Il Battistero

Il Battistero, a pianta ottagonale, interamente rivestito di lastre di marmo bianco e verde di Prato, sembra sia stato eretto sull’area di un suntuoso edificio del sec. I, con grande impiego di materiale marmoreo proveniente da rovine di monumenti romani. La sua struttura risalirebbe al IV- V sec., ma l’opera come ci appare oggi è stata compiuta fra l’XI ed il XIII sec. Fu temporaneamente destinato a cattedrale durante i lavori di ampliamento di S. Reparata, di cui era il fonte battesimale.
Di eccezionale interesse sono le tre porte in bronzo che si aprono su tre lati della costruzione.
La porta sud presenta formelle con figurazioni in rilievo di Andrea Pisano.
La porta nord ha i battenti ornati dalle storie della vita di Cristo di Lorenzo Ghiberti.
La porta est, detta da Michelangelo la porta del Paradiso, è il capolavoro pienamente rinascimentale del Ghiberti (con aiuti dei figli, Michelozzo, Benozzo Gozzoli fra gli altri). L’Arte dei Mercanti che, senza concorso, affidò al Ghiberti la realizzazione della porta, lasciò a quest’ultimo piena libertà di ispirazione, di tempo e di spesa.
L’interno presenta una cupola ogivale rivestita di mosaici di ispirazione bizantina. Le pareti sono rivestite di marmi bicolore.
Di Donatello e di Michelozzo è il quattrocentesco monumento funebre dell’antipapa Giovanni XXIII.

Chiesa di OrsanMichele

Le origini dell’edificio risalgono all’epoca longobarda, nell’VIII secolo, quando in questo luogo venne eretto l’oratorio di San Michele in Orto, citato per la prima volta nell’895 e abbattuto nel 1239. Al suo posto, verso il 1290, Arnolfo di Cambio costruì una loggia per la vendita del grano. Da luogo di mercato essa divenne presto luogo di devozione, poiché un’immagine della Vergine dipinta su un pilastro cominciò ad operare miracoli. Nel 1304, un incendio la danneggiò gravemente. Nel 1337, l’Arte della Seta commissionò agli architetti Neri di Fioravante, Benci di Cione e Francesco Talenti una nuova loggia che venne conclusa nel 1349. Nel frattempo, l’immagine della Vergine, ormai consunta, era stata sostituita dalla Madonna con il Bambino di Bernardo Daddi (1346), detta anche Madonna delle Grazie, tuttora in chiesa, davanti alla quale si tenevano giuramenti pubblici e privati. La devozione verso l’immagine si accrebbe, specie dopo che le vennero attribuite guarigioni prodigiose durante la terribile peste del 1348. Probabilmente concepito come un ex-voto, il monumentale altare in marmo, con Virtù e storie della Vergine a rilievo, fu commissionato un anno dopo la peste ad Andrea di Cione detto l’Orcagna e concluso solo nel 1359, quale degna cornice della Madonna delle Grazie. La loggia, ormai, non sembrava più un luogo consono al mercato, che fu trasferito altrove almeno dal 1357. Nel 1380 l’edificio – sin dal suo nascere luogo civico e nello stesso tempo luogo di culto mariano – venne sopraelevato di due piani, nei quali venne allestito il magazzino del grano, il cui uso è segnato ancora oggi dalle aperture ricavate nei pilastri, dalle quali veniva fatto scendere il frumento. Le dieci arcate della loggia vennero chiuse su progetto di Simone di Francesco Talenti, grazie a eleganti trifore in stile tardogotico e vetrate dipinte di Niccolò di Pietro Gerini con Storie e miracoli della Vergine (1395-1405). Conclusa nel 1404, la struttura venne dotata all’esterno di tabernacoli appartenenti alle Arti Maggiori (Mercatanti o Calimala, Giudici e Notai, Cambio, Lana, Vaiai e Pellicciai, Medici e Speziali, Seta), alle mediane (Beccai, Calzolai, Maestri di Pietra e Legname, Fabbri, Linaioli e Rigattieri) e in più l’Arte dei Corazzai e Spadai. Inoltre, il tabernacolo più importante al centro della facciata che dà su via de’ Calzaioli venne assegnato prima alla Parte Guelfa e poi al Tribunale di Mercatanzia. Tali istituzioni commissionarono per i loro tabernacoli sculture raffiguranti i propri santi protettori ai migliori artisti attivi a Firenze dai primi del Quattrocento (Nanni di Banco, Ghiberti, Donatello) fino all’inizio del Seicento (Giambologna). I protettori delle Arti, che si affacciano sui quattro lati dell’edificio, appaiono così i protettori della stessa chiesa di Orsanmichele. Queste statue sono in corso di progressivo restauro e vengono spostate nel piano superiore dell’edificio nell’ex-granaio, ora divenuto sede del Museo di Orsanmichele (accesso dal prospiciente palazzo dell’Arte della Lana), mentre al loro posto vengono collocate delle copie.

Nel museo manca il San Giorgio di Donatello (1417) del tabernacolo dei Corazzai e Spadai, trasferito al Museo del Bargello dal 1892 e sostituito da una copia in bronzo. Il San Ludovico dello stesso Donatello (1433), ora al Museo di Santa Croce fu sostituito dal gruppo con l’Incredulità di San Tommaso, capolavoro del Verrocchio (1467-1483), quando il tabernacolo passò al Tribunale di Mercatanzia. Le Arti che non ebbero il privilegio di possedere un tabernacolo all’esterno, ne ebbero uno all’interno della chiesa, ornato dell’immagine del proprio santo protettore. L’interno della chiesa mantiene pressoché intatto l’aspetto tardogotico attribuitole dalle decorazioni di fine Trecento; la pianta quadrangolare e la disposizione dei pilastri ricordano l’impianto originario a loggia. Ciò spiega la singolare collocazione dell’altare della Madonna delle Grazie non al centro, in corrispondenza di un altar maggiore, ma sulla destra. In fondo alla navata, a sinistra, si trova l’altare votivo di Sant’Anna edificato per ordine della Signoria nel 1379: qui si trova il gruppo marmoreo raffigurante Sant’Anna, la Madonna e il Bambino di Francesco da Sangallo (1526 circa).