commenta Riccardo Gennaioli, funzionario storico dell’arte all’Opificio delle Pietre Dure: “L’attribuzione del foglio – unica opera grafica nota del Catesi e pertanto documento fondamentale per ricostruire la sua personalità artistica – si basa sull’iscrizione tracciata sul recto, da cui risulta che il Catesi era considerato fiorentino e conosciuto come orefice per i suoi eleganti oggetti. Al pari di altri artefici toscani del tardo Cinquecento, Catesi dovette quindi affermarsi sia nell’arte fusoria, sia nella lavorazione dei metalli preziosi che nella Firenze dei granduchi Francesco I e Ferdinando I de’ Medici raggiunse livelli di insuperata magnificenza.”

Caravaggio e il ‘600 nelle nuove sale degli Uffizi

Caravaggio e il ‘600 nelle nuove sale degli Uffizi

Intervista al direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt sull’apertura delle otto sale al primo piano dell’ala di Levante degli Uffizi con un nuovo allestimento, dedicate a Caravaggio e alla pittura seicentesca. Nardella: “congratulazioni a direttore e curatori”.

L’inaugurazione con il direttore Eike Schmidt e il sindaco Dario Nardella

Otto sale dai nomi suggestivi: Tra realtà e magia, Caravaggio e Artemisia, Caravaggio: La Medusa, Caravaggio: Il Bacco, Lume di notte, Rembrandt e Rubens, Galileo e i Medici, Epica Fiorentina. La parte del leone la fa ovviamente Caravaggio, indiscusso fulcro della pittura di quel secolo caratterizzato da passionalità forti, simbolismi e novità spesso estreme. Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, con la collaborazione di Anna Bisceglia (curatrice della pittura toscana del Seicento), Francesca de Luca (pittura del Cinquecento) e Maria Matilde Simari (pittura italiana ed europea del Seicento), ha voluto creare qui un percorso museale che offra un doppio binario di “lettura” delle opere esposte tenendo quindi conto delle differenti esigenze dei visitatori e del bisogno di approfondimento di una consistente parte di loro.

Si parlava di passionalità e senza dubbio il colore scelto per i pannelli delle sale lungo il corridoio (per non intervenire definitivamente sull’originale colore vasariano) e per le pareti delle sale interne (dalla 96 alla 99), non poteva che essere il rosso. Un rosso non fiammante ed esagerato, un rosso che si trova spesso nelle stoffe e nei parati rappresentati nei quadri di quegli anni, studiato su un modello tessile dell’epoca e realizzato con pigmenti naturali utilizzati già nel ‘600. Un rosso deciso eppure, verrebbe di dire, un po’ “filtrato”.

Il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt afferma: “Il nuovo allestimento si basa su un approccio tematico e artistico che ispira e stimola la curiosità del visitatore, trasportato così nell’atmosfera del tempo e nella storia delle collezioni medicee. L’intenzione è di creare un’esperienza intellettuale sia per i non specialisti, che per gli esperti della materia. Grazie all’accostamento di pittura fiorentina e del resto d’Italia, con dipinti d’oltralpe, si recupera lo spirito internazionale del gusto dell’epoca, aperto a suggestioni provenienti da ogni paese”.

“Si è cercata riaprendo la ampie finestre a lunetta una combinazione di luce artificiale e luce naturale – dichiara l’architetto Antonio Godoli che con Nicola Santini ha curato l’allestimento museografico e il progetto illuminotecnico, messo in opera grazie al generoso contributo degli Amici degli Uffizi e della consorella americana, Friends of the Uffizi – l’accento cromatico nei toni del rosso cinabro su pannelli indipendenti e staccati dalle pareti, precede e introduce alle sale propriamente espositive dove il colore è presente in maniera diffusa; invece nelle sale che si affacciano sul piazzale degli Uffizi, la zona espositiva è circoscritta e definita con pannelli dipinti, quasi uno spazio autonomo e a se stante dal percorso, attraverso le porte in successione, verso l’attuale uscita dal museo”.

“Tra realtà e magia” è la prima sala; vi si trovano i lavori di artisti ancora cinquecenteschi ma che già si discostano dai canoni manieristici. Francesca de Luca, curatrice della pittura del ‘500, chiarisce che “si tratta di esempi di pittura di ispirazione naturalistica del cinquecento maturo. E’ una campionatura, necessariamente non sistematica, dei diversi approcci al naturale con cui gli artisti dell’area padana hanno cercato di superare l’artificio eccessivo del cosiddetto Manierismo tosco-romano.” Si è potuto dar anche conto di alcuni temi non convenzionali ma giocosi come il curioso Uomo con scimmia di Annibale Carracci, o popolareschi o venati di elementi simbolici ed enigmatici che possono far capire le caratteristiche del bacino culturale in cui è avvenuta la formazione del Caravaggio: è il caso  dell’Allegoria di Ercole (che è stata ritenuta in passato anche una scena di stregoneria) dei fratelli Dossi e dell’enigmatica Maga che strangola un putto, di attribuzione incerta (Jacopo Ligozzi o Scuola Emiliana) che presenta sul colletto della donna un oscuro ricamo con scritto ZAF ARF.
Nella sala che segue (“Caravaggio e Artemisia”) un bellissimo David e Golia di Guido Reni fronteggerà in giugno, al ritorno dalle mostre di Milano e Forlì, il Sacrificio di Isacco di Caravaggio, fino ad allora sostituito dalla copia antica dell’Incredulità di San Tommaso del Merisi; nella stessa sala la Decapitazione di Oloferne di Artemisia Gentileschi.
Nella Sala della Medusa il magnifico scudo da parata dipinto da Caravaggio è esposto in una nuova teca sullo sfondo di un grande pannello rosso. Alle pareti, oltre all’Armida di Cecco Bravo, donato recentemente dalla sezione americana degli Amici degli Uffizi, segnaliamo la statua romana di Minerva con la testa della figura mitologica sul petto e il quadro della testa coronata dai serpenti di Otto Marsaeus e nei secoli passati attribuito a Leonardo da Vinci e ammirato dai viaggiatori come uno dei più famosi quadri degli Uffizi.
È dedicata alla natura morta la sala successiva: intorno al Bacco di Caravaggio due Dispense dell’Empoli, un vaso di fiori di Carlo Dolci e una natura morta di Velazquez dagli evidenti richiami caravaggeschi.
“A lume di notte” si intitola la sala successiva dedicata alla rappresentazione di scene illuminate da candele: al centro la Natività di Gherardo Delle Notti (Gerard van Honthorst) in cui la luce che definisce i partecipanti alla scena è in realtà emanata direttamente dal Bambino. Intorno, fra gli altri, l’Annunciazione di Matthias Stamer e la Carità romana di Bartolomeo Manfredi.
I massimi maestri della pittura europea dell’epoca si susseguono infine nella sala successiva di questo percorso. “I volti ritratti da Rembrandt, Rubens e Van Dyck in dipinti di piccolo e grande formato costituiscono una successione di opere giustamente celebri che riunite sono un insieme emozionante, denso di spunti per riflettere sulla grande pittura del Seicento che fu soprattutto europea per la vivace circolazione delle idee e per i molti e continui contatti tra artisti e committenti che non si curavano poi molto dei confini territoriali – dice Maria Matilde Simari, curatrice della pittura italiana ed europea del Seicento – . Da queste sale ci si augura che possa affiorare non solo l’esaltazione di alcuni capolavori, ma soprattutto la possibilità di intuire, anche per il visitatore frettoloso, alcuni aspetti salienti di un secolo straordinario, un secolo di circolazione culturale, di novità artistiche, di curiosità verso la realtà quotidiana e verso un mondo che si rivelava sempre più vasto e complesso”.
Alla ritrattistica europea è accostata quella fiorentina. Giganteggiano nella sala successiva il Ritratto di Galileo Galilei e il monumentale triplice ritratto di Cosimo II, Maria Maddalena d’Austria e il figlio Ferdinando II, ambedue di Giusto Sustermans. Il triplice ritratto contiene una curiosità legata a un piccolo mistero. La granduchessa indossa un fermacapelli circolare sul quale splende un grosso diamante giallo: è il celebre “Fiorentino”, un diamante di 138 carati che Ferdinando I aveva acquistato nel 1601 e aveva fatto tagliare a Venezia. Questa gemma venne portata a Vienna dai Lorena, e non se ne ha più notizia dagli inizi dell’Ottocento.
Nell’ultima sala del percorso, “Epica fiorentina”, spiccano un teatrale Rinaldo e Armida di Cesare Dandini, che si ispira al poema del Tasso, e una piccola e preziosa Santa Caterina d’Alessandria di Francesco Furini. “I temi letterari tratti dall’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e dalla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso – spiega Anna Bisceglia, curatrice della pittura toscana del Seicento – sono in assoluto i soggetti di maggiore successo a Firenze”.

“Mi congratulo con direttore e curatori degli Uffizi, che hanno restituito dignità e importanza che meritano le opere di Caravaggio, a partire dalla Medusa. Sono opere che in questo nuovo allestimento e collocazione ricevono molta più attenzione di quanta non ne ricevessero prima”. Lo ha detto il sindaco di Firenze Dario Nardella, prendendo parte all’inaugurazione delle nuove sale cremisi degli Uffizi per i capolavori del Caravaggio ed i pittori del ‘600 italiano ed internazionale. “Queste sale basterebbero da sole a fare un museo dedicato al ‘600 – ha aggiunto Nardella – La cosa bella degli Uffizi è che sembra una galleria di musei, riferiti ad epoche diverse, epoche che tutte però si intrecciano con la produzione artistica di Firenze. Quella di oggi è un’altra conquista che può portare ancora più visitatori agli Uffizi”, ha concluso il sindaco.

Il momento dell’inaugurazione delle otto sale al primo piano dell’ala di Levante degli Uffizi:

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Pitti: Sala Bianca apre per cena moda di vigilia manifestazione

Pitti: Sala Bianca apre per cena moda di vigilia manifestazione

Sarà una cena per 200 invitati a dare il via domani, lunedì 8 gennaio, all’edizione numero 93 di Pitti Uomo, il Salone internazionale delle anteprime dell’abbigliamento maschile, che si tiene alla Fortezza da Basso di Firenze (9-12 gennaio).

Per dare il benvenuto alla stampa nazionale e straniera, alla vigilia dell’evento, aprirà i battenti, in via del tutto eccezionale, la Sala Bianca di Palazzo Pitti, luogo storico dell’italian fashion, perché proprio qui negli anni Cinquanta avvenne la prima sfilata della moda
italiana.
La cena è promossa dal Centro di Firenze per la Moda Italiana, presieduto da Andrea Cavicchi, con la collaborazione della direzione delle Gallerie degli Uffizi, guidate da Eike Schmidt.
Non succedeva da oltre trent’anni che la Sala Bianca ospitasse una cena dedicata al mondo della moda. Nell’ultimo periodo la Sala è stata riservata pressoché per incontri istituzionali e riunioni esclusive. La scelta della Sala Bianca, spiegano dal Centro di Firenze per la
Moda Italiana, è anche un’occasione per ribadire il rapporto tra cultura e moda che Pitti Immagine e gli Uffizi stanno portando avanti con una serie di iniziative congiunte a livello museale da alcuni anni.
Domani sera i 200 ospiti italiani e stranieri, tra giornalisti, blogger e influencer, varcheranno le porte di Palazzo Pitti alle ore 19: prima tappa sarà la visita alla mostra “Tracce” allestita nel Museo della Moda e del Costume proprio in occasione di Pitti Uomo.
L’esposizione “Tracce: dialoghi ad arte nel Museo della Moda e del Costume” propone una nuova selezione di opere che mettono in luce le corrispondenze formali e culturali tra le creazioni di stilisti e di artisti dagli anni ’30 fino a oggi, sottolineando i diversi linguaggi
del XX secolo, un periodo con grandi rivolgimenti del linguaggio figurativo di cui anche la moda è parte, oltre i concetti di glamour e di bellezza.
Al termine della visita, gli ospiti si sposteranno per il cocktail nella Galleria delle Statue e infine verrà servita la cena nella Sala Bianca.

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Le feste di Natale nei Musei di Firenze

Le feste di Natale nei Musei di Firenze

Aperture speciali, mostre ed iniziative animeranno i musei statali e civici fiorentini nel periodo delle feste di fine anno

Tante aperture speciali nei musei fiorentini durante le feste di fine anno. Andiamo a vedere il programma nel dettaglio:

Natale. I musei statali (Galleria degli Uffizi, Galleria dell’Accademia, Palazzo Pitti, Bargello) sono chiusi  così come i musei comunali (Palazzo Vecchio, Cappella Brancacci, Museo Novecento) ad eccezione di Santa Maria Novella (orario 13-17.30). Palazzo Medici Riccardi, con la mostra “Made in New York” è aperto dalle 10 alle 18, così come la chiesa e il museo. La mostra “Il Cinquecento a Firenze” a Palazzo Strozzi resterà aperta tutti i giorni dalle 10 alle 20, il giovedì fino alle 23.

Santo Stefano. Sono aperti la Galleria degli Uffizi, la Galleria dell’Accademia e Palazzo Pitti (ore 8.15-18.50), il Bargello e le Cappelle Medicee (ore 8.15-16.50), Palazzo Davanzati (8.15-13.50),  Museo Archeologico (8.30-14).
I musei comunali saranno tutti aperti regolarmente e Palazzo Vecchio effettuerà l’apertura straordinaria dalle 9 alle 23. Il Museo Galileo prolungherà eccezionalmente l’apertura fino alle ore 18.

Dal 26 al 30 dicembre e dal 2 al 6 gennaio il Museo di Palazzo Vecchio sarà aperto tutti i giorni, dalle 9 alle 23.

1 gennaio. Tra i musei comunali sono visitabili: Palazzo Vecchio (orario 14-19), la Torre di Arnolfo (14-17), la chiesa e museo di Santa Maria Novella (orario 13-17.30) e il Museo Novecento (orario 14-18). Inoltre sono aperte le mostre a Palazzo Strozzi (orario 10-20) e a Palazzo Medici Riccardi (orario 10-19).

6 gennaio La maggior parte dei musei e monumenti di Firenze sarà regolarmente aperta (saranno chiusi la Cattedrale, la Cripta e la Cupola del Brunelleschi).

7 gennaio Prima domenica del mese, ingresso gratuito per tutti nei musei statali (Galleria degli Uffizi, Galleria dell’Accademia, Palazzo Pitti e Giardino di Boboli, Museo Nazionale del Bargello, Cappelle Medicee, Museo Archeologico, Palazzo Davanzati). Ingresso gratuito anche nei musei comunali, ma solo per i residenti nei comuni della Città Metropolitana.

Info integrative:

Il 24 e il 31 dicembre la Galleria degli Uffizi, la Galleria dell’Accademia e la Galleria Palatina chiuderanno anticipatamente alle ore 18, mentre il Museo Galileo sarà aperto eccezionalmente fino alle 18 il 26 dicembre e il 2 gennaio.
Il Nuovo Museo dell’Opera del Duomo sarà sempre aperto dalle 9 alle 19, tranne il 25 dicembre e 1° gennaio; sarà inoltre eccezionalmente aperto il 2 gennaio mentre resterà chiuso il 9 gennaio.

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Natale a Firenze, Auguri da Controradio!

Natale a Firenze, Auguri da Controradio!

Firenze, musei aperti per le feste, 24, 25 e 26 dicembre, oltre ai musei regolarmente aperti di domenica, segnaliamo l’apertura straordinaria delle Cappelle Medicee, dalle ore 9 alle 13.50.

I musei statali di Firenze, (ad esempio ) sono chiusi il giorno di Natale così come lo sono i musei comunali (Palazzo Vecchio, Cappella Brancacci, Museo Novecento, ecc.).

Il giorno di Natale generalmente le chiese sono accessibili solo per assistere alle funzioni, non sono consentite visite turistiche.

La mostra “Il Cinquecento a Firenze” a Palazzo Strozzi è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 20, il giovedì fino alle 23.

Palazzo Medici Riccardi, con la mostra “Made in New York” sarà aperto per Natale dalle 10 alle 18, così come la chiesa ed il museo di Santa Maria Novella (orario 13-17.30).

Per Santo Stefano, che quest’anno cade di martedì, tanti sono invece i luoghi aperti: la Galleria degli Uffizi, la Galleria dell’Accademia e Palazzo Pitti saranno aperti dalle 8.15 alle 18.50; il Bargello e le Cappelle Medicee dalle 8.15 alle 16.50.

Poi c’è la possibilità di visitare Palazzo Davanzati (8.15-13.50) o il Museo Archeologico (8.30-14).

I musei comunali saranno tutti aperti regolarmente e Palazzo Vecchio effettuerà l’apertura straordinaria dalle 9 alle 23.

Per gli amanti della scienza, ci saranno tanti musei scientifici aperti; ad esempio, il Museo Galileo prolungherà eccezionalmente l’apertura fino alle ore 18.

Il 24 e il 31 dicembre la Galleria degli Uffizi, la Galleria dell’Accademia e la Galleria Palatina chiuderanno anticipatamente alle ore 18, mentre il Museo Galileo sarà aperto eccezionalmente fino alle 18 i giorni martedì 26 dicembre e 2 gennaio.

Dal 26 al 30 dicembre e poi di nuovo dal 2 al 6 gennaio Palazzo Vecchio sarà aperto tutti i giorni dalle 9 alle 23.

Per quanto riguarda il complesso del Grande Museo del Duomo (Battistero, Campanile, Cripta, Cupola e Nuovo Museo dell’Opera del Duomo) vi ricordiamo che per visitare la Cupola è obbligatoria la prenotazione che potete fare direttamente on line. Il Nuovo Museo dell’Opera del Duomo sarà sempre aperto dalle 9 alle 19, chiuso il 25 dicembre e 1 gennaio; mentre sarà eccezionalmente aperto il 2 gennaio (chiuderà invece martedì 9 gennaio). Trovate gli orari degli altri monumenti sul sito www.ilgrandemuseodelduomo.it

F-Light festival della luce

Sul tema delle frontiere torna a Firenze F-Light il Festival della Luce che accende le lunghe ore di oscurità dicembrina illuminando i monumenti di Firenze.

L’avvio al festival lo dà, come ormai tradizione, l’accensione dell’albero di Natale di piazza del Duomo il giorno 8 dicembre. Questo gesto, che inaugura simbolicamente il periodo natalizio (o dell’ Avvento), è anche il primo vagito di F-Light. Nell’edizione 2017 sono le frontiere il tema, estremamente attuale, estremamente delicato e carico di significato.

C’è una stella che brilla nel mondo F-light ed è il Ponte Vecchio, superficie privilegiata di proiezioni d’effetto, fonte di meraviglia per fiorentini e turisti. Oltre al ponte più antico della città un’altra superficie amata è la facciata della chiesa di Santo Spirito,  schermo ideale nella sua pulizia e nitidezza per suggestioni di luce e immagini.

Molti altri luoghi caratterizzano l’edizione 2017 fra cui la Torre di Arnolfo, Palazzo Medici Riccardi, il palazzo della Camera di Commercio, Piazza Santa Maria Novella, la Torre di San Niccolò, il Museo Novecento, la loggia del Porcellino, la basilica di San Lorenzo, il Mercato Centrale. Qui le proiezioni saranno continue, dal calare dell’oscurità fino a notte.

F-light ha però anche altri aspetti, come per esempio donare in modo permanente illuminazione a parti della città: quest’anno saranno piazza Ghiberti e il Mercato di sant’Ambrogio a beneficiare di questo intervento.

Poi ci sono laboratori e attività culturali che entrano a far parte del programma di F-Light: dai laboratori LENS alla Villa di Poggio Imperiale alle visite con torcia in Palazzo Vecchio.

L’edizione 2017 di F-Light  termina l’ 8 gennaio.

La città di Firenze offre numerosi eventi per i più piccoli durante le vacanze di Natale.

Se vi interessa la campagna potreste decidere di visitare la Fattoria di Maiano e di prendere parte alle attività organizzate, per un tuffo nel verde e per osservare da vicino molti animali fra cui asini, struzzi e mucche.

Se invece volete passare un pomeriggio divertente è aperto il Winter Park presso il Giardino dell’OBIHALL (Lungarno Aldo Moro) fino al 25 febbraio 2018, dove potrete pattinare sul ghiaccio anche con i più piccoli e mangiare al ristorante presente all’interno della struttura.

Per una giornata di cultura i Musei Civici organizzano delle attività dedicate ai bambini: dal 27 al 29 dicembre 2017 compresi si terrà il campo invernale per un’immersione nell’arte , presso il Museo del Novecento ed il complesso di Santa Maria Novella, ma durante le vacanze natalizie i Musei Civici offrono anche un ricco programma di visite animate e laboratori. Per maggiori informazioni consultare il sito di MUS.E.

La formula del campo natalizio viene offerta anche dal Museo di Storia Naturale di Firenze, per i giorni 28 e 29 dicembre e 4 e 5 gennaio alternativamente nelle sezioni di Paleontologia e Zoologia La Specola.

Anche il Museo Galileo propone attività guidate e laboratori per bambini per tutta la durata delle vacanze natalizie, ad esempio con la possibilità di sperimentare gli strumenti di Galileo.

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