Famiglie al Museo

Famiglie al Museo: alla Galleria del Costume in visita ai costumi di scena di Piero Tosi
Domenica 12 ottobre 2014, in occasione della “Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo”, la Sezione Didattica del Polo Museale Fiorentino e la Galleria del Costume di Palazzo Pitti, propongono una serie di visite alla mostra “Omaggio al maestro Piero Tosi. L’arte dei costumi di scena dalla Donazione Tirelli”.

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L’occasione offrirà alle famiglie e ai loro bambini la possibilità di partecipare a un percorso alla scoperta degli abiti creati per attori di cinema e teatro dalle abili mani di Piero Tosi, costumista, artista e poeta che con la sua arte riuscì a “vestire i sogni”.
Le visite si terranno alle ore 10 e alle ore 11.30 con accompagnamento didattico gratuito con l’ausilio del personale interno, ingresso con il biglietto d’accesso alla Galleria del Costume. Per ogni visita è previsto un numero massimo di 15 bambini. Si ringrazia Fondazione Sistema Toscana – Mediateca per la gentile collaborazione.
Questa proposta viene ad aggiungersi ad un’attività ormai strutturata e sperimentata negli anni: il progetto “Famiglie al Museo” ideato nel 2008 dalla Sezione Didattica (che vanta un’esperienza quarantennale in materia) e supportato dal contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Si tratta di una serie di itinerari nei musei del Polo Museale Fiorentino secondo un calendario che si sviluppa nei fine settimana e nel corso dell’anno scolastico, da settembre ad aprile, rivolto alle famiglie con bambini dai 7 ai 14 anni. L’apprezzamento delle famiglie ha permesso di registrare a tutt’oggi 5.768 partecipanti (2942 bambini e 2.826 adulti) a ben 207 incontri nei musei.

La Limonaia del Giardino di Boboli

Apre al pubblico per dieci mattine la Limonaia del Giardino di Boboli.Dal 19 febbraio diventa realtà la possibilità di visitare la Limonaia del Giardino di Boboli dalle ore 10 alle ore 13. L’opportunità si ripeterà il 26 febbraio, poi mercoledì 5, 12, 19, 26 marzo e ancora mercoledì 2 e 9 aprile e venerdì 4 e 11 aprile.

Durante questi dieci appuntamenti, il pubblico potrà osservare, studiare e godere il profumo di limoni, cedri, pompelmi, citrangoli, melangoli, e ancora chinotti, mandarini, limette. Le piante, ricoverate nella Limonaia durante i mesi invernali e destinate da maggio a ottobre a diverse ubicazioni all’interno del Giardino, sono tutte discendenti dalle cultivar medicee. Le varietà rare che le compongono, come ad esempio l’arancio scannellato (Citrus aurantium‘Canaliculata’), introdotto a Firenze da Francesco I, o l’agrume ‘Bizzarria’ (Citrus aurantium bizzarria), con il quale Ferdinando II arricchì la collezione di Boboli, hanno un ragguardevole valore storico e botanico, nonché un indiscutibile interesse anche per il visitatore meno esperto. Ai visitatori sarà fornito un utile pieghevole dove sono raccolte tutte le informazioni relative alle piante di agrumi presenti in loco.
L’accesso al Giardino di Boboli costa 10 euro (5 euro ridotto) e comprende la possibilità di visitare il Museo degli Argenti, la Galleria del Costume con la mostra ‘Il cappello tra arte e stravaganza’ e il Giardino Bardini. Da ricordare che l’accesso al Giardino di Boboli per i residenti è gratuito dagli ingressi di Annalena e di Porta Romana, è però necessario esibire un documento d’identità all’ingresso. L’accesso alla Limonaia sarà consentito a fronte di un contributo libero raccolto dall’Associazione ‘Per Boboli’ che sarà destinato alla manutenzione e al restauro della collezione dei citrati della Limonaia.

LA LIMONAIA
La Limonaia di Boboli fu costruita fra il 1777 e il 1778 per volontà di Pietro Leopoldo di Lorena su progetto di Zanobi del Rosso, riprendendo lo stile delle grandi orangerie europee e realizzando uno dei più notevoli edifici fiorentini di quel secolo, perfetta sintesi di eleganza classica e moderna funzionalità.
L’edificio si era reso necessario perché le costruzioni presenti a Boboli fino alla metà del XVIII secolo come ricovero invernale per gli alberi da vaso dei vari agrumi, risultavano ormai insufficienti a contenere in modo adeguato quella che era diventata una delle più grandi collezioni citrografiche europee. Per la nuova limonaia fu scelto il luogo dove Cosimo III, nel 1677, aveva fatto costruire il Serraglio nel quale si custodivano animali esotici delle specie più disparate. In epoca lorenese, tuttavia, il Serraglio era in pieno decadimento, tanto che il Granduca ne decise lo smantellamento dopo aver fatto trasferire la maggior parte degli animali alla menagerie del Belvedere di Vienna.
La Limonaia, a pianta leggermente trapezoidale, si sviluppa con una lunghezza di circa 106 m. per una profondità di circa 8 m. Presenta una facciata costituita dalla ripetizione regolare di quattro campate inserite in una intelaiatura di lesene e trabeazioni astratte, imbiancate a calce, che articolano specchiature dal caratteristico verde salvia leopoldino. La successione delle finestre è interrotta da tre portali di uguali dimensioni coronati da festoni che spiccano nella disadorna impaginazione già neoclassica.
Davanti all’edificio si apre un giardino anch’esso disegnato da Zanobi del Rosso con quattro grandi parterre composti da due comparti centrali, di forma trapezoidale, e due laterali, di forma quadrata. Nella stagione più mite è possibile ammirare nelle aiuole centrali spettacolari fioriture di rose e peonie, contornate dalle piante di agrumi in vaso protette in Limonaia nel periodo invernale, e da bulbose e piante stagionali, alcune rare, che ogni anno variano grazie alla cura e alle attenzioni dei giardinieri. Il lavoro di questi ultimi è teso a preservare l’esistente e a inventariare la collezione con acquisizioni dalle altre ville medicee, fondazioni private e vivai; particolare attenzione si pone alla ricerca di varietà descritte dagli antichi citrografi e di quelle citate negli cataloghi ottocenteschi del Giardino.

30 anni di storia della Galleria del Costume

In occasione dei 30 anni trascorsi dalla fondazione della Galleria del Costume di Palazzo Pitti, oggi si è inaugurata la mostra che include il totale riallestimento del museo ed è dedicata a “Donne protagoniste nel Novecento”.


Si tratta di un percorso attraverso la moda del XX secolo, infatti la mostra presenta abiti e accessori appartenuti a donne che si sono mese in evidenza nel corso del Novecento e continuano a distinguersi in discipline e campi diversi, attraverso i quali manifestano la propria creatività. Ma sono anche icone del gusto del loro tempo, alcune distinguendosi per la creatività con cui realizzano le loro opere o le decorano, altre emergono per la fantasia e l’estro con cui le indossano.
Ogni donna è stata (o lo è tuttora), protagonista per una determinata specificità, a tal punto che alcuni tratti distintivi e salienti della loro personalità emergono proprio dai capi d’abbigliamento o dalle loro creazioni.

Il percorso espositivo
Il percorso espositivo – i cui progetto d’allestimento e direzione dei lavori si devono all’architetto Mauro Linari – si snoda attraverso le sale della Galleria, iniziando con i preziosi capi realizzati da Rosa Genoni, donna socialmente impegnata e promotrice della moda made in Italy, seguita dalle splendide tuniche realizzate da Fortuny appositamente per Eleonora Duse e i leggendari abiti di donna Franca Florio. Meno note al grande pubblico Maria Cumani, che ispirò il marito Salvadore Quasimodo, e Antonella Cannavò Florio che indossava romantici abiti di Schuberth, il “sarto delle dive”, mentre l’esuberanza e l’eccentricità sembra avvicinare personalità diverse quali Anna Piaggi e Cecilia Matteucci  Lavarini (dalla sontuosa collezione di quest’ultima è arrivata in dono un’importante scelta di abiti), entrambe attente collezioniste di moda .
Susan Nevelson, designer per Ken Scott, e Lietta Cavalli, sono due creatrici di fantasie tessili, logisticamente vicine in due sale contigue, ma che si collocano stilisticamente agli antipodi. Ci sono poi gli abiti di Anna Rontani, scrittrice di romanzi che faceva sfoggio del suo guardaroba di oltre mille pezzi, dal quale ci sono pervenuti in dono alcuni esemplari.
Di Flora Wiechmann Savioli e Angela Caputi si presentano rispettivamente i gioielli in materiali non preziosi e i bijoux. Si aggiungono a queste presenze, le spose (protagoniste per un giorno), con nove abiti nuziali. Interessantissimi gli intrecci delle donne del Rwanda che i designers trasformano in gioielli.
Scrive il Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, Cristina Acidini: “Donne al centro, questo il filo conduttore: donne protagoniste in quanto collezioniste di abiti e di accessori, indossatrici-interpreti, stiliste di se stesse, signore della moda. Donne dello spettacolo; donne che hanno scelto di rendere ogni propria apparizione uno spettacolo. Donne creative come artiste, stiliste, artigiane. Presenze non scontate, rispetto alla fitta (e conosciuta, e storicizzata) anagrafe maschile nei ranghi dell’alta moda”.