‘Frode Carosello’: 200mln di euro di fatture inesistenti, 17 arresti

‘Frode Carosello’: 200mln di euro di fatture inesistenti, 17 arresti

La GdF di Prato ha scoperto un presunto sodalizio illecito operante a Prato, Livorno, Pistoia ed in altre località, dedito da circa sei anni a reiterate ‘frodi carosello’ nel settore del commercio di materie plastiche. Il volume d’affari ricostruito si aggira oltre a 200 milioni di euro, ma la cifra potrebbe ancora salire. I presunti responsabili sono 17 per i quali sono state disposte le misure cautelari. 40mln di Iva evasa e 20mln di omessi tributi.

L’operazione che ha portato alla scoperta della ‘frode carosello’, coordinata dal pm Laura Canovai, è stata denominata ‘Gagaro’, titolo mutuato dall’appellativo ‘gagari’ (dal francese gagà), con cui i principali indagati si sarebbero chiamati fra loro: avrebbero tra l’altro condotto un elevato tenore di vita, ostentando l’immagine di imprenditori rampanti. Le indagini oggi hanno portato all’esecuzione di 17 misure di custodia cautelare, una in carcere, il resto ai domiciliari tra Prato (7), Livorno (3), Pistoia (3), Milano (2) e Alessandria (1).  Le 57 perquisizioni sono state eseguite 160 finanzieri che stanno provvedendo anche al sequestro preventivo di beni, per equivalente, per oltre 26 milioni di euro. In totale sono 39 gli indagati.
Dalle ricostruzioni della Guardia di Finanza circa 40 sono i milioni di Iva evasa e omessi tributi di imposta per 20 milioni di euro. Il volume d’affari fittizi ricostruito ammonta a circa 200 milioni di euro, ma la cifra è destinata a salire ulteriormente. Questo è quanto spiegato dal procuratore di Prato Giuseppe Nicolosi e dal colonnello Massimo Ricciardello, comandante della guardia di finanza pratese, nella conferenza stampa. L’ipotesi di reato contestata è quella di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari, quali la dichiarazione fraudolenta, l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, l’omesso versamento di Iva e l’indebita compensazione.
L’illecito era stato ideato e coordinato da un 43enne, originario di Prato dove è domiciliato anche se residente in Slovenia. L’uomo è l’unico finito in carcere oggi. Gli altri 16 finiti ai domiciliari invece sarebbero suoi collaboratori nella gestione delle aziende fornitrici straniere nonché delle ‘società cartiere’ e di quelle ‘filtro’, altri quali amministratori o gestori di fatto delle ‘rivenditrici’. Tra gli altri indagati alcuni consulenti fiscali ed amministrativi.
Le operazioni della GdF sono partite da una verifica fiscale a una società di Prato operante nel settore del commercio di polimeri in granuli ricavati dal petrolio. I finanzieri avevano notato che, pur non avendo disponibilità di lavoratori dipendenti, depositi, magazzini ed attrezzature, nel primo anno di attività aveva realizzato un volume d’affari pari a quasi 20 milioni di euro, omettendo di versare 4,3 milioni di Iva.
Altri accertamenti erano stati avviati anche dalla Gdf di Livorno su una società di capitali di medie dimensioni con sede a Livorno, dallo straordinario start up, capace di vendere oltre 25 milioni di euro di materie plastiche in meno di tre anni. Le indagini sono state poi incrociate permettendo di accertare che le imprese risultate coinvolte sono 24, di cui 6 ‘fornitrici’ con sede all’estero, 12 ‘cartiere’, 3 ‘filtro’ e 3 ‘rivenditrici’.

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Prato, 25 aprile: fischi a prefetto, pm chiede archiviazione

Prato, 25 aprile: fischi a prefetto, pm chiede archiviazione

Il procuratore di Prato Giuseppe Nicolosi ha chiesto al gip di archiviare le indagini per la contestazione contro il prefetto Rosalba Scialla e il questore Alessio Cesareo avvenuta il 25 aprile scorso.

Quel giorno, in occasione della cerimonia a Prato in piazza S.Maria delle Carceri per la Festa della Liberazione, partirono fischi e cori e furono mostrati cartelli contro prefetto e questore. Il fascicolo, secondo quanto appreso, è stato chiuso con una richiesta di archiviazione per insussistenza dei fatti.

L’indagine era stata avviata pochi giorni dopo il 25 aprile, in seguito a un’informativa della Digos inviata dalla questura alla procura.
Prefetto e questore furono contestati per aver consentito a Forza Nuova di manifestare a Prato il 23 marzo scorso, in occasione del centenario della creazione dei Fasci di combattimento. A proposito di questa manifestazione, è tuttora aperto in procura il fascicolo che vede indagato per apologia di fascismo l’ex leader di Forza Nuova a Prato Massimo Nigro: i magistrati vogliono chiarire gli aspetti organizzativi e le eventuali responsabilità. Pochi giorni fa, convocato in procura, Nigro si è avvalso della facoltà di non rispondere.

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Prato, Salvini anticipa arresti su traffico prostituzione: Procura irritata

Prato, Salvini anticipa arresti su traffico prostituzione: Procura irritata

Sono solo tre, al momento, le misure cautelari eseguite nei confronti di 10 cittadini nell’ambito di un’inchiesta sul controllo del traffico di prostituzione a Prato. Gli arresti sono stati anticipati dal ministro dell’Interno Matteo Salvini mentre l’operazione è ancora in corso.

Questa circostanza ha fatto “irritare”, secondo quanto appreso, il procuratore  Giuseppe Nicolosi. Il vicepremier proprio stasera sarà a Prato alle 21 in piazza delle Carceri, per il comizio di sostegno al candidato sindaco del centrodestra Daniele Spada.

L’inchiesta pratese risale all’estate 2018 quando quando alcuni orientali, probabilmente di due ‘bande’ rivali, si affrontarono a sud della città, in una sparatoria: furono esplosi 4 colpi di arma da fuoco. Tra le tre persone arrestate nelle ore scorse, quando è scattato il blitz dei carabinieri, c’è Lin Xia, gestore dell’hotel Luxory al Macrolotto uno, il quartiere industriale a sud della città.

Secondo l’accusa, l’inchiesta è coordinata dai sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Giampaolo Mocetti, si tratta di uno dei principali organizzatori dei traffici illegali sul territorio pratese.

Il servizio di Lorenzo Braccini.

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Prato, Nicolosi: c’è chi agevola illegalità e mafia

Prato, Nicolosi: c’è chi agevola illegalità e mafia

Lo ha detto stasera il procuratore della Repubblica di Prato, Giuseppe Nicolosi, mettendo in evidenza “la cointeressenza tra determinate attività criminali e quella parte” della società “che con queste attività fa affari senza sporcarsi le mani”.

C’è una difficoltà “nelle inchieste e nel contrastare il fenomeno” della criminalità cinese a Prato, “cioè quel ‘mondo di mezzo’, si direbbe a Roma, che consente, facilita, agevola questo modo di fare impresa, che è anche il nerbo su cui s’innesta l’attività dell’organizzazione criminale”. Lo ha detto ieri sera  il procuratore della Repubblica di Prato, Giuseppe Nicolosi, mettendo in evidenza “la cointeressenza tra determinate attività criminali e quella parte” della società “che con queste attività fa affari senza sporcarsi le mani”. Nicolosi ne ha parlato alla Biblioteca Lazzerini intervenendo alla presentazione del libro ‘La triade italiana’ di Giorgio Sturlese Tosi, ispirato all’inchiesta ‘China Truck’ con cui la polizia individuò l’organizzazione del ‘capo dei capi’ della mafia cinese in Europa, Zhang Naizong, che ha base a Prato e nel cui contesto tessile ha prosperato.

C’è “una commistione tra questo mondo illegale e una parte del mondo delle professioni, che consentono all’impresa di fare impresa in queste condizioni”, ha aggiunto ancora Nicolosi alludendo all’illegalità nelle ditte cinesi. “E questa è la fonte dell’acqua”, ha anche detto. Nicolosi peraltro ha ricordato il monopolio imposto su scala europea da Zhang nel trasporto su gomma delle merci prodotte proprio a Prato. “Questo modo illegale di fare impresa, sfora nel criminale”, ha aggiunto, “ed è agevolato, favorito da chi si mette a disposizione di ditte fantasma, che poi spariscono nel giro di un anno o due”. “I lavoratori che noi troviamo nella fabbrica tipo cinese sono quasi sempre clandestini, arrivati in Italia quasi totalmente attraverso visti turistici – ha anche detto – e il loro sfruttamento lavorativo mortifica la tutela della dignità della persona. Questo modo di fare impresa è un modo criminale e chi fa l’imprenditore in queste condizioni va in carcere”.

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