Per Mondeggi ‘Bene comune’ in corteo a Firenze

Per Mondeggi ‘Bene comune’ in corteo a Firenze

‘Mondeggi non si vende, si coltiva o si difende’, è lo slogan ribadito più volte nel corso della manifestazione svoltasi ieri pomeriggio a Firenze nell’ambito della tre giorni nazionale di Genuino Clandestino, movimento contadino per l’autodeterminazione alimentare in corso nella fattoria di Mondeggi, a Bagno a Ripoli (Firenze), occupata dal movimento Mondeggi Bene Comune, la tre giorni.


Al corteo, aperto da un trattore e che si è snodato lungo il centro cittadino e nell’Oltrarno, oltre alle reti territoriali di Genuino Clandestino, hanno partecipato comitati No Tav, No
Tap, e le ‘Mamme no inceneritore’ della Piana fiorentina. “E’ una manifestazione specifica per la difesa di Mondeggi, contro la privatizzazione e la ‘chiamata’ si è estesa a tutte le realtà che lottano per il proprio territorio e per l’autodeterminazione territoriale”, ha detto Giovanni Pandolfini, tra i fondatori di Mondeggi Bene Comune.

Agli occupanti di Villa Mondeggi Lappeggi, “abbiamo continuamente rivolto un invito alla legalità” ma “non è possibile interloquire costruttivamente finché permane una situazione di illegalità e di attività abusiva. La Città metropolitana è sempre stata ed è aperta a un’interlocuzione con chiunque, a condizione che siano utilizzati gli strumenti che, per legge, sono affidati alla Pubblica amministrazione e ai cittadini”. Lo afferma il
consigliere della Città metropolitana di Firenze, con delega al patrimonio, Benedetta Albanese.
L’ente ricorda, in una nota, che “si è dovuto costituire parte civile nel procedimento penale nei confronti di persone che occupano abusivamente, dal giugno del 2014, tre unità immobiliari di Villa Mondeggi Lappeggi”. Per la Metrocittà, “l’occupazione si è consolidata e rinforzata nel tempo estendendosi anche ad altri beni immobili (fabbricati, e
terreni). E’ stato peraltro coinvolto un numero crescente di occupanti abusivi, organizzati nella vendita al pubblico di prodotti derivati dalle coltivazioni dei terreni occupati e
nell’allestimento di eventi e manifestazioni sociali, portati avanti con una parallela azione di discredito della struttura pubblica”. “Il danno che ne è derivato alla Città metropolitana
– conclude la nota – è identificabile nella perdita di chance di un impiego fruttifero dei beni. Inoltre, a fronte dell’utilizzo dei beni, gli occupanti non hanno mai corrisposto all’ente
alcuna indennità di occupazione, configurando un ingiustificato arricchimento in danno all’ente ed alla collettività”.

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