Il Rinascimento Giapponese

IL RINASCIMENTO GIAPPONESE.
La natura nei dipinti su paravento dal XV al XVII secolo

Comunicato stampa

Il Rinascimento Giapponese
La natura nei dipinti su paravento dal XV al XVII secolo

Aula Magliabechiana, Uffizi
3 ottobre 2017 – 7 gennaio 2018

Si apre agli Uffizi una grande mostra, la prima del suo genere in Europa, sull’arte giapponese corrispondente al periodo italiano dal primo Rinascimento agli inizi del Seicento: si tratta di paraventi pieghevoli e porte scorrevoli, molti dei quali Tesori Nazionali e Proprietà Culturali Importanti e provenienti da musei, templi e dall’Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone. Le opere, su carta e perciò delicatissime, saranno esposte in tre rotazioni di 13 alla volta, al fine di garantirne la conservazione dall’esposizione alla luce.

Questo evento corona il centocinquantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche bilaterali tra Italia e Giappone intraprese con la firma del Trattato di Amicizia e di Commercio il 25 agosto 1866. « Italia e Giappone si incontrano quindi agli Uffizi e la cultura si rivela così un ponte sul quale due grandi Paesi, eredi di antiche civiltà forti di solide tradizioni, rinnovano la propria amicizia. Un legame antico, consolidato dalle numerose iniziative culturali realizzate nei due Paesi per celebrare questa importante ricorrenza.» (Dario Franceschini, Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo).

Si tratta di una selezione di 39 grandi pitture di paesaggio e natura, molte delle quali difficili da vedere anche in Giappone perché non esposte al pubblico, nel classico formato del paravento pieghevole (byōbu) e delle porte scorrevoli (fusumae). Con questa rassegna si mette in scena il periodo d’oro della produzione artistica giapponese, tra l’epoca Muromachi e l’inizio dell’epoca Edo (XV – XVII secolo), in cui emergono ideali estetici tra loro opposti, e ancora oggi riconoscibili nel paese. Da una parte infatti abbiamo la pittura monocroma ed evocativa, fatta di vuoti interrotti da linee essenziali e veloci, legata alla filosofia zen e alla cultura cinese: non è un caso che questo tipo di bellezza severa abbia incontrato i gusti della classe guerriera a partire già dall’epoca Kamakura, (1185–1333), e che quello stile fosse utilizzato per decorare templi e residenze di samurai. Di segno opposto è la pittura più squisitamente giapponese, con fondi oro e campiture piatte di colore su cui si stagliano delicati elementi naturali: più esplicita e narrativa, essa era adatta a decorare grandi residenze aristocratiche e borghesi, castelli e palazzi. In mostra, paesaggi dalle atmosfere rarefatte e simboliche – di sommi artisti quali Hasegawa Tōhaku, Kaihō Yūshō, Unkoku Tōgan – si confrontano con dipinti della tradizione Kanō, rappresentanti fiori e uccelli, le quattro stagioni, luoghi divenuti celebri grazie alla letteratura e alla poesia rappresentati con colori brillanti secondo le modalità dello yamatoe. Queste gioiose atmosfere, traboccanti gratitudine per le bellezze del creato, così come i caratteri zen riconducibili all’austerità, alla povertà, all’imperfezione, all’irregolarità di forme e materiali, esprimono una concezione della natura come specchio dell’animo umano già presente da secoli e definita con il termine mono no aware, “il sentimento per le cose”. Un insegnamento prezioso e uno spunto di riflessione anche per l’Occidente, per una riconsiderazione dell’ambiente e del rapporto dell’uomo con esso.
La bellezza e la mutevolezza dell’universo che ci circonda – espresse nelle dimensioni imponenti di uno o più spesso due paraventi, a due o sei ante, affiancati l’uno all’altro, o nei pannelli delle porte scorrevoli che dividevano le stanze – comunicano il profondo legame che lega il popolo giapponese alla natura. L’uomo ne diventa parte integrante, immergendosi nel paesaggio con l’attitudine panteistico shintoista che sta alla base di tutta la cultura letteraria e visiva del Giappone.

Come afferma Miyata Ryōhei Commissario del Bunkachō (Agenzia per gli Affari culturali del Giappone) «questa rassegna offre al pubblico italiano la possibilità di ammirare lo splendore della cultura artistica giapponese e comprenderne la profonda sensibilità nei confronti della natura.»

Il Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, rileva altresì «che i meccanismi di committenza in Oriente non erano diversi da quelli di una qualsiasi corte rinascimentale e barocca in Europa, né da quello che vediamo ora nella nostra società capitalistica: i paraventi che decoravano residenze, castelli e templi giapponesi erano manifestazione del prestigio del proprietario o del donatore e dovevano rispecchiarne l’autorità, la ricchezza, il potere culturale, il livello d’istruzione. Nel Giappone delle epoche Muromachi, Momoyama e dell’inizio di quella Edo – dal secondo Trecento al primo Seicento, dunque quasi esattamente nello stesso periodo in cui in Europa si affermano Masaccio, Piero della Francesca, Raffaello, Michelangelo, Grünewald, Tiziano, Caravaggio – si assiste a uno sviluppo di committenze che porterà a un’altrettanto grande fioritura delle arti, che possiamo senz’altro definire “rinascimento giapponese”.»
La mostra curata, come il catalogo edito da Giunti, da Rossella Menegazzo (professore dell’Università degli Studi di Milano) con la con la collaborazione di Asaka Hiroshi, Watada Minoru, Tsutsui Tadahito è organizzata dalla Gallerie degli Uffizi in collaborazione con l’Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone e con il supporto dell’Ambasciata del Giappone in Italia e promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, le Gallerie degli Uffizi, il Bunkachō (Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone), l’Ambasciata del Giappone, l’Università degli Studi di Milano e Firenze Musei.

Uffizi: per la prima volta in Europa arriva “Il rinascimento giapponese”

Uffizi: per la prima volta in Europa arriva “Il rinascimento giapponese”

Si apre agli Uffizi (Aula Magliabechiana) la prima mostra del genere in Europa sull’arte giapponese corrispondente al periodo italiano dal primo Rinascimento agli inizi del ‘600: 39 paraventi pieghevoli e porte scorrevoli delicatissimi, esposti in tre rotazioni per garantirne la conservazione dall’esposizione alla luce.

Attraverso una selezione di circa quaranta grandi pitture di paesaggio e natura nel classico formato del paravento scorrevole, la mostra intende evidenziare il periodo d’oro della produzione artistica giapponese concentrata tra l’epoca Muromachi e l’inizio dell’epoca Edo (XV – XVII secolo). In particolare emergono le due grandi tendenze che hanno segnato l’intera produzione pittorica nipponica affermando quegli ideali estetici che ancora oggi riconosciamo al Giappone: da una parte la pittura monocroma ed evocativa, fatta di vuoti e linee essenziali e veloci, vicina alla tradizione cinese e legata alla filosofia zen che la classe guerriera sposa a partire già dall’epoca Kamakura e che decorava templi e residenze samuraiche; dall’altra la pittura autoctona, con fondi oro e campiture di colore piatte, più esplicita e di facile intendimento, adatta a decorare grandi spazi abitativi come residenze aristocratiche e borghesi e castelli.

Da una parte opere di paesaggio legate a nomi come quello di Hasegawa Tōhaku, Kaihō Yūshō, Unkoku Tōgan con le loro atmosfere rarefatte e simboliche, dall’altra nomi della tradizione Kanō e Tosa con soggetti di fiori e uccelli, delle quattro stagioni, di luoghi divenuti celebri grazie alla letteratura e alla poesia, rappresentati con colori brillanti secondo le modalità dello yamatoe. La bellezza e la mutevolezza della natura espresse nelle dimensioni importanti di uno o più spesso due paraventi, a due o sei ante, comunicano il profondo legame che lega il popolo giapponese al mondo vegetale e animale, facendone parte integrante secondo il sentimento religioso panteistico shintoista alla base di tutta la cultura letteraria e visiva del Giappone. Prima grande esposizione di paraventi in Europa, provenienti da musei, templi e dall’Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone, la mostra chiude le attività legate alla commemorazione del 150° anniversario dell’amicizia tra Italia e Giappone ed è organizzata in collaborazione con l’Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone e con il supporto dell’Ambasciata del Giappone in Italia.

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Festival di Cultura Giapponese

Dal 14 al 16 novembre, nell’incanto della Limonaia di Villa Strozzi, si ripropone l’appuntamento con il Festival di Cultura Giapponese, organizzato dall’Ass.Lailac e giunto alla sedicesima edizione.


Ormai gli appassionati del Giappone conoscono questa manifestazione che dal 1999 torna puntuale ogni anno in autunno per portare a Firenze artisti ed artigiani giapponesi che fanno scoprire agli italiani qualcosa di più del Paese del Sol Levante.
Saranno presenti ancora una volta i Manjushaka, un gruppo di danza che fonde il teatro tradizionale kabuki a ritmi e coreografie moderni creando spettacoli di grande impatto che, attraverso la musica e i bellissimi costumi, trasmettono la storia della danza giapponese. Anche il suono del tamburo taiko arriverà dritto al cuore degli spettatori che avranno l’imperdibile possibilità di provare a suonare questo strumento che in Giappone è considerato divino.
Sempre direttamente dal Giappone intervengono anche artisti ed artigiani che daranno dimostrazione di alcune tecniche di grande interesse come l’Etegami, la bellissima usanza giapponese di corrispondere con i propri amici attraverso lettere disegnate.
Sarà inoltre possibile osservare da vicino e provare in prima persona altri importanti aspetti della cultura giapponese come l’origami, la calligrafia giapponese, la tintura su seta dello yuzen e l’antica tecnica del moku-hanga (stampa con blocchi di legno incisi).
Verranno naturalmente proposti anche cibi e prodotti della gastronomia giapponese per far scoprire i sapori che solitamente in Giappone si degustano durante le feste e le gite all’aperto.
Non mancheranno i maestri di arti marziali e chi è affascinato dal tradizionale abito giapponese, il kimono,  avrà a disposizione quest’anno un seminario specifico.
Da non perdere l’appuntamento con la cerimonia del Tè che evoca le atmosfere di una antichissima arte che riassume in semplici gesti tutta la cultura e le usanze di un antico popolo. (s.spa.)

14-16 novembre, ore 11-20, Limonaia di Villa Strozzi, via Pisana 77

INFO: Lailac, Associazione Culturale Giapponese, tel  055.702870   info@lailac.it
www.lailac.it – www.facebook.com/LailacFirenze – twitter.com/ACGLailac
www.festivalgiapponese.it – www.facebook.com/events/

Festa Tanabata a Villa Strozzi

Sabato 5 e domenica 6 luglio 2014, dalle ore 17.00 alle ore 23.00, presso la Limonaia di Villa Strozzi (via Pisana, 77 – Firenze) in occasione della rassegna “FirenzEstate 2014” l’Associazione Culturale Giapponese di Firenze Lailac in collaborazione con Officine Creative e Q4 Comune di Firenze organizza la “Festa Tanabata”, tradizionale Festa dei Desideri giapponese.

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Legata ad una antichissima leggenda che parla di una Principessa che può incontrare il suo amato in questo unico giorno dell’anno, si dice che le Stelle siano più favorevoli ad esaudire i Vostri sogni!
Per l’occasione Lailac organizza due giornate dedicate al Tanabata giapponese con:

Angolo per scrivere i Vostri desideri
Angolo dell’Oracolo della Fortuna
Bazar di prodotti giapponesi
Ristoro con street food giapponese
Giochi estivi tradizionali, per piccoli e grandi
Angolo per imparare a piegare un Origami
Angolo per imparare a scrivere un ideogramma
Dedica una Cerimonia del te
Quiz Tanabata
Noleggio e Vestizione del Kimono estivo Yukata.
Danza con noi il tradizionale Bon-odori!

FATHER AND SON al cinema Astra 2

Da giovedì 17 a mercoledì 23 aprile  FATHER AND SON al cinema Astra 2 (Piazza Beccaria – Firenze). Il bellissimo film del regista giapponese Hirozaku Kore-eda è stato presentato in concorso all’ultimo Festival di Cannes, dove ha vinto il Premio Speciale della Giuria.


Un giorno, Ryota Nonomiya, uomo ricco ed egoista, riceve una telefonata dall’ospedale in cui gli viene rivelato di non essere il padre biologico di suo figlio, un bambino di sei anni. Infatti, al momento della nascita il piccolo è stato scambiato nella culla con il figlio di un’altra coppia. Ryota e sua moglie Midori, sconvolti dalla notizia, si troveranno di fronte a una difficile scelta: riprendersi il figlio biologico o continuare ad allevare il bambino che hanno cresciuto finora.
Kore-eda proietta l’eterna favola del figlio scambiato in un paese lontanissimo dal nostro per educazione, cultura, senso del decoro e delle regole sociali. Ma proprio per questo capace di svelare i sentimenti più segreti, scavando sotto le apparenze, con una tenacia e insieme una dolcezza che cercheremmo invano in un film statunitense o europeo. Un esempio di ciò che il cinema giapponese, e più in generale asiatico (pensiamo al coreano ‘Poetry’, o all’hongkonghese ‘A Simple Life’), ha sempre fatto meglio di quello occidentale. E non solo per la delicatezza del tocco, che riconduce i conflitti più laceranti nella cornice delle buone maniere, ma per la precisione chirurgica delle inquadrature. Da sempre attento ai bambini, che dirige meravigliosamente, e al loro punto di vista, stavolta infatti Kore-eda cambia ottica per raccontare tutto con gli occhi dei padri (del primo in particolare, che ha il percorso più accidentato). Salvo ribaltare di colpo la prospettiva con la scena, semplicissima e geniale, in cui il padre scopre le foto fattegli dal figlio mentre dormiva. Difficile essere più semplici e profondi insieme. Come tutto questo film, che non smette di porre la stessa domanda, piccola e immensa: quando è, di preciso, che si diventa padri?
FATHER AND SON (Giappone, 120′)
ORARI:
Giovedì 17 e Venerdì 18 Aprile: ore 18.50 – 21.15
Sabato 19, Domenica 20 e Lunedì 21 Aprile: ore 16.00 – 20.30
Mercoledì 23 Aprile: ore 18.50 – 21.15
Cinema Astra 2 | Piazza Beccaria | Firenze