Firenze, bar Curtatone: rischio processo per fratelli Sutera e 4 prestanome

Firenze, bar Curtatone: rischio processo per fratelli Sutera e 4 prestanome

La procura di Firenze ha chiuso le indagini per l’inchiesta sul bar Curtatone. Adesso a rischiare il processo sono i fratelli siciliani Giovanni e Renato Sutera, l’ex politico Udc Luigi Morelli e altre 4 persone, ritenute prestanome dei Sutera.

Ciò di cui sono accusati: bancarotta, truffa e intestazione fittizia di beni. Il Curtatone è uno dei bar più noti di Firenze, ed ora è sotto sequestro preventivo con un amministratore giudiziario chiamato a portarne avanti l’attività. I fratelli Sutera, invece, sono detenuti nelle carceri di Prato e Bologna per le accuse di coltivazione di marijuana in Spagna.

Ma non finsice qui perchè Giovanni Sutera, già braccio destro di Gerlando Alberti junior deve scontare anche un ergastolo per il rapimento e l’atroce esecuzione di una ragazzina di 17 anni, Graziella Campagna, dipendente di una lavanderia di Villafranca Tirrena in privncia di Messina. Il fatto risale al 12 dicembre 1985, quando la ragazzina fu giustiziata senza pietà perché sospettata di aver scoperto, su una agendina smarrita nella tintoria, la vera identità di Gerlando Alberti.

Omicidio commesso da Sutera mentre era latitante in Sicilia dopo aver partecipato a Firenze, il 4 maggio 1982, alla sanguinosa rapina costata la vita all’orefice Vittorio Grassi. Nonostante i due gravissimi precedenti, dal 2016 Giovanni Sutera, difeso dall’avvocato Elena Augustin, era fuori dal carcere e gestiva il bar con il fratello Renato, considerato il “dominus” e “l’eminenza grigia” della società. Gli arresti risalgono al 27 marzo scorso.

“Renato Sutera, – secondo la pm antimafia Giuseppina Mione, titolare dell’inchiesta – insieme agli altri indagati, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione nei suoi confronti essendo soggetto socialmente pericoloso per aver commesso reati contro il patrimonio, avrebbe attribuito fittiziamente ai 4 indagati la titolarità di quote societarie e la legale rappresenzanza delle società Mela, Star, Siga e Caffé Italia tramite le quali veniva gestito il Bar Curtatone per “nascondere l’effettiva ricondicibilità nonostante le società venissero gestite sempre da Renato Sutera e GIovanni Sutera.”

Tutti e sei sono anche accusati di bancarotta per aver trasferito il bar pasticceria, senza alcun corrispettivo, alla Caffé Italia, una società “pulita”, le cui quote erano detenute in maggioranza da Luigi Morelli. Secondo l’accusa, l’intenzione era quella di vendere più agevolmente l’attività il cui valore è stimato in circa un milione di euro, abbandonando invece al loro destino le precedenti società titolari dell’azienda, Mela e Siga, entrambe cariche di debiti. Fra l’altro è stato accertato che la Mela ha maturato debiti previdenziali e tributari per 638 mila euro e la Siga per 662 mila euro. Mela e Siga sono state dichiarate fallite nel 2017.

Per i Sutera, Morelli e Hoxa inoltre c’è anche l’accusa di truffa ai danni dello Stato, per aver ricevuto con raggiri nei confronti dei funzionari dell’Inps, l’indennità di disoccupazione  senza averne diritto.

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Droga: procuratore, “Cosa Nostra in centro a Firenze”

Droga: procuratore, “Cosa Nostra in centro a Firenze”

“Due esponenti di Cosa Nostra avevano acquistato un bar nel centro di Firenze e intanto si dedicavano al traffico di stupefacenti”. Lo ha sottolineato il procuratore capo di Firenze e della Dda toscana Giuseppe Creazzo commentando l’arresto di Giovanni e Renato Sutera oggi a Firenze, nell’inchiesta della procura di Firenze per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti tra la Spagna e l’Italia.

A capo dell’associazione criminale c’erano i due fratelli di origine siciliana, titolari di fatto di un noto bar-pasticceria nel centro di Firenze. I due ora arrestati e finiti in carcere, avevano costituito la banda finalizzata alla coltivazione in Spagna di ingenti quantitativi di marijuana da importare e commercializzare in Italia. Giovanni Sutera, destinatario di misura di custodia cautelare in carcere, si trovava in libertà condizionata poiché condannato all’ergastolo per l’omicidio di un gioielliere fiorentino e di quello della 17enne Graziella Campagna, uccisa dalla mafia a Villafranca Tirrena (Messina) nel 1985. Per l’accusa, Giovanni Sutera e il fratello Renato, anche lui arrestato stamani dai carabinieri, avrebbero preso parte, finanziandola con circa 40mila euro, a un’associazione a delinquere che coltivava in Spagna marijuana da portare e spacciare in Italia. In manette sono finiti anche Ruben Crespo Guerra, spagnolo già noto alle forze dell’ordine, arrestato stamani presso Tarragona dai Mossos d’Esquadra, e l’albanese Pavlin Delia, residente a Cenate di Sotto (Bergamo), considerato il destinatario finale di parte dello stupefacente.

La vicenda, ha affermato Creazzo, dimostra che “occorre controllare se chi riceve i benefici per uscire dal carcere sia effettivamente sulla strada della redenzione; il decorso del tempo non basta”. Secondo i carabinieri, in almeno due occasioni Sutera incontrò al bar Curtatone di Firenze, da lui gestito di fatto insieme al fratello, Ruben Crespo Guerra.

Le indagini hanno documentato come i due fratelli  avessero il ruolo di finanziatori e organizzatori dell’associazione. I carabinieri hanno eseguito anche perquisizioni nei confronti di 11 indagati ritenuti responsabili di trasferimento fraudolento di valori e bancarotta fraudolenta, in relazione all’intestazione a prestanome del bar e al fallimento di varie società create negli anni per la gestione.

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