Storia e vicende della collezione grafica agli Uffizi

Si intitola “Storia e vicende della collezione grafica agli Uffizi nell’età della prima mondializzazione (1848-1918)” ed è la nuova mostra – curata da Marzia Faietti, Miriam Fileti Mazza e Giorgio Marini – che i visitatori del complesso vasariano potranno ammirare da giovedì 20 marzo fino al 4 maggio 2014 nella Sala Detti del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi. In esposizione ci saranno opere di Fattori, Klinger, Michetti, Millet, Bezzuoli, Pennell, Fontanesi, Zorn, Morelli.

Il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, assai conosciuto per le sue raccolte di autori antichi, non manca di riservare sorprese in epoche successive. A tale scopo la prossima esposizione organizzata dall’Istituto si focalizza su disegni e stampe di autori italiani e internazionali attivi nell’età della prima mondializzazione (1848-1918). Essa viene inaugurata in concomitanza con la pubblicazione, promossa insieme alla Scuola Normale Superiore, dell’ultimo volume della collana “Inventario Generale delle Stampe”: Storia di una collezione. I disegni e le stampe degli Uffizi dal periodo napoleonico al primo conflitto mondiale, Firenze, Olschki, 2014. Seconda fatica di Miriam Fileti Mazza, dopo un primo tomo comparso nella stessa collana nel 2009, la pubblicazione conclude la ricostruzione sistematica delle vicende costitutive del GDSU dall’epoca del cardinal Leopoldo de’ Medici all’inizio del Novecento.
La selezione delle opere in mostra ribadisce la continuità con il passato nel sottolineare come a Firenze l’attenzione al disegno si coniughi a un desiderio di rappresentatività della collezione su scala internazionale, nonché alla ricezione degli aspetti artistici contemporanei da parte di un collezionismo nutrito sia di saperi tecnici che di riflessioni teoriche sulla natura e la funzione del disegno, padre delle tre arti. Per il suo antico e sedimentato assetto patrimoniale la raccolta fiorentina è caratterizzata da un intreccio inestricabile tra storia, tradizione e critica. Essa consente di riflettere sulle radici storiche da cui trae origine la ricostruzione critica di molte personalità artistiche secondo due direttrici, dall’antico al moderno e dal moderno all’antico. Basti pensare ai condizionamenti esercitati sulla storiografia ottocentesca dai processi di riconoscimento degli autori dovuti a Filippo Baldinucci e, viceversa, alle ricadute delle acquisizioni conoscitive raggiunte da Luigi Lanzi in poi sul riordinamento della collezione intrapreso a fine Ottocento da Pasquale Nerino Ferri.