Livorno festeggia il re della cucina labronica: al via il Cacciucco Pride 2018

Livorno festeggia il re della cucina labronica: al via il Cacciucco Pride 2018

Livorno festeggia il re della cucina labronica: il Cacciucco.
Al via  la terza edizione del “Cacciucco Pride” per tre giorni di festa a partire da domani, venerdì 15 giugno.

Torna a Livorno nel prossimo weekend (15, 16 e 17 giugno), per il terzo anno consecutivo, il “Cacciucco Pride 2018”, il festival dedicato al piatto simbolo della cucina labronica. Tante occasioni per assaggiare il vero Cacciucco livornese (quello certificato 5C), conoscerne la storia e imparare a cucinarlo, ma tante le opportunità anche per gustare agli altri piatti tipici della tradizione culinaria labronica, insieme a spettacoli, eventi e iniziative per conoscere poi la città in tutte le sue dimensioni.

Nella notte di sabato 16 giugno a Livorno sarà anche “Notte Blu” per festeggiare l’arrivo dell’estate, con musei e negozi aperti, e sempre sabato, nei Fossi Medicei che attraversano la città, sarà disputata in notturna la gara più spettacolare della stagione remiera livornese: la Coppa Barontini, giunta alla 51esima edizione.

Il piatto tipico della cucina livornese a base di pesce e dal sapore forte e intenso sarà celebrato in tutta la città: nelle piazze, sul mare, lungo i Fossi a bordo di battelli, al Mercato Centrale, al Mercato Ittico, all’Acquario Comunale, al Molo Mediceo ed in banchina, come in tantissimi ristoranti e trattorie che lo proporranno nella varie versioni, tradizionale e rivisitata, ma sempre rispettando criteri di qualità e di utilizzo dei prodotti del territorio.

Non ci sarà che l’imbarazzo della scelta per degustare il piatto: da degustazioni “on the road”, a portata “principe” nei ristoranti certificati 5C, da piccoli assaggi con gli “aperitivi cacciuccati” nelle piazze e nei locali del centro a “rivisitazioni” proposte dagli equipaggi degli yatch della Lusben Benetti al Molo Mediceo. Sarà proposto in forma di “”gelato cacciuccato” e come “cacciuccoso panino social” in perfetto stile streetfood dal Ca’moro.  Tante occasioni per mangiarsi un bel cacciucco ma anche tanti momenti per conoscerne la storia e imparare a cucinarlo.

Grazie alla proficua collaborazione con Proloco Livorno e Fondazione Teatro Goldoni si riconferma per questa edizione il “Cacciucco Contest”, ovvero il concorso online per il “Miglior cacciucco fatto in casa” a cui tutti possono partecipare. Le tre migliori ricette esaminate da una apposita giuria saranno poi premiate al Mercato Centrale nella serata del 17 giugno nel corso di un evento animato anche quest’anno da Fede e Tinto della trasmissione Decanter di radio 2.

Sarà riproposto anche il “Cacciucco Lab” ovvero il laboratorio interattivo di cucina all’interno della bellissima struttura dell’Acquario di Livorno. Promosso dalla stesso Acquario insieme a Slow Food, Associazione Cuochi Livornesi e Fisar-delegazione di Livorno, l’iniziativa prevede nelle giornate del 16 e 17 giugno un laboratorio per insegnare come si prepara il cacciucco e come abbinarlo ai vini: E’ necessaria la prenotazione entro l’8 giugno inviando una email all’indirizzo slowfoodlivorno@gmail.com.

Ma numerose saranno le novità che contraddistinguono questa edizione 2018 del festival: all’interno dello stesso Acquario per i più piccoli arriveranno (15 giugno) i “Cacciucchini 5 C” ovvero laboratori dedicati ai bambini perché imparino ad apprezzare il piatto livornese preparato in maniera sostenibile. Avranno modo di conoscere la ricetta e i suoi ingredienti ma anche di riflettere in forma ludica sull’importanza della tutela dell’ambiente marino e dei suoi abitanti.

E sempre per i bambini il 16 giugno al Palazzo Pancaldi, “Cooking Lab Mini Chef” promosso da Made in Livorno con la collaborazione della Scuola Tessieri, sinonimo di eccellenza nel settore. Con cappelo da chef e ricettario alla mano i piccoli cuochi potranno cimentarsi in laboratori di cucina che spaziano da un corso sulla pasta fresca (Mamma butta la pasta!) alla realizzazione di polpette di pesce (“Piovono polpette”) fino al “Magic kitchen” ovvero un corso di cucina in inglese.

Sempre nella cornice di Palazzo Pancaldi per gli adulti arriveranno invece “I salotti di Terrazza Pancaldi” : aperitivi culturali con degustazioni e show cooking (16 giugno).

Nella straordinaria Terrazza Mascagni sosterà sia sabato 16 che domenica 17 giugno, all’ombra della grande ruota panoramica che sovrasta la Terrazza, l’originale furgone Food Truck con il Cacciucco To Go, pronto da portare via e gustarselo magari in riva al mare.

Il Mercato Ittico aprirà le porte nella giornata del 16 giugno per far sì che la gente possa visitare la struttura destinata all’asta del pesce, ma anche per conoscere la storia del cacciucco come cucinarlo e porzionarlo. L’associazione Cacciucco Livorno proporrà anche qui una degustazione con abbinato un vino del territorio.

Venerdì 15 giugno il Mercato Centrale ospiterà l’evento “Aspettando Mare di vino” organizzato da FISAR: I sommelier racconteranno i prodotti, il terroir ed i produttori di una delle zone vinicole più vocate della Toscana, dove nascono e crescono vini ormai famosi in tutto il mondo.

Dopo il gemellaggio con il Festival del Brodetto di Fano, ecco che quest’anno il Cacciucco Pride si “contaminerà” con un’altra manifestazione: “Mare di gusto” di San Vincenzo rappresentata dalla chef Deborah Corsi. Nella serata di domenica 17 giugno al Mercato Centrale la chef cucinerà per l’occasione il suo “cacciucchino di pesce azzurro”.

Novità di questa edizione anche la presenza di Benetti Lusben che parteciperà all’evento con una serata al Molo Mediceo: “Yacht crew cooking night”. Qui gli chef degli equipaggi delle grandi imbarcazioni ormeggiate interpreteranno il cacciucco con musica dal vivo. E per conoscere la storia del porto di Livorno un’occasione da non perdere nei giorni del Festival: l’apertura straordinaria al pubblico del Port Center all’interno della Fortezza Vecchia (un percorso didattico-museale ad alto contenuto tecnologico ideato dall’Autorità Portuale) e del Museo delle imbarcazioni storiche.

Per una serata in piazza tra musica e piatti di cacciucco, ogni sera Concerti in piazza Cavallotti (ore 21.30) promossi da Proloco e ristoratori della zona.

La sera di sabato 16 giugno a Livorno sarà anche Notte Blu per celebrare la riconferma delle bandiere blu che sventolano sulle nostre coste.  “La Notte Blu incontra il Cacciucco” sarà il titolo del programma degli eventi in città che si intrecceranno a quelli del Festival proponendo un ricco carnet di iniziative . Ci saranno negozi e musei aperti, concerti e spettacoli di tango e flamenco. Per l’occasione saranno illuminati di blu il Mercato Centrale, il Cisternino ed il Monumento ai 4 Mori. In programma percorsi guidati alla scoperta delle bellezze e dei tesori della città: il giro in battello lungo i Fossi come nel porto mediceo fino alla Madonna dei popoli, visite guidate a Casa Modigliani e nei siti ebraici, tour alle chiese del centro. Senza tralasciare mercati e mercatini di artigianato artistico come il Cacciucco Village (via della Madonna) e l’Imperfetto sul Viale Italia.

Nei Fossi Medicei si svolgerà, sempre la sera di sabato 16 giugno, anche la spettacolare gara remiera Coppa Barontini giunta alla 51esima edizione.

Per il programma completo: www.cacciuccopridelivorno.it oppure Notte blu programma

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Vino, Il Chianti lancia l’appello al Governo: rischio per la promozione del vino all’estero

Vino, Il Chianti lancia l’appello al Governo: rischio per la promozione del vino all’estero

Il Consorzio Vino Chianti ritorna sulla questione OCM: appello al Governo per i troppi ritardi e per il serio rischio della promozione del vino all’estero.

La situazione che le imprese hanno di fronte è quanto mai ancora indefinita a causa degli slittamenti nei tempi che si stanno registrando a livello ministeriale nella predisposizione degli atti amministrativi per chiarire le opportunità disponibili per aziende e Consorzi, alla luce del chiarimento emesso dalla Commissione europea, e per l’avvio alla presentazione dei progetti per la campagna 2018/2019 sui fondi Ocm (Organizzazione comune Mercato vitivinicolo) relativi alla promozione del vino all’estero.

“E’ a rischio l’intera promozione all’estero, stiamo accumulando troppi e gravi ritardi. I nostri concorrenti ringraziano”. Giovanni Busi, presidente Consorzio Vino Chianti, lancia un allarme oltre che un accorato appello al ministro dell’Agricoltura Gianmarco Centinaio.

“Ad oggi è stato semplicemente riproposto il decreto di attuazione dell’anno 2017, ma non sono partite le procedure necessarie per presentare i progetti e stiamo registrando gravi ritardi rispetto alla consueta tempistica – continua Busi – non abbiamo più tempo, rischiamo di compromettere seriamente l’attività promozionale autunnale che come sempre è diretta verso i paesi asiatici, come Cina e Giappone”. Mercati fondamentali e in grande crescita, come dimostrano gli ultimi eventi internazionali. A Canton, ad esempio, nel corso di Interwine, una delle più grandi fiere del settore che si è tenuta dal 18 al 20 maggio, il Consorzio ha ricevuto un importante premio: il Chianti è stato infatti riconosciuto come la denominazione più famosa in Cina secondo  l’autorevole portale WineITA, numero uno al mondo nella promozione dei vini italiani nel paese asiatico.

“Se non si farà nulla, non ci saranno più i tempi tecnici per far partire le attività promozionali, lasciando campo libero ai nostri concorrenti. Chiediamo anche al Ministero di darci un’interpretazione sull’attività promozionale  a lungo termine, oltre i 5 anni, nello stesso paese in base alle nuove indicazioni europee, sulle quali c’è ancora molta confusione – continua il presidente Busi – Tutto il lavoro fatto fino ad oggi, gli investimenti, i rapporti commerciali costruiti con il tempo sarebbero seriamente compromessi. E’ a rischio l’intero sistema del made in Italy all’estero”

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Dop e Igp: +70% negli ultimi dieci anni

Dop e Igp: +70% negli ultimi dieci anni

Negli ultimi dieci anni  i fatturati nazionali delle produzioni agroalimentari che coniugano qualità e territorio (marchi Dop e Igp) sono cresciuti del 70%, l’export, addirittura del 143%. E la Toscana ha fatto la sua parte con le sue 89 indicazioni geografiche su 818 (31 del comparto cibo, 58 legate al vino).

Sono questi alcuni dei dati più significativi emersi oggi a Firenze nel corso del workshop dedicato a “Indicazioni geografiche e sviluppo del territorio”, promosso dalla rete rurale di Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare), con la collaborazione della Regione Toscana.

In Italia le Dop (Denominazione di orgine protetta) e Igp (Indicazione geografica protetta) sono 818: di queste 295 riguardano l’area “cibo” mentre la maggioranza (523) è dei marchi connessi al vino. Negli ultimi dieci anni queste indicazioni geografiche sono aumentate del 40% (erano  584 nel 2007).

Notevole anche il giro di affari: il fatturato  di Dop e Igp è stimato da Ismea in 14,8  miliardi di euro così distribuiti: 6,6 per l’area cibo e 8,2 per quella vino.  Numeri che hanno permesso di allargare il peso complessivo del fatturato di queste produzioni su quello generale: ora è pari all’11%. Una cifra che si raddoppia (22%) se si prende in considerazione il solo export: è oltre frontiera che vengono destinate quote molto significative delle produzioni provenienti da indicazioni geografiche: 8,4 miliardi sui 14,8 complessivi (3,4 per i marchi “Food”, 5 per quelli “Wine”).

La Toscana è molto ben rappresentata: 31 sono le Dop e Igp del comparto cibo (16 Dop e 15 Igp) ,  58 di quello vino. Dentro ci sono tanti sapori e profumi di Toscana:  salumi e farine, formaggi e castagne, carni e vari tipi di olio, ma anche cantuccini e panforti.

La differenza fra prodotti Dop (Denominazione origine protetta) e prodotti Igp (Indicazione geografica protetta) sta nel fatto che, nel caso dei prodotti Dop tutto ciò che concerne l’elaborazione e la commercializzazione del prodotto ha origine nel territorio dichiarato; mentre nel caso del prodotto Igp il territorio dichiarato conferisce al prodotto, attraverso alcune fasi o componenti della elaborazione, le sue caratteristiche peculiari, ma non tutti i fattori che concorrono all’ottenimento del prodotto provengono dal territorio dichiarato. Entrambe le etichette consentono ai consumatori di conoscere con esattezza le origini e le caratteristiche dei beni che intendono acquistare. Sono una garanzia non solo per il cliente finale, ma anche per il produttore che può tutelare il suo lavoro dalle imitazioni.

“La sfida delle indicazioni geografiche è esattamente la nostra: cioè quella di tenere insieme la qualità dei prodotti e dei processi, certificata da un disciplinare di produzione con la storia, la cultura, la tradizione del territorio che lo esprime” ha evidenziato l’assessore regionale all’agricoltura Marco Remaschi. “I marchi Dop e Igp – ha proseguito – sono un traino importante per tutta l’economia locale che può fruirne direttamente, con i produttori locali, o investendo in attività connesse al turismo o ai servizi. La giornata di oggi è quindi estremamente utile per dare indicazioni preziose e aumentare anche l’efficacia delle politiche pubbliche orientate verso il settore.  I dati che ci sono stati mostrati sono incoraggianti: questa scelta va quindi sostenuta e rafforzata.  Il tutto tenendo sullo sfondo, ma ben presente, anche una preoccupazione, legata alle prime indicazioni che ci vengono da Bruxelles sulla Pac post 2020.  I tagli ipotizzati (intorno al 17%) potrebbero incidere pesantemente sulle politiche regionali future anche in quest’ambito. E’ necessario che tutti gli attori coinvolti si facciano sentire per modificare questa impostazione”.

 

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Dop e Igp: +70% negli ultimi dieci anni

Dop e Igp: +70% negli ultimi dieci anni

Negli ultimi dieci anni  i fatturati nazionali delle produzioni agroalimentari che coniugano qualità e territorio (marchi Dop e Igp) sono cresciuti del 70%, l’export, addirittura del 143%. E la Toscana ha fatto la sua parte con le sue 89 indicazioni geografiche su 818 (31 del comparto cibo, 58 legate al vino).

Sono questi alcuni dei dati più significativi emersi oggi a Firenze nel corso del workshop dedicato a “Indicazioni geografiche e sviluppo del territorio”, promosso dalla rete rurale di Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare), con la collaborazione della Regione Toscana.

In Italia le Dop (Denominazione di orgine protetta) e Igp (Indicazione geografica protetta) sono 818: di queste 295 riguardano l’area “cibo” mentre la maggioranza (523) è dei marchi connessi al vino. Negli ultimi dieci anni queste indicazioni geografiche sono aumentate del 40% (erano  584 nel 2007).

Notevole anche il giro di affari: il fatturato  di Dop e Igp è stimato da Ismea in 14,8  miliardi di euro così distribuiti: 6,6 per l’area cibo e 8,2 per quella vino.  Numeri che hanno permesso di allargare il peso complessivo del fatturato di queste produzioni su quello generale: ora è pari all’11%. Una cifra che si raddoppia (22%) se si prende in considerazione il solo export: è oltre frontiera che vengono destinate quote molto significative delle produzioni provenienti da indicazioni geografiche: 8,4 miliardi sui 14,8 complessivi (3,4 per i marchi “Food”, 5 per quelli “Wine”).

La Toscana è molto ben rappresentata: 31 sono le Dop e Igp del comparto cibo (16 Dop e 15 Igp) ,  58 di quello vino. Dentro ci sono tanti sapori e profumi di Toscana:  salumi e farine, formaggi e castagne, carni e vari tipi di olio, ma anche cantuccini e panforti.

La differenza fra prodotti Dop (Denominazione origine protetta) e prodotti Igp (Indicazione geografica protetta) sta nel fatto che, nel caso dei prodotti Dop tutto ciò che concerne l’elaborazione e la commercializzazione del prodotto ha origine nel territorio dichiarato; mentre nel caso del prodotto Igp il territorio dichiarato conferisce al prodotto, attraverso alcune fasi o componenti della elaborazione, le sue caratteristiche peculiari, ma non tutti i fattori che concorrono all’ottenimento del prodotto provengono dal territorio dichiarato. Entrambe le etichette consentono ai consumatori di conoscere con esattezza le origini e le caratteristiche dei beni che intendono acquistare. Sono una garanzia non solo per il cliente finale, ma anche per il produttore che può tutelare il suo lavoro dalle imitazioni.

“La sfida delle indicazioni geografiche è esattamente la nostra: cioè quella di tenere insieme la qualità dei prodotti e dei processi, certificata da un disciplinare di produzione con la storia, la cultura, la tradizione del territorio che lo esprime” ha evidenziato l’assessore regionale all’agricoltura Marco Remaschi. “I marchi Dop e Igp – ha proseguito – sono un traino importante per tutta l’economia locale che può fruirne direttamente, con i produttori locali, o investendo in attività connesse al turismo o ai servizi. La giornata di oggi è quindi estremamente utile per dare indicazioni preziose e aumentare anche l’efficacia delle politiche pubbliche orientate verso il settore.  I dati che ci sono stati mostrati sono incoraggianti: questa scelta va quindi sostenuta e rafforzata.  Il tutto tenendo sullo sfondo, ma ben presente, anche una preoccupazione, legata alle prime indicazioni che ci vengono da Bruxelles sulla Pac post 2020.  I tagli ipotizzati (intorno al 17%) potrebbero incidere pesantemente sulle politiche regionali future anche in quest’ambito. E’ necessario che tutti gli attori coinvolti si facciano sentire per modificare questa impostazione”.

 

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A Pisa scoperto il segreto del pomodoro nero

A Pisa scoperto il segreto del pomodoro nero

Scoperto il segreto del pomodoro nero, il Sun Black ottenuto in Italia nel 2008 con tecniche di selezione tradizionali. Dopo una caccia durata dieci anni, a scoprire il gene che rende il pomodoro così scuro e ricco di sostanze antiossidanti è stato lo stesso gruppo di ricerca che lo aveva scoperto, quello del PlantLab dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna.

Il risultato, pubblicato sulla rivista Frontiers in Plant Science, è firmato dal papà del pomodoro nero, Pierdomenico Perata, coordinatore del laboratorio e rettore della Scuola Sant’Anna, e da Sara Colanero e Silvia Gonzali. “Adesso sarà più semplice selezionare nuove varietà”, ha detto Perata.

Sviluppato grazie alla collaborazione tra la Scuola Sant’Anna e le università di Pisa, della Tuscia, di Modena e Reggio Emilia, il pomodoro nero è stato il risultato di un incrocio tra il pomodoro Anthocyanin Fruit (Aft), dai frutti violacei, e quello chiamato atroviolacea (atv), nel quale solo le foglie sono ricche di antociani, le molecole antiossidanti tipiche dell’uva e dei frutti di bosco. Ora si è visto che il gene che colora il pomodoro nero deriva dalla varietà atv ed è stato probabilmente il risultato di un incrocio accidentale con una varietà di pomodoro selvatico, avvenuto decenni fa.

Si è anche visto che nella variante atv il gene che blocca gli antociani è inattivo, mentre nei pomodori rossi è attivo: “questo significa che basta silenziare questo gene repressore per ripristinare la capacità di produrre gli antociani”, ha osservato Perata. D’ora in poi, ha aggiunto, sarà “molto più semplice selezionare nuove varietà di pomodoro nero SunBlack poiché la conoscenza della sequenza di Dna consente di verificare l”avvenuto incrocio con un semplice test del Dna, invece di dover attendere la produzione dei frutti per verificare l’effettiva presenza degli antociani”. Il prossimo obiettivo della ricerca, ha concluso, è conoscere il Dna dell”altro ”progenitore” del pomodoro nero, la varietà Aft, e cercare di ottenere varietà sempre più ricche di sostanze antiossidanti “ora gli antociani si trovano solo nella buccia, vorremmo ottenerli anche nella polpa”.

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