PISA, BIMBA UCCISA: PM CHIEDE ERGASTOLO PER COMPAGNO MADRE

Pisa Pm giustizia lucca uomo 30 anni

Questa la richiesta contro il 32enne Krstic del pm Dominijani al termine della seduta in corte d’assise a Pisa. La madre della piccola è stata condannata a 10 anni di reclusione.

Il massimo della pena previsto dal codice: ergastolo con isolamento diurno. E’ la richiesta di pena fatta dal pm Giancarlo Dominijanni oggi al termine della  requisitoria in corte d’assise a Pisa al processo che vede imputato Tonino Krstic, 32 anni, di origine serba, accusato dell’omicidio della piccola Samatha, 3 anni, figlia della sua compagna, a causa delle botte subite. La piccola morì il 27 aprile 2016, in una baracca di Calambrone, sul litorale pisano, dove viveva con la madre, legatasi all’imputato dopo la separazione dal marito e padre della piccola, un uomo originario di Rapallo (Genova).

Il sostituto procuratore ha ricostruito la condotta dell’ imputato in aula senza concedergli alcuna attenuante e ritenendo che agì con violenza e senza alcuna pietà nei confronti della piccola, arrivando anche a minacciare la madre della bambina – tra l’altro la donna nei giorni scorsi è stata condannata, con
rito abbreviato, a 10 anni di reclusione per maltrattamenti – se avesse rivelato le percosse ai soccorritori chiamati solo quando la bimba era ormai in fin di vita. La sentenza è attesa per venerdì prossima dopo le repliche delle difese.

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PISA, BIMBA UCCISA: PM CHIEDE ERGASTOLO PER COMPAGNO MADRE

Pisa Pm giustizia lucca uomo 30 anni

Questa la richiesta contro il 32enne Krstic del pm Dominijani al termine della seduta in corte d’assise a Pisa. La madre della piccola è stata condannata a 10 anni di reclusione.

Il massimo della pena previsto dal codice: ergastolo con isolamento diurno. E’ la richiesta di pena fatta dal pm Giancarlo Dominijanni oggi al termine della  requisitoria in corte d’assise a Pisa al processo che vede imputato Tonino Krstic, 32 anni, di origine serba, accusato dell’omicidio della piccola Samatha, 3 anni, figlia della sua compagna, a causa delle botte subite. La piccola morì il 27 aprile 2016, in una baracca di Calambrone, sul litorale pisano, dove viveva con la madre, legatasi all’imputato dopo la separazione dal marito e padre della piccola, un uomo originario di Rapallo (Genova).

Il sostituto procuratore ha ricostruito la condotta dell’ imputato in aula senza concedergli alcuna attenuante e ritenendo che agì con violenza e senza alcuna pietà nei confronti della piccola, arrivando anche a minacciare la madre della bambina – tra l’altro la donna nei giorni scorsi è stata condannata, con
rito abbreviato, a 10 anni di reclusione per maltrattamenti – se avesse rivelato le percosse ai soccorritori chiamati solo quando la bimba era ormai in fin di vita. La sentenza è attesa per venerdì prossima dopo le repliche delle difese.

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DONNA UCCISA A BASTONATE, MARITO RINVIATO A GIUDIZIO

Donna uccisa

Il giudice del Tribunale di Ravenna ha rinviato a giudizio il noto dermatologo fiorentino Matteo Cagnoni per l’omicidio pluriaggravato della moglie. Prima udienza fissata il 10 ottobre.

Dopo circa tre ore di camera di consiglio, nel pomeriggio il Gup Antonella Guidomei del Tribunale di Ravenna ha rinviato a giudizio il 52enne dermatologo Matteo Cagnoni per l’omicidio pluriaggravato e l’occultamento del cadavere della moglie, la 39enne Giulia Balestri uccisa il 16 settembre scorso a bastonate in testa all’interno di una villa di famiglia da tempo disabitata della città romagnola. La prima udienza in Corte d’Assise è stata fissata per il 10 ottobre. Mentre il 4 luglio ci sarà udienza interlocutoria per la formazione del fascicolo.

La difesa – avv. Giovanni Trombini e Francesco Dalaiti – aveva invece chiesto il non luogo a procedere sollevando quattro eccezioni di nullità-inammissibilità per altrettanti atti d’indagine. Ovvero l’autopsia; l’analisi del contenuto gastrico per la determinazione dell’orario della morte; le intercettazioni telefoniche; e l’analisi della scheggia di legno trovata nei jeans dell’imputato e presumibilmente appartenente all’arma del delitto, un tronco di pino.

Dopo la lettura del dispositivo, la difesa ha chiesto la revoca della misura cautelare (Cagnoni è in carcere da più di nove mesi, dal giorno del fermo avvenuto a Firenze nei pressi della villa paterna). O in subordine gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico in un appartamento già affittato allo scopo nella città romagnola. In aula, oltre ai Pm Alessandro Mancini e Cristina D’Aniello che hanno coordinato le indagini della polizia, erano presenti sia l’imputato che il fratello della vittima.

Nella scorsa udienza il Gup aveva già ammesso quali parti civili il Comune di Ravenna (avvocato Enrico Baldrati), le associazioni Udi-unione donne in Italia e Linea Rosa (avvocati Sonia Lama e Cristina Magnani), i genitori della vittima e del fratello, quest’ultimo costituitosi sia in proprio che per conto dei tre figli che la defunta ha avuto con il marito (avvocato Giovanni Scudellari).

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RAPINATORE UCCISO, CONFCOMMERCIO PISA: “STATO GARANTISCE BANDITI”

Rapinatore ucciso Confcommercio
foto presa da sito Confcommercio PIsa

“Uno Stato così non può essere democratico.” La dura presa di posizione del numero uno di Confcommercio Pisa Federica Grassini: “Ferretti è una persona mite, chi delinque gode di un’immunità inspiegabile.”

“Daniele è una persona mite, eppure viva per miracolo proprio a causa di una rapina a mano armata. Ieri l’ennesima. Sulla legittimità della sua difesa non credo che si possano esprimere dubbi leciti”. Così Federica Grassini, uno numero di Confcommercio Pisa, che spiega di conoscere molto bene il gioielliere e sua moglie Giuliana. “Ci sforziamo di credere nella giustizia – aggiunge Grassini – e proprio da chi dovrebbe ‘risarcirci’ del torto subito, riceviamo la più scottante delle ingiustizie: chi ci ha vessati gode di un’immunità inspiegabile, garantita da un sistema legislativo che tutela chi delinque, che lo rimette immediatamente in libertà e gli consente la spavalderia di reiterare i suoi crimini”.

“Uno stato garantista con chi delinque – afferma ancora -, non può vantarsi di essere democratico”. Dei coniugi Ferretti parla come di “due splendide persone perbene, due commercianti stimatissimi per professionalità e gentilezza. Chi li conosce sa con quanto attaccamento abbiano sempre svolto quello che per loro è molto più di un mestiere: una verace passione. Apprendere quanto è successo, è ancora più doloroso proprio perché ha colpito loro”. “La cosa che più mi addolora e mi preoccupa – aggiunge Grassini – è quell’insondabile paura e il forte senso di essere stato lasciato solo che ha accompagnato” il gesto di Ferretti: “Tutti noi imprenditori siamo Daniele: svolgiamo il nostro lavoro a rischio continuo della nostra incolumità e di quella dei nostri collaboratori; rapinati, aggrediti, vandalizzati, comunque continuamente abusati.

Denunciamo, perché ci sforziamo di credere nella giustizia e proprio da chi dovrebbe ‘risarcirci’ del torto subito, riceviamo la più scottante delle ingiustizie”. “Troppi di noi – conclude – ormai non denunciano se non per ragioni assicurative; troppi di noi non denunciano per paura di ritorsioni. Lo sguardo perso nel vuoto di Daniele ci ferisce tutti, perché siamo ben consapevoli che avrebbe potuto essere il nostro”.

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FIRENZE, PICCHIAVA E ABUSAVA LA MOGLIE: CONDANNATO A 6 ANNI

Firenze picchiava e abusava moglie

L’uomo di origine marocchina assumeva cocaina e costringeva la moglie a subire violenza anche davanti a figlia minore. Madre e figlia sono ora in un centro attrezzato.

Per anni ha picchiato la moglie, anche davanti alla figlia minore, l’ha minacciata e costretta ad avere rapporti sessuali contro la sua volontà, fino a minacciare anche alcune amiche e i genitori di lei. L’uomo, di origine marocchina, 44 anni, che era già stato arrestato su richiesta del pm Eligio Paolini titolare dell’inchiesta, ora è stato condannato a 6 anni e mezzo di carcere dal tribunale di Firenze.

Tutto sarebbe cominciato nel 2013, quando la donna, originaria dell’est Europa, aveva conosciuto l’uomo. Dopo una breve frequentazione i due decisero di andare a convivere e poi di sposarsi quando lei restò incinta. Mentre era in attesa della figlia, la donna aveva già dovuto far ricorso alle cure del pronto soccorso dopo essere stata picchiata dal marito, anche davanti ad altre persone. Più volte i vicini, la coppia abitava a Firenze prima di trasferirsi in un comune limitrofo, erano dovuti intervenire per calmare l’uomo che, secondo gli inquirenti, avrebbe fatto uso di stupefacenti.

Droga che, secondo quanto denunciato dalla donna, le avrebbe fatto assumere anche mentre lei era in attesa della figlia. I sanitari, dopo la nascita, trovarono nel suo piccolo organismo tracce di cocaina. Le lunghe indagini, anche con intercettazioni che dimostrarono senza dubbi le minacce anche di morte subite dalla donna che non voleva seguire il marito nel suo paese di origine, hanno fatto emergere una brutta storia di marginalità fino a quando madre e figlia non trovarono rifugio in un centro attrezzato. Due giorni fa il processo e la condanna per l’uomo.

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